Renato Brunetta

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Renato Brunetta
Renato Brunetta 2011.jpg

Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione
Durata mandato 8 maggio 2008 –
16 novembre 2011
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Luigi Nicolais
Successore Filippo Patroni Griffi
(come ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione)

Capogruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati
In carica
Inizio mandato 19 marzo 2013
Predecessore Fabrizio Cicchitto
Successore in carica

Dati generali
Partito politico FI (2013-presente)
Precedenti:
PSI (1983-1994)
FI (1994-2009)
PdL (2009-2013)
Tendenza politica Keynesismo
on. Renato Brunetta
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Venezia
Data nascita 26 maggio 1950 (1950-05-26) (63 anni)
Titolo di studio laureato in Scienze Politiche ed Economiche
Professione Docente universitario di Economia
Partito PdL (2009-2013), FI (dal 2013)
Legislatura XVI, XVII
Gruppo PdL (2008-2013), FI (dal 2013)
Coalizione PdL-LN-MpA (2008), Popolo della Libertà (2013)
Circoscrizione VIII (VENETO 2)
Incarichi parlamentari

XVII LEGISLATURA:

  • Capogruppo del PdL alla Camera dei Deputati dal 16 marzo 2013

XVI LEGISLATURA:

  • Ministro senza portafoglio per la pubblica amministrazione e l'innovazione (Governo Berlusconi IV) dal 10 maggio 2008 al 11 novembre 2011
  • Membro della XIII Commissione (Agricoltura) (sostituito da Renato Farina) dall'8 maggio 2008 a 10 maggio 2008
Pagina istituzionale

Renato Brunetta (Venezia, 26 maggio 1950) è un politico, economista e accademico italiano. Ha ricoperto dal 2008 al 16 novembre 2011 la carica di Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione.
È capogruppo alla Camera per Il Popolo della Libertà e Forza Italia[1] nella XVII legislatura.[2]

Biografia

Inizi e studi

Figlio di un venditore ambulante e ultimo di tre fratelli, Renato Brunetta è cresciuto a Venezia.[3] Egli afferma che da ragazzino coltivò di propria iniziativa studi classici con eccellenti risultati, nonostante un gap sociale paresse differenziarlo dai compagni del Liceo Foscarini:

« Sono orgoglioso di essere figlio di gente povera. Figlio della Venezia popolare. [...] E andavo a lavorare con mio padre, venditore ambulante di gondoete, gondole di plastica nera. [...] E lì, sui marciapiedi di Cannaregio, ho imparato tutto. Il lavoro, il sacrificio. Vivevamo in nove in novanta metri quadri, con i miei due fratelli, mia zia vedova e i suoi tre figli. E comunque a casa mia non c'era un libro. Cominciai a studiare il greco di notte, di nascosto. Così ho dato l'esame per passare al Foscarini. Il figlio dell'ambulante, il piccolino, al liceo dei siori. Alla maturità fui il primo della classe.[4] »

Carriera accademica

Si laurea in Scienze politiche ed economiche presso l'Università degli Studi di Padova il 2 luglio 1973. Inizia la sua carriera accademica presso lo stesso ateneo ricoprendo vari incarichi: dal 1973 al 1974 è assistente alle esercitazioni nei corsi di Teoria e politica dello sviluppo (Facoltà di Scienze Politiche) e di Economia applicata (Facoltà di Statistica). Nell'anno accademico 1977-78 è professore incaricato dell'insegnamento di Economia e politica del lavoro (Facoltà di Scienze Politiche).

Nel 1982 accede, non con un concorso, ma tramite il giudizio di idoneità previsto dall'art. 49 del DPR 382/80 per i precari dell'università dotati di specifici requisiti, al ruolo di professore associato, presentando tre pubblicazioni.[5][6]

Dal 1982 al 1990 è professore associato di Fondamenti di Economia presso il Dipartimento di Analisi Economica e Sociale del Territorio (corso di Laurea di Urbanistica) dell'Istituto Universitario di Architettura di Venezia.

Dal 1991 al 1999 è professore associato di Economia del Lavoro (Facoltà di Economia e Commercio) presso Tor Vergata[7], dove ha ricoperto il ruolo di professore ordinario di Economia Politica (in aspettativa) fino al 2009[8].

