Artegna
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| Artegna | |||||||||
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| Stato: | |||||||||
| Regione: | |||||||||
| Provincia: | |||||||||
| Coordinate: | Coordinate: | ||||||||
| Altitudine: | 210 m s.l.m. | ||||||||
| Superficie: | 11 km² | ||||||||
| Abitanti: |
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| Densità: | 264 ab./km² | ||||||||
| Frazioni: | Sornico | ||||||||
| Comuni contigui: | Buja, Gemona del Friuli, Magnano in Riviera, Montenars, Treppo Grande | ||||||||
| CAP: | 33011 | ||||||||
| Pref. telefonico: | 0432 | ||||||||
| Codice ISTAT: | 030006 | ||||||||
| Codice catasto: | A448 | ||||||||
| Nome abitanti: | arteniesi | ||||||||
| Santo patrono: | San Rocco | ||||||||
| Giorno festivo: | 16 agosto | ||||||||
| Sito istituzionale | |||||||||
Artegna (Dartigne in friulano) è un comune italiano di 2.951 abitanti della provincia di Udine in Friuli Venezia Giulia.
Indice |
[modifica] Storia
[modifica] Onorificenze
Medaglia d'oro al Merito Civile
[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse
- Chiesetta di Santo Stefano in Clama
La chiesetta sorge ai piedi del monte Faet, poco al di sopra del borgo Clama, che prende il suo nome da un'antica casata di Artegna. L'esistenza di una chiesa in Clama, intitolata a San Leonardo, è attestata da un documento del 1281 (testamento di Federico di Prampero). La prima traccia documentale della dedicazione della chiesa a Santo Stefano risale al 1431. Nel 1977, durante lavori di restauro successivi al terremoto del 1976 che colpì rovinosamente il Friuli, mentre si rimuove l'altare settecentesco, vengono rinvenute sette lastre di pietra risalenti all'Alto Medioevo, le quali probabilmente appartenevano alla chiesetta e che fanno presupporre che la fondazione dell'attuale Santo Stefano risalga almeno al periodo carolingio. Infatti, i motivi decorativi connotano le lastre come elementi di un pluteo e di pilastrini databili tra l'VIII e il IX secolo, secondo quanto suggeriscono i confronti effettuati con analoghi manufatti conservati a Grado, a Cividale del Friuli e a Concordia. Inoltre, il restauro porta alla luce i lacerti di tre distinti cicli pittorici a fresco. Sulla parete di sinistra (dopo il distacco, ricollocato sopra l'ingresso), un primo frammento dell'XI-XII secolo rappresenta l'episodio evangelico della Strage degli Innocenti e un secondo frammento del XII-XIII secolo (dopo il distacco, non ricollocato nella chiesa) raffigura un uomo, di profilo; entrambi sono una delle poche testimonianze dell'epoca che si conservino ancora in Friuli. La ricerca di esempi simili di pittura, risalenti alla medesima epoca, ha portato ad un accostamento del primo frammento a un ciclo pittorico (XI secolo) dell'Abbazia di Lambach (Alta Austria), in cui si è riconosciuto un “linguaggio comune”, e agli affreschi della Collegiata di S. Giorgio a Oberzell (isola di Reichenau, nel lago di Costanza), i cui modi stilistici rinviano alla scuola pittorica dei miniaturisti dell'abbazia benedettina di Reichenau. Il terzo strato pittorico, del XV secolo, che occupa le pareti laterali della navata, l'arco trionfale e il vano absidale (gli affreschi, distaccati, sono stati ricollocati nella chiesa poggiandoli su supporti di vetroresina che riproducono esattamente le dimensioni e la curvatura delle pareti interne, così com’erano prima del sisma), viene associato agli affreschi della chiesa di S. Antonio di Forame d'Attimis e, quindi, alla cultura figurativa delle vicine regioni nordiche e orientali (scuola di Villaco e, in particolare, la pittura di Johannes von Laibach o Janez Ljubljanski), legate a un linguaggio tardo-gotico, il quale contrasta con la cultura figurativa proveniente dall'Italia e lo fa apparire arcaico, ma che è assai indicativo sia della circolazione degli artisti in quest’area geografica sia del gusto popolare. Le stesse tracce “vitalesche” presenti negli affreschi di Santo Stefano, individuabili nelle figure degli apostoli, non verrebbero da una conoscenza diretta della pittura di Vitale da Bologna – l'artista attivo nel Duomo di Udine nel XIV secolo, che porta in Friuli la pittura rinnovata del ‘dopo Giotto’– ma da un' esperienza compiuta dal pittore in Slovenia, dove il vitalismo si irradiò nella seconda metà del XIV secolo, analogamente a quanto avvenne in Carinzia ad opera di piccoli maestri friulani itineranti. Pertanto, considerando dalla chiesetta di Santo Stefano, alla luce di quanto appena accennato, il giudizio storico di Aldo Rizzi sulla pittura friulana del ‘400, caratterizzata secondo lui, come quella veneta, dall'incontro e dalla fusione di “cultura gotica” e “cultura rinascimentale”, bisognerebbe legare tale giudizio anche all'opera di pittori nordici che lavorano tra Friuli, Carinzia e Slovenia.
