Fiat 600

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Fiat 600
Fiat 600 1955.jpg
Descrizione generale
Costruttore Italia  FIAT
Tipo principale Berlina
Produzione dal 1955 al 1969
Sostituita da Fiat 850
Esemplari prodotti 2.695.197[1] +
2.226.000 circa su licenza
Altre caratteristiche
Dimensioni e massa
Lunghezza 3.215 mm
Larghezza 1.380 mm
Altezza 1.405 mm
Passo 2.000 mm
Massa 585 kg
Altro
Progetto Dante Giacosa
Stessa famiglia Fiat 600 Multipla e Nuova 500
SEAT 600 e 800
Zastava 600, 600 Kombi, 750 e 850
Auto simili Citroën 2CV
NSU Prinz
Renault 4CV
Volkswagen Maggiolino
MHV Fiat 600 02.jpg

La Fiat 600 è un'autovettura prodotta dalla casa automobilistica italiana FIAT, costruita dal 1955 al 1969. Viene considerata l'icona del boom economico italiano.

Il contesto[modifica | modifica sorgente]

Nel secondo dopoguerra la FIAT era governata da Vittorio Valletta, cui era affidato il compito di motorizzare la nuova Italia repubblicana, come già era stato tentato e parzialmente realizzato attraverso il modello "Topolino". Se negli anni trenta il progetto "Topolino" era stato scarsamente innovativo, negli anni cinquanta era sicuramente superato.

Valletta incaricò Dante Giacosa di realizzare la nuova vettura; un compito arduo dato che l'azienda aveva potenzialità veramente modeste.

La piccola utilitaria Fiat venne presentata il 9 marzo 1955 a Ginevra, nel Palazzo delle Esposizioni. Dotata di 2 portiere (nelle prime versioni prodotte fino al maggio 1964 con portiere incernierate posteriormente) e con una abitabilità discreta per 4 persone, era equipaggiata con un motore di nuova progettazione, il "100", situato in posizione posteriore di 633 cm³, erogante una potenza di 21,5 CV a 4.600 giri al minuto, in grado di spingere l'automobile fino a 95 km/h. Il prezzo di listino era di 590.000 Lire.

La "600", nata come vettura popolare, ma non del tutto superutilitaria, avrà uno strabiliante successo di vendite e, dopo pochi mesi, il tempo di attesa per la consegna supererà l'anno.

È da ricordare che, in occasione della presentazione della Fiat 600, la televisione, in epoca in cui la RAI non faceva pubblicità televisiva, trasmise un cortometraggio sulla macchina nuova nata, preparato da Cinefiat e tipico esempio di pubblicità redazionale.

Il progetto[modifica | modifica sorgente]

Maquette in legno della Fiat 600

Contrariamente a quanto si sia talvolta ritenuto, la 600 non fu semplicemente figlia di un intervento per ovviare ai ritardi nella presentazione della successiva 500, ma un progetto ragionato, figlio di un lungo studio e di vari progetti alternativi, che partì ancora nel 1945 quando venne sottoposta alla FIAT (azionista della Simca) un progetto spinto dal governo francese di vettura con telaio in alluminio e trazione anteriore. Certamente certe ardite sperimentazioni a cavallo della guerra, furono lasciate da parte quando si delineò il progetto di questa vettura.

Riprendendo degli studi d'anteguerra, Dante Giacosa aveva effettuato sin dal 1945 degli studi e delle prove su un progetto chiamato “102” o “400 sperimentale” in cui erano stati sperimentati anche la trazione anteriore e le leghe leggere. I pochi capitali a disposizione e la necessità di sostituire le più vetuste “1100” e “1500” d'anteguerra, avevano però rinviato i progetti.

Inoltre tali soluzioni presentavano rischi eccessivi per l'elevata innovazione che comportava e quindi si cercarono strade sì nuove, ma meno spinte soprattutto in funzione dei costi di produzione.

