Renato Brunetta
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Renato Brunetta
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| In carica | |
| Inizio mandato 8 maggio 2008 |
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| Presidente | Silvio Berlusconi |
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| Predecessore | Luigi Nicolais |
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| Partito politico | PDL |
| Parlamento Italiano Camera dei deputati |
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| On. Renato Brunetta | |
| Luogo nascita | Venezia |
| Data nascita | 26 maggio 1950 |
| Titolo di studio | laureato in Scienze Politiche ed Economiche |
| Professione | Professore Ordinario di Economia, Politico |
| Partito | Popolo della Libertà |
| Legislatura | XVI |
| Gruppo | Popolo della Libertà |
| Coalizione | con Lega Nord e MpA |
| Circoscrizione | VIII (VENETO 2) |
| Incarichi parlamentari | |
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| Pagina istituzionale | |
Renato Brunetta (Venezia, 26 maggio 1950) è un economista e politico italiano. Ricopre oggi la carica di Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione.
Indice |
[modifica] Attività accademica
Figlio di un venditore ambulante veneto, ultimo di tre fratelli,[1] Renato Brunetta si laurea in Scienze politiche ed economiche presso l'Università degli Studi di Padova il 2 luglio 1973. Inizia la sua carriera accademica presso lo stesso ateneo ricoprendo vari incarichi: dal 1973 al 1974 è assistente alle esercitazioni nei corsi di "Teoria e politica dello sviluppo" (Facoltà di Scienze Politiche) e di "Economia applicata" (Facoltà di Statistica). Nell'anno accademico 1977-78 è professore incaricato dell'insegnamento di Economia e politica del lavoro (Facoltà di Scienze Politiche).
Dal 1982 al 1990 è professore associato di Fondamenti di Economia presso il Dipartimento di Analisi Economica e Sociale del Territorio (corso di Laurea di Urbanistica) dell'Istituto Universitario di Architettura di Venezia.
Dal 1991 al 1996 è professore associato di Economia del Lavoro (Facoltà di Economia e Commercio) presso Tor Vergata dove, attualmente, ricopre il ruolo di professore ordinario di Economia Politica.
Il 18 giugno 2008, nel corso di una puntata di Matrix, sollecitato da Enrico Mentana a parlare di qualche suo errore, dichiara: «Volevo vincere il Premio Nobel per l'Economia. Ero anche bravo, ero... non dico lì lì per farlo, però ero nella giusta... ha prevalso il mio amore per la politica, ed il Premio Nobel non lo vincerò più».[2]
Incalzato sull'argomento dal settimanale L'Espresso,[3][4][5] Brunetta risponde con un articolo a firma di Ricardo Franco Levi pubblicato sul Corriere della Sera una decina di anni prima, che trattava dei "futuri Keynes".
[modifica] Attività editoriale
Editorialista de Il Sole 24 Ore e Il Giornale, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche in materia di economia del lavoro e relazioni industriali, con un indice H pari a 6.[6]
Fondatore e direttore della rivista Labour - Reviews of labour economics and industrial relations, edita da Blackwell Publishing Ltd per il Centre for Economic and International Studies (CEIS) dell'Università degli studi di Roma Tor Vergata e la Fondazione Giacomo Brodolini di Roma. Ha curato insieme a Vittorio Feltri la collana Manuali di Conversazione Politica edita da Libero e Free Foundation. È curatore della collana Manuali di Politica Tascabile edita da Il Giornale e Free Foundation.
[modifica] Attività politica
Di formazione socialista collabora, in qualità di consigliere economico, con i governi Craxi I, Craxi II, Amato e Ciampi.
A 35 anni è coordinatore della commissione sul lavoro voluta dall'allora ministro Gianni De Michelis; nel 1993, durante Mani Pulite, firma la proposta di rinnovamento del Psi di Gino Giugni.[7]
Dal 1983 vive ininterrottamente sotto scorta[8] a causa del contenuto delle consulenze da lui prestate al Ministero del Lavoro,[5] che gli hanno valso l'interessamento da parte delle Brigate Rosse.
