Notte dei fuochi

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Notte dei Fuochi
Feuernacht
Stato Italia Italia
Luogo presso Bolzano e Selva dei Molini
Data 11 -12 giugno 1961
Tipo Attentati dinamitardi
Responsabili 91 membri del Befreiungsausschuss Südtirol
Motivazione Secessione dell'Alto Adige/Südtirol

Con l'espressione Notte dei fuochi (in tedesco Feuernacht) si indica la notte tra l'11 e il 12 giugno 1961, quando un gruppo di terroristi sudtirolesi, aderenti al Befreiungsausschuss Südtirol, compirono numerosi attentati dinamitardi. In Alto Adige, tale notte vengono solitamente accesi i cosiddetti fuochi del Sacro Cuore in ricordo della vittoria di Andreas Hofer contro le truppe francesi napoleoniche.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Una delle 37 esplosioni di quella notte

La prima esplosione si registrò all'una di notte nel centro di Bolzano seguita nelle 2 ore successive da altre 46 che abbatterono decine di tralicci dell'alta tensione (un'altra versione riporta che vi furono 350 ordigni[1]). Non riuscirono però a interrompere completamente la distribuzione dell'energia elettrica.
I controlli messi subito in atto dalle forze di polizia e armate portarono all'individuazione di una carica inesplosa presso un cavalcavia e 50 q di dinamite e una grossa mina posti vicino alla diga di Selva dei Molini.

Per gli attentati della "Notte dei fuochi" fu fatto largo uso di esplosivo al plastico.

Successive indagini consentirono di portare in giudizio davanti alla Corte d'assise di Milano ben 91 persone: 22 in stato di detenzione, 46 a piede libero e 23 latitanti.
La sentenza n. 57/64 del 9 novembre 1964 inflisse pesanti condanne. Quelle oltre i 15 anni di reclusione furono irrogate a:

La corte d'assise d'appello riformò parzialmente le pene inflitte ad alcuni dei condannati in primo grado. Per quanto riguarda quelli precedentemente citati:

Risvolti politici[modifica | modifica wikitesto]

Sull'importanza degli attentati terroristici rispetto al raggiungimento dell'autonomia territoriale della Provincia autonoma di Bolzano - che avverrà solo nel 1972 - è, da tempo, in atto una controversia storiografica[2]. Bisogna sottolineare che gli attentatori erano orientati verso la secessione della Provincia di Bolzano dall'Italia e non miravano a un'autonomia che avrebbe comunque preservato il potere statale italiano sull'area. Inoltre l'opinione pubblica locale non era completamente a favore dell'uso della violenza, considerandola controproducente.

Anche la Südtiroler Volkspartei (il maggior partito locale), la diocesi cattolica locale e il più importante organo di stampa di lingua tedesca, il quotidiano locale Dolomiten, condannarono fin dall'inizio l'uso delle bombe, pur riconoscendo il profondo disagio nel quale le popolazioni austriache e ladine dell'Alto Adige versavano a causa della politica oppressiva delle istanze nazionali anche dopo la fine del Ventennio fascista.[3][4]

In memoria dei 50 anni trascorsi dalla Notte dei fuochi, l'Heimatbund, ovvero la lega per la patria sudtirolese, ha fatto coniare un'apposita medaglia, con incisa la faccia di Sepp Kerschbaumer.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stasera su Raistoria le bombe in Alto Adige e l’utopia di Langer su Alto Adige
  2. ^ Cfr. le rispettive prese di posizione di Carlo Romeo, Rolf Steininger, Leopold Steurer e Hans Karl Peterlini in Faschismus an den Grenzen - Fascismo di confine, a cura di Giorgio Mezzalira e Hannes Obermair, Innsbruck-Vienna-Bolzano, Studienverlag, 2012 (Geschichte und Region/Storia e regione, 20, 1). ISBN 978-3-7065-5069-7
  3. ^ Leopold Steurer, Aspekte des Südtirolproblems 1945-1985, in "Politische Bildung", 2,8, 1986, pp. 131-139.
  4. ^ Rolf Steininger, South Tyrol - a minority conflict of the Twentieth Century, New Brunswick, NJ, Transaction Publishers, 2003, pp. 87ss. ISBN 0-7658-0800-5
  5. ^ Articolo Altoadige

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]