Fiat 600 3ª serie del 1960

Dopo che nel 1949 e 1951 era stato completato il lancio della “1400” e della “103” poi presentata nel 1953 come “Fiat 1100”, alla FIAT cominciarono a lavorare sull'erede della 500C ossia dell'ultima versione della “Topolino”

Così nel 1951 si ritornò ad analizzare l'ipotesi di una “tutto dietro” o di una "tutto avanti” soluzioni che offrivano risparmi di peso e di costi. La “Tutto avanti” venne scartata per l'opposizione del management FIAT e per problemi costruttivi; inoltre Giacosa poteva sfruttare l'esperienza maturata con la Cisitalia per la quale aveva realizzato una piccola vettura da corsa con motore posteriore derivato dal “1100” d'anteguerra, in particolare per il cambio. Anche la Volkswagen con il Maggiolino e la Renault con la 4CV avevano intrapreso con successo la strada del “tutto dietro”.

L'impostazione stilistico-dimensionale della vettura fu definita nel 1951, ma si pose il problema della motorizzazione: inizialmente venne studiato un motore a due cilindri a V di 150º abbinato ad un cambio semiautomatico, come quello della Cisitalia. La soluzione, interessante, venne scartata, perché avrebbe richiesto tempi lunghissimi di sviluppo, mentre l'invecchiamento della 500C era ormai evidente.

Dal canto suo, la dirigenza FIAT premeva per l'immediata messa in produzione di un modello economico che potesse sostituire l'ormai obsoleta "Topolino". Fu richiesto il massimo della sperimentazione con il minimo della spesa. La scelta di forme arrotondate fu fatta invece per risparmiare lamiera (e peso).

Fu così che “chiuso in una stanza con un pugno di disegnatori” come ebbe modo di raccontare Giacosa, in pochi mesi venne disegnato un gruppo motopropulsore completamente nuovo, a 4 cilindri verticali, relativamente convenzionale, raffreddato ad acqua e a 4 marce. Era l'inizio del 1953 e poteva avviarsi la sperimentazione definitiva. La morfologia del motore della prima 600, con i dovuti aggiornamenti ed incrementi di cilindrata, sarà riconoscibile ad un occhio esperto nel propulsore di moltissimi modelli futuri. La sua proverbiale razionalità, robustezza, affidabilità e parsimonia lo renderanno uno dei migliori mai progettati a Mirafiori. Sulla base dei vecchi "100" (633 cm³) e "100D" (767 cm³), nasceranno i motori della 850, 127, Panda 34, Panda 45, Panda 899, Uno 899 e Uno 45, senza contare l'Autobianchi A112 anche nelle versioni Abarth da 982cm³ e 1.050cm³ e le SEAT Ibiza e Marbella, solo per citare i modelli più popolari.

Il motore[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Motore FIAT 100.

Il motore, progetto “100”, da 633 cm³ presentava grosse novità come il collettore di aspirazione integrato nella fusione della testa (grande vantaggio economico) e per la prima volta per FIAT il basamento monoblocco (e non in 4 pezzi saldati insieme come sulla Topolino). Fu una tipologia di motore con vita lunghissima, basti dire che con cilindrate mano a mano cresciute rimarrà utilizzato sino al 1999, dopo che la produzione era stata spostata in Polonia.

La sospensione a balestra trasversale sarebbe stata utilizzata sul posteriore ancora dalla 127 e dalla 128 quasi trent'anni dopo, con il vantaggio di avere l'elemento elastico facente funzione anche di barra antirollio.

Arrischiata ma efficace fu la soluzione del radiatore posto nel posteriore con il ventilatore calettato sulla pompa dell'acqua (un'integrazione di funzione, evidentemente pensata per ridurre i costi).

Il ventilatore lavorava spingendo l'aria contro il senso di marcia (dal dietro verso l'avanti) ma questo non creò problemi insormontabili, grazie anche all'adozione di un convogliatore di gomma aderente al radiatore. La progettazione terminò di fatto a metà 1954 e fu avviato l'attrezzamento delle officine di Mirafiori, dove la vettura sarà prodotta sino alla fine degli anni sessanta.

Dal suo progetto base, compresa la cellula abitativa, venne messa in produzione dal 1964 la Fiat 850, quella che ne prenderà il posto come secondo modello base della produzione Fiat dopo la Fiat Nuova 500 e può esserne considerata l'erede. Per quanto riguarda il nome invece, la Fiat lo rispolvererà nel 1998 con la presentazione della Fiat Seicento che non aveva però alcun punto in comune con la progenitrice.