Brunetta è andato in pensione a fine 2009, dichiarando di ricevere 3.000 euro netti al mese, con 59 anni di età e 37 anni circa di contributi. Di questi, gli ultimi 10 anni sono di contributi figurativi per aspettativa di dipendenti pubblici per l'assolvimento di cariche pubbliche elettive, utili a maturare il diritto alla pensione. Come professore ordinario, Brunetta sarebbe potuto andare in pensione a 70 anni.[9]

Giornali in cui scrive

Editorialista de Il Sole 24 ORE e il Giornale, è autore di pubblicazioni in materia di economia del lavoro e relazioni industriali.[10]

Fondatore e direttore della rivista Labour - Reviews of labour economics and industrial relations, edita da Blackwell Publishing Ltd per il Centre for Economic and International Studies (CEIS) dell'Università degli studi di Roma Tor Vergata e la Fondazione Giacomo Brodolini di Roma. Ha curato insieme a Vittorio Feltri la collana Manuali di Conversazione Politica edita da Libero e Free Foundation. È curatore della collana Manuali di Politica Tascabile edita da il Giornale e Free Foundation.

Carriera politica

Consulente economico per il Partito socialista negli anni '80

Di formazione socialista, Brunetta collabora in qualità di consigliere economico con i governi Craxi I, Craxi II, Amato I e Ciampi.

A 35 anni è coordinatore della commissione sul lavoro voluta dall'allora ministro Gianni De Michelis; nel 1993, durante Mani Pulite, firma la proposta di rinnovamento del Partito Socialista Italiano di Gino Giugni.[11]

Dal 1983 vive ininterrottamente sotto scorta[12] a causa del contenuto delle consulenze da lui prestate al Ministero del Lavoro,[6] che gli hanno valso l'interessamento da parte delle Brigate Rosse.

Dal 1985 al 1989 ricopre la carica di vicepresidente del Comitato manodopera e affari sociali dell'OCSE (Parigi). Dal 1983 al 1987 è responsabile, presso il Ministero del Lavoro, di tutte le strategie per l'occupazione e la politica dei redditi. Nel 1989 contribuisce alla fondazione dell'associazione EALE (European Association of Labour Economist), diventandone il primo presidente (19891993).[13]

Deputato Europeo per Forza Italia (1999-2008)

Nel 1999 entra a far parte dello schieramento di Forza Italia in qualità di deputato al Parlamento Europeo. È stato iscritto al gruppo europeo PPE-DE, dove ha ricoperto l'incarico di vicepresidente della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, ed è stato membro di varie delegazioni parlamentari: delegazione alla commissione parlamentare mista UE-Croazia; delegazione parlamentare mista UE-Turchia; delegazione per le relazioni con la Repubblica popolare cinese.

Rieletto al Parlamento Europeo nel 2004, ha concluso il mandato nell'aprile 2008. Nella statistiche delle presenze al Parlamento Europeo risulta essere stato presente al 62.88% delle sedute.[14]

Incarichi di partito e attività politica locale

Nel 2000 è candidato a sindaco di Venezia per il Polo per le Libertà, venendo sconfitto dal candidato del centrosinistra Paolo Costa.[15][16]

Il 21 novembre 2005 è eletto consigliere comunale a Bolzano,[17][18] incarico dal quale si dimette dopo circa un mese.[19]

Dal 2007 fino al novembre del 2008 è vicecoordinatore nazionale di Forza Italia e responsabile del settore programma. Dal 29 marzo 2009 – data del primo congresso nazionale – entra a far parte dei componenti della direzione nazionale del Popolo della Libertà.[20]

Per le elezioni amministrative di marzo 2010 è nuovamente candidato sindaco di Venezia per il Popolo della Libertà, ma viene nuovamente sconfitto al primo turno dal candidato del centrosinistra Giorgio Orsoni, che ottiene il 51,1% delle preferenze, distaccandolo di 8,5 punti percentuali. Brunetta ottiene infatti il 42,6% dei voti ed accusa la Lega Nord di non aver sostenuto a fondo la sua candidatura.[21][22]

Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione (2008-2011)

Nel 2008, viene nominato Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione nel quarto governo Berlusconi. In tale ruolo sostiene di voler maggior trasparenza nell'amministrazione pubblica e di voler combattere i cosiddetti "fannulloni". In particolare ha dichiarato, a proposito degli obiettivi che intendeva realizzare:

« Voglio più servizi, non meno. Non voglio avere questi servizi con meno budget e meno persone, voglio che, con lo stesso budget e con le stesse persone, si aumenti la produttività del 50 per cento. E cioè più scuole, più università, più salute, più cultura.[23] »

Il Decreto Brunetta (D.L. 112/2008)

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Decreto Brunetta.