Dal 1985 al 1989 ricopre la carica di Vicepresidente del Comitato Manodopera e Affari Sociali dell'OCDE (Parigi). Dal 1983 al 1987 è responsabile, presso il Ministero del Lavoro, di tutte le strategie per l'occupazione e la politica dei redditi. Nel 1989 contribuisce alla fondazione dell'associazione EALE (European Association of Labour Economist), diventandone il primo presidente (1989–1993).[9]
Nel 1999 entra a far parte dello schieramento di Forza Italia in qualità di deputato al Parlamento Europeo. È stato iscritto al gruppo europeo PPE-DE, dove ha ricoperto l'incarico di Vicepresidente della Commissione per l'Industria, la Ricerca e l'Energia, e ha ricoperto la carica di membro di varie delegazioni:
- delegazione alla commissione parlamentare mista UE-Croazia;
- delegazione parlamentare mista UE-Turchia;
- delegazione per le relazioni con la Repubblica popolare cinese.
Tra i colleghi europarlamentari si piazza al 611mo posto per le presenze con una percentuale di assenteismo pari al 51,79%.[10]
Rieletto al Parlamento Europeo nel 2004, ha concluso il mandato nell'aprile 2008. Nella statistiche delle presenze all'Europarlamento risulta essere stato presente al 62.88% delle sedute.[11]
Dal 2007 è Vicecoordinatore Nazionale di Forza Italia ed è responsabile del Settore Programma.
[modifica] Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione (2008)
Viene nominato Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione nel quarto governo Berlusconi nel 2008. In questo ruolo si mette in evidenza per aver detto di voler maggior trasparenza nell'amministrazione pubblica e per la sua azione contro i cosiddetti "fannulloni".
[modifica] Il Decreto Brunetta (112/2008)
Il 25 giugno 2008 viene promulgato il Decreto Legge 112/2008, il così detto decreto anti-fannulloni.[12] A questo fanno seguito una serie di circolari attuative ed esplicative.[13][14]
L'articolo 71 disciplina la normativa delle assenze dei pubblici dipendenti. Prevede la decurtazione della retribuzione per ogni evento di malattia, a prescindere dalla durata, nei primi dieci giorni di assenza. Il terzo evento di malattia nell'anno solare e le assenze superiori a dieci giorni debbono essere giustificati con la presentazione all'amministrazione di un certificato medico rilasciato dalle strutture sanitarie pubbliche o dai medici convenzionati, in quanto parte del Ssn. Le amministrazioni dovranno inoltrare obbligatoriamente la richiesta di visita fiscale anche nel caso di assenza per un solo giorno.
Il Decreto Brunetta riceve le critiche dell'Avis, che la considera una norma «devastante» e che penalizza la donazione di sangue. La legge 112 infatti toglie il diritto alla retribuzione aggiuntiva, legata alla contrattazione integrativa, ai lavoratori del settore pubblico che donano il sangue: «Il ministro Brunetta ha ormai lanciato l'esempio, ha fatto "cultura" equiparando la donazione di sangue con l'assenteismo».[15]
[modifica] La Legge Brunetta (15/2009)
Il 4 marzo 2009 viene promulgata la legge 15/2009, la così detta Legge Brunetta.[16] Essa prevede,[17] tramite il ricorso a decreti delegati:
- una riforma degli ambiti della disciplina del rapporto di lavoro pubblico riservati alla contrattazione collettiva e di quelli riservati alla legge, con la semplificazione del procedimento di contrattazione;
- la riforma dell'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN), che conterrà anche un organismo centrale di valutazione della Pubblica Amministrazione in base ad obiettivi annuali predisposti dalla stessa PA;
- l'introduzione nella PA di strumenti di valorizzazione del merito e metodi di incentivazione della produttività, secondo le modalità stabilite dalla contrattazione collettiva, con percentuali minime di risorse da destinare al merito e alla produttività;
- la riforma della dirigenza pubblica, con il taglio degli stipendi accessori per i dirigenti di strutture inefficienti, concorsi per l’accesso ad una percentuale di posti della prima fascia dirigenziale e riduzione degli incarichi conferiti ai dirigenti non appartenenti ai ruoli e ai soggetti estranei alla pubblica amministrazione. Infine si prevede di promuovere la mobilità nazionale e internazionale dei dirigenti;
- la razionalizzazione dei tempi di conclusione dei procedimenti disciplinari; più rigore nelle visite legali; la definizione della tipologia di infrazioni che comportano il licenziamento; l'identificabilità dei dipendenti pubblici tramite cartellino di riconoscimento;
- la facoltà della Corte dei Conti di controllare gestioni pubbliche durante il loro svolgimento e dare comunicazione di eventuali gravi irregolarità al Ministro competente, che può disporre la sospensione dei fondi.
