Patria del Friuli
| Patria del Friuli | ||||
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| Dati amministrativi | ||||
| Nome completo | Patriarcato di Aquileia - Patria del Friuli | |||
| Nome ufficiale | Patrie dal Friûl | |||
| Lingue parlate | latino, friulano, veneziano, sloveno | |||
| Capitale | Udine | |||
| Altre capitali | Aquileia - Cividale del Friuli | |||
| Dipendente da | Sacro Romano Impero (solo nominalmente) | |||
| Politica | ||||
| Forma di governo | Principato ecclesiastico | |||
| Patriarca | Elenco dei Patriarchi | |||
| Organi deliberativi | Parlamento | |||
| Nascita | 3 aprile 1077 con Patriarca Sigeardo di Beilstein | |||
| Causa | Investitura feudale da parte di Enrico IV | |||
| Fine | luglio 1420 (nominalmente nel 1797) con Ludovico di Teck | |||
| Causa | Conquista da parte della Repubblica di Venezia | |||
| Territorio e popolazione | ||||
| Bacino geografico | Italia settentrionale, Penisola istriana | |||
| Territorio originale | Friuli, Mandamento di Portogruaro | |||
| Massima estensione | c.a. 15.000 km² nel prima metà XIII secolo | |||
| Popolazione | c.a. 1.200.000 nel prima metà XIII secolo | |||
| Economia | ||||
| Valuta | Soldo aquileiese | |||
| Risorse | commercio, vite, legname, ferro | |||
| Produzioni | lavorati in ferro | |||
| Commerci con | Regno d'Ungheria, Repubblica di Venezia, Ducato d'Austria, Regno di Boemia, Sacro Romano Impero | |||
| Esportazioni | legname, vino, lavorati in ferro | |||
| Importazioni | spezie | |||
| Religione e società | ||||
| Religioni preminenti | cattolicesimo | |||
| Religione di Stato | cattolicesimo | |||
| Classi sociali | nobiltà, clero, cittadini liberi, servi della gleba (fino alla metà del XV secolo) | |||
| Evoluzione storica | ||||
| Preceduto da | ||||
| Succeduto da | ||||
| « Prima di procedere alla descrizione che mi sono proposto di fare entro i suoi confini, mi sento in dovere di illustrare ai lettori i nomi che questa terra ebbe in sorte. Essa viene denominata Friuli, né è privo di fondamento il nome di Carnia attestato da Plinio e Tolomeo. Da parte mia preferisco usare il nome di 'Patria' con cui gli abitanti del luogo indicano tutto quello che ad essa si riferisce. » |
| (Marco Antonio Sabellico) |
| Questa voce è parte della serie Storia del Friuli |
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Voci principali
Storia delle città
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Patria del Friuli (Patrie dal Friûl in friulano) è l'appellativo che veniva dato, fin dal XII secolo, allo stato patriarcale di Aquileia, corrispondente ad un'unità territoriale politica presente fin dal medioevo in questa regione.
Indice |
Lo stato patriarcale di Aquileia [modifica]
Enrico IV, sceso in Italia per ottenere la revoca della scomunica ricevuta da papa Gregorio VII (celebre l'episodio della cosiddetta umiliazione di Canossa), si trovò ben presto ad affrontare una rivolta dei nobili, dovuta alla sua lontananza ed al fatto che il papa, pur avendo ritirato la scomunica non aveva annullato la dichiarazione di decadenza del trono. Risolti i problemi con il papa Enrico tentò di precipitarsi in patria per ristabilire il suo potere, scoprì però che i nobili locali che controllavano i valichi alpini si erano schierati con la nobiltà tedesca, vista al momento come favorita. Solo il patriarca di Aquileia, Sigeardo di Beilstein, gli concesse di passare.
Il 3 aprile 1077, per la fedeltà dimostrata, Sigeardo ottenne dall'imperatore Enrico IV, che nel frattempo era riuscito a ristabilre la sua autorità, l'investitura feudale di Duca del Friuli, Marchese d'Istria e il titolo di Principe, costituendo quindi il Principato ecclesiastico di Aquileia, feudo diretto del Sacro Romano Impero.
