Patriarcato di Aquileia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Patria del Friuli)
Patriarcato di Aquileia
Patriarcato di Aquileia – Bandiera Patriarcato di Aquileia - Stemma
(dettagli)
Dati amministrativi
Nome completo Patriarcato di Aquileia
Nome ufficiale Patriae Foriiulii, Patriarchatus Aquileiensis
Lingue ufficiali latino, friulano.
Lingue parlate friulano, sloveno, tedesco, veneto, latino.
Capitale Aquileia
Altre capitali Udine - Cividale del Friuli - Cormons
Dipendente da Sacro Romano Impero (solo nominalmente)
Politica
Forma di governo Principato ecclesiastico
Patriarca Elenco dei Patriarchi
Organi deliberativi Parlamento
Nascita 3 aprile 1077 con Patriarca Sigeardo di Beilstein
Causa Investitura feudale da parte di Enrico IV
Fine luglio 1420 (nominalmente nel 1751) con Ludovico di Teck
Causa Conquista da parte della Repubblica di Venezia
Territorio e popolazione
Bacino geografico Italia settentrionale, Penisola istriana
Territorio originale Friuli, Mandamento di Portogruaro
Massima estensione c.a. 15.000 km² nel prima metà XIII secolo
Popolazione c.a. 1.200.000 nel prima metà XIII secolo
Economia
Valuta Soldo aquileiese
Risorse commercio, vite, legname, ferro
Produzioni lavorati in ferro
Commerci con Regno d'Ungheria, Repubblica di Venezia, Ducato d'Austria, Regno di Boemia, Sacro Romano Impero
Esportazioni legname, vino, lavorati in ferro
Importazioni spezie
Religione e società
Religioni preminenti cattolicesimo
Religione di Stato cattolicesimo
Classi sociali nobiltà, clero, cittadini liberi, servi della gleba (fino alla metà del XV secolo)
Patriarcato di Aquileia - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da Flag of the March of Verona and Aquileia.png Marca di Verona e Aquileia
Succeduto da Flag of Most Serene Republic of Venice.svg Repubblica di Venezia

Il patriarcato di Aquileia, chiamato anche Patria del Friuli (in friulano: Patrie dal Friûl), fu un'entità amministrativa politico-religiosa esistita dal 1077 al 1420. Soprattutto sotto il profilo ecclesiastico amministrò un territorio vastissimo con al centro l'odierno Friuli.

Preliminarmente si rende tuttavia indispensabile una precisazione: il termine Patriarcato di Aquileia può essere usato per indicare tre realtà storiche diverse e cioè:

  • la provincia metropolitana di Aquileia, ossia l'insieme delle diocesi sulle quali la Chiesa aquileiese acquisì giurisdizione canonica;
  • la diocesi soggetta all'immediata e diretta giurisdizione del vescovo di Aquileia;
  • il principato temporale che determinate circostanze storiche assegnarono al capo della Chiesa aquileiese.[1]

Come realtà ecclesiale, il patriarcato di Aquileia è stato la più grande diocesi e metropolia di tutto il medioevo europeo. Fino all'811 la sua provincia ecclesiastica arrivava fino al fiume Danubio a nord, al lago Balaton a est e a ovest arrivava fino a Como e all'attuale Canton Ticino. A sud comprendeva l'Istria fino al 1751, anno della sua soppressione. Nell'811, l'imperatore Carlo Magno portò i confini a nord, dal fiume Danubio al fiume Drava. Vastissima era anche la diocesi aquileiese. Il Patriarca sovraintendeva sulle diocesi vescovili incluse nella sua giurisdizione metropolitana e ne nominava il vescovo. La sua corte era internazionale poiché comprendeva popoli di lingua ed etnia diversi. Univa il mondo latino con quello germanico e quello slavo. Nel territorio della sua diocesi svolgeva la funzione di vescovo a mezzo di suoi vicari.[2]