[modifica] Il DDL sulla valutazione della Pubblica Amministrazione
Nell'aprile 2009 Brunetta elabora una prima bozza del decreto di attuazione della legge, che qualifica l'organismo garante come autorità indipendente, dotato di potere di auto-organizzazione e piena autonomia finanziaria, garantendogli così l'indipendenza e l'autorevolezza necessaria per fare da arbitro tra PA e cittadini ed assicurare la trasparenza: si trattava di una proposta dell'opposizione, fatta propria dal ministro Brunetta, e scritta in collaborazione col politologo e deputato Pd Pietro Ichino.
Nel mese di maggio, a seguito delle prime resistenze del Ministro dell'Economia, Brunetta minaccia le dimissioni, chiedendo che il decreto passi immodificato entro due mesi: «Mi dimetto se vi sarà qualche potere forte che mi blocca. Io me ne vado».[18]
In seguito, il decreto viene riscritto con profonde modifiche:
- l'autorità indipendente è sostituita da una "commissione ministeriale", che opera "in collaborazione con la presidenza del Consiglio dei Ministri e con il ministro dell'Economia" (il che impedisce che essa assuma posizioni in contrasto con il Governo);
- la commissione è composta da cinque esperti di elevata professionalità con comprovate competenze specifiche in Italia e all'estero:
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- nominati con decreto del Presidente della Repubblica
- previa deliberazione del presidente del Consiglio dei Ministri
- su proposta del ministro per la Pubblica Amministrazione e l'innovazione
- di concerto con il ministro per l'attuazione del programma di governo
- previo parere delle commissioni parlamentari competenti espresso a maggioranza dei due terzi dei componenti,
- i membri della Commissione rimangono in carica per sei anni come in altre autorità amministrative indipendenti, possono essere confermati una sola volta e sono sottoposti a un rigido statuto di incompatibilità. La Commissione regola i suoi lavori e la sua organizzazione con regolamenti propri, dispone di un contingente di personale fino a trenta unità;
- l'autonomia dell'agenzia è ridotta in modo sostanziale: scompaiono l'autonomia operativa, organizzativa e finanziaria dell'organo, che dipenderà dal Governo;
- la commissione sarà priva di potere sanzionatorio o di interdizione, di fronte a violazioni del principio di trasparenza e a difetto di autonomia dei valutatori di ciascuna amministrazione, che devono elaborare e comunicare ai cittadini gli indici di qualità e quantità del lavoro delle PA;
- scompare l'azione collettiva da parte dei cittadini contro l'inadempimento delle pubbliche amministrazioni
- viene totalmente esentata l'amministrazione della presidenza del Consiglio dei Ministri dalla nuova disciplina: essa non sarà vincolata né al principio di trasparenza né a quello della valutazione indipendente.
Di fronte a tali modifiche Pietro Ichino, già coestensore del decreto, ha suggerito di resuscitare il comitato tecnico-consultivo della presidenza del Consiglio, oggi presieduto da Cirino Pomicino, e ha richiesto a Brunetta spiegazioni circa il suo impegno a dimettersi.[19]
[modifica] Controversie
- Nel 2008 si scaglia contro i "fannulloni" della Pubblica Amministrazione, minacciandone il licenziamento.[20][21]
- Nell'agosto 2008 il sito del Ministero per la Pubblica Amministrazione pubblica 11 vignette satiriche pubblicate dai giornali, tra cui Il Foglio e Quaderni Padani, con una connotazione positiva del ministro e negativa dei dipendenti statali, suscitando polemiche per l'utilizzo propagandistico di un sito istituzionale. Brunetta ribatte che il sito "ne ha pubblicate anche di sgradevoli [verso il Ministro] e lo faremo ancora in futuro, quando arriveranno, senza alcun filtro o censura"[22].
