FIAT

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Fiat Automobiles
Logo
Stato Italia Italia
Tipo Società per azioni
Fondazione 1899 a Torino
Sede principale Torino
Gruppo Fiat S.p.A.
(tramite Fiat Group Automobiles)
Persone chiave Olivier François, Direttore operativo
Settore Metalmeccanica (Autoveicoli)
Prodotti autovetture
Slogan «Simply more»
Note Compasso d'Oro Premio Compasso d'oro nel 1959

Compasso d'Oro Premio Compasso d'oro nel 1967
Compasso d'Oro Premio Compasso d'oro nel 2004

Compasso d'Oro Premio Compasso d'oro nel 2011
Sito web www.fiat.it

FIAT (acronimo di Fabbrica Italiana Automobili Torino) è un marchio automobilistico di Fiat Group Automobiles, a sua volta facente parte del gruppo industriale Fiat S.p.A.

Il marchio medesimo ha una lunga storia, essendo stato fondato l'11 luglio 1899 a Torino come casa produttrice di automobili, per poi sviluppare la propria attività in numerosi altri settori, dando vita a quello che sarebbe diventato il più importante gruppo finanziario e industriale privato italiano del XX secolo.

Dal 1º febbraio 2007 fa parte, insieme ai marchi Alfa Romeo, Lancia, Abarth e Fiat Professional, di Fiat Group Automobiles, che rappresenta una delle diramazioni di Fiat S.p.A.

Storia e direzione aziendale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del Gruppo Fiat e Elenco dei modelli FIAT.

L'azienda nacque dalla comune volontà di una dozzina tra aristocratici, possidenti, imprenditori e professionisti torinesi di impiantare una fabbrica per la produzione di automobili.

L'idea di produrre automobili su scala industriale era venuta agli amici Emanuele Cacherano di Bricherasio e Cesare Goria Gatti (già fondatori dell'ACI Automobile Club d'Italia) che avevano precedentemente costituito e finanziato la "Accomandita Ceirano & C.", finalizzata alla costruzione della "Welleyes", un'automobile progettata dall'ing. Aristide Faccioli e costruita artigianalmente da Giovanni Battista Ceirano.

Visto il successo ottenuto dalla "Welleyes" alla sua presentazione, Bricherasio e Gatti proposero ad un gruppo di conoscenti di acquisire le esperienze, le maestranze e la competenza della "Accomandita Ceirano & C." per trasferirle su scala industriale, come già avveniva nella fabbriche dell'Europa settentrionale.

Lorenzo Delleani, "I fondatori della FIAT".
Sono raffigurati nel dipinto, secondo la numerazione: 1. Damevino, 2. Goria Gatti, 3. Biscaretti di Ruffia, 4. Racca, 5. Cacherano di Bricherasio, 6. Ceriana-Mayneri, 7. Agnelli, 8. Scarfiotti, 9. Ferrero

Oltre ai due promotori, si mostrarono disposti a partecipare il conte Roberto Biscaretti di Ruffia, il marchese Alfonso Ferrero di Ventimiglia, il banchiere e industriale della seta Michele Ceriana-Mayneri, l'avvocato Carlo Racca, il possidente Lodovico Scarfiotti, l'agente di cambio Luigi Damevino e l'industriale della cera Michele Lanza.

Il gruppo di notabili, dopo vari incontri per fissare le linee dell'accordo tenuti nel caffè di madame Burello e dopo aver ottenuto l'appoggio finanziario del "Banco di Sconto e Sete" di Torino, si riunì a Palazzo Bricherasio per sottoscrivere l'atto di "Costituzione della Società Anonima Fabbrica Italiana di Automobili – Torino" redatto dal Cav. Dott. Ernesto Torretta, Notaio Patrimoniale della Real Casa: era l'11 luglio 1899.[1] I soci versarono un capitale di 800.000 lire in 4.000 azioni (circa 10 milioni di euro attuali) ed affidarono la presidenza a Ludovico Scarfiotti.

Occorre aggiungere che, il giorno precedente alla costituzione della società, Michele Lanza decise di ritirarsi, abbandonando il sodalizio FIAT. Lanza aveva già realizzato in proprio, nel 1895, una delle prime automobili italiane e, ben conoscendo le difficoltà tecniche a cui si andava incontro, riteneva inopportuno escludere Giovanni Battista Ceirano dalla società, principale esperto meccanico, per mere questioni di rango. Parte della quota azionaria destinata a Lanza venne assunta dal possidente Giovanni Agnelli, coinvolto in extremis dall'amico ed ex commilitone Scarfiotti, mentre la rimanente quota azionaria venne sostenuta dal Banco di Sconto e Sete.

L'Atto Costitutivo della Fiat datato 11 luglio 1899.

Durante la prima seduta, il consiglio d'amministrazione della neonata FIA (Fabbrica Italiana di Automobili) deliberò l'acquisto dell'"Accomandita Ceirano & C.", liquidando Ceirano con la somma di 20.000 lire, oltre ad assumerlo quale agente di vendita.
La prima vettura costruita dalla FIAT fu il modello "3½ HP", copia della "Welleyes" e prodotta in 8 esemplari nel corso del 1899. Sempre in quell'anno, l'azienda mutò la denominazione in FIAT dietro suggerimento di Aristide Faccioli e con l'entusiastico sostegno di Cesare Goria-Gatti che, dalle colonne del giornale L'Automobile, invitava all'adozione di tale acronimo anche per il suo benaugurante significato latino (terza persona singolare nel verbo fio = sono fatto, divengo) circa il futuro dell'intrapresa.[2] L'unico a sollevare alcune perplessità fu Emanuele Cacherano di Bricherasio, cui l'acronimo pareva riciamarsi a concetti biblico-religiosi, in contrasto con le sue convinzioni marxiste[3].

La FIAT iniziò la costruzione del famoso stabilimento produttivo denominato Lingotto nel 1916 e lo fece entrare in funzione nel 1923.

Dopo un primo periodo di difficile sviluppo, segnato da diverse ricapitalizzazioni e da modifiche nella composizione del capitale azionario (non sempre in maniera pacifica ma anche sfociate in processi clamorosi per l'epoca), la proprietà della casa automobilistica viene assunta quasi integralmente da Giovanni Agnelli, che diventerà senatore durante il Fascismo e resterà a capo dell'azienda sino al termine della seconda guerra mondiale.

