Abdicazione

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
L'abdicazione di Napoleone, Biblioteca Nazionale Austriaca

L'abdicazione è l'abbandono volontario del potere da parte di un sovrano (dal latino abdicatio, 'rinunciare'. Ab: 'da'; dicare: 'dichiarare').[1]

Oggi la parola si usa in caso di rinuncia al trono compiuto da un monarca. Nel caso di una carica diversa si parla oggi di dimissioni.

Generalità[modifica | modifica sorgente]

L'abdicazione può avere valore personale: è il caso ad esempio del re Vittorio Emanuele III, che rinunciò al trono in favore del figlio Umberto II di Savoia.[2]

In altri casi, la rinuncia vale anche per gli eredi alla corona: così fu ad esempio nel caso del sovrano Guglielmo II di Germania,[3] mentre la semplice rinuncia al trono da parte di un successore non viene considerata come abdicazione.

Dato che una carica era legata non solo a poteri, ma anche a doveri, in passato il sovrano non aveva sempre la facoltà di abdicare; possibili ostacoli erano il giuramento prestato e la supposizione che fosse Dio ad investire il sovrano della sua carica.

Elenco di abdicazioni famose[modifica | modifica sorgente]

Famose nella storia furono le abdicazioni di:

  • Diocleziano: imperatore romano, dopo 20 anni di governo nel 305 si ritirò a vita privata dopo aver sostenuto una dura campagna di persecuzione contro il Cristianesimo, che considerava come un pericolo per lo stato. Rinunciò in seguito all'offerta di ritornare alla carica di imperatore.
  • Carlo V: imperatore dei romani e Re di Spagna, rinunciò al potere in seguito al terremoto diplomatico verificatosi dopo la Pace di Augusta. In seguito ai compromessi con cui era andato incontro alla religione protestante, rinunciò a diverse corone intorno al 1556.
  • Cristina di Svezia: stanca del duro lavoro di collaborazione con il governo, abdicò nel 1654 a favore del cugino Carlo Gustavo, nonostante l'opposizione del senato. Considerò questa rinuncia come una liberazione.
  • Filippo V di Spagna:Abdicò in favore del figlio Luigi nel 1724 ma la morte prematura di quest'ultimo qualche mese dopo di malattia costrinse Filippo a risalire sul trono.
  • Vittorio Amedeo II di Savoia nel 1730. Per ragioni di salute, abdicò in favore del figlio Carlo Emanuele III di Savoia, pur continuando a controllare scrupolosamente la sua politica.
  • Carlo III di Spagna: abdica nel 1759 per salire al trono di Spagna lasciando Napoli e Sicilia a suo figlio Ferdinando; in questa maniera fece in modo che i domìni del Sud Italia da lui conquistati non tornassero nella condizione subalterna di viceregni direttamente dipendenti da Madrid, ma continuassero la nuova condizione di indipendenza. Con la sua abdicazione Carlo aveva dunque posto le basi per il futuro Regno delle Due Sicilie.
  • Napoleone I: imperatore dei Francesi, in seguito a sconfitte militari come quella della battaglia di Lipsia, aveva di fatto perduto molto del suo potere. Tornato nuovamente al trono, abdicherà una seconda volta.
  • Vittorio Emanuele I: in seguito a una rivolta carbonara 1821 abdicò a favore del fratello Carlo Felice, ma in sua assenza il reggente Carlo Alberto concesse la Costituzione.
  • Carlo X: fu l'ultimo re Borbone di Francia. In seguito ai moti popolari ricordati come delle Tre Gloriose Giornate (27, 28 e 29 luglio) fu costretto ad abdicare il 2 agosto 1830. Costrinse anche il figlio Luigi XIX ed il nipote Enrico V (il duca di Chambord) a rinunciare ai loro diritti. Quest'ultimi sono stati rispettivamente re di Francia per 5 ore e per 10 giorni.
  • Ferdinando I d'Austria: nel 1848 su volere del ministro Felix von Shwarzenberg e dopo le rivolte scoppiate in Austria nello stesso anno, abdicò in favore del nipote Francesco Giuseppe I. Il fratello, Franz Karl, sotto la pressione della moglie l'archiduchessa Sofia aveva rinunciato ai suoi diritti, in favore del figlio Franz Josef.
  • Carlo Alberto: ai tempi dei moti del 1848, come Re di Sardegna, era impegnato in un doppio confronto contro i repubblicani e contro l'Austria Imperiale. Dopo una sconfitta dei piemontesi ad opera di Radetzky, a Novara (23 marzo 1849), abdicò e lasciò il Piemonte per recarsi in segreto ad Oporto. Profondamente amareggiato, sarebbe morto poco dopo il 28 luglio 1849.
  • Napoleone III: Abdicò dopo la sconfitta militare di Sedan avendo capito che il parlamento francese di allora gli aveva significato il suo rifiuto di rimanere sul trono.
  • Nicola II: in seguito alla formazione del governo provvisorio 1917 presieduto dal principe L'vov, lo zar abdicò in favore del fratello Michele, che rinunciò al trono il giorno dopo.
  • Edoardo VIII: re del Regno Unito abdicò nel 1936, fu re per meno di 12 mesi.
  • Vittorio Emanuele III: re d'Italia, il 9 maggio 1946 il re abdicò a favore del figlio Umberto II, già luogotenente del Regno.
  • Leopoldo III del Belgio: preferì abdicare nel 1951 in favore di Baldovino, dopo che un referendum aveva confermato la monarchia, evidenziando però una spaccatura nel paese fra i suoi sostenitori e i repubblicani.