- Il 2 aprile 2009 è entrato in polemica con la collega Mara Carfagna per aver dichiarato che «Il lavoro pubblico è stato usato per tanto tempo come un ammortizzatore sociale, soprattutto da parte delle donne che uscivano a fare la spesa in orario di lavoro».[23]
- Il 27 maggio 2009 una sua dichiarazione sui poliziotti («Bisogna mandare i poliziotti per le strade. Ma non è facile farlo: non si può mandare in strada il poliziotto panzone che non ha fatto altro che il passacarte, perché in strada se lo mangiano») scatena polemiche da parte dei sindacati di polizia.[24]
- Nella stessa occasione propone lo scioglimento dell'antimafia: «La mafia dev'essere affrontata in modo laico e non ideologico. Se della mafia facciamo un simbolo ideologico, con la sua cultura, la sua storia e così via, rischiamo di farne un'ideologia e come tale, alla fine, produce professionisti di quella ideologia proprio nei termini in cui ne parlava Sciascia, professionisti dell'antimafia».[24]
- Il 15 settembre 2009, per rispondere ad un articolo del settimanale L'Espresso critico nei confronti dei risultati della battaglia contro i "fannulloni",[25] Brunetta utilizza la prima pagina del sito istituzionale del Ministero, titolando a caratteri rossi Il bluff de L'Espresso. L'iniziativa, difesa dal suo portavoce Vittorio Pezzuto come una «difesa dell'operato non della persona Renato Brunetta ma del Ministro Brunetta e di tutti gli uffici di Palazzo Vidoni», raccoglie molteplici critiche per utilizzo privato di un sito istituzionale.[26]
- Il 19 settembre 2009, al convegno del Pdl veneto a Cortina d'Ampezzo, afferma che «Ci sono élite irresponsabili che stanno preparando un vero e proprio colpo di Stato» e mette in contrapposizione «i compagni della sinistra per bene» e quella che definisce «la sinistra per male» o «di merda» alla quale augura «vada a morire ammazzata».[27][28] Successivamente dichiara di non pentirsi di quanto affermato pubblicamente.[29][30]
- Il 28 settembre 2009, durante un dibattito in occasione della presentazione del libro di Stefano Livadiotti «Magistrati - l'ultracasta», Brunetta definisce «mostro» il Consiglio Superiore della Magistratura, in riferimento al fatto che gli equilibri all'interno di esso vengano pesantemente condizionati dalle correnti dell'Associazione Nazionale Magistrati, dichiarando altresì che i magistrati «forse si sono montati un po' la testa», e lamentando gravi carenze organizzative all'interno degli uffici.[31] In risposta al ministro, l'ANM diffonde l'indomani un duro comunicato,[32] nel quale si fa tra l'altro presente che i tagli operati dall'esecutivo di cui fa parte Brunetta, su suggerimento del dicastero di cui egli stesso è titolare, non hanno fatto altro che peggiorare una situazione già precaria in partenza.
[modifica] Riconoscimenti
- 1988 - Premio Saint Vincent - Giornalismo[33]
- 1992 - Premio Ezio Tarantelli - Migliore opera di economia del lavoro[34]
- 1994 - Premio Scanno - Migliore opera di relazioni industriali[35]
- 2002 - Premio internazionale Rodolfo Valentino - Economia, finanza e comunicazione[36]
[modifica] Selezione di opere accademiche
All'aprile 2009, risultano 79 lavori pubblicati da Renato Brunetta elencati da EconLit, il più grande database della letteratura scientifica economica gestito dall'American Economic Association.[37] Se ne riportano alcuni:
[modifica] Volumi
- Renato Brunetta, Sud. Alcune idee perché il Mezzogiorno non resti com'è, Roma, Donzelli, 1980. ISBN 9788879891844
- Renato Brunetta, Spesa pubblica e conflitto, Bologna, Il Mulino, 1987. ISBN 9788815014771
- Renato Brunetta, Renzo Turatto, Disoccupazione, isteresi e irreversibilità. Per una nuova interpretazione del mercato del lavoro, Milano, ETASLIBRI, 1992. ISBN 9788845305399
- Renato Brunetta, La fine della società dei salariati, Venezia, Marsilio Editori, 1994. ISBN 9788831761260