Dopo aver rischiato di perdere la proprietà dell'azienda per la propria compromissione con il regime fascista, Agnelli passa il comando a Valletta, essendo l'unico figlio maschio, Edoardo, morto in un incidente aereo. Valletta, uomo di qualità non comuni, si occupò di reggere per conto della famiglia Agnelli una delle poche aziende italiane non completamente inginocchiate dalla disfatta, riuscì a farla rialzare e contemporaneamente fornì l'opportuna preparazione al ruolo che appena possibile avrebbe dovuto assumere il giovane discendente "primo in linea dinastica" (definizione attribuita a Montanelli).

Gianni Agnelli, l'erede, divenne presidente della FIAT nel 1966 e lo rimase fino al compimento del 75º compleanno, quando le norme statutarie lo obbligarono a cedere la presidenza.

La carica viene assunta prima (1996) dall'ex amministratore delegato Cesare Romiti e poi (1998) da un dirigente genovese che per molti anni ha lavorato alla General Electric negli USA, Paolo Fresco.

La crisi del gruppo porta il fratello Umberto alla presidenza (2003); e dopo la morte di Umberto è la volta (2004) di Luca Cordero di Montezemolo. L'erede designato dalla famiglia Agnelli, John Elkann, è stato nominato vice presidente all'età di 28 anni e altri membri della famiglia fanno parte del consiglio di amministrazione. L'Amministratore Delegato, Giuseppe Morchio, dimissionario, viene sostituito da Sergio Marchionne, dal 1 giugno 2004.

La gestione di Gianni Agnelli incrementò notevolmente la vocazione multinazionale e plurisettoriale dell'azienda; una vocazione che affondava le proprie radici nelle realtà industriali create dalla Fiat in tutta Europa, già nel primo ventennio del secolo. La crescita, certo aiutata anche dal cosiddetto "boom economico" degli anni sessanta, fu rilevante sia in campo nazionale che nei mercati esteri.

Le attività e le strategie del gruppo, in origine dirette alla sola produzione industriale di autovetture (e poco dopo anche di veicoli industriali e agricoli), con il passare del tempo ed a causa delle mutate condizioni di mercato e del consolidato assetto di gruppo, sono andate verso una diversificazione in molti altri settori. Il gruppo ha al momento attività in una vasta gamma di settori dell'industria e nei servizi finanziari.

Si tratta del maggiore gruppo aziendale italiano, che vanta inoltre significative attività anche all'estero, dove è presente in 61 nazioni con 1063 aziende che impiegano oltre 223.000 persone, 111.000 delle quali al di fuori dell'Italia.

Modelli pre-bellici e bellici[modifica | modifica wikitesto]

La prima produzione di autovetture, datata 1900, avvenne con l'utilizzo di 150 operai nello stabilimento in Corso Dante a Torino. Da lì uscirono 24 autoveicoli modello Fiat 3/12hp, di cui una curiosità era la mancanza della retromarcia. Ancora nel 1903 la produzione era limitata a 103 pezzi di auto.

La Fiat 1 Fiacre, primo taxi costruito dalla casa torinese, nel 1908

Al 1902 risale anche la prima affermazione della casa nelle competizioni automobilistiche, quando, con alla guida Vincenzo Lancia si aggiudica una gara locale piemontese la Torino Sassi-Superga.

Sempre al primo decennio del XX secolo risalgono le prime diversificazioni della Fiat nel campo dei veicoli commerciali, dei tram, degli autocarri e dei motori marini. La società inizia anche un'attività all'estero con la fondazione nel 1908 della Fiat Automobile Co negli Stati Uniti e la successiva costruzione nel 1909 dello stabilimento di Poughkeepsie; nel frattempo si amplia anche il numero delle persone occupate, giunte a 2500 unità nel 1906. Nel 1908 viene messa in produzione la Fiat 1 Fiacre, prima autovettura destinata alla funzione di taxi e di cui vennero esportati numerosi esemplari nelle più importanti città come Parigi, Londra e New York.

Poco prima dello scoppio della prima guerra mondiale, la società torinese rinnova totalmente la gamma di autovetture in produzione con la presentazione dei modelli 1, 2, 3, 4, 5, 6; di questi modelli va ricordata la presenza dei primi esempi di batteria e di trasmissione a cardano. Nel 1911 l'azienda si cimenta nella costruzione di un autoveicolo specifico per battere il record mondiale di velocità: a tal fine costruisce la Fiat 300 hp Record, un'auto di quasi 29.000 cc e 290 cv di potenza, in grado di sfiorare i 300 km/h.

Una Fiat 509

Sempre prima dello scoppio della guerra l'azienda madre fonda la Fiat lubrificanti, allarga le sue attività estere con l'apertura di una società in Russia e inizia la produzione in serie della Fiat Zero di cui costruirà circa 2000 esemplari, forniti anche di impianto elettrico. Naturalmente la produzione civile viene quasi completamente convertita ad uso bellico durante il conflitto e il modello Fiat 501 viene assemblato soprattutto per il Regio Esercito.

Alla ripresa produttiva post bellica nel 1919 l'azienda torinese presenta la Fiat 501 ad uso civile, di cui riesce a mettere sul mercato quasi 45.000 unità. Nel frattempo prosegue anche la diversificazione nel campo dei veicoli industriale e dell'accessoristica; quest'ultima rappresentata dalla fondazione della Magneti-Marelli.

Dopo la visita del Senatore Agnelli agli stabilimenti della Ford, fondata da Henry Ford nel 1903 negli USA, appare evidente che l'unica via percorribile sia quella di operare in serie, attraverso la catena di montaggio. Le prime manifestazioni del nuovo metodo di costruzione sono evidenti dopo l'inaugurazione del Lingotto, modernissimo stabilimento di 153.000 m2, disposto su 5 piani e con la presenza sul tetto di una pista di prova per i nuovi modelli.

I modelli in produzione negli anni 1920 spaziano dall'utilitaria Fiat 509 alla lussuosa berlina Fiat 529 equipaggiata di freni su tutte le 4 ruote e di volante regolabile. Una innovazione tecnologica importante è quella del 1928 dove la Fiat, prima al mondo, utilizza l'alluminio per la costruzione delle teste dei motori.