Il 25 giugno 2008 viene promulgato il decreto legge 112/2008, il così detto decreto anti-fannulloni.[24] A questo fanno seguito una serie di circolari attuative ed esplicative.[25][26]

L'articolo 71 disciplina la normativa delle assenze dei pubblici dipendenti. Prevede la decurtazione dalla retribuzione, per ogni evento di malattia, a prescindere dalla durata, nei primi dieci giorni di assenza, di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento accessorio. Il terzo evento di malattia nell'anno solare e le assenze superiori a dieci giorni debbono essere giustificati con la presentazione all'amministrazione di un certificato medico rilasciato dalle strutture sanitarie pubbliche o dai medici convenzionati, in quanto parte del Servizio Sanitario Nazionale. Le amministrazioni dovranno inoltrare obbligatoriamente la richiesta di visita fiscale anche nel caso di assenza per un solo giorno.

Il Decreto Brunetta riceve le critiche dell'Avis, che la considera una norma «devastante» e che penalizza la donazione di sangue. La legge 112 infatti toglie il diritto alla retribuzione aggiuntiva, legata alla contrattazione integrativa, ai lavoratori del settore pubblico che donano il sangue: «Il ministro Brunetta ha ormai lanciato l'esempio, ha fatto "cultura" equiparando la donazione di sangue con l'assenteismo».[27] Il decreto è stato successivamente modificato in modo da permettere la donazione di sangue senza decurtazioni dallo stipendio.[28]

La Legge Brunetta (legge 15/2009)

Il 4 marzo 2009 viene promulgata la legge 15/2009, la così detta Legge Brunetta.[29] Essa prevede,[30] tramite il ricorso a decreti delegati:

  • una riforma degli ambiti della disciplina del rapporto di lavoro pubblico riservati alla contrattazione collettiva e di quelli riservati alla legge, con la semplificazione del procedimento di contrattazione;
  • la riforma dell'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN), che conterrà anche un organismo centrale di valutazione della Pubblica Amministrazione in base ad obiettivi annuali predisposti dalla stessa PA;
  • l'introduzione nella PA di strumenti di valorizzazione del merito e metodi di incentivazione della produttività, secondo le modalità stabilite dalla contrattazione collettiva, con percentuali minime di risorse da destinare al merito e alla produttività;
  • la riforma della dirigenza pubblica, con il taglio degli stipendi accessori per i dirigenti di strutture inefficienti, concorsi per l’accesso ad una percentuale di posti della prima fascia dirigenziale e riduzione degli incarichi conferiti ai dirigenti non appartenenti ai ruoli e ai soggetti estranei alla pubblica amministrazione. Infine si prevede di promuovere la mobilità nazionale e internazionale dei dirigenti;
  • la razionalizzazione dei tempi di conclusione dei procedimenti disciplinari; più rigore nelle visite legali; la definizione della tipologia di infrazioni che comportano il licenziamento; l'identificabilità dei dipendenti pubblici tramite cartellino di riconoscimento;
  • la facoltà della Corte dei Conti di controllare gestioni pubbliche durante il loro svolgimento e dare comunicazione di eventuali gravi irregolarità al Ministro competente, che può disporre la sospensione dei fondi.

Tale delega ha trovato attuazione con il decreto legislativo n.150 del 27 ottobre 2009.

Il DDL sulla valutazione della Pubblica Amministrazione

Nell'aprile 2009 Brunetta elabora una prima bozza del decreto di attuazione della legge, che qualifica la futura Commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche come autorità indipendente, dotato di potere di auto-organizzazione e piena autonomia finanziaria, garantendogli così l'indipendenza e l'autorevolezza necessaria per fare da arbitro tra PA e cittadini ed assicurare la trasparenza: si trattava di una proposta dell'opposizione, fatta propria dal ministro Brunetta, e scritta in collaborazione col politologo e deputato PD Pietro Ichino.

