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Naaman

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Eliseo rifiuta il dono di Naaman, di Pieter de Grebber
Naaman è il nome di uno dei personaggi secondari dell'Antico Testamento: di lui si parla nel II Libro dei Re (5,1-19).
Il suo nome è anche quello di un figlio di Beniamino (Gn 46,21); Nm 26,40 e 1 Cr 8,4 lo dicono, invece, suo nipote e figlio di Bela.

Naaman (in ebraico נַעֲמָן che significa "piacevolezza") fu un capo dell'esercito arameo di Ben-Hadad II al tempo di Joram, re di Israele. È menzionato nel capitolo 5 del secondo dei Libri dei Re della Tanakh. Secondo il racconto, era ammalato di tzaraath.[1] Quando una giovane schiava ebrea rivelò alla moglie che un profeta in Samaria avrebbe potuto curare il suo padrone, Naaman ottenne una lettera da Ben-Hadad e si recò con questa da Joram. Il re di Israele sospettò di questo come di un disegno malvagio contro di lui e si stracciò le vesti. Quando il profeta Eliseo seppe questo, mandò a chiamare Naaman. Naaman fu successivamente guarito dalla lebbra immergendosi sette volte nel fiume Giordano, secondo la parola di Eliseo. Naaman inoltre rinunciò a Rimmon dopo essere stato guarito grazie ad Eliseo.[2] Naaman è inoltre citato nel capitolo 4 del Vangelo secondo Luca nel Nuovo Testamento.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Spesso tradotto come lebbra, questa malattia non è l'odierna lebbra. La lebbra come la conosciamo oggi non giunse nell'antico Israele prima che Alessandro tornasse da un viaggio in India a metà del quarto secolo a.C.
  2. ^ (EN)God Loves Naaman Word Journey, 29 agosto 2008. Visitato il 17 gennaio 2010.

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