- Renato Brunetta, Il coraggio e la paura. Scritti di economia e di politica 1999-2003, Milano, Sperling & Kupfer, 2003. ISBN 9788820036058
- Renato Brunetta, Giuliano Cazzola, Riformare il welfare è possibile, Roma, Ideazione, 2003. ISBN 9788888800004
- Renato Brunetta, Rivoluzione in corso, Milano, Mondadori, 2009. ISBN 9788804587330
[modifica] Opere curate
- Renato Brunetta, Carlo Dell'Aringa (a cura di) Labour Relations and Economic Performance, London, Macmillan, 1990. (ISBN non disponibile)
- Renato Brunetta (a cura di) Economics for the New Europe, London, Macmillan, 1991. (ISBN non disponibile)
- Renato Brunetta, Leonello Tronti (a cura di) Welfare State e redistribuzione, Milano, Franco Angeli, 1991. ISBN 9788820465483
- Renato Brunetta (a cura di) Il mercato del lavoro. Regolazione e deregolazione: il capitale umano; la destrutturazione del mercato, Torino, Giappichelli Editore, 1992. ISBN 8820487624
[modifica] Articoli e saggi
- Renato Brunetta et altri, Tasso di partecipazione, mercato del lavoro, sviluppo dualistico, in Augusto Graziani (a cura di) Crisi e ristrutturazione nell'economia italiana, Torino, Einaudi, 1975, pp. 407-417. ISBN 9788806423094
- Renato Brunetta, Marginalità e precarietà nel mercato del lavoro italiano, in: Giovanni Sarpellon, (a cura di) La povertà in Italia, Milano, Franco Angeli, 1979, pp. 211-306. ISBN 9788820471910
- Renato Brunetta et altri, For a New Incomes Policy. Growth, Prices and Wages in the Italian Model, in Tiziano Treu (a cura di) Participation in Public Policy-Making, Berlin-New York, Walter de Gruyter, 1992, pp. 197-219. (ISBN non disponibile)
- Renato Brunetta, Salari e stipendi in AA.VV., Enciclopedia delle Scienze sociali, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana Giovanni Treccani, 1997, vol. 7, pp. 559-571. (ISBN non disponibile)
[modifica] Selezione di scritti divulgativi
- Renato Brunetta, Vittorio Feltri. Tutte le balle su Berlusconi. 2006. URL consultato il 26-06-2009.
- Renato Brunetta, Vittorio Feltri. I peccati di Prodi. 2006. URL consultato il 26-06-2009.
- Renato Brunetta, Vittorio Feltri. Il berlusconismo. 2007. URL consultato il 26-06-2009.
- Renato Brunetta, Vittorio Feltri. I sindacati. 2007. URL consultato il 26-06-2009.
- Renato Brunetta, Vittorio Feltri. Come si vota. 2008. URL consultato il 26-06-2009.
[modifica] Note
- ^ Aldo Cazzullo. «Brunetta: io ministro ma vendevo gondolette». Corriere della Sera, 15-6-2008. URL consultato in data 26-09-2009.
- ^ Brunetta Premio Nobel da Matrix. 23-06-2008. URL consultato il 26-06-2009.
- ^ (6-11-2008) La casta Brunetta . L'Espresso.
- ^ (20-11-2008) Quel furbetto di Brunetta . L'Espresso.
- ^ a b Emiliano Fittipaldi. Che furbetto quel Brunetta. 20-11-2008. URL consultato il 26-06-2009.
- ^ Cfr. QuadSearch. QuadSerach Results - Renato Brunetta. URL consultato il 26-06-2009.
- ^ Fabrizio Roncone. «Brunetta e l'amore per gli ultimatum: «Io non mi faccio mai intimidire»». Corriere della Sera, 15-5-2009. URL consultato in data 26-06-2009.
- ^ Tgcom. Brunetta risponde all'Espresso. 4-11-2008. URL consultato il 26-6-2009.
- ^ EALE. Past EALE Presidents. URL consultato il 26-06-2009.
- ^ Ansa.it. Parlamento UE: Brunetta assenteista. 12-6-2008. URL consultato il 26-06-2009.
- ^ VoteWatch.eu. European Parliament - BRUNETTA, Renato - Italy - votes. URL consultato il 26-06-2009.
- ^ D.L. 25 giugno 2008, n. 112, recante "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria". 25-6-2008. URL consultato il 26-06-2009.
- ^ Sindacato FIALS - Regionale Toscana. Legge 133 di conversione del Dlgs. 112 e le ultime circolari "Brunetta" su mobilità, assenze per malattia, legge 104. 25-10-2008. URL consultato il 26-06-2009.
- ^ Una mela al giorno.... Decreto Legge 112 del 25 giugno 2008 "Decreto Brunetta" circolare del ministro. 18-7-2008. URL consultato il 26-06-2009.