Nel mese di maggio, a seguito delle prime resistenze del Ministro dell'Economia, Brunetta minaccia le dimissioni, chiedendo che il decreto passi immodificato entro due mesi: «Mi dimetto se vi sarà qualche potere forte che mi blocca. Io me ne vado».[31] In seguito, il decreto viene riscritto con profonde modifiche:

  • l'autorità indipendente è sostituita da una "commissione ministeriale", che opera "in collaborazione con la presidenza del Consiglio dei Ministri e con il ministro dell'Economia" (il che impedisce che essa assuma posizioni in contrasto con il Governo);
  • la commissione è composta da cinque esperti di elevata professionalità con comprovate competenze specifiche in Italia e all'estero:
    • nominati con decreto del Presidente della Repubblica
    • previa deliberazione del presidente del Consiglio dei ministri
    • su proposta del ministro per la Pubblica Amministrazione e l'innovazione
    • di concerto con il ministro per l'attuazione del programma di governo
    • previo parere delle commissioni parlamentari competenti espresso a maggioranza dei due terzi dei componenti,
  • i membri della Commissione rimangono in carica per sei anni come in altre autorità amministrative indipendenti, possono essere confermati una sola volta e sono sottoposti a un rigido statuto di incompatibilità. La Commissione regola i suoi lavori e la sua organizzazione con regolamenti propri, dispone di un contingente di personale fino a trenta unità;
  • l'autonomia dell'agenzia è ridotta in modo sostanziale: scompaiono l'autonomia operativa, organizzativa e finanziaria dell'organo, che dipenderà dal Governo;
  • la commissione è priva di potere sanzionatorio o di interdizione, di fronte a violazioni del principio di trasparenza e a difetto di autonomia dei valutatori di ciascuna amministrazione, che devono elaborare e comunicare ai cittadini gli indici di qualità e quantità del lavoro delle PA;
  • l'azione collettiva da parte dei cittadini (anche tramite un'associazione) contro l'inadempimento e le inefficienze delle pubbliche amministrazioni è introdotta nell'ordinamento italiano ed è sottoponibile alla verifica del giudice amministrativo.[32][33]
  • viene totalmente esentata l'amministrazione della presidenza del Consiglio dei ministri dalla nuova disciplina: essa non sarà vincolata né al principio di trasparenza né a quello della valutazione indipendente.

Di fronte a tali modifiche Pietro Ichino, già coestensore del decreto, ha suggerito di resuscitare il comitato tecnico-consultivo della presidenza del Consiglio, oggi presieduto da Cirino Pomicino, e ha richiesto a Brunetta spiegazioni circa il suo impegno a dimettersi.[34]

Il ritorno a Forza Italia

Dopo aver aderito alla nuova Forza Italia, il 24 marzo 2014 diventa membro del Comitato di Presidenza del partito.

