Marcia dei quarantamila

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Palazzina uffici dello stabilimento Fiat Mirafiori

La Marcia dei quarantamila, anche detta Marcia dei quarantamila quadri FIAT, è una manifestazione svoltasi a Torino il 14 ottobre 1980[1].

Migliaia di impiegati e quadri della FIAT scesero in piazza per protestare contro le violente forme di picchettaggio che impedivano loro di entrare in fabbrica a lavorare, da ormai 35 giorni. La manifestazione, secondo l'analisi di molti storici, segnò un punto di svolta nelle relazioni sindacali: il sindacato a breve capitolò e chiuse con un accordo favorevole alla Fiat la vertenza, iniziando una progressiva perdita di potere ed influenza che si protrasse per tutti gli anni ottanta non solo in Fiat ma nel paese. Lo storico Nicola Tranfaglia ha scritto, «gli storici oggi non hanno dubbi sul significato di quelle vicende in cui colgono gli errori, da una parte, della grande impresa e, dall'altra, anche del movimento sindacale come dello stesso PCI. In ogni caso è difficile, per non dire impossibile, accettare le tesi di Romiti che insiste a sostenere che la Fiat non poteva agire diversamente e che, se non avesse proceduto al massiccio licenziamento, sarebbe andata di filato al fallimento. Oggi si vede con maggiore chiarezza che la Fiat, per salvarsi, dovette ricorrere alle banche che a poco a poco hanno attuato il ridimensionamento e poi una completa trasformazione che ha dato luogo alla Fiat di oggi e a una radicale trasformazione della città che è diventata una capitale del terziario, del pubblico e, almeno in parte, del turismo»[2].

Indice

[modifica] Gli avvenimenti

Gianni Agnelli (al centro) con l'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini (a destra); alle spalle del presidente FIAT si riconosce Cesare Romiti

L'8 maggio 1980, due giorni dopo l'insediamento di Vittorio Merloni alla guida di Confindustria, la FIAT, in crisi, propone la cassa integrazione per 78.000 operai per 8 giorni[3].

Il 31 luglio Umberto Agnelli si dimette da co-amministratore delegato della Fiat. Amministratore delegato unico resta Cesare Romiti[4]. Romiti diventa il leader della linea dura antisindacale, già iniziata nell'estate 1979 e culminata il 9 ottobre dello stesso anno, quando erano stati licenziati 61 operai Fiat accusati spesso ingiustamente, come dimostrato da appena quattro condanne, di violenze in fabbrica e sospettati di terrorismo[5][6][7].

Il 5 settembre la Fiat annuncia diciotto mesi di cassa integrazione per 24 000 dipendenti, 22 000 dei quali operai[8]. Successivamente, a fronte di trattative sindacali molto difficili, l’11 settembre vengono annunciati 14.469 licenziamenti[9].

Il consiglio di fabbrica della Fiat proclama immediatamente lo sciopero, tutti i cancelli di Mirafiori vengono bloccati da picchetti operai, che impediscono a chiunque di entrare, anche con forme di violenza.

Il segretario del PCI Enrico Berlinguer

L'apice della lotta è raggiunto quando Enrico Berlinguer parlando il 26 settembre di fronte ai cancelli sembra promettere un appoggio del PCI anche qualora fosse stata occupata la fabbrica[10].

Il 27 settembre a fronte della caduta del governo Cossiga, la Fiat sospende i licenziamenti[11]; a fine mese la Fiat pone in cassa integrazione a 0 ore i 24.000 lavoratori in eccesso. Riprende lo sciopero e riprendono i picchetti nella loro forma più violenta.

Il 14 ottobre viene convocata un'assemblea dal "Coordinamento dei capi e quadri FIAT" presso il Teatro Nuovo di Torino, sotto la leadership di Luigi Arisio. Dopo l'assemblea un corteo di migliaia di persone, che si ingrossa sempre di più man mano che procede, percorre silenziosamente le vie cittadine[12]. L'impatto di questa manifestazione è enorme, i media parlano subito di «40.000», anche se molte voci del sindacato e della sinistra sosteranno che non fossero più di 12.000.

Immediatamente i sindacati sono costretti al compromesso che verrà chiuso il 17 ottobre[13].

Se la conclusione della vertenza non è totalmente negativa per loro (i licenziamenti sono trasformati in cassa integrazione), tuttavia risulterà chiaro che la loro influenza è destinata a ridursi significativamente per tutti gli anni ottanta e a non riprendersi più. Viceversa si assiste alla consacrazione della gestione Fiat di Cesare Romiti[7].

Luigi Arisio fu poi eletto deputato per il Partito Repubblicano Italiano nel 1983 con 14.000 preferenze, anche grazie all'appoggio di Susanna Agnelli[14].

Per rivedere a Torino un corteo sindacale imponente bisognerà aspettare il 2 febbraio 1994, quando 50-60.000 persone (30.000 per la Questura)[15], fra operai, quadri, studenti e cittadini comuni, manifesteranno contro la decisione della Fiat di promuovere una nuova ondata di migliaia di licenziamenti, tra cui 3.800 impiegati, diversi dei quali nel 1980 marciarono tra i 40.000[16][17][18].

[modifica] La Marcia dei quarantamila al cinema

Sulla "Marcia dei quarantamila" sono stati realizzati numerosi documentari e il film Signorina Effe di Wilma Labate, uscito nelle sale italiane il 18 gennaio 2008.

[modifica] Note

[modifica] Bibliografia

  • Con Marx alle porte. I 37 giorni della Fiat, Nuove edizioni internazionali, Milano 1980.
  • Tommaso Giglio, La classe operaia va all'inferno. I quarantamila di Torino, Sperling & Kupfer, Milano 1981.
  • Piero Perotti, Marco Revelli, FIAT autunno 80. Per non dimenticare. Immagini e documenti di una lotta operaia, Centro di ricerca e iniziativa comunista, Torino 1986.
  • Gian Mario Bravo (a cura di), I cassintegrati FIAT. Gli uomini, la storia, gli ambienti, le fonti documentarie, Tirrenia Stampatori, Torino 1989.
  • Luigi Arisio, Vita da capi. L'altra faccia di una grande fabbrica, ETAS libri, Milano 1990.
  • Coordinamento dei lavoratori Fiat in cassa integrazione Torino, L'altra faccia della FIAT. I protagonisti raccontano, Erre emme, Roma 1990.
  • Bonaventura Alfano, Confronto al lingotto. I 35 giorni alla FIAT 15 anni dopo, Meta, Roma 1996.
  • Gabriele Polo, Claudio Sabattini, Restaurazione italiana. FIAT, la sconfitta operaia dell'autunno 1980. Alle origini della controrivoluzione liberista, Manifesto libri, Roma 2000.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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