La patria era delimitata a nord dalle Alpi, a est dal corso del Timavo, a sud dal mare Adriatico ed a ovest dal corso del Livenza e, cosa piuttosto rara per i ducati dell'epoca, a parte alcuni piccoli territori sotto diretta dipendenza dell'Impero, godeva di unità territoriale.
Anche i successori di Sigeardo, che per lungo tempo saranno tutti di origine germanica, seguirono tale linea filo-imperiale, il che permise loro di consolidare lo Stato, la Patrie dal Friûl, che oltre giunse ad includere anche Trieste, l'Istria, la Carinzia, la Stiria, il Cadore.
Sotto il patriarcato di Volchero (1204-1218) grande impulso fu dato ai traffici commerciali ed alle attività produttive, fu migliorata la rete viaria e brillante fu anche l'attività culturale.
A Volchero successe il patriarca Bertoldo (1218-1251) il quale ebbe fin dall'inizio un occhio di riguardo per la città di Udine per la sua centralità ed in breve tempo passò da piccolo villaggio a metropoli. L'attuale Cividale del Friuli fu sede del Patriarcato del Friuli fino al 1238, anno in cui il patriarca si trasferì a Udine che assumerà in tal modo sempre maggiore importanza divenendo col tempo la capitale istituzionale del Friuli. Le mire di conquista dei ghibellini (filo-imperiali) Ezzelino III da Romano e Mainardo III, conte di Gorizia costrinsero il patriarca a cercare aiuto nel partito avversario (quello guelfo) alleandosi con Venezia e con il duca di Carinzia, diventando elemento di forza della lega guelfa e creando dunque una spaccatura con la linea politica seguita fino a quel momento.
Da tale svolta il Friuli non ottenne benefici sostanziali e, anche a causa dell'assassinio di alcuni patriarchi per mano di pariti a loro avversi, si avviò in un periodo di declino: il patriarca non riusciva più a conservare la coesione tra i comuni e frequenti divennero i tradimenti, le congiure e le lotte tra vassalli. Il conte di Gorizia divenne il principale avversario dell'autorità patriarcale. Nel 1281 scoppiò un conflitto con la Repubblica di Venezia per il possesso di parte dell'Istria.
Una fase di recupero si ebbe con il patriarcato di Bertrando (1334-1350) che conseguì numerosi successi sul piano militare e diplomatico senza mai trascurare i suoi doveri di vescovo[1]. Il 6 giugno del 1350, ormai novantenne fu ucciso da una congiura guidata dal conte di Gorizia e dal comune di Cividale presso l'attuale San Giorgio della Richinvelda.
Il patriarca Marquardo di Randeck (1365-1381) raccolse tutte le leggi emanate in precedenza nella constitutiones Patriae Foriiulii, ossia costituzione della Patria del Friuli base del diritto friulano, che promulgò l'11 giugno 1366.
Seguì un lungo periodo di contrasti interni, principalmente tra le città di Udine e di Cividale. Con Cividale si schierarono gran parte dei comuni friulani, i carraresi ed il re d'Ungheria; con Udine si schierò invece Venezia.
Nel 1411 il Friuli divenne campo di battaglia per l'esercito imperiale (schierato con Cividale) e quello veneziano (schierato con Udine). Nel dicembre del 1411 l'esercito dell'imperatore si impadroniva di Udine ed il 12 luglio 1412 veniva nominato nel duomo di Cividale il patriarca Ludovico di Teck, ristabilendo quindi la linea filo-imperiale. Di lì a poco i veneziani dichiararono guerra al Friuli, allo scopo di impadronirsi delle sue rotte commerciali e per eliminare un potente sostenitore dell'Impero, il quale a sua volta mirava a mantenere la Patria nella sua orbita per avere un accesso sicuro all'Adriatico. Gli scontri furono lunghi e sanguinosi, con alterne vicende, ed i veneziani si diedero spesso al saccheggio delle campagne per costringere i nemici alla fame; alla lunga però le truppe venete respinsero gradualmente quelle imperiali. Il 13 luglio 1419 i veneziani occuparono Cividale e si prepararono alla conquista di Udine, che cadde il 7 giugno 1420, dopo una strenua difesa; alla testa delle truppe di invasione e portante il vessillo di San Marco c'era Tristano di Savorgnan, nobile friulano che si era "dato" a Venezia. Perso anche l'ultimo baluardo e vista sfumare ogni possibilità di vittoria, i nobili friulani si arresero, e caddero infine Gemona, San Daniele, Venzone, Tolmezzo e Monfalcone: era la fine dello stato patriarcale friulano. La pace fra Venezia e l'Impero sancì lo stato di fatto, riconoscendo ad entrambi i contendenti il possesso dei territori occupati in quel momento.