Fiat 500 Topolino

Il decennio antecedente lo scoppio della seconda guerra mondiale è caratterizzato dalla politica autarchica voluta da Mussolini che impedisce uno sviluppo all'estero dell'azienda, ma che aiuta nell'espansione sul mercato interno. È di questo periodo il debutto della Fiat 508 Balilla, presentata nel 1932, inizialmente fornita di cambio a 3 marce e in un secondo tempo (dal 1934) con uno più moderno a 4, che segna il nuovo record di produzione per la Fiat con oltre 110.000 esemplari. Pochi anni dopo il record verrà sbriciolato con la Fiat 500, conosciuta nella prima versione con il nomignolo di Topolino e che, presentata nel 1936, in un ventennio di produzione riuscì a raggiungere l'invidiabile cifra di oltre 500.000 unità.

Fiat 1100

Appena prima dello scoppio della guerra viene inaugurato anche il nuovo stabilimento di Mirafiori dove viene iniziata la turnazione del lavoro sull'arco delle 24 ore.

Un modello che non può essere dimenticato è la Fiat 6 cilindri 1500, lanciata alla fine del 1935, che si distingue per una innovativa linea aerodinamica e filante della carrozzeria; questa nuova linea, molto accattivante, sarà estesa (ovviamente in formato ridotto) dalla Topolino nel 1936 e dalla Fiat Nuova Balilla 1100, la prima Fiat a fregiarsi del titolo di 1100,che sarà immessa sul mercato nel giugno 1937. L'ultimo prodotto anteguerra - uscito nel 1938 - è l'ammiraglia Fiat 2800: per ovvie ragioni (la natura stessa della vettura e lo scoppio della seconda guerra mondiale) questo modello, che inaugura, in casa Fiat, una nuova forma del cofano (un muso detto a spartivento) sarà costruito (anche in versione "militare") in soli 621 esemplari sino al 1944.

La seconda guerra mondiale porta ad una drastica riduzione della produzione di autovetture con una conversione delle linee alla costruzione di veicoli commerciali richiesti dalla macchina bellica. Gli impianti subiscono gravissimi danni a causa dei bombardamenti e vengono pressoché fermati.

La produzione Fiat del dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

La 500 B trasformabile del 1948: la vettura ed il posto di guida. Si noti la doppia racchetta del tergicristallo, in pratica l'unico particolare (assieme al sistema d'apertura del cofano motore) che consente di distinguere la 500 B dalla precedente 500, dotata di racchetta unica

La fine del conflitto mondiale lascia un cumulo di macerie degli impianti industriali e si somma, per l'azienda, alla morte del suo co-fondatore e il conseguente passaggio della dirigenza all'ing. Valletta: solo nel 1948 e grazie agli aiuti stanziati dal Piano Marshall terminano i lavori di ricostruzione degli stabilimenti e riprende in pieno la produzione di autovetture. Già sul finire del 1945, comunque, cominciano a lasciare la fabbrica le prime autovetture: la gamma è quella dell'anteguerra (decurtata della grossa "2800" da rappresentanza) e comprende dunque tre modelli di base: la 500 "Topolino", la 1100 e la sei cilindri 1500.

Nel 1948, alla fine di giugno, si ha il primo rinnovamento del dopoguerra: nasce la 500 B, che differisce dalla precedente soprattutto per una modifica al sistema di distribuzione del motore, che passa dalle "valvole laterali" alle più moderne ed efficienti "valvole in testa", con un guadagno di potenza (da 13 a 16 HP) e di velocità (da 85 a 95 km/h). Praticamente inalterata appare invece la carrozzeria. Meno di tre mesi dopo, nel settembre del 1948, esce la prima "station wagon" italiana prodotta in serie: si tratta della 500 B "Giardiniera" che, sulla meccanica della 500 B appena immessa sul mercato, monta una carrozzeria molto originale (allora definita "giardiniera") caratterizzata dalle fiancate in legno: la vetturetta offre una abitabilità di 4 posti "veri" più un discreto bagagliaio, non male per una vetturetta di appena 570 cm³. Contemporaneamente, anche i modelli superiori, 1100 e 1500, vengono "aggiornati" ed assumono le nuove denominazioni di "1100 B" e di "1500 D".

Nel 1949 la Topolino cambia vestito e diventa 500 C. A marzo, la nuova versione viene esposta in anteprima al Salone Internazionale dell'Auto di Ginevra: la meccanica è praticamente invariata, mentre la carrozzeria abbandona i fanali sporgenti dai parafanghi e si fa più arrotondata e moderna. La stessa modifica interessa ovviamente anche la versione "Giardiniera". La presentazione in Italia delle due versioni avviene due mesi dopo, nel maggio 1949.

La Fiat 1500 E berlina del 1949/50

Alla Fiera del Levante di Bari, nel settembre 1949, il rinnovamento riguarda la 1100 e la 1500, la cui denominazione assume il suffisso "E": se per la 1100 il rinnovamento è opportuno e comprensibile in quanto il modello è destinato a rimanere in produzione ancora a lungo, lo stesso non si può dire per la sorella maggiore 1500, dal momento che è imminente il lancio dell'erede, la 1400, che nascerà appena sei/sette mesi dopo. Comunque, tanto la 1100 E quanto la 1500 E si differenziano dalle precedenti 1100 B e 1500 D per alcune modifiche estetiche determinate soprattutto dalla scomparsa della ruota di scorta esterna, ora alloggiata in un apposito vano (avente anche funzioni di bagagliaio) che è accessibile dall'esterno e che viene ad integrarsi nella parte posteriore della carrozzeria. Altre modifiche riguardano i paraurti (irrobustiti) e l'adozione del comando del cambio con leva al volante, secondo l'imperante moda "americana".

