Terremoto del Friuli del 1976
| Terremoto del Friuli del 1976 | |
|---|---|
Effetti della scossa principale |
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| Data | 6 maggio 1976 |
| Ora | 21:00:12 (CET) |
| Magnitudo momento | 6,4[1] |
| Profondità | 6[1] km |
| Distretto sismico | Alpi Carniche |
| Epicentro | tra Gemona e Artegna (presso località Lessi) 46°14′28″N 13°07′08″E / 46.241°N 13.119°ECoordinate: 46°14′28″N 13°07′08″E / 46.241°N 13.119°E |
| Nazioni colpite | |
| Intensità Mercalli | IX-X |
| Vittime | 989 |
| Questa voce è parte della serie Storia del Friuli |
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Voci principali
Storia delle città
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Il terremoto del Friuli del 1976 fu un sisma che colpì il Friuli, e i territori circostanti, alle ore 21:00:12 del 6 maggio 1976, con ulteriori scosse l'11 e 15 settembre[2].
Indice |
[modifica] Il sisma
[modifica] La scossa di maggio
La zona più colpita fu quella a nord di Udine, con epicentro macrosismico situato tra i comuni di Gemona e Artegna nelle vicinanze della località Lessi e forza pari a 6,4 della magnitudo momento[1], e intensità pari al decimo grado della scala Mercalli[3]. L'epicentro strumentale fu più a est, fra Taipana e Lusevera[1]. Per maggiore precisione, ci sono vari studi sull'epicentro[4]. Oltre ai due ipotetici epicentri citati, è molto accreditata anche la tesi che l'epicentro sia stato nel gruppo del monte Chiampon, nei pressi di Pradielis e Cesariis. L'USGS sottoscrive un'ipotesi ancora differente, e cioè che l'epicentro sia stato nella val Resia[5].
I danni furono amplificati dalle particolari condizioni del suolo, dalla posizione dei paesi colpiti, quasi tutti posti in cima ad alture, e dall'età avanzata delle costruzioni. I paesi andati distrutti non avevano infatti riportato danni rilevanti nella prima e nella seconda guerra mondiale, a differenza di San Daniele del Friuli che, semidistrutta dai bombardamenti aerei del 1944, aveva dovuto ricostruire gran parte della sua struttura urbana con criteri moderni; la città pagò comunque gravi danni al patrimonio artistico con la devastazione delle chiese e degli antichi palazzi di fattura medievale, e il crollo di una manciata di edifici del centro storico provocò molte vittime[6].
La scossa, avvertita in tutto il Nord Italia, investì principalmente 77 comuni italiani con danni, anche se molto più limitati, per una popolazione totale di circa 80.000 abitanti, provocando, solo in Italia, 989 morti e oltre 45.000 senza tetto. Anche le zone dell'alta e media valle del fiume Isonzo, in territorio jugoslavo (in Slovenia) venne colpita, interessando in particolare i comuni di Tolmino, Caporetto, Canale d'Isonzo e Plezzo[7].
[modifica] Le scosse di settembre
I danni del terremoto del maggio 1976 furono amplificati da altre due scosse, a fine dell'estate[8].
L'11 settembre 1976 la terra tremò di nuovo: si verificarono infatti due scosse alle 18:31 e alle 18:40, la prima delle quali del 5,8 della scala Richter[9].
Il 15 settembre 1976 prima alle ore 5:00 circa e poi alle ore 11:30 si verificarono ulteriori scosse di oltre 6 gradi della scala Mercalli. I comuni di Trasaghis, Bordano, Osoppo, Montenars, Gemona del Friuli, Buja, Venzone e la frazione di Monteaperta, le località maggiormente colpite, furono fortemente danneggiati. La popolazione di quei comuni fu trasferita negli alberghi di Grado, Lignano Sabbiadoro, Jesolo e altre località marittime. Là furono ospitati anche i terremotati di altri comuni, rimasti senza alloggio[10].