Oltre a svolgere l'autorità religiosa i Patriarchi di Aquileia ottennero l'investitura feudale (1077-1420) sul Friuli e in alcuni periodi storici i confini geografici e politici del patriarcato si estesero sino in Istria, Valle del Biois, Cadore, Carinzia, Carniola e Stiria.
Le sedi principali del patriarcato furono: Aquileia, Forum Iulii (l'odierna Cividale del Friuli) e Udine.[3]

Storia[modifica | modifica sorgente]

La Basilica patriarcale

Aquileia fu una fiorente città portuale romana, fondata nel 181 a.C. come colonia e avamposto militare. Divenne poi capitale della Regio X . All'apice della sua importanza, nei primi secoli dell'era cristiana, contava circa 200.000 abitanti ed era la quarta città della penisola italica, dopo Roma, Milano e Capua. Importante porto fluviale sul fiume Natissa, era il punto di partenza dei traffici verso l'area danubiana e quella del Norico e verso le province illiriche e pannoniche.

Sembra che, ancora prima del III secolo, esistesse ad Aquileia una comunità cristiana con forti legami con la Chiesa patriarcale di Alessandria d'Egitto, della quale sarebbe stata emanazione, ipotizzando che i primi missionari arrivassero da Alessandria.[4]

Aquileia divenne ben presto un importante centro di cristianizzazione per l'Italia nord-orientale e le regioni limitrofe, tanto che, già nel IV secolo, il suo vescovo era eminente per la vastità del territorio di sua competenza giurisdizionale e la liturgia officiata nel rito, più tardi detto, patriarchino (rimasto in vigore fino al 1596; nel 2007 è stato ristampato in copia anastatica il Missale Aquilejensis Ecclesiae del 1517 con l'antico rito aquileiese). Sul finire del IV secolo (381) ad Aquileia fu celebrato un concilio, promosso da Sant'Ambrogio da Milano e presieduto dal vescovo di Aquileia, Valeriano, che condannò i vescovi filo-ariani Palladio di Raziaria e Secondiniano di Singiduno e le dottrine ariane diffuse in Occidente.[5]

In quel periodo furono create le diocesi suffraganee (Iulium Carnicum[6], Trento, Concordia, ecc.) dipendenti dall'arcivescovo o metropolita di Aquileia.

Sotto l'arcivescovato di san Cromazio d'Aquileia (388-408) si ebbe un periodo di fertile vigore religioso e culturale per la contemporanea presenza in città di san Girolamo, traduttore della Bibbia e di Tirannio Rufino, traduttore delle opere di Origene.[7]

La provincia metropolitana[modifica | modifica sorgente]

Nell'Occidente le circoscrizioni metropolitiche iniziarono a formarsi a partire dalla fine III secolo, sulla falsariga dell'organizzazione imperiale romana, non tanto in forza di espliciti decreti canonici, ma per il consolidamento di tradizionali e spontanee convergenze di diocesi periferiche verso il loro centro metropolitano. Nell'Italia settentrionale, particolarmente dopo la morte di sant'Ambrogio, venne formandosi, accanto a Milano, la metropoli di Aquileia, la cui chiesa era divenuta alla fine del IV secolo la tribuna dell'ortodossia e il cui clero si distingueva per l'intensa attività missionaria.

La metropoli del vescovo di Aquileia venne così a comprendere, già nel V secolo, i territori della Venetia et Histria, escluse le diocesi di Cremona e di Brescia, della Raetia secunda, del Noricum, della Pannonia prima e della Pannonia Savia. Si trattava di un territorio molto vasto, delimitato, ad occidente, dal corso del Po nel tratto che va dalla foce alla confluenza con il Mincio, quindi procedendo verso il nord, includendo il lago di Garda, raggiungeva il Danubio alla confluenza dell'Iller; procedeva poi a settentrione dal corso del Danubio fino a Brigenzio; ad oriente era limitato da una linea che scendeva quadi diritta fino a sud della Sava, per poi deviare ad ovest parallelamente al fiume, fino a raggiungere ed includere la parte occidentale della penisola istriana.[8]