La Fiat 8V nella sua prima versione nel marzo 1952

Solo nel 1950 avviene la presentazione di un modello veramente nuovo, la Fiat 1400, che manda definitivamente in pensione la pur valida sei cilindri 1500; sarà il primo modello con carrozzeria portante e fornito di serie di impianto di riscaldamento. Negli anni immediatamente successivi verranno presentati anche dei veicoli "inusuali" nella produzione dell'azienda fino ad allora: nel 1951 esce la Fiat Campagnola, mezzo fuoristrada di derivazione della statunitense Jeep utilizzata dall'esercito americano durante la guerra, mentre l'anno dopo (1952) è la volta della Fiat 8V, una berlinetta sportiva a 2 posti caratterizzata dalle sospensioni a 4 ruote indipendenti, novità per l'azienda torinese. Altro traguardo importante raggiunto nel 1951 è rappresentato dalla presentazione di un aereo il modello G80, primo jet costruito in Italia.

Nel campo delle utilitarie, il Salone di Bruxelles del gennaio 1952 tiene a battesimo la nuova versione "station wagon" della 500 C, definita "Belvedere" e caratterizzata dalla carrozzeria interamente metallica (la precedente "Giardiniera" aveva le fiancate in legno/masonite).

La Fiat Campagnola (con motore diesel) del 1953

Il 1952 non è un anno particolarmente ricco di novità, tuttavia - oltre alla Belvedere metallica ed alla sportiva 8V - vede la luce il modello 1900 nelle due versioni: la berlina (quasi identica alla 1400 ma con mascherina con più cromature, lunotto ampliato ed interni più lussuosi) e la due porte denominata "Granluce". La nuova 1900 è caratterizzata, tecnicamente, dalla adozione di uno speciale giunto idraulico che rende più fluida e pastosa la marcia.

Da segnalare ancora che, a fine anno, l'autocarro leggero Fiat 615 viene venduto anche con motorizzazione diesel, un piccolo propulsore di 1,9 litri alimentato a gasolio che equipaggerà, l'anno dopo, la prima autovettura diesel della Fiat, la 1400 Diesel.

Nel 1953 l'occupazione negli stabilimenti raggiunge la cifra di 71.000 unità mentre nel campo della tecnica viene prodotta la prima versione della Fiat 1400 con motorizzazione Diesel ripresa dall'autocarro leggero tipo 615. Dello stesso anno è la commercializzazione del modello Fiat 1100 nella sua nuova edizione a struttura portante denominato e conosciuto come "modello 103" e considerato un po' come l'erede della 508 Balilla. Di questo fortunato modello, destinato a recitare una parte da protagonista tra i modelli Fiat per oltre quindici anni (sarà sostituito dalla 124 nel 1967), esce anche, a fine anno, la versione "spinta" TV (Turismo Veloce) seguita, all'inizio del'54, dalla station-wagon (Familiare la definizione dell'epoca).

Nel 1954 la Fiat non presenta grandi novità: al Salone di Torino di primavera, a parte la vettura sperimentale a Turbina (esposta più che altro per scopi pubblicitari) vengono presentate le nuove 1400/1900 nella serie contrassegnata dal suffisso "A" e caratterizzata da una carrozzeria ammodernata e da alcune piccole modifiche meccaniche.

Fiat Nuova 500

Il 1955 è caratterizzato dal pensionamento della 500 C e dalla presentazione della Fiat 600, primo modello che veramente darà inizio alla motorizzazione di massa degli italiani, che sarà seguita nel 1956 dalla originalissima derivata Fiat 600 Multipla, prima "monovolume" italiana.

Il 1956, Multipla a parte, vede uscire una nuova serie di 1400/1900 (tipo "B") e di 1100/103 (tipo "E") mentre il 1957 è l'anno che segna la nascita della Nuova 500 e di una nuova serie di 1100/103 con "codine" più lunghe pronunciate (definita anche come "modello'58" questa serie di 103, che segue alla "E" del'56, viene curiosamente contraddistinta ufficialmente dal suffisso "D").

Alla fine del 1957 esce anche, in sostituzione della 1100/103 TV, la meno sportiva ma più lussuosa Fiat 1200 "granluce", che, pur sostanzialmente basata sul corpo vettura della 1100/103, ha un padiglione assai più moderno e luminoso. Le vendite della 1200 inizieranno nel 1958, anno che non registra alcuna novità di rilievo in casa Fiat.

Il decennio si chiude, nel 1959 con la cessazione delle ormai superate 1400/1900, sostituite dalle modernissime ancorché "spigolose" 1800/2100.

Nel 1961 ad andare in pensione un po' precocemente è invece il tipo 1200, sostituito dalla 1300/1500.

Modelli anni '60[modifica | modifica wikitesto]

Nell'arco di pochi anni la società cerca di coprire le varie richieste degli automobilisti spaziando dalle piccole cilindrate alle grandi berline e presentando i vari modelli con allestimenti berlina, giardinetta, coupé e spider, diventando, in quanto azienda automobilistica più grande, uno dei perni del cosiddetto boom economico di quegli anni.

Fiat 850

Nel 1964 viene messa in produzione un'altra autovettura destinata ad un notevole successo, la Fiat 850, nella sua classica versione berlina e in quelle, altrettanto di successo, coupé e spyder. Nel 1966, stesso anno in cui avviene il passaggio di consegne tra Valletta e l'avv. Gianni Agnelli, viene presentata la vettura più sportiva della gamma, la Fiat Dino progettata in parte con la Ferrari che ne presenta un modello omologo.

I primi anni della nuova gestione sono caratterizzati da nuovi modelli che man mano sostituiscono quelli prodotti nel primo dopoguerra, presentando nel 1967 la Fiat 124 che riesce a fregiarsi del titolo di Auto dell'anno e sulla cui meccanica la Pininfarina crea un modello spider molto apprezzato. Nel 1967 esce la Fiat 125 e contemporaneamente l'azienda intensifica la sua presenza produttiva nel Sud Italia; inoltre acquista parte della Ferrari e la totalità della Lancia. Il 1969 vede la presentazione della prima autovettura torinese con il motore e la trazione anteriori, la Fiat 128, anch'essa destinata ad un buon successo di vendita e a fregiarsi del titolo di Auto dell'anno. Dello stesso anno è anche la Fiat 130 ammiraglia della casa con i suoi motori V6 da 2800 e 3200 cm³.

Modelli anni '70[modifica | modifica wikitesto]

L'inizio degli anni settanta, oltre che rappresentare l'inizio della produzione di autovetture all'estero con l'inaugurazione dello stabilimento in Unione Sovietica, vede la presentazione sui mercati mondiali del modello Fiat 127, erede della Fiat 850 e di cui, nei soli primi 3 anni di produzione, verranno costruiti oltre un milione di esemplari.