Controversie

Renato Brunetta nel 2009
  • Nel 2008 si scaglia contro i "fannulloni" della Pubblica Amministrazione, minacciandone il licenziamento.[35][36]
  • Il 18 giugno 2008, nel corso di una puntata di Matrix, sollecitato da Enrico Mentana a parlare di qualche suo errore, dichiara: «Volevo vincere il Premio Nobel per l'Economia. Ero anche bravo, ero... non dico lì lì per farlo, però ero nella giusta... ha prevalso il mio amore per la politica, ed il Premio Nobel non lo vincerò più anche se ho buone possibilità di diventare presidente della repubblica».[37] Incalzato sull'argomento dal settimanale L'Espresso,[5][6][38] Brunetta risponde con un articolo a firma di Ricardo Franco Levi, pubblicato sul Corriere della Sera una decina di anni prima, che trattava dei "futuri Keynes" (quest'ultimo articolo è attualmente non disponibile su internet: sorgente assente)
  • Nell'agosto 2008 il sito del Ministero per la Pubblica Amministrazione pubblica 11 vignette satiriche pubblicate dai giornali, tra cui Il Foglio e Quaderni Padani, con una connotazione positiva del Ministro e negativa dei dipendenti statali, suscitando polemiche per l'utilizzo propagandistico di un sito istituzionale. Brunetta ribatte che il sito «ne ha pubblicate anche di sgradevoli [verso il Ministro] e lo faremo ancora in futuro, quando arriveranno, senza alcun filtro o censura».[39]
  • Nel febbraio 2009 il settimanale L'Espresso rivela che il libro "Microeconomia del Lavoro", di cui Brunetta è co-autore, è ampiamente basato sul più noto testo americano del 1980 (Labor Economics, prima edizione del 1970, edito da Prentice-Hall, Inc.) di Belton M. Fleisher e Thomas J. Kniesner, non citato nel testo italiano.[40]
  • Il 2 aprile 2009 è entrato in polemica con la collega Mara Carfagna per aver dichiarato che «Il lavoro pubblico è stato usato per tanto tempo come un ammortizzatore sociale, soprattutto da parte delle donne che uscivano a fare la spesa in orario di lavoro».[41]
  • Il 27 maggio 2009 una sua dichiarazione sui poliziotti («Bisogna mandare i poliziotti per le strade. Ma non è facile farlo: non si può mandare in strada il poliziotto panzone che non ha fatto altro che il passacarte, perché in strada se lo mangiano») scatena polemiche da parte dei sindacati di polizia.[42]
  • Nella stessa occasione propone lo scioglimento dell'antimafia: «La mafia dev'essere affrontata in modo laico e non ideologico. Se della mafia facciamo un simbolo ideologico, con la sua cultura, la sua storia e così via, rischiamo di farne un'ideologia e come tale, alla fine, produce professionisti di quella ideologia proprio nei termini in cui ne parlava Sciascia, professionisti dell'antimafia».[42]
  • L'11 settembre 2009, a Gubbio, nel suo inter­vento alla scuola di formazione del Popolo della Libertà, ha rivolto accuse al mondo del cinema, "riesumando" il termine Culturame. Al ministro ha replicato Citto Maselli, con queste parole: «Non è un caso che Brunetta usi la parola 'culturame' che è stata la bandiera di Mario Scelba negli anni delle peggiori re­pressioni nei confronti del­le culture e della vita de­mocratica del nostro Pa­ese. Il tono, l'arroganza e il semplicismo di Bru­netta parlano da soli».[43]
  • Il 15 settembre 2009, per rispondere ad un articolo del settimanale L'Espresso critico nei confronti dei risultati della battaglia contro i "fannulloni",[44] Brunetta utilizza la prima pagina del sito istituzionale del Ministero, titolando a caratteri rossi Il bluff de L'Espresso. L'iniziativa, difesa dal suo portavoce Vittorio Pezzuto come una «difesa dell'operato non della persona Renato Brunetta ma del Ministro Brunetta e di tutti gli uffici di Palazzo Vidoni», raccoglie molteplici critiche per utilizzo privato di un sito istituzionale.[45]
  • Il 19 settembre 2009, al convegno del Pdl veneto a Cortina d'Ampezzo, afferma che «Ci sono élite irresponsabili che stanno preparando un vero e proprio colpo di Stato» e mette in contrapposizione «i compagni della sinistra per bene» e quella che definisce «la sinistra per male» o «di merda» alla quale augura «vada a morire ammazzata».[46][47] Successivamente dichiara di non pentirsi di quanto affermato pubblicamente.[48][49]
  • Il 28 settembre 2009, durante un dibattito in occasione della presentazione del libro di Stefano Livadiotti «Magistrati - l'ultracasta», Brunetta definisce «mostro» il Consiglio Superiore della Magistratura, in riferimento al fatto che gli equilibri all'interno di esso vengano pesantemente condizionati dalle correnti dell'Associazione Nazionale Magistrati, dichiarando altresì che i magistrati «forse si sono montati un po' la testa», e lamentando gravi carenze organizzative all'interno degli uffici.[50] In risposta al ministro, l'ANM diffonde l'indomani un duro comunicato,[51] nel quale si fa tra l'altro presente che i tagli operati dall'esecutivo di cui fa parte Brunetta, su suggerimento del dicastero di cui egli stesso è titolare, non hanno fatto altro che peggiorare una situazione già precaria in partenza.
  • L'11 settembre 2010, in una intervista a il Giornale afferma che «Se non avessimo la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta, o meglio se queste zone avessero gli stessi standard del resto del Paese, l'Italia sarebbe il primo Paese in Europa».[52]
  • Il 14 giugno 2011, al termine di una conferenza sull'innovazione nella pubblica amministrazione, una lavoratrice della Rete Precari, chiede di porre una domanda e viene invitata ad avvicinarsi dallo stesso Brunetta, ma quest'ultimo, una volta che la donna si presenta come appartenente alla rete dei precari della pubblica amministrazione, si rifiuta di ascoltarla allontanandosi velocemente dall'aula, dicendo "questa è la peggiore Italia". A seguito delle polemiche nate da questa affermazione il ministro chiarisce affermando di essersi riferito a chi tende agguati mediatici sfruttando la categoria dei precari, e non alla categoria stessa dei precari.[53][54][55]
  • Il 18 dicembre 2013, su il Mattinale (rivista dei deputati di Forza Italia), compare una dura critica alla legge di stabilità che, a detta di Brunetta, conterrebbe alcune «norme-marchetta». Tra queste il deputato di Forza Italia cita una disposizione che mette a disposizione 900.000 € per il Memoriale della Shoah a Milano. Dopo le proteste e le critiche del PD e dell'Unione delle comunità ebraiche italiane, Brunetta ha affermato in serata: «Riconosciamo lealmente l'errore e ce ne scusiamo».[56][57]