Il ciclo del XV secolo si compone nel modo seguente:
- nell'aula, a sinistra, lo stemma dei signori d'Artegna – la casata dell'umanista Guarnerio d'Artegna - ; la figura di un orante (il committente dell'opera); il martirio di Santo Stefano;
- sull'arco trionfale, l'Annunciazione, secondo la tradizione diffusasi in Friuli dal XIV secolo; la teoria degli apostoli;
- nell'abside, la lunetta con Crocifissione e sante (Sant’Apollonia e Santa Lucia);
- nella volta, Cristo benedicente; i simboli dei quattro evangelisti;
- sulla parete destra dell'abside, figure di santi (S. Sebastiano, S. Giovanni Battista, S. Antonio Abate, un maiale, un giovane orante);
- al sommo delle pareti laterali dell'aula, figure di profeti.
- Chiesetta di San Martino
La chiesa, nelle sue forme attuali, risale al XVI secolo, a quando, cioè, gli Arteniesi la ripararono dopo che il terremoto del 1511 l'ebbe rovinata. All'esterno, chiari sono i segni degli interventi succedutisi nei secoli: se la facciata, in pietra levigata e con il disegno del portale, ha senz’altro un aspetto rinascimentale, le pareti laterali ci riportano ai tempi precedenti, almeno all'anno 1303, quando la chiesa, distrutta dai castellani come risposta alla rivolta popolare del 1299, fu riedificata. Si presume che la chiesa poggi sulle fondamenta della prima cerchia muraria del castello preesistente e che la parete rivolta a sud sia parte dell'antico maschio. Il campanile, invece, fu terminato nel 1681. Un certo eclettismo è ravvisabile anche all'interno, dove ad un'aula di proporzioni classiche si contrappongono un arco trionfale, un'abside e una cappella laterale in cui evidenti sono le “reminiscenze goticizzanti”. Fonti documentali fanno ritenere che la chiesa di San Martino esistesse entro la cerchia del castello fin da primi secoli del Medioevo. La dedicazione a San Martino potrebbe far supporre una edificazione nel castrum longobardo citato da Paolo Diacono, nel sec. VIII, cioè all'epoca della pacificazione religiosa tra longobardi e autoctoni. La chiesa, del resto, custodisce una lastra marmorea raffigurante una teoria di agnelli portacroce e risalente al periodo altomedioevale (IX secolo), rinvenuta nella cappellina laterale che, murata nel XVII secolo, fu riaperta negli anni ’70 nel corso di lavori di restauro. Sulle pareti, si ammira un ciclo pittorico (1530) di Gian Paolo Thanner, friulano nato da Leonardo, pittore e intagliatore trasferitosi dalla Baviera verso la metà del ‘400. Di Thanner, che abitava a Tarcento, è rimasta una ventina di affreschi in chiese di paesi non distanti dal Torre (Segnacco, Ramandolo, Nimis, Racchiuso, Buttrio). G. Bergamini e S. Tavano annoverano il Thanner tra i “pittori di minima levatura e pur talvolta ricchi di ingenua poesia”, e definiscono la sua pittura “naïve” ( “Cercò di ‘tradurre’ le novità dei maggiori pittori friulani, Pellegrino da San Daniele in particolare, più spesso però restando lontano dai modelli e mostrando anzi un fare tanto sgrammaticato quanto deliziosamente spontaneo”). E associano alla sua figura di artista quella di Bartolomeo da Skofja Loka; un altro elemento, che segnala la contiguità tra la pittura friulana del XV e XVI secolo e quella dell'area tedesco-slovena. Con maggiore simpatia per l'opera del Thanner, G.C. Menis caratterizza il suo stile per il suo tratto “popolaresco inconfondibile”, “le sapide citazioni realistiche”, il “gusto per la scrittura friulana”. “Pittore popolaresco ed estraneo alle scuole maggiori del suo tempo, Gian Paolo piace alla gente semplice della campagna, che in lui trova l'interprete più congeniale della propria spiritualità” (G.C. Menis).
