Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari

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Coordinate: 45°26′12.5″N 12°19′35.21″E / 45.436805°N 12.326446°E45.436805; 12.326446

Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari
Il prospetto della basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari
Il prospetto della basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari
Stato Italia Italia
Regione Veneto
Località Venezia
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Patriarcato di Venezia
Stile architettonico gotico
Inizio costruzione 1250
Completamento 1338

La basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, comunemente detta solo basilica dei Frari, è una delle chiese di Venezia e ha ricevuto nel 1926 da papa Pio XI il titolo di basilica minore. È situata nell'omonimo Campo dei Frari, nel sestiere di San Polo, ed è dedicata all'Assunzione di Maria.

La pianta è a croce latina, e lo stile è gotico veneziano in cotto e pietra d'Istria. Possiede tre navate con archi ogivali che poggiano su sei colonne per lato tra loro collegate da catene rivestite da casse lignee. Misura 102 metri di lunghezza, 48 metri nel transetto ed è alta 28 metri. Oggi ha 17 altari monumentali e al suo interno sono custodite molte opere d'arte, tra cui due dipinti del Tiziano. Ospita, inoltre, le tombe di numerose personalità legate a Venezia, tra cui Claudio Monteverdi e lo stesso Tiziano.

Storia e caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Interno della basilica

Sotto il doge Jacopo Tiepolo (1229-1249) nel 1231 "... Alli Fratti poi Minori fu similmente donado dal Comun un terren vacuo posto in Contra' de San Stefano Confessor detto de San Stin, dove fu anche intitola' una Giesa de Santa Maria de' Frati Minori, e ghe fu fatto un Monastero". I frati francescani lavorano per bonificare il cosiddetto lago Badoer, un terreno paludoso in contrada San Stefano Confessor (San Stin), che con l'aggiunta di terreni donati dal doge Renier Zen (1253-1268), diventa il luogo dove nasce la prima chiesa dedicata alla Madonna, e che i veneziani subito chiamarono Santa Maria dei Frari o più semplicemente "Frari" e il contiguo monastero.

Questa prima chiesa risulta però già insufficiente per i fedeli che vi accorrono per la messa, così il 28 aprile 1250 dal legato pontificio, il cardinale diacono Ottaviano Ubaldini, fu posta la prima pietra della nuova, la seconda chiesa, dedicata a Santa Maria Gloriosa, che aveva una "cappella granda" con ai lati "do capellette". Era a tre navate, lunga una cinquantina di metri e le fondamenta delle absidi lambivano il "rio dei Frari" nel punto dove oggi sorge il ponte di pietra costruito successivamente dai frati nel 1428.

Nel giro di circa ottant'anni la chiesa risulta nuovamente troppo piccola e si pensa di invertirne la struttura architettonica, girando intorno all'abside e portando il prospetto principale della nuova chiesa in direzione del canale; si abbatte invece la parte vicina al rio che viene interrato e si costruisce il campo dei Frari con il pozzo per l'acqua dolce.

Attorno all'anno 1330 iniziano i lavori a cura di Jacopo Celega, terminati poi dal figlio Pier Paolo nel 1396, per la nuova chiesa, la terza eretta dai francescani: ha tre navate, un transetto e sette absidi, l'ottava viene aggiunta grazie alla generosità di Giovanni Corner nel 1420 con la creazione della cappella di San Marco.

Negli anni 1432-1434 il vescovo di Vicenza Pietro Miani fa costruire ai piedi del campanile la cappella di San Pietro per venirci sepolto alla morte.

Interno della basilica verso l'abside con l'Assunta di Tiziano

La costruzione della chiesa negli anni successivi va a rilento, tanto che la facciata viene finita solo nel 1440 e l'altare maggiore consacrato nel 1469, ma la cornice, composta da due colonne scanalate unite da una elegante trabeazione e sormontata da tre statue, opera di Lorenzo Bregno, viene innalzata solo nel 1516. Viene consacrata il 27 maggio 1492 al nome di Santa Maria Gloriosa.

A dare nuovo piglio alla costruzione e decorazione della chiesa ci pensa la famiglia Pesaro, alla quale nel 1478 viene concessa la sacrestia quale cappella gentilizia di famiglia e luogo di sepoltura: viene eretta la nona abside di forma pentagonale, terminato l'altare maggiore poi decorato dalla pala con la celeberrima Assunta di Tiziano, e nella navata laterale l'altare dei Pesaro con l'omonima pala.