Così, mentre l'organizzazione imperiale si disfaceva, la Chiesa aquileiese ricostruiva proprio in un settore particolarmente critico per l'Occidente una nuova unità di ideali. Nel 626 divenne sede del Patriarcato e i suoi patriarchi furono riconosciuti principi sovrani con donazionie fatte dai Longobardi estendendo la loro giurisdizione sulla contea del Friuli (Patria del Friuli). Nell'811 il territorio dell'arcidiocesi si estendeva dalla riva orientale del Tagliamento fino a sud di San Daniele; i suoi confini procedevano poi verso nord verso lo spartiacque della Carnia fino alla Cima Cadin a sud di Pieve di Cadore, comprendeva il Cadore fino allo spartiacque meridionale del torrente Boite, le Tofane, le Cime di Lavaredo e dalla Cima Vanscuro scendevano verso la Drava che fungeva da confine settentrionale fino a Marburg al confine sud-orientale dell'impero, per risalire verso nord-ovest fino ai pressi di Postumia, San Vito Vipacco, Sesana, escludendo Trieste e Grado.[9] Dal XIII secolo le diocesi suffraganee si restrinsero alle seguenti:[10]

Nel 1077 i patriarchi acquistarono il titolo di duchi del Friuli. Dopo lunghe lotte con Venezia (1206) e successivamente Treviso che proteggeva i nobili friulani ribelli, la sua potenza decadde anche a causa della malaria che decimava le popolazioni costiere. Nel 1420 Venezia conquistò il Friuli e nel 1445 il papa Eugenio IV riconobbe ai patriarchi la sola signoria di Aquileia, ormai ridotta a misero villaggio, finché anch'essa nel 1509 fu conquistata dagli Asburgo, facendo cessare di fatto il potere temporale dei suoi patriarchi che rimasero signori di Pordenone, Codroipo, San Daniele e San Vito. A seguito delle gravi controversie tra Venezia e l'Austria per la nomina dei metropoliti, il patriarcato fu soppresso il 6 luglio 1751 e sostituito con l'arcivescovato di Udine dato all'ultimo patriarca Daniele Dolfin il 19 gennaio 1752, e quello di Gorizia, ove fu nominato Carlo Michele d'Attems.[11]

Fondazione del Patriarcato[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Marca di Verona e Aquileia.

Nel 554 gli arcivescovi metropoliti di Milano e Aquileia si rifiutarono di aderire alla condanna pronunciata dall'Imperatore Giustiniano contro i testi di tendenza nestoriana noti come Tre Capitoli e non condivisero perciò le conclusioni del Secondo Concilio di Costantinopoli, dando inizio ad uno scisma noto con il nome di Scisma tricapitolino: nel 557 durante il sinodo provinciale convocato ad Aquileia per l'elezione del nuovo metropolita Paolino I, succeduto a Macedonio, con la partecipazione dei vescovi delle diocesi suffraganee, si confermò di non riconoscere le conclusioni del Concilio di Costantinopoli II e di rendersi chiesa autocefala. Nel 568, sotto la pressione dell'invasione longobarda, Paolino trasferì la sede episcopale a Grado, sotto la protezione di Bisanzio, dove fu proclamato patriarca.[12]

