Fiat Dino

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Fiat Dino
Fiat Dino Coupé.JPG
Descrizione generale
Costruttore bandiera  FIAT
Tipo principale Coupé
Altre versioni Spyder
Produzione dal 1966 al 1972
Esemplari prodotti 7.651 tra le due versioni
Altre caratteristiche
Dimensioni e massa
Lunghezza 4.107 e 4.514 mm
Larghezza 1.700 e 1.709 mm
Altezza 1.245 e 1.315 mm
Passo 2.256 e 2.550 mm
Massa 1.150 e 1.280 kg
Altro
Stile Pininfarina
e Bertone per la coupé
Stessa famiglia Ferrari Dino 246
Note dati rispettivamente della spyder e della coupé
Fiat Dino 2400 Coupe 3.JPG

La Dino è un'automobile sportiva prodotta dalla FIAT tra il 1966 ed il 1972.

Il contesto[modifica | modifica sorgente]

La Dino Fiat nacque da un accordo tra la FIAT e la Ferrari, siglato per l'esigenza della Casa di Maranello di costruire rapidamente un numero sufficiente di motori Dino (così chiamati perché derivati da un progetto del 1956 dello scomparso figlio di Enzo Ferrari, Alfredo, detto Dino) per ottenere l'omologazione in Formula 2 della Ferrari Dino 166 F2.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dino (automobile).

Così, accanto alle più costose Dino 206 GT, venne deliberata la produzione di più abbordabili (anche se sempre costose) versioni a marchio FIAT. In realtà, la condivisione tecnica tra le "Dino" della Ferrari e quelle FIAT era limitata al motore V6.

Le Dino 206 GT non venivano commercializzate con il marchio Ferrari, bensì con il marchio Dino, senza scritta Ferrari né sui motori né sui cofani e senza il cavallino rampante, che venivano riservate alle Ferrari 12 cilindri.

La versione spyder

L'impostazione tecnica era totalmente diversa e, sulle FIAT, piuttosto classica: motore anteriore, trazione posteriore, avantreno a ruote indipendenti con triangoli sovrapposti, retrotreno a ponte rigido, cambio manuale a 5 marce e freni a disco (con servofreno) su tutte le ruote. La prima "Dino" della FIAT ad essere presentata fu, nella primavera del 1966, la Spider, una due posti secchi disegnata da Pininfarina e non priva di similitudini estetiche coi modelli Ferrari (e non era un caso, visto che derivava da alcuni bozzetti che lo stilista aveva presentato proprio alla Casa di Maranello). Oltre che del design Pininfarina si occupò anche della costruzione del modello presso i suoi stabilimenti[1].

L'esuberante e scorbutico motore V6 di 1987 cm³, tutto in alluminio e dotato di distribuzione a 4 alberi a camme in testa (2 per bancata), metteva in crisi il retrotreno. L'abbondante potenza (160 cv a 7200 giri/minuto) erogata in modo poco lineare, il passo corto (2256 mm) e l'arcaica geometria della sospensione posteriore, rendevano la Dino una vettura molto nervosa. Inoltre il basamento in alluminio del V6 soffriva i repentini sbalzi di temperatura, che tendevano a deformare le canne dei cilindri.

Al Salone dell'automobile di Torino del 1967 venne presentata la Dino Coupé, con carrozzeria disegnata da Bertone. Dotata della stessa meccanica della "Spider" (salvo il passo allungato a 2550 mm), la Coupé aveva un'impostazione più elegante che sportiva (le dimensioni dell'imponente coupé fastback, con abitabilità per 4 persone, erano importanti: 4514mm di lunghezza e 1709 di larghezza). Anche in questo caso, come in quello della spyder, anche la produzione venne affidata al designer stesso che ne produsse più di 6.000 esemplari nei cinque anni di vita del modello[2]. Il comportamento stradale era meno reattivo di quello della spyder, soprattutto per il passo più lungo, la minor compattezza della carrozzeria (la spyder era lunga 4107 mm) e la massa maggiore (1280 kg contro i 1150).

L'evoluzione[modifica | modifica sorgente]

Nel 1969 entrambe le versioni vennero aggiornate. La cilindrata del motore, che adottò basamento in ghisa (la testa rimase in alluminio) per ovviare i problemi della deformazione delle canne dei cilindri, crebbe a 2418 cm³ (la potenza era di 180cv), mentre il retrotreno (ora identico a quello della 130) divenne a ruote indipendenti. Con questo motore l'auto raggiungeva i 205 km/h nella versione coupé e i 210 in quella spyder. Gli interventi estetici furono minimi, sia per la spyder che per la coupé: mascherina verniciata in nero opaco privo dello stemmino FIAT ora installato sul cofano motore, nuovi cerchi, plancia con consolle centrale ridisegnata e finiture migliorate, tra cui la predisposizione posteriore per cinture di sicurezza a due punti.

La produzione cessò nel 1972. Nessun modello ne raccolse l'eredità.

La produzione[modifica | modifica sorgente]

In tutto sono state prodotte 7.651 Dino Fiat, il 79% delle quali (6.068) con carrozzeria coupé. La ripartizione tra i modelli è la seguente:

  • Dino Spider 2.0: 1163 esemplari (Telai AS)
  • Dino Spider 2.4: 420 esemplari (Telai BS)
  • Dino Coupé 2.0: 3670 esemplari (Telai AC)
  • Dino Coupé 2.4: 2398 esemplari (Telai BC)

Per ottenere la sospirata omologazione fu organizzata una prima serie di 500 spyder; telai AS00001 - AS 000500; caratterizzati dall'assenza dell'accensione elettronica Dinoplex.

L'auto nei media[modifica | modifica sorgente]

Una Fiat Dino Spider di colore nero è l'auto dello spaccone Enzo (Carlo Verdone) nel film Un sacco bello (1980); anche nel film del 1967 Pronto... c'è una certa Giuliana per te, compare la Fiat Dino spider come regalo per la maturità; la Fiat Dino Coupé compare anche nel film (Un colpo all'italiana) del 1969 e, non ultimo, nel film "Il medico della mutua", con protagonista Alberto Sordi, guidata dall'affascinante moglie (Ida Galli).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La Dino spyder sul sito Pininfarina
  2. ^ La Dino Coupé sul sito Bertone

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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