Fiat 127

Il 1972 porta contemporaneamente nuovi modelli in vari segmenti di mercato, quello delle utilitarie con la sostituzione della Fiat Nuova 500 (ormai versione R-Rinnovata) con la nuova Fiat 126, quello delle berline di gamma alta con la Fiat 132 e quello delle autovetture sportive con la Fiat X1/9 (progettata e costruita da Bertone). Dopo alcuni anni di poche novità significative, dovuto anche alle prime crisi petrolifere, esce nel 1974 la sostituta della Fiat 124, la nuova Fiat 131 assemblata nello stabilimento di Mirafiori con l'uso di nuove tecnologie in parte robotizzate, e la Fiat 133 un non riuscito mix fra 127 e 126 prodotta e venduta solo all'estero (Spagna e Argentina).

Nel 1978 entra in produzione la Fiat Ritmo, autovettura media che si distacca notevolmente nelle linee da tutta la produzione precedente e che ha la caratteristica curiosa di dover essere stata messa sul mercato dei paesi anglofoni con un altro nome, Fiat Strada, a causa del significato del nome, che, nello slang inglese, sta a significare ciclo mestruale.

Fiat Auto S.p.A.[modifica | modifica wikitesto]

In questo stesso anno l'azienda subisce un radicale cambiamento di struttura con la creazione della Fiat Auto Spa sotto cui vengono raggruppate tutte le aziende del gruppo attive nel comparto automobilistico (Fiat, Lancia, Autobianchi e Abarth) ad eccezione della Ferrari che, insieme alla Maserati quando questa sarà rilevata dal gruppo torinese, fa capo direttamente alla holding, scindendo le attività collaterali in nuove ragioni sociali come Fiat Ferroviaria, Fiat Avio e Fiat Trattori. Nel frattempo anche tutta la produzione di veicoli industriali aveva perso la denominazione di Fiat per essere inglobata nel marchio Iveco.

Modelli anni '80[modifica | modifica wikitesto]

L'inizio degli anni ottanta presentano un ulteriore ringiovanimento della gamma con la Fiat Panda del 1980 (design di Giugiaro) che si instaura tra 127 e 126. La Fiat Argenta come ammiraglia in sostituzione della Fiat 132 nel 1981 che si rivela una rivisitazione generale. La Fiat Regata come berlina media che prende il posto della Fiat 131 nel 1983 derivata dalla Ritmo.

FIAT Uno prima serie

Forse un capitolo a parte merita la presentazione, datata 1983 della Fiat Uno (design di Giugiaro), degna erede della Fiat 127, si merita anch'essa il titolo di Auto dell'anno, è la prima autovettura della casa il cui motore, il FIRE 1000, è prodotto negli stabilimenti di Termoli (aperti nel 1972 e considerati importanti sul fronte motori) ed è a tutt'oggi il modello Fiat che vanta il più grande numero di esemplari costruiti, oltre 8.000.000.

Nel 1985 vede la luce il primo esemplare frutto della collaborazione tra le aziende del gruppo, utilizzando la stessa meccanica, la Fiat presenta l'ammiraglia Croma (design di Giugiaro), in sostituzione dell'Argenta, contemporaneamente alla Lancia Thema e alla Alfa Romeo 164 (design di Pininfarina). Di quel progetto faceva parte anche la Saab 9000.

Nel 1986 la Fiat acquista l'Alfa Romeo dall'IRI.

Nel 1988 esce la Fiat Tipo che va a sostituire, nel campo delle berline a 2 volumi di media cilindrata, la Fiat Ritmo, seguita a distanza di due anni dalla presentazione della Fiat Tempra, media a 3 volumi erede della Regata, altro progetto di collaborazione con la Alfa Romeo 155, e la Lancia Dedra.

Sempre del 1988 è la presentazione di un altro modello che ha fatto la storia dell'azienda Fiat, ma stavolta negativamente: la Fiat Duna, una piccola berlina, versione a 3 volumi della Uno, nata e prodotta in Brasile dove ha avuto molto successo, al contrario una volta importata in Italia risultò una vettura dalle linee sgraziate e dalle prestazioni scarse, rivelandosi un autentico fiasco commerciale.

Modelli anni '90[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni novanta sono caratterizzati dall' entrata in produzione di modelli che vediamo ancora circolare ai giorni nostri, come la Fiat Cinquecento del 1991 che sostituisce la 126, ottima vettura piccola da città e anche vera e propria mini-rally car. La Punto, che sostituisce la Uno, lanciata nel 1993, si caratterizza da una linea innovativa da monovolume, e conquista il premio auto dell'anno 1995. La Coupé del 1993 che sostituisce la X1/9 dotata di un 2000 cm³ benzina sia turbo che aspirato, di cui la prima serie a 4 cilindri, mentre nella seconda serie sono stati introdotti i 1.8 e 2.0 5 clilindri 20 valvole sia turbo che aspirati. La Ulysse del 1994 che fu la prima monovolume di grossa taglia di successo prodotta dalla Fiat, in collaborazione con il gruppo francese PSA (prodotta anche come Lancia Z, Peugeot 806 e Citroen Evasion). La Fiat Barchetta, autovettura spider con motore 1.8 disegnata da Andreas Zapatinas che riscosse un buon successo come spider economica ma affidabile. Le Fiat Bravo/Brava del 1995, caratterizzate da una linea moderna e da dimensioni da utilitarie più che da compatte medie, come eredi della Tipo che ricevono il premio auto dell'anno 1996. La Fiat Marea del 1996, derivata dalla Bravo/Brava, come erede della Tempra.