L'iconografia del ciclo è quello della tradizione, già visto in Santo Stefano in Clama (episodi del Vangelo, evangelisti, ecc.). Degli affreschi rimangono frammenti nell'abside (crocifissione e passione di Cristo, figure di santi, l'evangelista Giovanni con Sant'Agostino, l'evangelista Marco con San Girolamo e l'evangelista Luca con Sant'Ambrogio) e nella cappella dedicata a San Martino (adorazione dei Magi, San Martino, San Giovanni Battista, San Rocco, e figure genuflesse dei membri della Confraternita dei santi Martino, Battista e Rocco, identificati con i nomi scritti sotto le figure: Jacun da Riu, Pieri Puntus e Jachum Miedi)
- Il colle di San Martino
Il colle di San Martino è un complesso monumentale di cui fanno parte anche la pieve e il castello. La grande chiesa parrocchiale, Santa Maria Nascente, risale al 1829 ed è opera di Pietro Schiavi. All'interno è decorata con affreschi di Sebastiano Santi (soffitto, 1832), Leonardo Rigo (presbiterio, 1888-1892) e Aurelio Mariani (coro, 1930). In uno degli altari laterali, è collocato un dipinto del pittore udinese Luigi Pletti, un San Domenico con notevoli arditezze cromatiche e luministiche. Sopra l'altare del SS. Crocifisso, “un grande Crocifisso ligneo del XVI secolo, vicino ai modi di Giovanni Martini.
Il castello, ricostruito dopo il terremoto del 1976, è quanto resta del fortilizio che fino al XIV secolo occupava la sommità del colle, cingendolo con le sue mura. Appartiene al primitivo edificio – e forse al nucleo più antico – la torre, cosiddetta “longobarda”, che era posta in prossimità della porta d'ingresso. Per il resto, l'edificio ha subìto nel corso del tempo diversi rimaneggiamenti. Il castello non è ancora pienamente recuperato e perciò non è visitabile.
[modifica] Società
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Amministrazione
Sindaco: Aldo Daici (lista civica Per Artegna) dal 8/06/2009
Centralino del comune: 0432 977811
Posta elettronica: sindaco@com-artegna-regione-fvg.it
[modifica] Bibliografia
- Giuseppe Bergamini (a cura di), Guida artistica del Friuli-Venezia Giulia, Passariano (Udine), Associazione fra le Pro Loco del Friuli-Venezia Giulia, 1999 (voce: Artegna).
- G. Bergamini, S. Tavano, Storia dell'arte nel Friuli-Venezia Giulia, Reana del Rojale, Chandetti, 1991.
- Maria Cristina Cavalieri Dossi, “Ritrovamento dei rilievi altomedioevali”, in AA.VV., Gli affreschi di S. Stefano in Clama ad Artegna, Udine, Arti Grafiche Friulane, 1984.
- Beatrice di Colloredo Toppani, “Indagine storico-artistica sugli affreschi”, in AA.VV., Gli affreschi di S. Stefano in Clama ad Artegna, Udine, Arti Grafiche Friulane, 1984.
- Decio Gioseffi, Udine: le arti, s.l., Casamassima Editore, 1982.
- Cristina Marzocco Marinig, “L'architettura”, in G. Caiazza, C. Marzocco Marinig, Castello di Artegna, Monfalcone, Edizioni della Laguna, 1999.
- Gian Carlo Menis, L'antica pieve di San Martino di Artegna e gli affreschi di Gian Paolo Thanner (1530 c.), Artegna, Comune di Artegna, 1999.
- Aldo Rizzi, Profilo di storia dell'arte in Friuli, vol. 2, Udine, Del Bianco Editore, 1979.
- Tarcisio Venuti, “Le chiese di Artegna tra religiosità e storia”, in AA.VV., Artegna. Storia, terremoto, rinascita, Udine, Arti Grafiche Friulane, 1979.
[modifica] Voci correlate
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