Abdicazione

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L'abdicazione di Napoleone, Biblioteca Nazionale Austriaca

L'abdicazione è l'abbandono volontario del potere da parte di un sovrano (dal latino abdicatio, 'rinunciare'. Ab: 'da'; dicare: 'dichiarare').[1]

Oggi la parola si usa in caso di rinuncia al trono compiuto da un monarca. Nel caso di una carica diversa si parla oggi di dimissioni.

Generalità[modifica | modifica sorgente]

L'abdicazione può avere valore personale: è il caso ad esempio del re Vittorio Emanuele III, che rinunciò al trono in favore del figlio Umberto II di Savoia.[2]

In altri casi, la rinuncia vale anche per gli eredi alla corona: così fu ad esempio nel caso del sovrano Guglielmo II di Germania,[3] mentre la semplice rinuncia al trono da parte di un successore non viene considerata come abdicazione.

Dato che una carica era legata non solo a poteri, ma anche a doveri, in passato il sovrano non aveva sempre la facoltà di abdicare; possibili ostacoli erano il giuramento prestato e la supposizione che fosse Dio ad investire il sovrano della sua carica.

Elenco di abdicazioni famose[modifica | modifica sorgente]

Famose nella storia furono le abdicazioni di:

Casi recenti di abdicazione[modifica | modifica sorgente]

In tempi recenti, si ricorda, oltre a quello di Papa Benedetto, il caso di Jean di Lussemburgo: salito al trono in seguito all'abdicazione della madre Charlotte nel 1964, rimase sovrano fino alla propria abdicazione nel 2000 pronunciata in favore del figlio Henri.[4] Simili considerazioni riguardano la famosa Giuliana dei Paesi Bassi,[5] che regnò tra il 1948 ed il 1980 lasciando poi il trono a Beatrice, e rimanendo regina madre fino al 2004, anno della sua morte; dopo un lungo regno, Beatrice a sua volta decise nel 2013 di abdicare in favore del figlio Guglielmo Alessandro dei Paesi Bassi.

Abdicazione di un papa[modifica | modifica sorgente]

Secondo il diritto canonico, un pontefice può abdicare senza il consenso del Collegio dei Cardinali. Quello del pontificato è chiaramente un caso particolare, dato che la carica non è ereditaria come invece lo è quella di un nobile. Celebre fu il ritiro di Papa Celestino V nel 1294:[6] prima dell'abdicazione di Papa Benedetto XVI nel 2013 rimase un caso isolato di rinuncia volontaria; altre abdicazioni papali avvennero in seguito ad un esilio, alla presenza di più papi oppure ad altre forme di pressione: si tratta dei casi di Papa Clemente I nel 97, Papa Ponziano nel 235, Papa Silverio nel 537, Papa Benedetto IX nel 1045, Papa Gregorio VI nel 1046 e di Papa Gregorio XII nel 1415.

Abdicazione nel diritto romano[modifica | modifica sorgente]

Il termine latino di abdicatio indicava un insieme di rinunce molto più ampio rispetto a quello indicato oggi con il termine di abdicazione. Comprendeva in genere la rinuncia a un diritto oppure a una cosa, si suppone anche all'esercizio della patria potestas.[7]

A quella che sarebbe diventata l'accezione moderna della parola si avvicinava l'abdicazione di un magistratus romano, quindi le dimissioni della persona investita della carica di governare.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Addicare, etimo.it
  2. ^ Vittorio Emanuele III abdica, raistoria
  3. ^ Abdankung, dhm
  4. ^ unofficialroyalty
  5. ^ orderofsplendor
  6. ^ la7 vaticano
  7. ^ treccani

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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