Eliseo (profeta)

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Sant'Eliseo
Eliseo rifiuta i doni di NeemiaDipinto di Pieter De Grebber
Eliseo rifiuta i doni di Neemia
Dipinto di Pieter De Grebber
Profeta
Nascita IX secolo a.C.
Morte VIII secolo a.C.
Venerato da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Ricorrenza 14 giugno
Attributi rotolo della Profezia; assiste all'ascensione di Elia sul carro di fuoco e riceve il mantello
L'ascensione di Elia in un affresco bizantino

Eliseo, in ebraico אֱלִישַׁע - Elišaʿ che significa Dio è mia salvezza (... – 790 a.C. circa), è stato un profeta ebraico la cui vicenda è narrata nella Bibbia.

È considerato uomo saggio e profeta anche dalla religione islamica presso la quale è chiamato Al-Yasa.

Racconto biblico[modifica | modifica wikitesto]

Eliseo era figlio di Safàt, a sua volta figlio di Abel-Mecolà e divenne discepolo di Elia,[1] dopo che questi aveva ricevuto una profezia sul Monte Oreb (Sinai) nella quale Dio gli diceva appunto di aver scelto Eliseo come suo erede spirituale. Lungo la via dal Sinai alla città di Damasco, Elia incontrò Eliseo che stava arando con dodici paia di buoi e conduceva la dodicesima coppia. Elia lo raggiunse e gli pose il suo mantello sulle spalle, in segno di presa in carico della sua persona. Eliseo comprese il significato del gesto e chiese solo di salutare i suoi genitori. Poi Eliseo prese un paio di buoi, li uccise e li macellò; ne fece cucinare la carne con il fuoco acceso dalla legna del giogo; quindi ne offrì da mangiare al suo popolo. Così Elia adottò Eliseo come un figlio e lo investì del suo ruolo profetico (l'evento viene datato come circa quattro anni prima della morte del Re d'Israele Àcab). Eliseo fu il principale discepolo di Elia, finché quest'ultimo non fu rapito in cielo, sopra un cocchio fiammeggiante, mentre percorreva la strada per Gèrico.

Grazie al prodigioso mantello di Elia, che egli aveva fatto in tempo a far cadere, Eliseo attraversò il fiume Giordano e giunse a Gèrico dove fu riconosciuto come il vero erede di Elia. In questa città compì il miracolo di guarire con del sale e dell'acqua la sua terra arida.

Eliseo impaurì anche gli abitanti di Bethel, adoratori di un vitello d'oro, con due orse, miracolosamente apparse dalla foresta, che uccisero 42 fanciulli tra coloro che avevano schernito il profeta per la sua calvizie e che egli aveva, per tal motivo, maledetti[2].

Prima di stabilirsi in Samaria, rimase per un po' sul Monte Carmelo [3]. Una sua visione preannunciò la vittoria dell'esercito dei moabiti nella guerra. Guidò la nazione d'Israele contro i suoi nemici, in particolare contro i Siriani.

Esegesi ebraica[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il Talmud (Ketubot 105) Eliseo è probabilmente della tribù di Gad o un Kohen.

Nel Corano[modifica | modifica wikitesto]

Eliseo viene citato nel Corano come un grande amico di Elia[4]. Egli sarebbe stato scelto da Dio per essere il secondo profeta degli ebrei, che adoravano Baal, antica divinità fenicia. Il Corano quando descrive Eliseo, narra circa la sua onestà e la sua giustizia.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Giuliano l'Apostata ordinò la distruzione delle reliquie di molti santi, tra cui Eliseo e Giovanni Battista, ma i Cattolici riuscirono a portarle in salvo nel monastero copto di San Macario il Grande a Scete in Egitto.

La Chiesa cattolica lo venera come santo e ne celebra la memoria il 14 giugno.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Dante Alighieri citò la sua vicenda per una similitudine nell'Inferno (Inf. XXVI, 34-37).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Primo Libro dei Re 19,16-19
  2. ^ 2 Re 2,20-26
  3. ^ 2 Re 2,25
  4. ^ Corano: 38,48.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Sant'Eliseo in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei santi, santiebeati.it.