Nel XIX secolo i Francescani furono allontanati dalla chiesa, che ad essi restituita solo nel 1922.

Interno[modifica | modifica sorgente]

Pianta della Basilica.


  1. - Controfacciata
  2. - Cappella del Crocifisso
  3. - Monumento a Canova
  4. - Monumento al Doge Pesaro
  5. - Madonna di Ca' Pesaro
  6. - Cappella di san Pietro
  7. - Cappella di san Marco
  8. - Cappella dei Milanesi
  9. - Cappella di san Michele
  10. - Cappella dei santi Francescani
  11. -
  12. - Presbiterio
  13. - Monumento al Doge Tron
  14. - Crocifisso duecentesco
  15. - Assunta del Tiziano
  16. - Monumento al Doge Foscari
  17. - Cappella di san Giovanni Battista
  18. - Cappella di padre Kolbe
  19. - Cappella Bernardo
  20. - Cristo morto
  21. - Altare della sagrestia e trittico del Bellini
  22. - Sagrestia
  23. - Altare delle Reliquie
  24. - Ingresso alla Sala del Capitolo e al Convento dei Frari
  25. - Parete del transetto destro
  26. - Monumento a Jacopo Marcello
  27. - Altare di santa Caterina
  28. - Altare sdi san Giuseppe da Copertino
  29. - Altare della Presentazione di Maria al tempio
  30. - Monumento a Tiziano
  31. - Altare di sant'Antonio da Padova

Navata destra[modifica | modifica sorgente]

Altare di sant'Antonio da Padova.

Appena entrati sulla destra vi è l'Altare di sant'Antonioː il progetto è di Baldassare Longhena e risale al 1673, mentre le statue sono di Josse Le Court. Sulla destra grande pala di Francesco Rosa con Miracolo di sant'Antonio da Padova.

Davanti al primo pilone è presente una acquasantiera con statuetta in bronzo raffigurante la Mansuetudine, opera di Girolamo Campagna del 1593.

Nella seconda campata, nel luogo in cui secondo la tradizione è stato sepolto il maestro cadorino, vi è il Monumero a Tiziano, lavoro di Luigi e Pietro Zandomeneghi. Il monumento, con la forma di arco trionfale, è ornato da alcune statue allegoriche e da alcuni bassorilievi che raffigurano tre capolavori tizianesciː l'Assunta, San Pietro martire e il Martirio di san Lorenzo.

Segue poi un altro altare di epoca rinascimentale dedicato alla Presentazione di Maria al tempio; la pala che lo orna è opera di Giuseppe Salviati.

Transetto - braccio destro[modifica | modifica sorgente]

Pietro Lombardo, Monumento a Jacopo Marcello.
Monumento al beato Pacifico.
Monumento a Paolo Salvelli e monumento a Benedetto Pesaro.

Sulla parete destra, è collocato il Monumento a Jacopo Marcello, comandante in capo morto durante l'assalto a Gallipoli (1484). L'opera e di Pietro Lombardo, con aiuti della sua bottega; sopra l'urna, sorretta da tre piccole figure virili, che rappresentano il defunto e due paggi portascudo, vi è un affresco con il Trionfo dell'eroe, affresco monocromo alla maniera di Domenico Morone.

Sulla parete che divide dalla sagrestia, sulla parte di destra, c'è il Monumento al beato Pacifico, il leggendario frate Scipione Bon, compagno di san Francesco. L'opera, che risale al 1437, è attribuita a Nanni di Bortolo e a Michele da Firenze, mentre l'urna pensile, in marmo dorato, è decorata con bassorilievi con le raffigurazioni della Risurrezione e della Discesa al Limbo e da alcunte statuette; sopra, entro una lunetta di stile gotico con busti di santi, è presente il bassorilievo del Battesimo di Gesù.

Alla parete, in alto, compare una Annunciazione, affresco che segue l'analogo eseguito da Pisanello per la chiesa di San Fermo in Verona; è attribuito a Giovanni Charlier, come pure il finto drappeggio tenuto da angeli.

Sulla parte sinistra della stessa parete del transetto si può vedere il Monumento a Paolo Savelli, patrizio romano al sevizio della Serenissima, morto nel 1405; l'urna, di stile ancora gotico, è ornata con statue di Angeli e da una Madonna con il Bambino ed è sormontata dalla statua equestre del defunto, in legno dorato e policromo: si tratta della prima dedicata ad uno dei capitani di ventura della Repubblica.