[modifica] Sequenza delle scosse
Di seguito, la lista dettagliata delle maggiori scosse telluriche registrate dal 6 maggio al 15 settembre 1976:
| Data | Ora Locale | Magnitudo | Epicentro |
|---|---|---|---|
| 6 maggio 1976 | 21:00 | 6,4 | Gemona del Friuli-Artegna |
| 11 settembre 1976 | 18:31 | 5,8 | Gemona del Friuli-Venzone |
| 11 settembre 1976 | 18:40 | 5,6 | Gemona del Friuli-Venzone |
| 15 settembre 1976 | 05:00 | 5,9 | Gemona del Friuli-Venzone |
| 15 settembre 1976 | 11:30 | 6,0 | Gemona del Friuli-Venzone |
[modifica] Lista dei comuni più colpiti
[modifica] Il contesto politico
Il sisma di maggio si presentò al termine del governo Moro V, a Camere già sciolte e in campagna elettorale. Enrico Berlinguer spingeva il PCI, e Indro Montanelli aveva invitato gli italiani a votare DC “turandosi il naso”. Le elezioni del 20-21 giugno (le prime aperte ai 18-ventunenni) confermarono l'egemonia DC e l'avanzata del PCI (+7,4%, +48 seggi alla Camera). Il terremoto innescò una forte solidarietà sociale, che anticipò il movimento del 1977 e gli anni di piombo[12].
[modifica] La ricostruzione
Nonostante una lunga serie di scosse di assestamento, che continuò per diversi mesi, la ricostruzione fu rapida e completa.
L'8 maggio, a due giorni dal sisma, il Consiglio Regionale del Friuli-Venezia Giulia stanziò con effetto immediato 10 miliardi di lire (40 milioni di euro del 2012)[12]
Il Governo Andreotti III nominò il 15 settembre Giuseppe Zamberletti Commissario straordinario del Governo incaricato del coordinamento dei soccorsi. Gli fu concessa carta bianca, salvo approvazione a consuntivo, che regolarmente il Parlamento approvò. In collaborazione con le Amministrazioni locali, i fondi statali destinati alla ricostruzione furono gestiti direttamente da Zamberletti assieme al governo regionale del Friuli Venezia Giulia. Circa 40.000 sfollati passarono l'inverno sulla costa adriatica, per rientrare tutti entro il 31 marzo 1977 in villaggi prefabbricati costruiti nei rispettivi paesi[12]. La ricostruzione totale durò 10 anni.
Finito il mandato di Zamberletti, il governo regionale del Friuli Venezia Giulia, grazie ad un'attenta ed efficiente gestione delle risorse, poté, nell'arco di circa dieci anni ricostruire interi paesi. Ancora oggi il modo in cui venne gestito il dramma post-terremoto, viene ricordato come un alto esempio di efficienza e serietà. [13]
Il conto dei contributi statali per la ricostruzione del Friuli ammontava a 12.905 miliardi di lire a fine 1995 (circa 9 miliardi di euro del 2010); secondo altre fonti, a 29.000 miliardi di lire (una ventina di miliardi di euro). Il motore della ricostruzione fu assicurato da 500 miliardi di lire destinati alla ripresa economica, mentre il resto dei fondi fu affidato in gestione alle amministrazioni locali, che effettuarono controlli efficaci e rigorosi sugli standard di ricostruzione[12][14].
Il disastro diede inoltre un importante impulso alla formazione della protezione civile[15].
Nell'aprile 1998, Gemona viene descritta dopo una nuova, minima, scossa da Luigi Offeddu, inviato del Corriere della Sera: «Gruppi di turisti fotografano il Duomo e passeggiano sotto i portici di via Bini. Duomo e portici che sembrano così com’erano prima del 6 Maggio 1976, ma che invece l’orcolat aveva frantumato, e che la gente ha ricostruito pezzo per pezzo secondo il procedimento chiamato anastilosi: raccogliere ogni pietra, numerarla, ricollocarla al suo posto. Ancora oggi, su alcune pietre dei portici si legge un numero. Ma quel numero, insieme a uno spezzone della chiesa della Madonna delle Grazie, è l’unica traccia che ricordi il passaggio dell’orco»[12][16].
[modifica] Il sisma in cifre
- Aree colpita: 5.500 chilometri quadrati
- Popolazione colpita: 600mila abitanti
- Morti: 989
- Sfollati: più di 100.000
- Case distrutte: 18.000
- Case danneggiate: 75.000
- Danni al territorio: 4.500 miliardi di lire (oltre 18,5 miliardi di euro del 2010)
- Comuni coinvolti: 45 comuni “rasi al suolo” come Gemona, Venzone, Buia, Monteaperta (frazione di Taipana) e Osoppo, 40 “gravemente danneggiati” e 52 “danneggiati”: tutti fra Udine e Pordenone, più tre soli comuni della provincia di Gorizia[12][17]
[modifica] Note
- ^ a b c d INGV - CPTI11
- ^ Paolo Cossi, Il terremoto del Friuli 1976 - 2006: per ricordare, trent'anni dopo (in italiano), Udine, Becco Giallo, 2006.