La Fiat Seicento nel 1998 come erede della Cinquecento di cui conserva il disegno generale; è stata prodotta fino al 2010 ed ha subito un aggiornamento estetico nel 2005, in questa data la casa ha anche cambiato la denominazione del modello in Fiat 600 (numerica) per festeggiare i 50 anni dell'omonima antenata. La Multipla, che riprende il nome della 600 Multipla, monovolume media con sei posti e dimensioni quasi da utilitarie, che riscosse un enorme successo nonostante le linee molto particolari, aiutata anche dal fatto che tra i suoi motori fu reso disponibile anche un 1.6 alimentato a benzina e metano dalla grande economicità. Nel settembre 1999 viene lanciata la seconda serie della Punto frutto del progetto 188 con motorizzazioni 1.2 8v, 1.2 16v, 1.8 16v benzina, 1.9 D aspirato a gasolio e 1.9 JTD a iniezione diretta. Quest'auto ha avuto grande successo, tant'è che è stata prodotta e commercializzata con il nome "Punto Classic" fino a inizio 2011 in parallelo alla Grande Punto (Punto Classic prodotta però non più in Italia, bensì dapprima in Polonia, poi anche in Serbia su licenza Zastava, Serbia dove è tuttora commercializzata a nome "Zastava 10").

Questi modelli sono caratterizzati dalla presenza di varie motorizzazioni sia benzina 1.1, 1.2 8 e 16v, 1.4 aspirato e turbo (quest'ultimo montato sulla Punto GT), 1.6, 1.8, 2.0 litri aspirato e turbo sia nelle versioni 4 cilindri 16v che 5 cilindri 20v. Questi modelli sono stati equipaggiati anche con motori a ciclo Diesel (1.7, 2.0 TD) e in taluni casi anche di motori elettrici o a doppio funzionamento (metano, con basse rese di potenza ma dalla grande economia di esercizio, e GPL, che oggi si è perfezionato e ha una resa del 90% rispetto alla benzina e consumi dal rapporto costo/km vicino al gasolio).

Modelli anni 2000[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei primi Doblò

Gli Anni 2000 iniziano con la fine produzione della Coupè, che non sarà sostituita da alcun modello, ma nello stesso anno, oltre agli aggiornamenti di Panda, Seicento, Multipla, Ulysse e Marea, debutta il nuovo mulltispazio Doblò, che sostituisce il Fiorino e che è ancor oggi in vendita[Oggi quando?], pur se con una nuova generazione. La vecchia versione è ancora disponibile in America Latina ed è stata ristilizzata nel 2009, subendo le stesse modifiche della versione europea del 2005.

Il Progetto 178[modifica | modifica wikitesto]

La Fiat, da molti anni ormai, si è impegnata molto fuori dalle mura italiane e anche al di là dei confini europei, ma ha trovato mercati e "gusti" molto differenti da quelli italiani. I primi esempi di fabbricazione in grande serie di autovetture all'estero da parte dell'azienda torinese risalgono agli anni ottanta, quando iniziò, negli stabilimenti brasiliani la fabbricazione di una berlina piccola che ebbe uno scarsissimo successo di vendite rivelandosi un vero flop sul mercato italiano una volta importata, la Duna. Nel Sudamerica invece il successo non le mancò e da quella autovettura nacque il progetto successivo, quello della Palio, un'utilitaria considerabile come una seconda erede della Uno, oltre che della Duna, che fu anch'essa importata in Italia (e venduta solo nelle prime due serie fino al 2001) con un successo migliore rispetto alla precedente, soprattutto nella versione familiare Weekend. La Palio fa parte del "progetto 178" ovvero una serie di vetture della stessa famiglia pressoché identiche e differenziate prevalentemente dal mercato in cui venivano distribuite. Oltre alla Palio infatti di questa famiglia fanno parte le berline a 3 volumi Fiat Siena (1997) e Fiat Albea (2002). Nel 2003 fu presentata la nuova Fiat Panda, con il nome uguale all'omonima predecessore del 1980.

Fanno parte del progetto 178 anche il Fiat Strada, un pick-up compatto derivato dalla Palio (di cui ha seguito le evoluzioni), importato e venduto anche in Europa con discreto successo (anche perché era l'unico pick-up compatto venduto in Europa), e la Fiat Perla, aggiuntasi nel 2006 per il mercato cinese. La Perla però non ha riscontrato il successo sperato ed è stata tolta di produzione nel 2008, con le linee di montaggio che sono state vendute alla cinese Zotye.

Autocarri[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fiat Veicoli Industriali.

Fra i tanti autocarri prodotti dalla Fiat si può menzionare il famoso 682 e i suoi derivati (il 690, il 687, il 650, il 643, il 691, il 662, il 697, il 642, il 645, il 693 e il 684), chiamato "Re d'Africa", lanciato nel 1952, dotato di una proverbiale affidabilità e robustezza, principale concorrente dell'OM Titano. Altro autocarro importante fu il 619, fratello del 682, poi vennero i Fiat 697 e gli ultimi Fiat 170. Vennero prodotti anche il Fiat 130 in sostituzione del "Re d'Africa" e del 619.

Nel 1968 FIAT V.I. ristruttura le sue fabbricazioni nel mondo con una standardizzazione dei modelli. La gamma OM viene integrata, la UNIC francese abbandona i musoni e monta solo cabine e motori Fiat, in tutte le altre fabbriche (Argentina, Nigeria, Turchia) la produzione degli autocarri Fiat è simile a quella dei modelli italiani.

Nel 1975, sotto l'egida di Fiat V.I., viene creata Iveco, raggruppamento di FIAT V.I., OM, UNIC-FIAT, e Magirus-Deutz. In un primo tempo vengono commercializzati i vecchi modelli con l'aggiunta del marchio IVECO, dopodiché vengono sostituiti dai nuovi modelli progettati dall'Iveco stessa, i Turbostar e Turbotech fino ai nuovissimi Eurocargo, Stralis e Trakker. Iveco è il secondo costruttore europeo di mezzi pesanti che comprende anche i marchi Astra e SIVI. Derivato dal 619, dal Zeta e dal 130 sono gli Iveco Zeta e Iveco 619. Derivato dal 170 è il Iveco 220.

I loghi FIAT[modifica | modifica wikitesto]

L'evoluzione nel tempo del logo della Fiat

Il logo Fiat a riga scritto "F I A T" venne usato:

  • sui frontali, dal 1968 al settembre 1982 (nero);
  • come simbolo ufficiale, dal 1968 al 1979 (nero), e dal 1979 al 1991 (blu);
  • sui posteriori dal 1968 al luglio 1983 (nero), e dal luglio 1983 al 2003 (blu).