La Chiesa di Aquileia si era elevata a patriarcato per sottolineare l'indipendenza gerarchica da Roma e Costantinopoli, ma nel 606 il patriarcato si divise in due, con un patriarca ad Aquileia (tricapitolino) e uno a Grado (cattolico): questa divisione fu dovuta essenzialmente alla mutata situazione politica della zona: l'entroterra friulano, inclusa Aquileia, sotto la dominazione longobarda e tutto il litorale adriatico della Venetia maritima sotto l'influenza bizantina. Lo scisma dei Tre Capitoli fu definitivamente ricomposto nel 699 con il concilio di Pavia con il ritorno di Aquileia nell'ortodossia cattolica, (la Chiesa di Milano era già da tempo ritornata in comunione con Roma). Anche dopo la riconciliazione tra tricapitolini e cattolici, la diocesi di Aquileia continuò ad essere divisa, finché nel 731 venne stabilita la separazione canonica tra il patriarcato di Aquileia (con suffraganee le diocesi del Friuli) e il patriarcato di Grado (con suffraganee le diocesi del Ducato di Venezia), in seguito divenuto patriarcato di Venezia (nel 1105 de facto con il trasferimento della sede patriarcale e nel 1451 de jure con l'istituzione del nuovo titolo). Nell'827 il concilio di Mantova tentò inutilmente di riunificare i patriarcati di Grado e Aquileia. Sul finire dell'VIII secolo resse il patriarcato san Paolino II († 802), teologo, liturgista e grande uomo di cultura.[13]

Inquadrato nel Ducato del Friuli durante il Regno longobardo, a seguito della conquista franca, nel 952 il territorio del Friuli venne sottoposto al Ducato di Baviera, assieme a Istria, Carinzia e Carniola. Ma già nel 976 i territori venivano inquadrati nel nuovo ducato di Carinzia. Il patriarca Poppone (1019-1042), familiare e ministro dell'imperatore Corrado II, consacrata il 13 luglio 1031 la nuova cattedrale, e cinta di nuove mura Aquileia, si prodigò per liberarsi dal controllo del Ducato di Carinzia e si scontrò coi Veneziani a Grado, dove fu costretto prima dalle armi della Repubblica di Venezia e poi da un concilio papale a rinunciare alla conquista di Grado.[14]

Libero feudo di Aquileia[modifica | modifica sorgente]

Enrico IV, sceso in Italia per ottenere la revoca della scomunica ricevuta da papa Gregorio VII (celebre l'episodio della cosiddetta umiliazione di Canossa), si trovò ben presto ad affrontare una rivolta dei nobili, dovuta alla sua lontananza ed al fatto che il papa, pur avendo ritirato la scomunica non aveva annullato la dichiarazione di decadenza del trono. Risolti i problemi con il papa Enrico tentò di precipitarsi in patria per ristabilire il suo potere, scoprì però che i nobili locali che controllavano i valichi alpini si erano schierati con la nobiltà tedesca, vista al momento come favorita. Solo il patriarca di Aquileia, Sigeardo di Beilstein, gli concesse di passare.

Il 3 aprile 1077, per la fedeltà dimostrata, Sigeardo ottenne dall'imperatore Enrico IV, che nel frattempo era riuscito a ristabilre la sua autorità, l'investitura feudale di Duca del Friuli, Marchese d'Istria e il titolo di Principe, costituendo quindi il Principato ecclesiastico di Aquileia, feudo diretto del Sacro Romano Impero.[15]

Il patriarcato era delimitata a nord dalle Alpi, a est dal corso del Timavo, a sud dal mare Adriatico ed a ovest dal corso del Livenza e, cosa piuttosto rara per i ducati dell'epoca, a parte alcuni piccoli territori sotto diretta dipendenza dell'Impero, godeva di unità territoriale.

Anche i successori di Sigeardo, che per lungo tempo furono tutti di origine germanica, seguirono tale linea filo-imperiale, il che permise loro di consolidare il potere patriarcale, che giunse ad includere anche Trieste, l'Istria, la Carinzia, la Stiria, ed il Cadore.

