Fiat 130

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Fiat 130
Fiat 130 165PS 1976 2.jpg
Descrizione generale
Costruttore Italia  FIAT
Tipo principale Berlina
Altre versioni Coupé
Familiare
Produzione dal 1969 al 1977
Sostituisce la Fiat 2300
Esemplari prodotti 15.093 berlina
4.491 coupé
Altre caratteristiche
Dimensioni e massa
Lunghezza 4.750 mm
Larghezza 1.805 mm
Altezza 1.475 mm
Massa oltre 1.500 kg
Altro
Progetto Dante Giacosa
Stile Gian Paolo Boano
per Centro Stile Fiat
Paolo Martin
per Pininfarina (coupé)
Auto simili BMW "2800"
Mercedes "280 S"
Fiat 130 165PS 1976 3.jpg

La 130 è un'autovettura che fu prodotta e commercializzata dalla FIAT a partire dall'anno 1969, e sino all'anno 1977.

Era equipaggiata con un propulsore a benzina contraddistinto dalla classica architettura dei "6 cilindri a V", caratterizzato dall'iniziale cilindrata di 2,8 litri, incrementata nel corso dell'evoluzione del modello a 3,2 litri, ed era dotata di rifiniture molto lussuose.

La sua commercializzazione terminò dopo 8 anni di produzione, e in totale ne vennero fabbricati meno di 20.000 esemplari, pur considerando tutte le versioni e motorizzazioni.

Il codice di progetto interno della vettura era X1/3.

Il contesto[modifica | modifica sorgente]

Data l'ormai evidente obsolescenza di modelli quali la 2300 Lusso, i vertici della FIAT decisero di mettere in cantiere la progettazione di una berlina Gran Turismo, che nelle loro intenzioni avrebbe dovuto essere in grado di diventare una temibile concorrente delle autovetture di pari segmento prodotte da case automobilistiche come la BMW e la Mercedes Benz.

Nonostante i dubbi e le perplessità espresse all'epoca dai progettisti (Dante Giacosa in primis) sull'opportunità di produrre un'automobile non destinata al mercato di massa, da sempre prerogativa "storica" della FIAT, durante la gestazione del modello gli ingegneri studiarono una meccanica raffinata, caratterizzata da particolari soluzioni tecniche, abbinata ad una carrozzeria contraddistinta da una linea decisamente classica, equilibrata, e dall'ampia disponibilità di spazio interno sia anteriore che posteriore, tipica delle "tre volumi" prodotte all'epoca da molte case automobilistiche concorrenti.

La progettazione della berlina iniziò nel 1963.

La vettura[modifica | modifica sorgente]

L'ufficio tecnico diretto da Dante Giacosa realizzò un telaio contraddistinto dalla soluzione tecnica della sospensioni a 4 ruote indipendenti, mentre Aurelio Lampredi (ex Ferrari) mise a punto (derivandolo tecnicamente dal 2,4 litri che all'epoca equipaggiava la Dino Fiat[senza fonte]) un motore a 6 cilindri a V di 2866cm³ erogante 140 HP.

Il quadro tecnico era completato dall'adozione della trazione posteriore, dall'adozione di 4 freni a disco, dall'utilizzo del servofreno, e infine dall'adozione del cambio automatico (Borg-Warner) a 3 rapporti, che veniva fornito come primo equipaggiamento mentre il cambio manuale a 5 marce era disponibile solo su richiesta, come optional.

Un prototipo della 130 familiare

Da un punto di vista stilistico la berlina non incontrò mai completamente il favore del pubblico, già a partire dalla sua prima presentazione, avvenuta al Salone dell'automobile di Ginevra nell'anno 1969.

L'autovettura era caratterizzata da una linea esteriore nel complesso equilibrata, ma piuttosto "carica", in quanto essa era appesantita da un notevole quantitativo di orpelli inutili, come ad esempio i grossi profili cromati che incorniciavano e attraversavano gli eccessivamente ampi gruppi ottici posteriori, o la monolitica e barocca calandra anteriore, caratterizzata da un disegno eccessivamente elaborato e complesso.