Casi recenti di abdicazione[modifica | modifica sorgente]

In tempi recenti, si ricorda, oltre a quello di Papa Benedetto XVI, il caso di Jean di Lussemburgo: salito al trono in seguito all'abdicazione della madre Charlotte nel 1964, rimase sovrano fino alla propria abdicazione nel 2000 pronunciata in favore del figlio Henri.[4] Simili considerazioni riguardano la famosa Guglielmina dei Paesi Bassi,[5] che regnò tra il 1889 ed il 1948 lasciando poi il trono a Giuliana che abdica a sua volta nel 1980 in favore della figlia Beatrice, la quale a sua volta decise nel 2013 di abdicare in favore del figlio Guglielmo Alessandro dei Paesi Bassi.

Poi toccò all' emiro del Qatar Hamad bin Khalifa al Thani abdicare nel 2014 in favore del figlio Tamim.

Attualmente si parla molto in Svezia e Norvegia dell'abdicazione dei sovrani Carlo XVI Gustavo e Harald V in favore dei loro figli Victoria e Haakon ed addirittura nel Regno Unito di una possibile abdicazione della regina Elisabetta II in favore del nipote Il principe William ottenendo la rinuncia del figlio Carlo padre di quest'ultimo ai suoi diritti in suo favore mentre la regina Margherita di Danimarca rifiuta ogni idea di abdicazione. Il re Juan Carlos annuncia la sua abdicazione in favore del Principe delle Asturie il 2 giugno 2014.

Abdicazione di un papa[modifica | modifica sorgente]

Secondo il diritto canonico, un pontefice può abdicare senza il consenso del Collegio dei Cardinali. Quello del pontificato è chiaramente un caso particolare, dato che la carica non è ereditaria come invece lo è quella di un nobile. Celebre fu il ritiro di Papa Celestino V nel 1294:[6] prima dell'abdicazione di Papa Benedetto XVI nel 2013 rimase un caso isolato di rinuncia volontaria; altre abdicazioni papali avvennero in seguito ad un esilio, alla presenza di più papi oppure ad altre forme di pressione: si tratta dei casi di Papa Clemente I nel 97, Papa Ponziano nel 235, Papa Silverio nel 537, Papa Benedetto IX nel 1045, Papa Gregorio VI nel 1046 e di Papa Gregorio XII nel 1415.

Abdicazione nel diritto romano[modifica | modifica sorgente]

Il termine latino di abdicatio indicava un insieme di rinunce molto più ampio rispetto a quello indicato oggi con il termine di abdicazione. Comprendeva in genere la rinuncia a un diritto oppure a una cosa, si suppone anche all'esercizio della patria potestas.[7]

A quella che sarebbe diventata l'accezione moderna della parola si avvicinava l'abdicazione di un magistratus romano, quindi le dimissioni della persona investita della carica di governare.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Addicare, etimo.it
  2. ^ Vittorio Emanuele III abdica, raistoria
  3. ^ Abdankung, dhm
  4. ^ unofficialroyalty
  5. ^ orderofsplendor
  6. ^ la7 vaticano
  7. ^ treccani

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]