Dal settembre 1982 sul frontale ci furono le caratteristiche sbarre cromate, diventate più piccole nel 1988 e dal 1991 furono rimpicciolite e inserite in una specie di quadratino azzurro, della stessa dimensione delle sbarre. Dal 1999 al 2003 il vecchio logo veniva posizionato sul retro dei prodotti e uno nuovo (che richiamava quello del 1929) fece la sua comparsa sull'anteriore. Quest'ultimo logo fu creato in occasione dei 100 anni della Fiat, e fu dichiarato un "logo di transizione". Il 26 ottobre 2006 la dirigenza decise di cambiare nuovamente il logo, inserendolo per la prima volta nella Fiat Bravo nel 2007; questa nuova versione richiama quelli utilizzati dal gruppo dal 1931 al 1968. La scritta FIAT, di colore avorio ed allungata, appare su uno sfondo rosso cromato, il tutto inserito in una cornice rotonda ombreggiata in modo da richiamare un effetto tridimensionale.

Produzione e gamma corrente[modifica | modifica wikitesto]

Europa[modifica | modifica wikitesto]

Il mercato Europeo rimane il primo mercato del marchio. Nel 2011 il marchio Fiat ha venduto 676.704 veicoli, in calo del 17,3% rispetto al 2010[4].

Gamma europea[modifica | modifica wikitesto]

FIAT offre attualmente una gamma di vetture prevalentemente dalle dimensioni medie e piccole e di concezione razionale; mancano infatti vetture coupé e spider rispettivamente dal 2000 con la Fiat Coupé e dal 2005 con la Fiat Barchetta. Il modello più grande e potente del marchio, di derivazione statunitense, è la Fiat Freemont commercializzata dal 2011; si tratta di una crossover SUV di quasi quattro metri e novanta centimetri che va a sostituire la berlina di casa Fiat Croma ritirata dal mercato proprio nel 2011. Oltre a una vasta gamma di utilitarie e superutilitarie, quali la 500, la Panda, Panda Classic, la Qubo e la Punto la gamma è completata anche da MPV compatti quali la Doblò e la 500L. A queste va ad aggiungersi un'ulteriore vetture di piccole dimensioni, la miniSUV italo-giapponese Sedici. Infine la gamma è completata da una vettura media di tipo berlina a due volumi: la Fiat Bravo. È evidente l'adattamento della gamma ai cambiamenti del mercato europeo, che vede fino a metà degli anni duemila la presenza di vetture dalla tipologia ben definita e indirizzata ad un unico scopo principale (come la grande monovolume Fiat Ulysse) a vetture polivalenti e multiuso, a cavallo fra le diverse categorie principali di automobili. Oltre alle vetture di concezione esclusivamente europea (anche se c'è da sottolineare che la 500, la 500L, la Sedici (nella versione a marchio Suzuki) e la Freemont son vetture che vengono vendute anche negli Stati Uniti e altri stati extra europei) si aggiungono due modelli, definiti "globali" e pensati per i paesi emergenti, soprattutto extraeuropei, ma che vengono comunque proposti nel vecchio continente: La Fiat Linea e la Fiat Albea.

Modello Vendite 2012
Fiat Panda 185.230
Fiat 500 147.198
Fiat Punto 141.205
Fiat Linea 34.613
Fiat Freemont 25.830
Fiat Bravo 17.260
Fiat 500 L 9.174
Fiat Sedici 8.683

[senza fonte]

Classificazione UE sulle emissioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2010, per il quarto anno consecutivo, Fiat è risultato essere sia il marchio che ha fatto registrare il livello più basso di emissioni di CO2 delle vetture vendute in Europa nel 2010 (con un valore medio di 123,1 g/km, 4,7 g/km in meno rispetto alla media del 2009), sia il Gruppo (Fiat, Alfa Romeo, Lancia) primo in classifica con 125,9 g/mm e un miglioramento di 5 g/km rispetto all’anno scorso. Arrivando a ridurre, in questo lasso di tempo, le proprie emissioni medie del 10%, portandosi così da 137,3 a 123,1 g/Km di CO2 ed oltrepassando decisamente il target previsto dall’Unione Europea per il 2015, fissato a 130 g/Km.[5]

Fiat mantiene il primato a livello di emissioni anche per il 2011 e 2012.

Percorsi stilistici delle vetture europee[modifica | modifica wikitesto]

Se fino a metà degli anni duemila lo stile delle vetture europee (ma non solo) era affidato a centri di progettazione esterni (Italdesign Giugiaro per Grande Punto e Idea, o Bertone per la Panda del 2003) i modelli recenti sono concepiti e pensati nel centro stile interno capitanato da Roberto Giolito.

Sudamerica[modifica | modifica wikitesto]

In Brasile la Fiat possiede una filiale che produce modelli e motori specifici commercializzati esclusivamente in Sud America. Dal 2003 è leader del mercato, davanti a Volkswagen. Con la produzione nell'impianto di Betim, ed in quello si prossima inaugurazione a Goiana, offre attualmente la seguente gamma:

In Brasile, anche i veicoli commerciali leggeri venduti in Europa con il marchio Fiat Professional, sono venduti con il marchio FIAT.

  • il Fiat Strada, ideato, sviluppato e prodotto in questa regione;
  • le precedenti versioni (rispetto all'Europa) del Fiat Doblò (con l'aggiunta della versione Cargo), del Fiat Fiorino (ridenominato Fiat Fiorino Furgao), e del Fiat Ducato;
  • una versione della vecchia europea Fiat Uno ridenominata Fiat Uno Furgao.

Fiat è presente con un sito di produzione anche in Argentina, nella città di Ferreyra, vicino a Cordoba. Rispetto al Brasile, nel paese è in vendita anche la nuova versione del Fiat Fiorino. compresa la declinazione Fiat Qubo.

La gamma brasiliana/argentina (non completa) è offerta anche negli altri principali mercati sudamericani, compresi Colombia, Perù, Venezuela, Cile.

Nordamerica[modifica | modifica wikitesto]

Recentemente rientrata sfruttando i rivenditori del partner Chrysler, la Fiat è recentemente rientrata nel 2010 nel mercato nordamericano con la Fiat 500. La produzione del modello per il mercato Nordamericano è effettuata nello stabilimento Chrysler di Toluca in Messico.