Sotto il patriarcato di Volchero (1204-1218) grande impulso fu dato ai traffici commerciali ed alle attività produttive, fu migliorata la rete viaria e brillante fu anche l'attività culturale.[16]

A Volchero successe il patriarca Bertoldo (1218-1251) il quale ebbe fin dall'inizio un occhio di riguardo per la città di Udine per la sua centralità ed in breve tempo passò da piccolo villaggio a metropoli. L'attuale Cividale del Friuli fu sede del Patriarcato del Friuli fino al 1238, anno in cui il patriarca si trasferì a Udine che assunse in tal modo sempre maggiore importanza divenendo col tempo la capitale istituzionale del Friuli. Le mire di conquista dei ghibellini (filo-imperiali) Ezzelino III da Romano e Mainardo III, conte di Gorizia costrinsero il patriarca a cercare aiuto nel partito avversario (quello guelfo) alleandosi con Venezia e con il duca di Carinzia, diventando elemento di forza della lega guelfa e creando dunque una spaccatura con la linea politica seguita fino a quel momento.[17]

Da tale svolta il Friuli non ottenne benefici sostanziali e, anche a causa dell'assassinio di alcuni patriarchi per mano di partiti a loro avversi, si avviò ad un periodo di declino: il patriarca non riusciva più a conservare la coesione tra i comuni e frequenti divennero i tradimenti, le congiure e le lotte tra vassalli. Il conte di Gorizia divenne il principale avversario dell'autorità patriarcale. Nel 1281 scoppiò un conflitto con la Repubblica di Venezia per il possesso di parte dell'Istria.

Una fase di recupero si ebbe con il patriarcato di Bertrando (1334-1350) che conseguì numerosi successi sul piano militare e diplomatico senza mai trascurare i suoi doveri di vescovo[18]. Il 6 giugno del 1350, ormai novantenne fu ucciso in una congiura guidata dal conte di Gorizia e dal comune di Cividale presso l'attuale San Giorgio della Richinvelda.[19]

Il patriarca Marquardo di Randeck (1365-1381) raccolse tutte le leggi emanate in precedenza nella constitutiones Patriae Foriiulii, ossia costituzione della Patria del Friuli base del diritto friulano, che promulgò l'8 novembre 1366 a Sacile.

Con la nomina a patriarca del francese Filippo II di Alençon (1381-1388) si acutizzò il dissidio tra Udine e Cividale per l'egemonia sul patriarcato. Lo scontro degenerò nella guerra di successione al Patriarcato di Aquileia, nella quale con Cividale si schierarono gran parte dei comuni friulani, i Carraresi di Padova ed il re d'Ungheria; con Udine si schierarono invece Venezia e gli Scaligeri di Verona. La guerra ebbe termine nel 1388 con la rinuncia di Filippo II alla carica e con l'indebolimento di Padova e Verona, entrambe conquistate dai Visconti di Milano.[20]

Nel 1411 il Friuli divenne campo di battaglia per l'esercito imperiale (schierato con Cividale) e quello veneziano (schierato con Udine). Nel dicembre del 1411, l'esercito dell'imperatore si impadronì di Udine ed il 12 luglio 1412 venne nominato nel duomo di Cividale il patriarca Ludovico di Teck, ristabilendo quindi la linea filo-imperiale. Di lì a poco i veneziani dichiararono guerra al Patriarcato del Friuli, allo scopo di impadronirsi delle sue rotte commerciali e per eliminare un potente sostenitore dell'Impero, il quale a sua volta mirava a mantenere il patriarcato nella sua orbita per avere un accesso sicuro all'Adriatico. Gli scontri furono lunghi e sanguinosi, con alterne vicende, ed i veneziani si diedero spesso al saccheggio delle campagne per costringere i nemici alla fame; alla lunga però le truppe venete respinsero gradualmente quelle imperiali. Il 13 luglio 1419 i veneziani occuparono Cividale e si prepararono alla conquista di Udine, che cadde il 7 giugno 1420, dopo una strenua difesa; alla testa delle truppe di invasione e portante il vessillo di San Marco c'era Tristano di Savorgnan, nobile friulano che si era "dato" a Venezia. Perso anche l'ultimo baluardo e vista sfumare ogni possibilità di vittoria, i nobili friulani si arresero, e caddero infine Gemona, San Daniele, Venzone, Tolmezzo e Monfalcone: era la fine dello Stato patriarcale friulano. La pace fra Venezia e l'Impero sancì lo stato di fatto, riconoscendo ad entrambi i contendenti il possesso dei territori occupati in quel momento.[21]

L'annessione alla Repubblica di Venezia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Domini di Terraferma.