Evoluzione del modello[modifica | modifica sorgente]

600: (marzo 1955-febbraio 1957) motore 633 cc, carburatore Weber 22 DRA, 21,5 CV a 4600 giri/min, velocità massima circa 90 km/h. Portiere incernierate posteriormente (portes suicides), vetri scorrevoli, indicatori di direzione sui parafanghi come sulla Topolino, fregio anteriore "600" con i 6 baffi in alluminio, fanalini posteriori piccoli con base in alluminio, indicatore di direzione posteriore assente nei primi esemplari fino al febbraio del 1956. Nell'estate 1955 viene perfezionato l'indicatore del livello della benzina, eliminandone le oscillazioni durante la marcia.

600 II serie: (marzo 1957-febbraio 1959) la cilindrata rimane invariata, ma la potenza diventa di 22 CV a 4600 giri/min, grazie al carburatore Weber 22 IM. Vengono adottati i cristalli delle porte discendenti con meccanismo a manovella, ma senza deflettore, fanalini posteriori con indicatore di direzione giallo e catarifrangente incorporato (successivamente la Fiat fornirà un catarifrangente rotondo adesivo da applicare a cura del cliente).

600 III serie: (marzo 1959-settembre 1960) ulteriore incremento di potenza del motore, che con un carburatore Weber 26 IM e il rapporto di compressione aumentato da 7:1 a 7,5:1 raggiunge i 24,5 CV a 4900 giri/min, per una velocità massima di 100 km/h. Consumi invariati. Dinamo da 230 W anziché 180. I fanali posteriori diventano come quelli della 500D (più grandi con catadiottro quadrato), le frecce anteriori sui parafanghi vengono sostituite da ripetitori rotondi al termine della moulure di metà fiancata, e sul frontale vengono applicati fanalini rotondi (luci di posizione/frecce) tipo 500.

600D I serie: (settembre 1960-aprile 1964) motore 767 cc, 29 CV a 4800 giri/min, velocità massima circa 110 km/h. Nonostante l'aumento di potenza, i consumi rimangono di 5,7 litri per 100 km. Sul cofano motore le griglie diventano da 30 a 36, deflettori alle portiere che erano ancora incernierate posteriormente.

600D II serie: (maggio 1964- ottobre 1965) meccanica invariata. In concomitanza con il lancio della 850 passaggio alle portiere con cerniere all'anteriore.

600D III serie: ("Fanalona") (novembre 1965- dicembre 1969) meccanica invariata, proiettori maggiorati (tipo 850), , abolite tutte le modanature eccetto quelle sui sottoporta. Nuovo fregio anteriore tipo 500 F. Serbatoio carburante di forma "a lingotto" da 31 litri. La 600D (familiarmente chiamata anche "750"), fu venduta sui mercati del nord-Europa come Fiat 770 (da non confondere con un modello omonimo prodotto in Argentina e derivato dalla 850)

Produzione della 600[modifica | modifica sorgente]

  • Italia - Fiat: 2.695.197 u
  • Spagna - Fiat/Seat: 814.926 u
  • Germania - Fiat Neckar: 172.000 u ca
  • ex Yugoslavia - Zastava: 923.487 u
  • Argentina - Fiat: 304.016 u
  • Cile - Fiat: 12.000 u ca
  • Totale mondo: > 4.939.642 unità

Modelli derivati[modifica | modifica sorgente]

La "Multipla"[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fiat 600 Multipla.
Fiat Multipla

Grande successo ottenne anche la successiva versione Multipla, in cui l'abitabilità venne notevolmente ampliata fino a raggiungere i 6 posti su 3 file di sedili. Gli schienali e le poltrone delle due file posteriori, mediante un ingegnoso gioco ad incastro, potevano essere facilmente abbattuti, formando una estesa e complanare superficie di carico. Quest'ultima versione incontrò il favore degli artigiani, dei taxisti e delle famiglie numerose.