Asia[modifica | modifica wikitesto]

I modelli a marchio Fiat sono poco diffusi nel mercato asiatico. Ecco ad oggi la condizione nei principali mercati:

  • Cina. Fiat è presente in Joint Venture con il Gruppo GAC con il quale produce e commercializza la Fiat Viaggio, derivata dalla piattaforma utilizzata un altro modello del Gruppo Fiat S.p.A. ovvero la Dodge Dart (a sua volta derivata dal pianale della Alfa Romeo Giulietta). La Fiat 500 ha iniziato la sua commercializzazione in Cina nel Settembre 2011 [1]. Sono inoltre commercializzate Fiat Bravo e Fiat Freemont.
  • India. Nonostante i tentativi nell'insediarsi nel mercato indiano risalgano addirittura al 1957, la presenza in India di Fiat è ancora fortemente limitata (appena 16.733 vetture vendute nel 2011[6]. Fiat è presente in India tramite la Fiat India Automobiles Limited (FIAL), in Joint Venture con il costruttore locale Tata Motors. La JV produce e vende nel mercato indiano la Fiat Punto e la Fiat Linea.
  • Giappone. Vengono distribuite Fiat 500 e Fiat Punto.
  • Pakistan. La presenza di Fiat in questa regione risale al 1948 tramite l'assemblatore Raja Motors. Ad oggi, vengono prodotte la prima e la seconda serie della Fiat Uno.

Oceania[modifica | modifica wikitesto]

In Australia e in Nuova Zelanda viene distribuita la Fiat 500.

Africa[modifica | modifica wikitesto]

  • Nordafrica. Fiat è presente in tutto il Nordafrica (nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo) con gli stessi veicoli commercializzati in Europa.
  • Sudafrica. Vengono vendute Fiat 500 e Fiat Punto.
Tutti i modelli

Motori[modifica | modifica wikitesto]

La gamma motori si compone di propulsori facente parte della famiglia motoristica Fire a quattro cilindri affiancati dai più recenti Multiair sia aspirati che turbo con potenze fino a 170 cavalli. Inoltre di nuova introduzione è il 1.742 benzina turbo a iniezione diretta prodotto a Pratola Serra che equipaggia i modelli più potenti della gamma Alfa Romeo e Lancia. Nel 2010 la Fiat ha introdotto il nuovo motore bicilindrico 0,9 litri Twinair dotato di tecnologia MultiAir. I diesel sono i classici Multijet a quattro e cinque cilindri da 1.3, 1.6, 2.0 e 2.4 3.0 V6 litri con filtro antiparticolato. Per ridurre le emissioni di anidride carbonica su molti modelli è stato introdotto il sistema Start&Stop che spegne il motore alle basse andature durante le frenate e grazie al software Eco:Drive è possibile anche calcolare la quantità di particelle inquinanti emesse. La gamma Natural Power utilizza la doppia alimentazione a benzina e metano mentre le auto a GPL vengono allestite dalla Landi Renzo.

Bilancio 2008[modifica | modifica wikitesto]

Fiat Group ha ottenuto nel 2008 59,38 miliardi di ricavi:

  • 26,93 da Fiat Group Automobiles S.p.A.
  • 12,72 da CNH Inc.
  • 10,76 da Iveco S.p.A.
  • 7 da Fiat Powertrain Technologies S.p.A.
  • 5,44 da Magneti Marelli S.p.A.
  • 1,92 da Ferrari S.p.A.
  • 1,39 da altre attività
  • 0,83 da Teksid S.p.A.
  • 0,82 da Maserati S.p.A.

A questa voce sono da sottrarre 8,67 miliardi di elisioni.

L'EBIT è di 2,97 miliardi, utili per 1,61 miliardi. L'indebitamento finanziario netto ammonta a 17,95 miliardi, i debiti commerciali a 13,25 miliardi, i debiti finanziari a 21,37 miliardi e il patrimonio netto a 10,35 miliardi. Ha 198.348 dipendenti e 203 stabilimenti. I fabbricati industriali valgono 5,07 miliardi, i macchinari e le attrezzature 26,16 miliardi.

Solo Fiat S.p.A. ha incassato 874 milioni di dividenti e 879 milioni per la cessione del marchio Fiat a una sua controllata (Fiat Group Marketing & Corporate Communication S.p.A.), e ha utili per 1,19 miliardi, patrimonio netto di 12,17 miliardi, indebitamento netto pari a 2,36 miliardi, partecipazioni per 14,44 miliardi e interessenze in 633 società.

Tutti i dati finanziari riportati in questa sezione sono espressi in euro.

Rating[modifica | modifica wikitesto]

Rating Merito Creditizio Rating di Sostenibilità
Moody's S&P Fitch Standard Ethics
Long-term Short-term Long-term Short-term Long-term Short-term Long-term
Ba1 Not Prime BB B BB+ B E

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Storia 1899/1910, fiatspa.com.
  2. ^ dal fondo di Cesare Goria Gatti su L'Automobile del 15 ottobre 1899: «... oltre a racchiudere le iniziali della ragione sociale e della città che ne è sede, suona buon augurio di questo meccanismo che si presenta sotto così buoni auspici e con tali ottime prove ...»
  3. ^ Renzo Rossotti, Quel nome è simpatico e scattante, La Stampa, 27 marzo 1986, pag.3
  4. ^ ACEA - European Automobile Manufacturers' Association
  5. ^ Fiat continua a essere il marchio con le più basse emissioni di CO2 in Europa, FIAT, marzo 2011. URL consultato il 30/08/2011.
  6. ^ Sales of Fiat cars in India | Vendite di auto Fiat in India

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Felice Dessì, Storia Illustrata dell'Auto Italiana, vol. I, Giumar di Piero De Martino e C., Milano 1961.
  • Felice Dessì, Storia Illustrata dell'Auto Italiana, vol. II, Giumar di Piero De Martino e C., Milano, 1962.
  • Giuseppe Volpato, Il caso FIAT. Crisi e riorganizzazione strategica di un'impresa simbolo, ISEDI, Torino, 2004.
  • Francesco Di Giorgio, Giuseppe Gentile, La FIAT e gli anni di piombo in provincia di Frosinone, Francesco Ciolfi Editore, Cassino, 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]