Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia

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Logo dell' Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, sigla INGV, è l'ente italiano di ricerca sui fenomeni geofisici e vulcanologici, che gestisce inoltre le reti nazionali di monitoraggio per i fenomeni sismici e vulcanici. L'INGV è sottoposto alla vigilanza del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.

L'attuale presidente è Stefano Gresta, nominato dal Ministero il 27 marzo 2012 dopo le dimissioni di Domenico Giardini.[1]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini[modifica | modifica sorgente]

Le origini dell'INGV coincidono con le origini della ricerca Geofisica e Vulcanologica in Italia e nel Mondo; le origini di questo Istituto sono tracciabili con la storia dei prestigiosi Istituti che gli hanno dato origine, sintetizzata nel seguito. Nel 1841, il Re delle Due Sicilie Ferdinando II di Borbone inaugurava il Reale Osservatorio Vesuviano, primo Osservatorio Vulcanologico al Mondo, affidandone la Direzione a Macedonio Melloni, uno dei più importanti fisici della metà dell'800, autore tra l'altro di studi e scoperte pionieristici sulla radiazione termica associata alle onde elettromagnetiche. L'Osservatorio Vesuviano, anche dopo l'Unità d'Italia, continuò ad essere un prestigioso riferimento mondiale per la Vulcanologia e la Geofisica. Annoverò tra i suoi Direttori, dopo Melloni, altre importanti personalità scientifiche, tra cui Luigi Palmieri, inventore tra l'altro del primo sismografo elettromagnetico, e Giuseppe Mercalli, noto in tutto il Mondo per aver ideato la scala di Intensità Macrosismica dei terremoti Scala Macrosismica Europea, utilizzata tuttora. In tempi recenti, l'Osservatorio Vesuviano è stato sempre in prima linea nella gestione delle più importanti emergenze sismiche e vulcaniche in Italia. Tra queste, il terremoto Irpino-Lucano del 1980 ed i fenomeni di bradisisma dei Campi Flegrei degli anni '70 e degli anni '80, che portarono nel 1983 all'evacuazione della cittadina di Pozzuoli, con il trasferimento di circa 40000 abitanti nella nuova cittadina di Monteruscello, appositamente edificata in pochi mesi in un'area priva di strutture urbanistiche, esperienza unica ed esemplare di Protezione Civile in Italia [1]. Circa un secolo dopo la nascita dell'Osservatorio Vesuviano, negli anni '30 del secolo scorso, Guglielmo Marconi, allora presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), propose la creazione di un Istituto che promuovesse ed eseguisse, coordinandoli, studi e ricerche sui fenomeni fisici della Terra e sulle loro applicazioni pratiche.
La disposizione presidenziale firmata dallo stesso Marconi il 13 novembre 1936 dava vita all’Istituto Nazionale di Geofisica (ING) dotandolo di quattro geofisici e quattro tecnici e di un ambizioso programma scientifico.
Tra le attività scientifiche previste primeggiava la sismologia, ma si intendeva approfondire anche altri settori della fisica terrestre come la fisica ionosferica, l’elettricità atmosferica e terrestre, le radiazioni naturali e l’ottica atmosferica, il geomagnetismo.
Incaricato con disposizione di legge di assolvere il servizio geofisico nazionale, l’Istituto allestì la prima rete geofisica italiana.
Nel 1969, a Catania nasceva, sotto l'egida dell'UNESCO e con la direzione di uno dei più brillanti vulcanologi Europei del secolo scorso, Alfred Rittmann, l'Istituto Internazionale di Vulcanologia, prestigioso centro di ricerca vulcanologico orientato principalmente agli studi sull'attività dell'Etna e delle Eolie. Tra gli anni '70 e gli anni '80, vedevano inoltre la luce altri due prestigiosi Istituti di ricerca geofisica e vulcanologica: l'Istituto di Geochimica dei Fluidi di Palermo e l'Istituto di Ricerca sul Rischio Sismico di Milano. Alla fine degli anni '90 del secolo scorso, la Geofisica e la Vulcanologia in Italia erano divenute discipline scientifiche ormai mature e, specialmente nel campo della sismologia e vulcanologia, l'Italia, grazie all'intensa attività scientifica di questi Istituti e di molte altre prestigiose Università, aveva conquistato una posizione di indubbio prestigio e credibilità scientifica internazionale.