Sulla 130 prima serie fu adottato un cruscotto che stilisticamente ricordava quelli adottati sulle berline americane dell'epoca. Sulla seconda serie fu sostituito da una plancia caratterizzata da un disegno più classico e da finiture raffinate, in quanto veniva utilizzato legno laccato per guarnirla. Gli interni erano caratterizzati dall'utilizzo di velluto pregiato o pelle di ottima qualità per rivestire la selleria. Essi erano riccamente equipaggiati da accessori quali il servosterzo e dall'aria condizionata, quest'ultima fornita su richiesta. La versione coupé del modello fu equipaggiata da un esclusivo optional, in quanto i comandi dell'apertura e chiusura della porta del passeggero potevano essere controllati autonomamente dal conduttore dell'autovettura.

Dopo averla testata, gli operatori del settore giudicarono la vettura confortevole, sicura e affidabile su strada, ma nel contempo notarono che essa era notevolmente penalizzata dal peso eccessivo e dalla scarsa potenza erogata dal motore che la equipaggiava, circa 140 HP. La FIAT, nel corso dell'anno 1970, tentò di porre rimedio a tale carenza incrementando la cubatura del propulsore, ottenendo come risultato un aumento di potenza di circa una ventina di HP, ed il valore della stessa raggiunse i 160 HP circa. Tale valore era comunque ancora molto lontano da quelli raggiunti dai propulsori della stessa cubatura che equipaggiavano i modelli prodotti da marche concorrenti, che sfioravano i 200 HP, e che spesso erano caratterizzati dall'adozione di soluzioni tecniche più raffinate, come l'iniezione meccanica.

A causa di ciò l'autovettura rimase sempre penalizzata nel confronto con le sue dirette rivali (segnatamente la BMW 2800, la Mercedes 280 e Jaguar XJ 2.8).

Nel corso dell'anno 1971 la FIAT lanciò sul mercato anche la versione coupé del modello, disegnato da Paolo Martin (Pininfarina).

La scocca, assemblata presso lo stabilimento Fiat di Rivalta, veniva consegnata nuda allo stabilimento della Pininfarina che provvedeva sia alla finitura complessiva, sia al marchio. La successiva commercializzazione di tale versione fu sempre di competenza Fiat.

Fiat 130 coupé

La FIAT 130 Coupé mutuo in massima parte la meccanica dalla berlina, ma il motore del modello in questione era caratterizzato dall'avere una cubatura leggermente superiore, precisamente del valore di 3235 cm³, e ciò più a beneficio della coppia motrice massima e dell'elasticità di marcia che della potenza, cresciuta di poco, da 160 HP a 165 HP.

Tale motore nel corso dell'anno, venne successivamente utilizzato per equipaggiare anche la berlina, che della coupé adottò anche la rinnovata console centrale, caratterizzata da un disegno più razionale e moderno rispetto a quella che equipaggiava il modello precedente.

Altra grave pecca furono gli eccessivi consumi, malgrado i vari tentativi per ridurre l'entità dell'inconveniente che afflisse sempre il propulsore. Consumi assolutamente proibitivi anche in relazione alla cilindrata, addirittura superiori a quelli di alcuni V8 americani prodotti all'epoca; non era difficile scendere a valori dell'ordine dei 3Km/litro nel ciclo urbano.

Il problema principale che afflisse il modello sia durante la gestazione, sia durante la commercializzazione, fu l'idea universalmente diffusa sia presso gli operatori del settore, sia presso i potenziali acquirenti, per cui si considerava la FIAT una casa specializzata esclusivamente nella produzione di auto utilitarie e del tutto incapace o inadatta a cimentarsi nel settore delle berline di lusso, che storicamente non era mai stato di sua competenza. Sostanzialmente tale autovettura, oltre che dai suoi limiti, fu sempre eccessivamente penalizzata dalle sue origini "proletarie".

La grave crisi petrolifera che prese l'avvio nel corso dell'anno 1973 determinò di fatto la morte commerciale del modello, in quanto i consensi tributati alla coupé si limitarono ai soli apprezzamenti per la sua linea esteriore, ma non si tradussero mai in consistenti numeri di vendita. Inoltre era palese la circostanza che l'utilizzo di un'autovettura caratterizzata da consumi così elevati, complice il costo del carburante di fatto quintuplicato nel giro di qualche mese, fosse diventato improvvisamente antieconomico.