L'annessione alla Repubblica di Venezia [modifica]
| Per approfondire, vedi Domini di Terraferma. |
Uscito gravemente indebolito dopo la guerra tra Repubblica di Venezia e regno d'Ungheria (1411 - 1413); nel 1420 il patriarcato venne invaso dalle truppe veneziane e, resi nulli i tentativi di riconquista del patriarca Ludovico di Teck, i territori dell'ormai ex-principato ecclesiastico passarono sotto il dominio della Repubblica di Venezia, che li incorporò, col nome di Patria del Friuli, quali entità autonoma nel corpo dei suoi Domini di Terraferma.
A capo dell'entità territoriale venne posto un provveditore generale o luogotenente, risiedente in Udine, che continuò ad essere affiancato dal parlamento o consiglio generale.
Il territorio venne suddiviso in 8 quartieri, 4 al di qua del Tagliamento e 4 al di là, mentre nei singoli reggimenti, cioè nelle singole città, castelli e borghi, vennero inviati dei magistrati veneziani ad affiancare le autorità locali.
A causa delle vessazioni imposte alla popolazione si ebbe la famosa rivolta detta del crudele giovedì grasso, nel 1511, capitanata dai nobili filo-veneziani Savorgnan, che si risolse in una jacquerie contro i propri avversari politici.
La guerra della Lega di Cambrai (1509-1529) vide la divisione del Friuli in una parte veneta ed una austriaca, con numerose exclavi di entrambi nei territori degli avversari, minando così la plurisecolare unità della regione. Nel 1579 venne abolito l'autoctono rito patriarchino; nel 1751 venne sciolta la millenaria sede patriarcale di Aquileia, divisa fra le sedi di Udine e Gorizia. Ulteriori devastazioni per il Friuli furono causate infine dalla guerra di Gradisca che, nonostante le alte perdite causate, lasciò invariata la situazione pre-bellica.
Nel 1797, con la caduta della Repubblica di Venezia e il trattato di Campoformido i territori friulani passarono sotto il controllo degli Asburgo d'Austria.
Il parlamento del Friuli [modifica]
| Per approfondire, vedi Parlamento della Patria del Friuli. |
Lo Stato patriarcale del Friuli s'impose come una delle più ampie e potenti formazioni politiche dell'Italia del tempo, dotandosi fin dal XII secolo di un Parlamento (la prima seduta si tenne il 6 luglio del 1231, il che ne fa uno dei parlamenti più antichi d'Europa), espressione massima della civiltà friulana sotto il profilo istituzionale. Tale organismo prevedeva una rappresentanza assembleare anche dei comuni e non solo dei nobili e del clero. Uno dei compiti principali del Parlamento era quello di decidere per la pace e per la guerra, fissando con precisione il numero di soldati che ogni feudo o città doveva fornire.
La vita di questa istituzione si protrasse per oltre sei secoli, il Parlamento fu mantenuto anche sotto la dominazione veneziana, anche se in parte svuotato di potere. Era composto da 70 membri, detti voci: 13 rappresentanti delle città e borghi, 12 rappresentanti del clero e 45 rappresentanti della nobiltà feudale. La sua ultima riunione si svolse nel 1805, fu poi abolito da Napoleone Bonaparte.
