Enemonzo

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Enemonzo
comune
Enemonzo – Stemma
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Friuli-Venezia Giulia – stemma Friuli-Venezia Giulia
Provincia Udine – stemma Udine
Sindaco Paolo Iussa (lista civica) dal 8/06/2009
Territorio
Coordinate 46°25′0″N 12°53′0″E / 46.41667°N 12.88333°E / 46.41667; 12.88333 (Enemonzo)Coordinate: 46°25′0″N 12°53′0″E / 46.41667°N 12.88333°E / 46.41667; 12.88333 (Enemonzo)
Altitudine 398 m s.l.m.
Superficie 23,70 km²
Abitanti 1 355[1] (31-12-2010)
Densità 57,17 ab./km²
Frazioni Colza, Esemon di Sotto, Fresis, Maiaso, Quinis, Tartinis
Comuni confinanti Preone, Raveo, Socchieve, Verzegnis, Villa Santina
Altre informazioni
Cod. postale 33020
Prefisso 0433
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 030035
Cod. catastale D408
Targa UD
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona F, 3 168 GG[2]
Localizzazione
Enemonzo è posizionata in Italia
Enemonzo
Posizione del comune di Enemonzo nella provincia di Udine
Posizione del comune di Enemonzo nella provincia di Udine
Sito istituzionale

Enemonzo (Enemonç in friulano[3][4]) è un comune italiano di 1.356 abitanti della provincia di Udine in Friuli-Venezia Giulia.

Indice

[modifica] Geografia

Localizzato nella regione storico-geografica della Carnia, sorge nell'ampia vallata che si sviluppa dall'incontro del fiume Tagliamento e del torrente Degano. Circondato da verdeggianti colline e dai monti Lovinzola e Colgentile è ubicato a soli 12 km dal capoluogo carnico Tolmezzo. Il comune comprende le frazioni di Fresis, Tartinis, Colza, Maiaso, Quinis ed Esemon di Sotto.

[modifica] Storia

Alcuni ritrovamenti (un'ascia in pietra levigata rinvenuta sulla collina di San Rocco, un'ascia in bronzo presso la frazione di Esemon di Sotto, e vari resti di epoca romana), testimoniano che Enemonzo è certamente uno degli antichi insediamenti della Carnia. Tuttavia il nome del paese viene citato per la prima volta solo intorno al 1000 come Enemum. Nel 35 a.C. dopo la sottomissione dei Galli Carni da parte delle legioni romane, Enemonzo entrò a far parte della X REGIO VENETIAE ET HISTRIAE. Dal 1017 al 1420 fece parte del Patriarcato di Aquileia, conoscendo il periodo più florido della sua storia antica. Nel 1420, con la caduta del patriarcato, passò sotto la dominazione veneziana fino al 1797, anno del Trattato di Campoformio che stabiliva il passaggio di tutto il Veneto (che allora comprendeva anche il Friuli) all'impero asburgico. Tornato all'Italia nel 1866, nel 1917 il paese fu investito dalla ritirata di Caporetto, e molti abitanti abbandonarono le proprie case per rifugiarsi al di là del Piave. Durante la seconda guerra mondiale, come tutta la Carnia dovette subire l'invasione dei cosacchi, autori di violenze, furti e razzie, che dovettero abbandonare il paese nel maggio del 1945.

[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse

[modifica] Società

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti

[modifica] Lingue e dialetti

A Enemonzo, accanto alla lingua italiana, la popolazione utilizza la lingua friulana. Nel territorio comunale vige la Legge regionale 18 dicembre 2007, n. 29 "Norme per la tutela, valorizzazione e promozione della lingua friulana"[5], con la quale la Regione Friuli Venezia Giulia stabilì le denominazioni ufficiali in friulano standard e in friulano locale dei comuni in cui effettivamente si parla il friulano.

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Paolo Iussa (lista civica) dal 8/06/2009 (2º mandato)

Il comune fa parte dell'associazione dei comuni del Parco intercomunale delle Colline Carniche costituita nel 2007 insieme ai comuni di Lauco, Raveo e Villa Santina

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ D.P.R. 26 agosto 1993 n. 412 in efficienzaenergetica.acs.enea.it. URL consultato il 27 settembre 2009.
  3. ^ Toponomastica: denominazioni ufficiali in lingua friulana
  4. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani , Milano, GARZANTI, 1996, p. 259.
  5. ^ lista ufficiale Denominazioni ufficiali in Lingua Friulana. Arlef. URL consultato il 26 ottobre 2011.
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