Fiat 8V

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Fiat 8V
Fiat 8V 1952.JPG
Descrizione generale
Costruttore bandiera  Fiat
Tipo principale Coupé
Produzione dal 1952 al 1954
Sostituita da Fiat 2300 Coupé
Altre caratteristiche
Dimensioni e massa
Lunghezza 4.040 mm
Larghezza 1.570 mm
Altezza 1.290 mm
Altro
Stile Lucio Fabio Rapi
Auto simili Alfa Romeo 1900 Sprint
Ferrari 212 Inter
Porsche 356
Maserati A6
Fiat 8V Demon Rouge 1952.jpg
La Fiat 8V Coupé Vignale Demon Rouge del 1952

La Fiat 8V, anche nota come "Ottovù", è una berlinetta sportiva prodotta dalla casa torinese, in piccola serie, dal 1952 al 1954.

Il contesto[modifica | modifica sorgente]

Nel 1947, il presidente della Fiat Vittorio Valletta convocò Dante Giacosa per incaricarlo di realizzare un'automobile adatta al mercato statunitense; un'iniziativa commerciale-politica concordata con il Presidente del Consiglio De Gasperi, quale simbolico ringraziamento per il promesso "Piano Marshall". Ipotizzando una berlina con motore di sei cilindri a V, Valletta specificò che la nuova vettura doveva "piacere agli americani".

La risposta di Giacosa -"Forse dovremmo costruirla in America"- fu ironica e tagliente; cosa stranissima per il tecnico Fiat, noto per la grande disciplina e serietà. Giacosa, infatti, si rendeva perfettamente conto della bizzarria di impegnarsi nella costruzione di una vettura con caratteristiche tecnologiche diverse da quelle europee, quando le strutture produttive, gravemente colpite dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, a malapena riuscivano a sfornare limitate serie di modelli progettati vent'anni prima.

Per cercare di ridurre lo sforzo tecnologico, propose quindi di aumentare il numero dei cilindri a otto, in modo da evitare le ben note difficoltà di equilibratura di un motore a sei cilindri. Inoltre, un tale frazionamento avrebbe consentito di riutilizzare o sperimentare componenti dei modelli di grande produzione.

Nasce così il "progetto 106" che avrà breve durata: il prototipo realizzato dalla Pininfarina non piacque e, scemata la "necessità politica", il progetto della berlina verrà abbandonato, dirottando le esperienze tecniche acquisite in favore della più razionale "1400" e lasciando "orfano" il motore "8V" ormai ultimato.

La vettura[modifica | modifica sorgente]

Nel 1950, la direzione commerciale della Fiat decise di produrre una berlinetta, allo scopo di rilanciare l'immagine sportiva del marchio. Anche in questo caso, Giacosa accolse la notizia con un certo fastidio, in quanto considerava inopportuno distrarre le poche forze tecniche, già impegnate su progetti di vetture per la grande serie, al fine di realizzare un modello del quale era facile prevedere la modesta produzione di esemplari, anche in caso di successo.

Fiat 8V 2ª serie del 1954

La soluzione adottata fu quella di affidare la realizzazione del prototipo alla SIATA e di rispolverare il motore "8V", al quale verrà aggiunto un po' di "pepe", semplicemente modificando l'albero a camme. Per ottenere le sospensioni a quattro ruote indipendenti vennero montate quelle della 1100 anche al retrotreno, riutilizzando un precedente studio per un modello fuoristrada.

Nell'elegante e aerodinamica livrea disegnata dall'ing. Rapi, già autore della Isotta Fraschini 8C Monterosa, la vettura venne presentata al Salone dell'Automobile di Parigi nel 1952 e, per non intralciare la produzione di serie, costruita nella Sezione Carrozzerie Speciali della Fiat.

Come previsto da Giacosa, la vettura ebbe scarso successo, anche per l'elevato costo che, alla ristretta clientela abbiente, faceva preferire vetture ben più blasonate. Molti gruppi telaio-motore vennero venduti a svariati carrozzieri.

Nel 1954 è la volta della 2ª serie, rinnovata nel telaio, con carrozzeria in vetroresina del peso di soli 48 kg e con il motore potenziato a 125 CV. Sembrava il rilancio in pompa magna della "V8", ma dopo pochi mesi la direzione Fiat decise di concludere definitivamente la produzione.

Le versioni speciali[modifica | modifica sorgente]

La Fiat 8V Coupé Vignale del 1953

La maggior parte degli autotelai "8V" vennero ceduti a carrozzerie come Vignale, Ghia, Bertone, Balbo, Pininfarina, Zagato e Stabilimenti Farina, molto attive all'epoca, che ne fecero concept car per esposizioni o modelli esclusi di piccolissima serie, in versioni coupé, barchetta, cabriolet e berlinetta, dato che la rigidità del telaio portante consentiva qualunque tipo di trasformazione.

Tra le molte realizzazioni, è doveroso ricordare la "Supersonic" di Ghia, la "Demon Rouge" di Vignale e la "Siata 208 Sport" di Bertone, tutte ideate dalla feconda matita di Giovanni Michelotti.

La "speciale" più conosciuta, è certamente la Zagato impostata sulla 2ª serie della "8V". In seguito all'improvvisa chiusura della produzione, Zagato si offrì di rilevare le 25 vetture rimaste invendute, che gli furono concesse a prezzo di liquidazione.

La Fiat 8V Elaborata Zagato del 1955

Con poche modifiche alla carrozzeria e qualche accorgimento per aumentare la potenza del motore, venne realizzata la "8V Elaborata Zagato", una vettura che ebbe grande fortuna nelle competizioni sportive europee e americane, mietendo una numerosa serie di allori, tra i quali cinque campionati nazionali di velocità consecutivi (1954-1958) per vetture 2000 GT.

Memorabile fu la vittoria conseguita all'AVUS, nel Gran Premio di Berlino del 1955, dove la "8V" pilotata da Elio Zagato, riuscì nell'insperata impresa di battere l'agguerrito squadrone Porsche sulla pista di casa, stabilendo anche il miglior giro della gara ad oltre 173 km/h di media.

Rendendosi conto del ritorno per l'immagine sportiva aziendale, la Fiat si offrì di provvedere al mantenimento in efficienza delle vetture attraverso il proprio reparto corse. È forse l'unico caso di modello sportivo che iniziò a vincere nelle competizioni dopo essere uscito di produzione.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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