Sagrestia[modifica | modifica sorgente]

Sull'altare si trova la pala con Madonna in trono con il Bambino attorniata dai santi Nicolò, Pietro, Benedetto, Marco e due angeli musicanti, trittico di Giovanni Bellini, firmato e datato 1488. L'opera ha ancora la sua cornice originaria, intagliata da Jacopo da Faenza. Sulla parete dell'altare si possono vedere anche l'Adorazione dei Magi di Bonifacio de' Pitati e la Deposizione di Niccolò Frangipane, risalente al 1593.

Cappelle absidali di destra[modifica | modifica sorgente]

Gli organi a canne della basilica[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le prime notizie riguardanti un organo nella basilica dei Frari sono del 1400. Uno dei suonatori degli antichi organi fu probabilmente Giovanni Picchi, organista della chiesa tra il 1607 ed il 1623.

L'organo di sinistra fu costruito, probabilmente, da Giovan Battista Piaggia nel 1732: questo strumento potrebbe quindi essere una delle sue prime opere. L'attività sin qui nota di questo costruttore di organi veneziano si estende, infatti, dal 1740 al 1760: risale a tale data l'organo da lui costruito per la chiesa veneziana di San Giovanni Evangelista, conservatosi pressoché inalterato; quest'ultimo è quindi servito come termine di confronto per convalidare l'attribuzione di quello dei Frari e, soprattutto, per permetterne il ripristino del 1970. Infatti, dopo che Gaetano Callido ebbe costruito l'organo di fronte (1795), questo strumento fu progressivamente abbandonato, sì da giungere ai primi anni settanta quasi completamente spogliato delle canne metalliche.

L'organo di destra fu costruito da Gaetano Callido nel 1795/96. Una documentazione pressoché ininterrotta fino ai primi decenni del Novecento ci permette di conoscere come questo strumento, a differenza dell'altro, sia stato affidato a organari qualificati per l'ordinaria amministrazione e, di tanto in tanto, restaurato con sostanziale rispetto della sua autenticità.

Il problema del ripristino dei due antichi organi fu affrontato soltanto nel 1969: infatti, dopo la costruzione del nuovo organo pneumatico Mascioni (1927), collocato nell'abside a ridosso dell'Assunta di Tiziano, l'impiego dell'organo Callido scemò negli anni e, tra il 1929 ed il 1969, non vi furono interventi di manutenzione.

Il restauro degli organi comportò per l'organo di destra, date le buone condizioni di conservazione e di integrità, un intervento di straordinaria manutenzione; mentre un intervento più radicale interessò l'organo di sinistra: in pratica, una ricostruzione in senso stretto, dato che mancavano sette canne di facciata, tutte le meccaniche interne, nove canne complessive di legno e un mantice. Per tale ricostruzione vennero utilizzati tutti gli elementi superstiti e sulla base di questi, facendo anche confronti con l'organo di San Giovanni Evangelista, furono stabilite le misure delle canne.

Coro dei Frati di Marco Cozzi

Il restauro consentì di apprezzare nuovamente le sonorità rotonde e robuste dell'organo Callido e la timbrica trasparente e delicata dell'organo Piaggia, più prossimo a modelli sonori rinascimentali. Gli strumenti furono infine accordati all'unisono per poter essere suonati assieme. A distanza di più di trent'anni è stato promosso un nuovo lavoro di revisione, che è stato portato a termine nei mesi di aprile e maggio 2004[1][2].

Nella basilica dei Frari viene riproposta la prassi del doppio coro, basata sull'esistenza dei due organi contrapposti e tipica dello stile musicale a Venezia dei secoli XVI e XVII: quello dei Frari è l'ultimo esempio superstite a Venezia - e uno dei rarissimi in Italia - di due cantorie con organi storici funzionanti[1][2].