Cronologia dei patriarchi [modifica]
Elenco dei patriarchi alla guida della Patria del Friuli dal 1077 al 1420:
- Sigeardo di Beilstein † (1077)
- Enrico di Biburgo † (1077 - 1084)
- Federico di Moravia † (1084 - 1085)
- Ulrico di Eppenstein † (1086 - 1121)
- Gerardo Primiero † (1122 - 1128)
- Egilberto di Bamberga † (1129 - 1130)
- Pellegrino di Ortenburg † (1130 - 1161)
- Ulrico di Treven † (1161 - 1181)
- Goffredo di Hohenstaufen † (1182 - 1194)
- Pellegrino di Ortenburg-Sponheim † (1195 - 1204)
- Volchero di Erla † (1204 - 1218)
- Bertoldo di Andechs-Merania † (1218 - 1251)
- Gregorio di Montelongo † (1251 - 1269)
- Filippo di Carinzia † (1269 - 1273)
- Raimondo della Torre † (1273 - 1299)
- Corrado di Slesia † (1299) (nominato dal capitolo, non confermato dal papa)
- Pietro Gerra † (1299 - 1301)
- Ottobuono di Razzi † (1302 - 1315)
- Gillo da Villalta (1315 - 1316) (nominato dal capitolo, non confermato dal papa)[2]
- Cassono della Torre † (1316 - 1318)
- Pagano della Torre † (1319 - 1332)
- Bertrando di San Genesio † (1334 - 1350)
- Nicola di Lussemburgo † (1350 - 1358)
- Ludovico della Torre † (1359 - 1365)
- Marquardo di Randeck † (1365 - 1381)
- Filippo d'Alençon † (1381 - 1387)
- Giovanni Sobieslaw di Moravia † (1387 - 1394)
- Antonio Gaetani † (1394 - 1402)
- Antonio Panciera † (1402 - 1412)
- Antonio Da Ponte † (1409 - 1418) (antipatriarca)
- Ludovico di Teck † (1412 - 1420)
Voci correlate [modifica]
- Storia del Friuli
- Patriarcato di Aquileia
- Crudele giovedì grasso
- Guerra di Gradisca
- Rito patriarchino
Note [modifica]
- ^ Va ricordata però anche una sconfitta diplomatica ottenuta sul campo di battaglia a Parabiago (attuale provincia di Milano) nel 1339; Bertrando si era alleato dalla parte di Mastino II della Scala e Lodrisio Visconti, contro Azzone, Luchino e Giovanni Visconti, "triumviri di Milano", mandò quindi un gruppo di soldati ad aggregarsi alla lodrisiana Compagnia di San Giorgio, la quale uscì sconfitta in data 21 febbraio di quell'anno.
- ^ Arcidiacono di Aquileia, nominato Patriarca dal Capitolo, ma non confermato dal Papa
Bibliografia [modifica]
- Bertolini G.L., Rinaldi U.: Carta politico amministrativa della Patria del Friuli al cadere della Repubblica Veneta, Società Storica Friulana, Udine, 1913.
- Cargnelutti L., Corbellini R.: Udine Napoleonica. Da metropoli della Patria a capitale della provincia del Friuli, Arti Grafiche Friulane, Udine, 1997.
- L. Casella (a cura di), Rappresentanze e territori. Parlamento friulano e istituzioni rappresentative territoriali nell'Europa moderna, Udine, Forum, 2003.
- Cerroni D., Gasperi P.: Il secondo periodo veneto (Seicento/Settecento), in Enciclopedia Monografica del Friuli, Istituto per l'enciclopedia del Friuli-Venezia Giulia, Udine, 1971.
- Corbanese G.G.: Il Friuli, Trieste e L'Istria nel periodo veneziano, Edizioni Del Bianco, Trieste, 1987.
- Ellero G.: DAF Dizionario autonomistico friulano, Istitût Ladin-Furlan Pre Checo Placerean, Codroipo, 2007
- Leicht P.S.: Breve storia del Friuli, Libreria editrice Aquileia, Udine, 1976.
- Menis G.C.: Storia del Friuli. Dalle origini alla caduta dello Stato patriarcale (1420) con cenni fino al XX secolo , Società Filologica Friulana, Udine, 2002
- Paschini P.: Storia del Friuli, (IV edizione), Arti Grafiche Friulane, Udine, 2003.
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