La casa madre inoltre non diede alcun seguito alla produzione di alcuni esemplari unici, sostanzialmente delle evoluzioni stilistiche della coupé disegnata dalla Pininfarina, come la Opera, studiata e prodotta come esemplare unico nel corso del (1974) e la Maremma, studiata e prodotta nel corso del (1975), rispettivamente il prototipo di una berlina a 4 porte e il prototipo di una particolare station wagon a 3 porte, caratterizzata dall'impostazione (Shooting Brake), e contraddistinta da alcune peculiari soluzioni funzionali e stilistiche.

La produzione della berlina cessò nel corso del 1976, con un saldo di 15.093 esemplari prodotti (di cui circa seimila equipaggiati con il motore "2.8" e novemila equipaggiate con il motore "3.2"), molti dei quali furono acquistati dallo Stato, fatti allestire come auto blindate, e utilizzate successivamente come "auto blu".

La coupé, invece, rimase in produzione fino all'autunno dell'anno 1977, totalizzando 4.491 unità prodotte.

Il fallimento commerciale della 130 ebbe come conseguenza primaria il totale abbandono da parte del marchio FIAT del segmento delle auto di prestigio. Successivamente la casa automobilistica, avendo acquistato il marchio Ferrari nel corso del 1969, concentrò su questa casa le sua ambizioni per le auto di lusso e di nicchia. Si dovranno comunque attendere gli anni 80, per assistere all'immissione sul mercato automobilistico di un modello appartenente al segmento delle auto di prestigio prodotto da quello che nel frattempo era diventato il "gruppo FIAT".

Dati tecnici[modifica | modifica sorgente]

Caratteristiche tecniche - Fiat 130 3200 - 1972
Configurazione
Carrozzeria: berlina 4 porte Posizione motore: anteriore longitudinale Trazione: posteriore
Dimensioni e pesi
Ingombri (lungh.×largh.×alt. in mm): 4750 × 1805 × 1438 Diametro minimo sterzata: 10,9 m
Interasse: 2720 mm Carreggiate: anteriore 1468 - posteriore 1467 mm Altezza minima da terra: 150 mm
Posti totali: 5 Bagagliaio: Serbatoio: 80
Masse / in ordine di marcia: 1615 kg
Meccanica
Tipo motore: 6 cilindri a V di 60° Cilindrata: 3235 cm³
Distribuzione: un albero a camme in testa per bancata, azionamento tramite cinghia dentata Alimentazione: un carburatore verticale doppio corpo Weber 42 DFC
Prestazioni motore Potenza: 165 CV DIN a 5600 giri/min / Coppia: 25,5 kgm DIN a 3400 giri/min
Accensione: Impianto elettrico: a 12 V con alternatore
Frizione: monodisco a secco Cambio: automatico Warner Gear a tre marce + retromarcia; a richiesta manuale a cinque marce + retromarcia
Telaio
Corpo vettura scocca portante
Sterzo a vite e rullo
Sospensioni anteriori: a ruote indipendenti / posteriori: a ruote indipendenti
Freni anteriori: a disco autoventilanti / posteriori: a disco autoventilanti con regolatore di frenata
Prestazioni dichiarate
Velocità: 185 km/h Accelerazione:
Fonte dei dati: Quattroruote febbraio 1972
Caratteristiche tecniche - Fiat 130 Coupé - 1972
Configurazione
Carrozzeria: coupé Posizione motore: anteriore longitudinale Trazione: posteriore
Dimensioni e pesi
Ingombri (lungh.×largh.×alt. in mm): 4840 × 1760 × 1380 Diametro minimo sterzata: 11 m
Interasse: 2720 mm Carreggiate: anteriore 1470 - posteriore 1465 mm Altezza minima da terra: 130 mm
Posti totali: 5 Bagagliaio: Serbatoio: 80
Masse / in ordine di marcia: 1600 kg
Meccanica
Tipo motore: 6 cilindri a V di 60° Cilindrata: 3235 cm³
Distribuzione: un albero a camme in testa per bancata, azionamento tramite cinghia dentata Alimentazione: un carburatore verticale doppio corpo Weber 45 DFC 6
Prestazioni motore Potenza: 165 CV DIN a 5600 giri/min / Coppia: 25,5 kgm DIN a 3400 giri/min
Accensione: Impianto elettrico: a 12 V con alternatore
Frizione: monodisco a secco Cambio: automatico Warner Gear a tre marce + retromarcia; a richiesta manuale a cinque marce + retromarcia
Telaio
Corpo vettura scocca portante
Sterzo a vite e rullo con servosterzo
Sospensioni anteriori: a ruote indipendenti / posteriori: a ruote indipendenti
Freni anteriori: a disco autoventilanti / posteriori: a disco autoventilanti con regolatore di frenata
Prestazioni dichiarate
Velocità: 190 (195 con cambio manuale) km/h Accelerazione:
Fonte dei dati: Quattroruote novembre 1972