- ^ Paolo Cossi, Il terremoto del Friuli 1976 - 2006: per ricordare, trent'anni dopo (in italiano), Udine, Becco Giallo, 2006.
- ^ Sintesi sullo scenario sismogenetico più plausibile per la scossa del 6/5/1976 in Friuli. Ogs. URL consultato in data 31 maggio 2012.
- ^ Paolo Cossi, Il terremoto del Friuli 1976 - 2006: per ricordare, trent'anni dopo (in italiano), Udine, Becco Giallo, 2006.
- ^ Paolo Cossi, Il terremoto del Friuli 1976 - 2006: per ricordare, trent'anni dopo (in italiano), Udine, Becco Giallo, 2006.
- ^ Paolo Cossi, Il terremoto del Friuli 1976 - 2006: per ricordare, trent'anni dopo (in italiano), Udine, Becco Giallo, 2006.
- ^ Paolo Cossi, Il terremoto del Friuli 1976 - 2006: per ricordare, trent'anni dopo (in italiano), Udine, Becco Giallo, 2006.
- ^ Bollettino del terremoto dell'11 settembre 1976. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. URL consultato in data 31 maggio 2012.
- ^ Paolo Cossi, Il terremoto del Friuli 1976 - 2006: per ricordare, trent'anni dopo (in italiano), Udine, Becco Giallo, 2006.
- ^ da inserire San Daniele del friuli
- ^ a b c d e f Sergio Rizzo, "I professionisti delle macerie", Corriere della Sera, 4 ottobre 2010
- ^ http://www.regione.fvg.it/rafvg/comunicati/comunicato.act?dir=/rafvg/cms/RAFVG/notiziedallagiunta&nm=20120927184918015
- ^ Paolo Cossi, Il terremoto del Friuli 1976 - 2006: per ricordare, trent'anni dopo (in italiano), Udine, Becco Giallo, 2006.
- ^ Paolo Cossi, Il terremoto del Friuli 1976 - 2006: per ricordare, trent'anni dopo (in italiano), Udine, Becco Giallo, 2006.
- ^ Paolo Cossi, Il terremoto del Friuli 1976 - 2006: per ricordare, trent'anni dopo (in italiano), Udine, Becco Giallo, 2006.
- ^ Paolo Cossi, Il terremoto del Friuli 1976 - 2006: per ricordare, trent'anni dopo (in italiano), Udine, Becco Giallo, 2006.
[modifica] Voci correlate
- Orcolat
- Terremoto
- Terremoti in Italia
- Geologia d'Italia
- Lista di terremoti in Italia
- Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)
[modifica] Bibliografia
- Paolo Cossi, Il terremoto del Friuli 1976 - 2006: per ricordare, trent'anni dopo (in italiano), Udine, Becco Giallo, 2006.
- Igor Londero, "Pa sopravivence, no pa l'anarchie" - forme di autogestione nel Friuli terremotato: l'esperienza della tendopoli di Godo (Gemona del Friuli), Forum, Udine maggio 2008;
[modifica] Altri progetti
Commons contiene immagini o altri file su Terremoto del Friuli del 1976
[modifica] Collegamenti esterni
- CFTI4Med Catalogue of Strong Earthquakes in Italy (461 B.C.-1997) and Mediterranean Area (760 B.C.-1500). Emanuela Guidoboni, Graziano Ferrari, Dante Mariotti, Alberto Comastri, Gabriele Tarabusi and Gianluca Valensise 2007 (INGV - SGA)
- DBMI11 (INGV) Database delle osservazioni macrosismiche dei terremoti italiani
- Alcune foto dal sito del Gruppo Storico Vigili del Fuoco di Roma
- Ricostruzione in Realtà Virtuale degli effetti del Terremoto del Friuli (Università di Udine, HCI Lab)
- video contenente un documento audio registrato da un ragazzo durante il terremoto, il quale stava riversando su nastro la canzone dei Pink Floyd Shine on you crazy diamond: inizialmente si sente la musica stonare leggermente, poi il braccio del giradischi salta da un solco all'altro e infine la musica si interrompe, lasciando spazio ai rumori della terra che trema e alle voci della gente spaventata.