Procedimenti giudiziari

  • Il 12 dicembre 2013 è stato condannato dal Tribunale civile di Roma a pagare 30.000 euro di spese processuali a favore de l'Espresso. Brunetta aveva chiesto un risarcimento di 7,5 milioni di euro di danni al settimanale per diffamazione Il giudice ha però rigettato la richiesta.[58][59]

Onorificenze

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Sant'Agata (Repubblica di San Marino) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Sant'Agata (Repubblica di San Marino)
— 30 settembre 2011[60]

Riconoscimenti

Selezioni di opere

Produzione scientifica

Sul database ISI Web of Knowledge, Renato Brunetta risulta avere 7 pubblicazioni dal gennaio 1986 al marzo 2010, delle quali 5 classificate come «Conference Information». Il suo indice H risulta essere 0, vale a dire che non è stato mai citato in nessun'altra pubblicazione scientifica. L'unica pubblicazione con revisione paritaria di Renato Brunetta riportata da ISI web of Science è:

  • Renato Brunetta, Leonello Tronti, Structural-changes in public-employment - from implicit contracts to collective-bargaining reform in Review of Economic Conditions in Italy, vol. 1, 1993, pp. 119-154.

Produzione a carattere economico, politico, giornalistico e divulgativo

Al marzo del 2010, secondo Google Scholar, risultano 52 lavori pubblicati da Renato Brunetta. All'aprile 2009, risultavano 79 i lavori pubblicati da Renato Brunetta elencati dal database EconLit. Se ne riportano alcuni:

Volumi

  • Renato Brunetta, Sud. Alcune idee perché il Mezzogiorno non resti com'è, Roma, Donzelli, 1980. ISBN 9788879891844
  • Renato Brunetta, Spesa pubblica e conflitto, Bologna, Il Mulino, 1987. ISBN 9788815014771
  • Renato Brunetta e Alessandra Venturini, "Microeconomia del lavoro. Teorie e analisi empiriche", Venezia, Marsilio, 1987. ISBN 9788831749435
  • Renato Brunetta, Renzo Turatto, Disoccupazione, isteresi e irreversibilità. Per una nuova interpretazione del mercato del lavoro, Milano, ETASLIBRI, 1992. ISBN 9788845305399
  • Renato Brunetta, La fine della società dei salariati, Venezia, Marsilio Editori, 1994. ISBN 9788831761260
  • Renato Brunetta, Il coraggio e la paura. Scritti di economia e di politica 1999-2003, Milano, Sperling & Kupfer, 2003. ISBN 9788820036058
  • Renato Brunetta, Giuliano Cazzola, Riformare il welfare è possibile, Roma, Ideazione, 2003. ISBN 9788888800004
  • Renato Brunetta, Rivoluzione in corso, Milano, Mondadori, 2009. ISBN 9788804587330
  • Renato Brunetta, Sud: un sogno possibile, Roma, Donzelli, 2009. ISBN 9788860364456

Opere curate

  • Renato Brunetta, Carlo Dell'Aringa (a cura di) Labour Relations and Economic Performance, London, Macmillan, 1990. (ISBN non esistente)
  • Renato Brunetta (a cura di) Economics for the New Europe, London, Macmillan, 1991. (ISBN non esistente)
  • Renato Brunetta, Leonello Tronti (a cura di) Welfare State e redistribuzione, Milano, Franco Angeli, 1991. ISBN 9788820465483
  • Renato Brunetta (a cura di) Il mercato del lavoro. Regolazione e deregolazione: il capitale umano; la destrutturazione del mercato, Torino, Giappichelli Editore, 1992. ISBN 8820487624