Destinata a sostituire la “500 C Giardiniera” fu figlia di una ardita idea di Giacosa che decise di avanzare il posto guida a cavallo dell'asse anteriore (dotato della sospensione della 1100) e di due porte posteriori.

Mancava il portellone posteriore ma questo non impedì di creare un grande vano di carico utilizzabile asportando le due file di sedili centrale e posteriore.

La carrozzeria “Coriasco” ne realizzerà un versione furgoncino, per le Poste Italiane, con diversa coda e uno sportellino con piccolo vano di carico sopra il motore, la cui impostazione sarà ripresa dalla casa madre e con un nuovo frontale squadrato e le porte anteriori con apertura convenzionale diventerà il Fiat 600T poi 850T quando la cilindrata vene portata prima a 843 e poi a 903 cc.

La Fiat 600 argentina[modifica | modifica sorgente]

Fiat 600 argentina

Dal 1958 al 1960 la Fiat 600 venne importata in Argentina, per poi essere prodotta dalla locale "Fiat Someca SA" prima a Caseros (Buenos Aires) poi a El Palomar (oggi stabilimenti del gruppo PSA). Inizialmente vennero utilizzati componenti provenienti dall'Italia, in seguito componenti "nazionalizzati" (a cominciare dai motori prodotti a Córdoba).

Bisognerà aspettare il 7 aprile 1960 perché la prima Fiat 600 Argentina uscisse dalla nuovissima fabbrica Fiat locale.

Nel 1962 fu sostituita dalla 600D che nel 1964 ebbe alcune migliorie meccaniche ed estetiche.

Nel 1965, trasformata la società Fiat Someca SA in "Fiat Concord SA", venne introdotta la 600E, con le portiere ad apertura convenzionale.

Nel 1970, al termine della produzione in Italia, venne avviato il modello 600R con alcune migliorie ed una finta griglia radiatore anteriore.

Nel 1977, infine, venne adottato un motore di 843 cc e 34 CV analogo a quello della Fiat 133. La produzione finirà nel 1982 con una produzione di più di 302.000 esemplari. Nel 1980 la Fiat Concord è stata fusa nella Sevel Argentina, una joint venture costituita dalla Fiat con il gruppo PSA.

SEAT 600[modifica | modifica sorgente]

Una Seat 800 con due porte posteriori
Una Seat 600 furgonata su base Fiat 600 3ª serie del 1959

Durante gli anni di produzione del modello originale e anche dopo, fu prodotta anche su licenza in varie nazioni europee, su tutte in Spagna dalla SEAT con il nome di SEAT 600 (814.926 unità).

La produzione iniziò il 27 maggio 1957 con la 600N telaio n° 100-106-400000, del tutto analoga alla versione italiana. Tra il 1957 ed il 1963 ne furono fabbricati 131 958 esemplari.

Nel 1963, essa adottò il motore di 767 cm³ e il nome della sorella Fiat 600D italiana, mantenendo però l'apertura delle porte con cerniere posizionate posteriormente. Tra il 1963 ed il 1970 ne furono fabbricati 418.000 esemplari.

Terminata la produzione in Italia, nel 1970, anche la SEAT adottò l'apertura delle porte oggi convenzionale con la versione 600E (in effetti uguale alla 600D italiana). Questa versione 600E sarà quella più esportata in America Latina (Messico e Colombia specialmente, era anche fabbricata in Argentina presso la Fiat Concord, ed in Africa).

In ottobre 1972, esce l'ultima versione la 600L. Furono adottate piccole migliorie e la potenza del motore portata da 29 a 32,5 CV. Il 3 agosto 1973, l'ultimo esemplare in fabbricazione uscì dalla fabbrica di Barcellona Zona Franca.

Tra il 1963 e il 1967 fu realizzata, prima dalla SEAT, poi dalla Carrozzeria "Talleres Costa", una versione furgoncino (con due porte laterali) denominata "Formicheta"; ne furono fabbricati poco meno di 10.000 esemplari.

Sempre dalle officine "Talleres Costa" uscì tra il 1964 al 1967 in 17.577 esemplari, una versione molto originale, la SEAT 800. Allungata di 18 cm, era dotata di due porte posteriori ad apertura convenzionale e omologata per 5 posti.