La nascita dell'INGV[modifica | modifica sorgente]

Nel 1999, il D.L. 29/9/1999 n. 381 [2] ha fatto nascere l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia [3], dalla confluenza dei principali Istituti di ricerca Geofisica e Vulcanologica Italiani: l'Osservatorio Vesuviano di Napoli, l'ING di Roma, l'IIV di Catania, l'IGF di Palermo e l'IRRS di Milano. Enzo Boschi, Presidente dell'ING, uno degli Enti confluiti, veniva nominato primo Presidente del nuovo Ente. La nascita dell'INGV non fu indolore, principalmente in quanto l'accorpamento dell'Osservatorio Vesuviano nel nuovo Ente poneva una serie di problemi di carattere burocratico, dovuti al fatto che il suo personale tecnico e scientifico, a differenza dell'ING e degli altri Istituti CNR Consiglio Nazionale delle Ricerche, aveva un inquadramento universitario, in linea di principio non compatibile con quello di un Ente di ricerca come INGV. Inoltre, l'Osservatorio Vesuviano aveva un forte legame con il territorio, e molti sindaci dei paesi vesuviani, insieme a buona parte della popolazione e del personale dell'Istituto, protestarono per molti mesi contro un accorpamento che, privando di autonomia il più antico Osservatorio Vulcanologico al Mondo, di origine borbonica, sembrava inoltre allontanare il prestigioso Istituto scientifico dal controllo del suo territorio. Anche l'accorpamento di altri Istituti fu in parte problematico: buona parte del personale dell'IRRS di Milano, al quale era stata data possibilità di opzione al pari degli altri Istituti CNR Consiglio Nazionale delle Ricerche, optò per restare nel CNR Consiglio Nazionale delle Ricerche; analoghi problemi di accorpamento si ebbero per l'IIV di Catania, che aveva da poco avviato, nell'ambito di una convenzione con la Protezione Civile, il Progetto POSEIDON, per il monitoraggio e la sorveglianza dei vulcani siciliani (Etna ed Eolie). In ogni caso, il nuovo Istituto costituì il maggiore raggruppamento di ricerca geofisica a livello europeo, e, fin dalla sua nascita, sviluppò importanti sinergie di ricerca su tutte le linee che caratterizzavano gli Istituti che vi erano confluiti.
In particolare, l'INGV ha fortemente sviluppato la ricerca Italiana in sismologia, vulcanologia, geochimica, geotermia, geomagnetismo, aeronomia, climatologia e oceanografia. Oggi, l'INGV è riconosciuto come uno dei più prestigiosi Istituti di ricerca Geofisica e Vulcanologica a livello internazionale[2].

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

  • Conferita il 11/10/2010:
Medaglia al merito di I classe della Protezione Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia al merito di I classe della Protezione Civile
«Per la partecipazione all'evento sismico del 6 aprile 2009 in Abruzzo, in ragione dello straordinario contributo reso con l'impiego di risorse umane e strumentali per il superamento dell'emergenza.»
— D.P.C.M. 11 ottobre 2010

Settori di ricerca[modifica | modifica sorgente]

L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia è diventato uno dei più grandi enti di ricerca europei nell'ambito delle Scienze della Terra[2].