Articoli e saggi

  • Renato Brunetta et al., Tasso di partecipazione, mercato del lavoro, sviluppo dualistico, in Augusto Graziani (a cura di) Crisi e ristrutturazione nell'economia italiana, Torino, Einaudi, 1975, pp. 407–417. ISBN 9788806423094
  • Renato Brunetta, Marginalità e precarietà nel mercato del lavoro italiano, in: Giovanni Sarpellon, (a cura di) La povertà in Italia, Milano, FrancoAngeli, 1979, pp. 211–306. ISBN 9788820471910
  • Renato Brunetta et al., For a New Incomes Policy. Growth, Prices and Wages in the Italian Model, in Tiziano Treu (a cura di) Participation in Public Policy-Making, Berlin-New York, Walter de Gruyter, 1992, pp. 197–219. (ISBN non esistente)
  • Renato Brunetta, Salari e stipendi in AA.VV., Enciclopedia delle Scienze sociali, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana Giovanni Treccani, 1997, vol. 7, pp. 559–571. (ISBN non esistente)
  • Energia Nucleare? Sì, per favore..., di Franco Battaglia. Presentazione di Renato Brunetta e Antonino Zichichi. Ed. 21mo secolo, ISBN 9788887731453

Scritti divulgativi

  • Renato Brunetta, Vittorio Feltri, Tutte le balle su Berlusconi, 2006. URL consultato il 26-06-2009.
  • Renato Brunetta, Vittorio Feltri, I peccati di Prodi, 2006. URL consultato il 26-06-2009.
  • Renato Brunetta, Vittorio Feltri, Il berlusconismo, 2007. URL consultato il 26-06-2009.
  • Renato Brunetta, Vittorio Feltri, I sindacati, 2007. URL consultato il 26-06-2009.
  • Renato Brunetta, Vittorio Feltri, Come si vota, 2008. URL consultato il 26-06-2009.

Note

  1. ^ Camera dei Deputati: Composizione del gruppo FORZA ITALIA - IL POPOLO DELLA LIBERTA' - BERLUSCONI PRESIDENTE
  2. ^ Pdl, Silvio: «Brunetta, capogruppo alla Camera», l'Unità, 18 marzo 2013. URL consultato il 19 marzo 2013.
  3. ^ Aldo Cazzullo, Brunetta: io ministro ma vendevo gondolette in Corriere della Sera, 15 giugno 2008. URL consultato il 26 novembre 2009.
  4. ^ Citato in Giovanni Floris, La fabbrica degli ignoranti. La disfatta della scuola italiana, Milano, Rizzoli, 2008, p. 170. ISBN 978-88-17-02486-0
  5. ^ a b Quel furbetto di Brunetta in L'Espresso, n. 46, 20-11-2008.
  6. ^ a b c Emiliano Fittipaldi, Che furbetto quel Brunetta, 20-11-2008. URL consultato il 26-06-2009.
  7. ^ Brunetta, l’uomo della finzione tecnologica, Il Fatto Quotidiano, 15 giugno 2011.
  8. ^ Brunetta: prendo pensione da 3 mila euro, 04-02-2009. URL consultato l'08-02-2010.
  9. ^ Giornalettismo.com
  10. ^ QuadSearch, Renato Brunetta. URL consultato il 26-06-2009.
  11. ^ Fabrizio Roncone, Brunetta e l'amore per gli ultimatum: «Io non mi faccio mai intimidire» in Corriere della Sera, 15 maggio 2009. URL consultato il 26-06-2009.
  12. ^ Tgcom, Brunetta risponde all'Espresso, 4-11-2008. URL consultato il 26-6-2009.
  13. ^ EALE, Past EALE Presidents. URL consultato il 26-06-2009.
  14. ^ VoteWatch.eu, European Parliament - BRUNETTA, Renato - Italy - votes. URL consultato il 26-06-2009.
  15. ^ Repubblica, È Brunetta il candidato per Venezia, 20-02-2000. URL consultato il 21-01-2010.
  16. ^ Repubblica, Venezia sceglie il nuovo Doge Brunetta-Costa sul filo del voto, 30-4-2000. URL consultato il 21-01-2010.
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Predecessore Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione Successore Emblem of Italy.svg
Luigi Nicolais 8 maggio 2008 - 16 novembre 2011 Filippo Patroni Griffi
(come ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione)
Predecessore Capogruppo del Popolo della Libertà alla Camera dei Deputati Successore
Fabrizio Cicchitto dal 19 marzo 2013 in carica

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