Zastava 600[modifica | modifica sorgente]

In Jugoslavia venne prodotta dalla Zastava con il nome di Zastava 600, Zastava 750 (motore 767 cc) e Zastava 850 (motore della Fiat 850). Anche in Jugoslavia si produsse una versione furgoncino.

Una Zastava 600/750/850-versione yugoslava della Fiat 600

Tra il 1955 e il 1959 le vetture erano prodotte in Italia con marchio "Zastava", poi dal 1960 la produzione fu avviata nello stabilimento di Kragujevac con il nome di 600D e il motore 767 cc, ma ancora con le portiere controvento. Il modello Zastava 750 avviato nel 1964 con il motore 767 cc e le portiere tradizionali, rimase in produzione sino al 1985, affiancato dal 1980 dalla Zastava 850 e dotate del motore della vecchia Fiat 850. Rimase in produzione sino al 1985.

Anche in Jugoslavia vennero prodotta un versioni simile alla "Formicheta" spagnola.

In realtà in Jugoslavia la Zastava 750 era più conosciuta con in nomigliolo di 'Fičo' (o anche Fiko o Fica), dal nome di un personaggio dei fumetti che la pubblicizzavano nello stato balcanico.

Produzione Fiat 750z in Colombia su modello Zastava tra il 1977 e il 1979 presso la Compañia Colombiana Automotriz di Bogotá.

Fiat Neckar Jagst 600/770[modifica | modifica sorgente]

La Fiat 600 tra il 1956 ed il 1967 fu fabbricata anche in Germania presso la Fiat Neckar, filiale tedesca del gruppo Fiat nata dalla precedente Fiat NSU. Presentata in un primo tempo come Neckar Jagst, nel 1960 con l'uscita della Fiat 600D diventa Neckar Jagst 770. Il modello sarà fabbricato fino nel 1967 in più di 172.000 esemplari.

Versioni speciali realizzate dai carrozzieri[modifica | modifica sorgente]

Questo modello fu anche utilizzato da molti carrozzieri e preparatori per la presentazione di versioni rielaborate in campo estetico e soprattutto meccanico (ad esempio da Giannini). Famosissimi i modelli dell'Abarth con motorizzazioni spinte fino ai 1.000 cm³ che spopolavano sui circuiti di mezza Europa, nella loro classe di appartenenza.

Modelli Zaz[modifica | modifica sorgente]

Tra il 1960 e il 1969 vennero prodotti dalla ZAZ i modelli ЗАЗ-965 e ЗАЗ-965А (Zaz-965 e Zaz-965A) su ispirazione della Fiat 600 (esteticamente anteriormente uguale ma con cilindrata leggermente maggiorata: 700 cc). Fu il Ministro dell'Industria Automobilistica Sovietica in persona, N. Strokin, a ordinare ai tecnici sovietici di prendere come base la Fiat 600. La vettura prodotta in Ucraina riscosse un grande successo nonostante fosse stata venduta per soli 4 anni. Tale vettura venne rimpiazzata dalla serie ЗАЗ-966x e 968x (modello ispirato alla NSU Prinz).

La Fiat 600 nei media[modifica | modifica sorgente]

Marcello Mastroianni guida una Fiat 600 D nel film Giallo napoletano del 1979.

Ugo Tognazzi compra una Fiat 600 nel film I mostri del 1963.

Alberto Sordi coi primi stipendi di medico riesce ad acquistare una fiammante 600 III serie nel film Il medico della mutua (1968).

Kim Novak guida una Fiat 600 che traina una roulotte nel film Baciami, stupido del 1964 diretto da Billy Wilder.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fiat 600 in museoauto.it. URL consultato il 27 luglio 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dante Giacosa, Progetti alla Fiat prima del computer, Automobilia, 1989, ISBN 88-85880-00-2
  • Alessandro Sannia, Fiat 600 fuoriserie, All Media, 2004
  • Alessandro Sannia, Il grande libro delle piccole Fiat, Giorgio Nada Editore, 2008, ISBN 978-88-7911-439-4

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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