Uscito gravemente indebolito dopo la guerra tra Repubblica di Venezia e regno d'Ungheria (1411 - 1413); nel 1420 il patriarcato venne invaso dalle truppe veneziane e, resi nulli i tentativi di riconquista del patriarca Ludovico di Teck, i territori dell'ormai ex-principato ecclesiastico passarono sotto il dominio della Repubblica di Venezia, che li incorporò, col nome di Patria del Friuli, quali entità autonoma nel corpo dei suoi Domini di Terraferma.

A capo dell'entità territoriale venne posto un provveditore generale o luogotenente, risiedente in Udine, che continuò ad essere affiancato dal parlamento o consiglio generale.[22]

Il territorio venne suddiviso in 8 quartieri, 4 al di qua del Tagliamento e 4 al di là, mentre nei singoli reggimenti, cioè nelle singole città, castelli e borghi, vennero inviati dei magistrati veneziani ad affiancare le autorità locali.

A causa delle vessazioni imposte alla popolazione si ebbe la famosa rivolta detta del crudele giovedì grasso, nel 1511, capitanata dai nobili filo-veneziani Savorgnan, che si risolse in una jacquerie contro i propri avversari politici.

La guerra della Lega di Cambrai (1509-1529) vide la divisione del Friuli in una parte veneta ed una austriaca, con numerose exclavi di entrambi nei territori degli avversari, minando così la plurisecolare unità della regione. Nel 1579 venne abolito l'autoctono rito patriarchino; nel 1751 venne sciolta la millenaria sede patriarcale di Aquileia, divisa fra le sedi di Udine e Gorizia. Ulteriori devastazioni per il Friuli furono causate infine dalla guerra di Gradisca che, nonostante le alte perdite causate, lasciò invariata la situazione pre-bellica.

Nel 1797, con la caduta della Repubblica di Venezia e il trattato di Campoformido i territori friulani passarono sotto il controllo degli Asburgo d'Austria.[23]

Fine del Patriarcato[modifica | modifica sorgente]

Il 6 luglio 1751 papa Benedetto XIV soppresse il patriarcato di Aquileia con la bolla Iniuncta nobis sollecitata da Venezia e dagli Asburgo d'Austria. Al suo posto vennero erette l'arcidiocesi di Udine e l'arcidiocesi di Gorizia in modo tale che si risolvesse il problema di un'unica diocesi divisa tra la giurisdizione austriaca e veneziana. Questo significò il "declassamento" di Udine, che pur non essendo sede patriarcale ma solo luogo di residenza del patriarca, divenne vera e propria sede arcivescovile, e l'innalzamento di Gorizia che fino a quel momento era stata solo arcidiaconia all'interno della grande diocesi di Aquileia.[24]

Il parlamento del Friuli[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Parlamento della Patria del Friuli.

Il Patriarcato del Friuli s'impose come una delle più significative istituzioni politiche dell'Italia del tempo, dotandosi fin dal XII secolo di un Parlamento (la prima seduta si tenne il 6 luglio del 1231, il che ne fece uno dei parlamenti più antichi d'Europa), espressione massima della società friulana sotto il profilo istituzionale. Tale organismo prevedeva una rappresentanza assembleare anche dei comuni e non solo dei nobili e del clero. Uno dei compiti principali del Parlamento era quello di decidere per la pace e per la guerra, fissando con precisione il numero di soldati che ogni feudo o città doveva fornire.