Organo Piaggia[modifica | modifica sorgente]

L'organo della cantoria di sinistra, a trasmissione meccanica integrale originaria, ha un'unica tastiera di 45 note con prima ottava scavezza (DO1-DO5) ed una pedaliera di 13 (DO1-MI2) con prima ottava scavezza costantemente unita al manuale. La mostra è costituita da 21 canne appartenenti al registro Principale, formanti una cuspide unica con ali laterali e con bocche a scudo allineate. La sua disposizione fonica, in base alla posizione dei tiranti a pomello dei vari registri nelle due colonne della registriera, è la seguente:

Colonna di sinistra
Principale [8']
Ottava
Decima Quinta
Decima Nona
Vigesima Seconda
Colonna di destra
Vigesima Sesta
Vigesima Nona
Voce Umana[3]
Flauto in Duodecima
Cornetta[4]

Organo Callido[modifica | modifica sorgente]

Sulla cantoria di destra vi è l'organo a canne costruito da Gaetano Callido: è a trasmissione meccanica integrale originaria ed ha un'unica tastiera di 47 note con prima ottava scavezza (DO1-RE5) ed una pedaliera a leggio di 17 (DO1-Sol#2) con prima ottava scavezza costantemente unita al manuale. La mostra è costituita da 21 canne appartenenti al registro Principale, formanti una cuspide unica con ali laterali e con bocche a mitria allineate. La sua disposizione fonica, in base alla posizione dei tiranti a pomello dei vari registri nelle due colonne della registriera, è la seguente:

Colonna di sinistra - Ripieno
Principale[5] Bassi
Principale Soprani
Ottava
Quintadecima
Decimanona
Vigesimaseconda
Vigesimasesta
Vigesimanona
Trigesimaterza
Trigesimanona
Trigesimasesta
Contrabbassi al Pedale
Ottave al Pedale
Colonna di destra - Concerto
Voce Umana
Flauto in VIII Bassi
Flauto in VIII Soprani
Flauto in XII
Cornetta
Tromboncini Bassi
Tromboncini Soprani
Trombe Reali al Pedale

Organo Mascioni[modifica | modifica sorgente]

Nella chiesa vi è inoltre l'organo a canne Mascioni Opus 398, costruito nel 1927.[6] Lo strumento è collocato dietro la pala dell'altare maggiore, è a trasmissione elettropneumatica, ha tre tastiere di 61 note ciascuna (DO1-DO6) ed una pedaliera di 30 (DO1-FA3). La sua disposizione fonica è la seguente:

Prima tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale 8'
Flauto 8'
Salicionale 8'
Tromba 8'
Ottava 4'
Flauto in XII 2.2/3'
XV 2'
Ripieno 1.1/3'
Seconda tastiera - Corale Espressivo
Principale 8'
Bordone 8'
Gamba 8'
Voce Umana 8'
Ottava 4'
XV 2'
Ripieno 1.1/3'
Terza tastiera - Espressivo
Silvestre 2'
Flauto 4'
Clarino 8'
Quintante 8'
Coro Viole 8'
Viola 8'
Eufonio 8'
Pedale
Contrabbasso 16'
Principale Violone 16'
Armonico 8'
Subbasso 16'
Cello 8'
Controfagotto 16'
Tromba 8'
Clarone 4'
Unioni e accoppiamenti
Unione II-I
Unione III-I
Unione III-II
Ottava Grave III
Ottava Grave III-I
Ottava Acuta III-I
Ottava Grave III-II
Ottava Acuta II
Ottava Acuta I

Opere d'arte[modifica | modifica sorgente]

Assunta di Tiziano

Monumenti funerari[modifica | modifica sorgente]

Monumento funebre a Canova
Monumento funebre a Tiziano

Il convento[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Archivio di Stato di Venezia.

Addossata alla chiesa era sorta una prima abitazione dei frati: un piccolo edificio ad un piano, di legno e mattoni. Dopo l'incendio del 1369, il convento venne ricostruito e ampliato.

L'antico convento dei Frati Minori Conventuali era chiamato Magna Domus Venetiarum o Ca' Granda dei Frari, sia per la mole (più di 300 celle), sia per distinguerlo dagli altri conventi francescani della città e, principalmente, dal convento attiguo di San Nicoletto dei Frari o "della Lattuga".

Il convento si caratterizzava anche per i suoi due due chiostri, ora di proprietà dell'Archivio di Stato. Nella seconda metà del Settecento gli edifici che circondavano i due chiostri furono rifatti o restaurati dall'architetto Bernardino Maccaruzzi.

Per circa tre secoli (dal XVI al XVIII), il convento fu sede di una tipografia alla quale il P. Vincenzo Coronelli aggiunse una zincografia, creando anche un centro internazionale di scienze idrauliche e cartografiche con la fondazione dell'Accademia degli Argonauti (1684).