L'INGV svolge attività di ricerca scientifica nei campi della geofisica e geochimica, della sismologia e della vulcanologia. Oltre alle sue normali attività di ricerca, l'INGV ha il compito, in convenzione con la Protezione Civile, della sorveglianza sismica e vulcanica delle aree Italiane. In particolare, la sezione di Roma CNT (Centro Nazionale Terremoti Centro Nazionale Terremoti) si occupa della sorveglianza sismica di tutto il territorio nazionale, escluse le aree vulcaniche. La sezione di Napoli Osservatorio Vesuviano [4] si occupa della sorveglianza dei vulcani Napoletani (Campi Flegrei, Vesuvio, Ischia), e la sezione di Catania [5] della sorveglianza dei vulcani siciliani (Etna, Eolie). I dati provenienti dallo Stromboli sono trasmessi sia all' Osservatorio Vesuviano di Napoli che all' INGV di Catania[3]. La sezione di Palermo [6] effettua il monitoraggio geochimico nelle aree tettoniche e vulcaniche della Penisola, essendo quindi di supporto alla sorveglianza sismica e vulcanica di tutto il territorio nazionale. L'INGV guida i consorzi europei per il monitoraggio a terra (EPOS [7]) ed in mare (EMSO [8]), e la Piattaforma Tecnologica Nazionale per l'energia Geotermica, del Ministero dell'Università e Ricerca (MIUR). L'INGV conta oggi circa 600 dipendenti a tempo indeterminato, tra ricercatori, tecnici ed amministrativi, e circa 400 a tempo determinato o con contratti a termine di vario tipo. L'INGV ha inoltre avviato un programma nazionale di educazione pubblica, informazione sociale e comunicazione del rischio, relativamente ai rischi sismici e vulcanici, chiamato EduRisk[4]. Nell'ambito delle Scienze della Terra, e in particolare della climatologia, dal 2005 l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia è socio del Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC).

Struttura[modifica | modifica sorgente]

Organi[modifica | modifica sorgente]

Lo statuto dell'INGV prevede che gli organi principali dell'istituto sono: [9]

  • Presidente
    • Prof. Stefano Gresta.
  • Consiglio di amministrazione
    • Prof. Bernardino Chiaia
    • Prof. Domenico Giardini
    • Dott. Antonio Meloni
    • Dott. Nicola Alessandro Pino
  • Collegio dei revisori dei conti
  • Consiglio scientifico
  • Direttore generale
    • Dott. Massimo Ghilardi
  • Direttori di struttura
    • Dott. Domenico Patanè per la Sezione Catania
    • Dott. Paolo Augliera (Commissario) per la Sezione Milano - Pavia | Sismologia Applicata all'Ingegneria
    • Dott. Sergio Gurrieri per la Sezione Palermo | Geochimica
    • Dott. Marcello Martini per la Sezione Napoli | Osservatorio Vesuviano
    • Dott. Bruno Zolesi per la Sezione Roma 2 | Geomagnetismo, Aeronomia e Geofisica Ambientale
    • Dott. Andrea Morelli per la Sezione Bologna
    • Dott. Augusto Neri per la Sezione Pisa
    • Dott. Antonio Piersanti per la Sezione Roma 1 | Sismologia e Tettonofisica
    • Dott. Alessandro Amato per il Centro Nazionale Terremoti
    • Dott. Fabio Florindo per il Centro Servizi
  • Collegio d'istituto
  • Organismo Indipendente di Valutazione
  • Ufficio Relazioni Scientifiche Istituzionali
  • Comitato Unico di Garanzia

Lista dei presidenti[modifica | modifica sorgente]

,

Sezioni[modifica | modifica sorgente]

L’INGV è articolato in otto strutture organizzative principali (le sezioni) e un centro nazionale per lo studio dei terremoti, dislocati in sette sedi italiane:

Sedi distaccate[modifica | modifica sorgente]

Le attività dell'INGV si svolgono anche presso le sedi distaccate di:

Reti di monitoraggio[modifica | modifica sorgente]

L'istituto si avvale di numerose reti di osservazione e misura, alcune delle quali multidisciplinari, sparse sull'intero territorio nazionale, in ambito geofisico, geodetico, geochimico, geomagnetico, Vulcanologico.

Tra le più importanti: la Rete Sismica Nazionale, la Rete Accelerometrica Nazionale, le reti di monitoraggio dei vulcani Vesuvio, Campi Flegrei, Ischia, Etna, Stromboli e la rete di monitoraggio dei vulcani delle Eolie.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ INGV — Presidente
  2. ^ a b Science Watch: Earthquake > Top 20 Institutions
  3. ^ Monitoraggio sismologico di Stromboli
  4. ^ Edurisk – Itinerari per la riduzione del rischio

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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