Chiesa di San Giobbe

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Chiesa di San Giobbe
La facciata
La facciata
Stato Italia Italia
Regione Veneto Veneto
Località Venezia
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Giobbe
Diocesi Patriarcato di Venezia
Consacrazione 1493
Inizio costruzione 1450

La chiesa di San Giobbe è un luogo di culto cattolico di Venezia. Si trova nel sestiere di Cannaregio affacciata sul campo omonimo, detto di Sant'Agiopo in veneziano, sulla sponda sinistra del canale di Cannaregio all'altezza del ponte dei Tre Archi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Risale al 1378 il primo ospizio, con annesso il piccolo oratorio ancora presente, edificato in quest'area. Fu Giovanni Contarini a volerlo edificare in un'area di sua proprietà, vicino a casa sua, per le persone indigenti.

Fu la figlia Lucia, con l'aiuto dei frati minori ossevanti, ad edificare il primo ospitale dedicato a san Giobbe, che in pochi anni divenne l'attuale chiesa.

Ma furono soprattutto due personaggi che diedero l'impulso della costruzione del nuovo tempio: il frate francescano san Bernardino da Siena, che operò in città prima di morire nel 1444, e il futuro doge Cristoforo Moro, grande benefattore veneziano. Quest'ultimo, nel 1471, tre mesi prima della morte, donò 10.000 ducati d'oro per il suo completamento.

L'opera ebbe inizio nel 1450 e venne consacrata nel 1493.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Particolare degli interni

I due architetti Antonio Gambello e Lorenzo di Gian Francesco sono gli autori di questa struttura. Il campanile è stato finito nel 1464, da notare le eleganti bifore in pietra d'Istria e la struttura gotica.

Per abbellirne l'interno venne chiamato il grande scultore Pietro Lombardo. Suo il portale d'ingresso pieno di allegorie cristiane che riproducono l'apoteosi dello spirito francescano.

Dagli stipiti si vedono decori che partendo dal basso mutano. Da cespi spinosi, a fiori e frutti, circondati da animali che si nutrono. Tutte allegorie cristiane: fino all'aquila, simbolo biblico di rinascita e resurrezione.

Sull'arco tre statue di tre santi eccelsi dello spirito francescano: san Bernardino da Siena, san Ludovico da Tolosa, detto sant'Alvise a Venezia, e sant'Antonio da Padova.

All'interno ad un'unica navata si nota un'asimmetria: la parete sinistra è ricca di cappelle mentre la parte destra è lineare con quattro altari. Questo perché dal lato destro la chiesa poggiava sul preesistente monastero.

Gli altari sono, in ordine:

  • Altare della Confraternita dei gondolieri e barcaroli del traghetto di Marghera, con l'opera di Paris Bordon I santi Andrea, Pietro e Nicola da Bari. 1565

Cinque sono invece le cappelle:

  • cappella della famiglia Cendon, presenta una Via Crucis di Antonio Zucchi;
  • cappella della famiglia Foscari, presenta un quadro del 1696 raffigurante Sant'Antonio da Padova;
  • cappella sepolclare del mercante novarese Bernardino Testa 1548, detta anche di san Diego a causa della scuola devozionale presente 1610

Tre sono i patrizi veneziani sepolti in questa chiesa. Ai lati del presbiterio il patrizio Francesco Marin, 1502, e a destra Pietro Cornero 1586. Ai piedi dell'altare dedicato a san Bernardino da Siena, inoltre troviamo la tomba del cardinale Marco Antonio Da Mula, 1570, opera della bottega di Alessandro Vittoria. Davanti all'altare, in mezzo alla cappella maggiore, sotto un sigillo, è sepolto il doge Cristoforo Moro [1471] che nel suo testamento espresse il desiderio affinché la chiesa stessa si chiamasse, da quel momento in poi, San Giobbe e San Bernardino in devozione al santo senese.

Il presbiterio è preceduto da un arco trionfale, circondato dalle statue de l'Arcangelo Gabriele e L'Annunciazione. È di forma perfettamente quadrata e ai lati si notano quattro colonne.

Sovrasta il tutto una semicupola con le statue dei quattro evangelisti, attribuita a Pietro Lombardo.

La chiesa fu chiusa per molti anni, per poi riaprire come sussidiaria di San Geremia e poi nel 1952 come sede parrocchiale. Il monastero fu abbattuto nel 1812.

Le pale d'altare di Marco Baisati, Giovanni Bellini, e Vittore Carpaccio furono trasferite nel 1815 alla Gallerie dell'Accademia di Venezia per volere del governo austriaco.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Le chiese di Venezia, Marcello Brusegan; Ed. Newton Compton 2008
  • I Dogi di Venezia, Andrea Da Mosto; ed.Giunti Martello 1983
  • Serie dei Dogi di Venezia intagliati in rame da Antonio Nani, Vol.I - Venezia, 1860

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