La vita di questa istituzione si protrasse per oltre sei secoli, il Parlamento fu mantenuto anche sotto la dominazione veneziana, anche se in parte svuotato di potere. Era composto da 70 membri, detti voci: 13 rappresentanti delle città e borghi, 12 rappresentanti del clero e 45 rappresentanti della nobiltà feudale. La sua ultima riunione si svolse nel 1805, in seguito fu abolito da Napoleone Bonaparte.[25]

Cronotassi dei patriarchi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Patriarchi di Aquileia.

Cronotassi degli arcivescovi titolari[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Bertolini, p. 15
  2. ^ Bertolini, p. 20
  3. ^ Corbanese, p. 18
  4. ^ Corbanese, p. 24
  5. ^ Leich, p. 23
  6. ^ Julium Carnicum G. Biasutti, Il cristianesimo primitivo nell'Alto Adriatico
  7. ^ Leicht, p. 25
  8. ^ Menis, p. 40
  9. ^ Menis, p. 43
  10. ^ Bertolini, p.37
  11. ^ Menis, p. 88
  12. ^ Menis, p. 90
  13. ^ Paschini, p. 50
  14. ^ Paschini, p. 55
  15. ^ Corbanese, p. 51
  16. ^ Corbanese, p. 52
  17. ^ Leicht, p. 77
  18. ^ Va ricordata però anche una sconfitta diplomatica ottenuta sul campo di battaglia a Parabiago (attuale Provincia di Milano) nel 1339; Bertrando si era alleato dalla parte di Mastino II della Scala e Lodrisio Visconti, contro Azzone, Luchino e Giovanni Visconti, "triumviri di Milano", mandò quindi un gruppo di soldati ad aggregarsi alla lodrisiana Compagnia di San Giorgio, la quale uscì sconfitta in data 21 febbraio di quell'anno.
  19. ^ Leicht, p. 80
  20. ^ Bertolini, p.73
  21. ^ Paschini, p.91
  22. ^ Paschini, p. 93
  23. ^ Menis, p. 88
  24. ^ Bertolini, p.92
  25. ^ leicht, p. 101

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (LA) Bolla Iniuncta nobis, in Raffaele de Martinis, Iuris pontificii de propaganda fide. Pars prima, Tomo III, Romae 1890, p. 449
  • Bertolini G.L., Rinaldi U.: Carta politico amministrativa della Patria del Friuli al cadere della Repubblica Veneta, Società Storica Friulana, Udine, 1913.
  • Cargnelutti L., Corbellini R.: Udine Napoleonica. Da metropoli della Patria a capitale della provincia del Friuli, Arti Grafiche Friulane, Udine, 1997.
  • L. Casella, Rappresentanze e territori. Parlamento friulano e istituzioni rappresentative territoriali nell'Europa moderna, Udine, Forum, 2003.
  • Cerroni D., Gasperi P.: Il secondo periodo veneto (Seicento/Settecento), in Enciclopedia Monografica del Friuli, Istituto per l'enciclopedia del Friuli-Venezia Giulia, Udine, 1971.
  • Corbanese G.G.: Il Friuli, Trieste e L'Istria nel periodo veneziano, Edizioni Del Bianco, Trieste, 1987.
  • Ellero G.: DAF Dizionario autonomistico friulano, Istitût Ladin-Furlan Pre Checo Placerean, Codroipo, 2007
  • Leicht P.S.: Breve storia del Friuli, Libreria editrice Aquileia, Udine, 1976.
  • Menis G.C.: Storia del Friuli. Dalle origini alla caduta dello Stato patriarcale (1420) con cenni fino al XX secolo , Società Filologica Friulana, Udine, 2002
  • Paschini P.: Storia del Friuli, (IV edizione), Arti Grafiche Friulane, Udine, 2003.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

diocesi Portale Diocesi: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di diocesi