Il convento, più volte ricostruito ed ampliato, fu avocato al Demanio nel 1810 a seguito delle soppressioni napoleoniche degli ordini religiosi, e nel 1817 fu assegnato dal governo austriaco quale sede dell'Archivio generale veneto, oggi Archivio di Stato di Venezia, istituito nel 1815.

Chiostro della Trinità[modifica | modifica sorgente]

Addossato al fianco settentrionale della basilica, il chiostro, di forma pressoché quadrata (metri 31 x 34), è circondato da un porticato cinquecentesco ad archi a tutto sesto che sorreggono una terrazza balaustrata.

La ricca decorazione scultorea è invece opera dell'inizio del Settecento: l'arcone che incornicia e sovrasta il pozzo è retto da colonne binate e ornato da un gruppo scultoreo che raffigura la Trinità in gloria ed è fiancheggiato dalle statue di san Pietro e san Marco. Agli angoli del chiostro sono gli arcangeli Michele, Raffaele, Gabriele, e una quarta figura angelica identificabile con Uriele o con l'Angelo custode. Le otto sculture della terrazza rappresentano invece santi dell'ordine francescano.

Mentre non sono ancora emersi dalle fonti dati certi sulla fase cinquecentesca della costruzione del chiostro - che rinnovò una più antica sistemazione dell'area - e sull'attribuzione della sua architettura, documenti d'archivio consentono invece di datare con certezza le opere di decorazione, promosse dal padre maestro Antonio Pittoni, come ricordano anche alcune incisioni coeve di Vincenzo Coronelli, il celebre cosmografo francescano vissuto nel convento dei Frari. Nel 1712, infatti, fu stipulato un contratto con il tagliapietra Giovanni Trognon per l'erezione del grande arco e il restauro del pozzo, e per l'esecuzione delle statue che, dalle note di pagamento, risultano essere opera dello scultore Francesco Cabianca.

I lavori proseguirono con la realizzazione del selciato, ornato da listelli di marmo che formano un motivo geometrico ottagonale (di cui si conserva il disegno che funse da modello) e si conclusero nel 1715.

L'apparato decorativo è leggibile dal lato occidentale del chiostro, sul quale prospetta la sala capitolare del convento, le cui finestre archiacute appartengono alla fase trecentesca di costruzione del complesso. Dirimpetto, il lato orientale è quasi interamente occupato dal refettorio d'estate, ora sala di studio dell'Archivio, grande aula quattrocentesca suddivisa longitudinalmente da cinque colonne, tre in pietra d'Istria e due in granito verde (quasi certamente provenienti da una costruzione tardoantica o bizantina), e coperta da volte a crociera. Non più utilizzato come refettorio, almeno dal Seicento fu ridotto a magazzino al pari di altri locali del convento, molti dei quali prospicienti il chiostro, affittati appunto come depositi, o, ai piani superiori, come sedi delle riunioni di confraternite di devozione e associazioni.

Per il soggetto della decorazione scultorea, il chiostro ha assunto la denominazione di "chiostro della Trinità", ma finché l'edificio fu sede del convento francescano era comunemente noto come "chiostro esterno", perché accessibile anche ai fedeli secolari, o "dei morti", in quanto vi si trovano numerose arche e sepolture. L'uso da parte dei francescani di concedere il permesso di seppellire i defunti è attestato per questo chiostro fin dal Duecento. Nel Settecento si contavano ormai centinaia di arche e tombe, molte delle quali con iscrizioni non più leggibili. Oltre a molte famiglie patrizie, avevano infatti qui la loro sepoltura anche i confratelli di scuole di devozione, scuole nazionali o di arti, come i confratelli delle scuole di Sant'Antonio e della Vergine della Concezione dei Frari, quelli della scuola degli Albanesi a San Maurizio e della scuola di San Michele dei bocaleri. Nel 1754, per ragioni di igiene, le sepolture vennero sigillate: ne rimane però testimonianza in alcune lapidi ancora murate nelle pareti o disseminate sotto il portico. Tra queste si segnala il trecentesco monumento funebre di Guido da Bagnolo, medico del re di Cipro e uno degli aristotelici confutati da Francesco Petrarca nel De suis ipsius et multorum ignorantia: in forma di edicola, ritrae il defunto inginocchiato davanti alla Vergine, presentato da san Prospero, patrono di Reggio, città di cui era originario.