Versioni speciali[modifica | modifica sorgente]

Fiat 130 familiare Agnelli[modifica | modifica sorgente]

Questa versione speciale venne studiata dal Centro Stile Fiat, appositamente per Gianni ed Umberto Agnelli, nell'intento di realizzare un esclusivo modello di mezzo di trasporto personale. Si trattava di una Station Wagon di netta ispirazione americaneggiante, stilisticamente basata sulla carrozzeria della 130 berlina 3200, di cui inoltre manteneva la meccanica, e venne costruita dalla Ditta Introzzi di Lipomo, che aveva sede a Como. Era caratterizzata da alcune particolarità, quali un grande cesto in vimini fissato sul portapacchi, e dall'apposizione di pannelli in legno, (soluzione mutuata dagli analoghi modelli americani prodotti all'epoca) posti sulle fiancate e sul portellone posteriore. Tale vettura venne utilizzata da Gianni e Umberto Agnelli durante lo svolgimento delle loro vacanze estive.[1].

La 130 nelle competizioni[modifica | modifica sorgente]

Il motore 3.2 venne elaborato ed utilizzato dalla Abarth per il prototipo Abarth SE030, vincitore del Giro automobilistico d'Italia del 1974, che prefigurava le forme e l'impostazione della Lancia Beta Montecarlo, e per il prototipo Abarth 031 che si aggiudicò il Giro automobilistico d'Italia del 1975 e prefigurava la Fiat 131 Abarth Rally.

La 130 nei media[modifica | modifica sorgente]

Dal 2000 al 2002 la Fiat 130 comparve nel reality show MTV Trip condotto da Luca e Paolo prodotto e trasmesso da MTV Italia. I due conduttori compirono un tour in Europa a bordo di una Fiat 130 targata Bologna con allestimento carro funebre, chiacchierando e creando parodie, sketch e filmati divertenti dei paesi che attraversavano.

A dispetto della sua limitata diffusione, la Fiat 130 è stata utilizzata piuttosto di frequente nei film e compare in quasi settanta pellicole[2], soprattutto realizzate negli anni '70, tra cui La polizia ringrazia del 1973, Piedone lo sbirro, in versione coupé, sempre del 1973 e Piedone a Hong Kong del 1975, Febbre da cavallo del 1976, La donna della domenica del 1975 e Assassinio sul Tevere del 1979. È inoltre, la protagonista del noto film di Lina Wertmuller Scherzo del destino in agguato dietro l'angolo come un brigante da strada.

Nel 1979, il 17 aprile, la Fiat 130 Coupé di proprietà di Gigi Radice e guidata dallo stesso, venne coinvolta in un grave incidente sull'Autostrada dei Fiori nei pressi di Andora in cui perì l'ex calciatore Paolo Barison.

La 130 nei servizi di Stato[modifica | modifica sorgente]

La Fiat 130 è stata frequentemente utilizzata come auto di rappresentanza dalle istituzioni politiche negli anni '70. Fu "l'auto blu" su cui viaggiava il presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro il giorno del suo rapimento. Nelle fotografie scattate in via Fani il giorno dell'omonima strage, si vedono la Fiat 130 blu di Aldo Moro vicino all'Alfa Romeo Alfetta bianca della scorta.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ https://sites.google.com/site/thyrencars/home/homepage/fiat-130-berlina/le-fiat-130-speciali Sites.Google: FIAT 130 speciali
  2. ^ E. Ferrero, "Fiat 130, una protagonista italiana"

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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