- ^ Redazione (a cura di). «L'Avis: legge Brunetta devastante per le donazioni di sangue». Il Messaggero.it, 9-6-2009. URL consultato in data 26-06-2009.
- ^ L. 4 marzo 2009, n. 15, in materia di "Delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonché disposizioni integrative delle funzioni attribuite al Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e alla Corte dei conti". 4-3-2009. URL consultato il 26-06-2009.
- ^ Quotidiano.net. Ecco cosa prevede la legge Brunetta. 25-2-2009. URL consultato il 26-06-2009.
- ^ Redazione (a cura di). «Brunetta: riforma entro due mesi o do le dimissioni». Il Giornale.it, 12-5-2009. URL consultato in data 26-06-2009.
- ^ Pietro Ichino. «Il cedimento di Brunetta». Corriere della Sera, 19-6-2009. URL consultato in data 26-06-2009.
- ^ Redazione (a cura di). «Brunetta: licenzieremo i «fannulloni» della Pubblica amministrazione». Corriere della Sera, 12-5-2008. URL consultato in data 26-06-2009.
- ^ Redazione (a cura di). «Brunetta: "Fannulloni sconfitti ora premi e rinnovo del contratto"». la Repubblica.it, 3-9-2008. URL consultato in data 26-06-2009.
- ^ Aldo Fontanarosa, Vignette anti-statali Rivolta contro Brunetta, La Repubblica, 2 agosto 2008
- ^ AGI news on. Assenteismo rosa, duello Brunetta-Carfagna. 2-4-2009. URL consultato il 26-06-2009.
- ^ a b Redazione (a cura di). «Brunetta: «In polizia troppi panzoni» È polemica. La replica: «Scherzavo»». Corriere della Sera.it, 28-5-2009. URL consultato in data 26-06-2009.
- ^ Gianni Del Vecchio, Stefano Pitrelli. Brunetta bluff Brunetta bluff in L'Espresso. 10-9-2009. URL consultato il 17-9-2009.
- ^ Germano Antonucci. Brunetta, la replica all'Espresso al posto della home page del Ministero in Corriere della Sera. 16-9-2009. URL consultato il 17-9-2009.
- ^ Brunetta: «Le élite irresponsabili vogliono un vero colpo di Stato». Corsera.it, 19-9-2009. URL consultato il 20-9-2009.
- ^ Brunetta: "Vada a morire ammazzata la sinistra che prepara colpo di Stato". Repubblica.it, 19-9-2009. URL consultato il 20-9-2009.
- ^ Brunetta: «Su élite non mi pento, non sono ipocrita». Corsera.it, 20-9-2009. URL consultato il 20-9-2009.
- ^ Brunetta insiste: "Non mi scuso è in gioco la democrazia". Repubblica.it, 20-9-2009. URL consultato il 20-9-2009.
- ^ Brunetta e l'Associazione magistrati. 29-9-2009. URL consultato il 01-10-2009.
- ^ Associazione Nazionale Magistrati. L'Anm al Ministro Brunetta: «Non sa di cosa parla. L'organizzazione è responsabilità del Governo». 29-9-2009. URL consultato il 01/10/2009.
- ^ Per il volume: Renato Brunetta, Microeconomia del lavoro. Teorie e analisi empiriche, Venezia, Marsilio Editori, 1997.
- ^ Per il volume: Renato Brunetta, Disoccupazione, isteresi e irreversibilità. Per una nuova interpretazione del mercato del lavoro, Milano, ETASLIBRI, 1992.
- ^ Per il volume: Renato Brunetta, La fine della società dei salariati, Venezia, Marsilio Editori, 1994.
- ^ Premio Internazionale Economia, Finanza e Comunicazione Rodolfo Valentino. Albo dei premiati. URL consultato il 26-06-2009.
- ^ Cfr. EconLit. URL consultato il 26-06-2009.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o su Renato Brunetta
[modifica] Collegamenti esterni
- Sito ufficiale. URL consultato il 14-11-2008.
- Biografia sul sito ufficiale del Governo. URL consultato il 14-11-2008.
- Dichiarazione degli interessi di carattere finanziario - europarlamento - 2004. URL consultato il 14-11-2008.
- Curriculum sul sito dell'Università di Siena. URL consultato il 26-06-2009.
- Scheda su openpolis.it
- Attività parlamentare su openparlamento.it
| MPE italiano | Gruppo | Lista di elezione | Partito italiano | Area | Preferenze |
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