Il pubblico accesso al portico era legato, oltre che alle sepolture e alla devozione per le immagini della Madonna delle Grazie e della Madonna del Pianto (cui erano dedicate due cappelle che si aprivano rispettivamente sul lato occidentale e su quello settentrionale del pozzo), anche all'uso pubblico dell'acqua del pozzo, ribadito nel 1712 e perdurato fino alla metà dell'Ottocento.

Il chiostro era anche percorso annualmente dalla solenne processione ducale nel giorno di san Rocco: il doge, infatti, dopo essersi recato nella vicina chiesa dedicata al santo, entrava nel chiostro passando dal giardino del noviziato del convento, e da qui, attraverso la porta ancora esistente, accedeva alla chiesa, dove sostava in adorazione delle specie eucaristiche prima di rientrare a palazzo ducale.

Il lato settentrionale è delimitato dal corpo di fabbrica che divide il chiostro della Trinità dal secondo chiostro dell'ex-convento, anch'esso cinquecentesco.

Chiostro di Sant'Antonio[modifica | modifica sorgente]

Il secondo chiostro è detto di Sant'Antonio; la sua forma attuale è dovuta al Sansovino (1486-1570). È sostenuto da 32 pilastrini. Il pozzo, con la statua di sant'Antonio da Padova, fu fatto erigere da padre Giuseppe Cesena nel 1689.

In quest'ala dell'edificio fu costruito, alla metà del XVI secolo, un secondo refettorio, il cosiddetto refettorio d'inverno, di dimensioni inferiori rispetto al più antico.

San Nicoletto della Lattuga[modifica | modifica sorgente]

Attiguo al secondo chiostro, si cominciò ad erigere un convento detto di San Nicoletto della Lattuga, per anziani benemeriti, che fu eretto in esecuzione testamentaria del procuratore di San Marco Nicolo' Lion, rogato il 13 febbraio 1354. Ampliato alla fine del Trecento, fu restaurato nel 1582. Sopraelevato di un piano nel 1660, venne distrutto da un incendio nel 1746. Dopo la rifabbricazione, fu soppresso da Napoleone nel 1806 ed abbandonato dai religiosi il 27 settembre. Aveva una sua chiesa, restaurata nel 1561 e consacrata nel 1582, con cinque altari con opere d'arte di Donato Veneziano, del Tiziano, del Veronese, di Alvise Benfatto, di Palma il Giovane, di Marco Vecelli ed un coro intagliato nel 1583 da Girolamo da Feltre, ceduto nel 1809 per trenta soldi. La chiesa fu demolita, come tante altre in Venezia per ordine di Napoleone, nel 1809. Dietro il convento c'era un appezzamento di terra adibito a coltivazione del vigneto, degli ortaggi, delle piante officinali, delle piante odorose e aromatiche e da piante da frutto.

Soppressione napoleonica[modifica | modifica sorgente]

Anche questa basilica venne depredata da Napoleone. Il 12 maggio 1810 viene soppressa la comunità religiosa dei Frari (dei Frati Minori Conventuali) e la chiesa diventa parrocchia comprendente le vicine chiese di religiosi (San Stin, San Tomà, San Polo, San Agostin), affidata ai preti diocesani. Nel 1922 il Patriarca Pietro La Fontaine, essendosi dimesso per anzianità l'ultimo parroco diocesano, mons. Paolo Pisanello, ottenne da Roma il passaggio della parrocchia dall'ordine dei Frati Minori Conventuali della Provincia patavina.

Altre immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b quelveneto.it
  2. ^ a b albertaspagnolo.net
  3. ^ soprani
  4. ^ da Si 2
  5. ^ la base di Principale è di 8'
  6. ^ Vedi catalogo originale della "Famiglia Artigiana V. Mascioni - Grandi organi da chiesa - Cuvio" a partire dall'anno 1920, aggiornato a tutto 1957.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Basilica Santa Maria Gloriosa dei Frari. Guida storico-artistica, a cura di M. Lorandi e L. Fior, 2002, Ed. Ass. Centro Studi Antoniani. ISBN 978-88-85155-55-8
  • M. Brusegan, Le chiese di Venezia, Ed. Newton
  • C. Moretti, L'Organo italiano, Casa musicale eco Monza, 1989, pp. 531-534. ISBN 88-6053-030-X

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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