Armando Cossutta

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sen. Armando Cossutta
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Armando Cossutta
Luogo nascita Milano
Data nascita 2 settembre 1926
Titolo di studio Diploma di maturità classica
Professione Giornalista pubblicista
Partito PCI (1972-1991), PRC (1991-1998), PdCI (1998-2008)
Legislatura VI, VII, VIII, IX, XV
Gruppo PCI (1972-1991), PRC (1992-1994), Verdi - Comunisti Italiani (2006-2008)
Coalizione L'Unione (2006)
Circoscrizione Lombardia (1972-1994); Emilia-Romagna (2006-2008)
Incarichi parlamentari


  • Componente della III Commissione (Affari Esteri, Emigrazione) - dal 2006 al 2008
on. Armando Cossutta
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Partito PRC (1991-1998), PdCI (1998-2008)
Legislatura XII, XIII e XIV
Gruppo PRC (1992-1998), Misto - Comunisti Italiani (1998-2006)
Coalizione AdP (1994), L'Ulivo (1996, 2001)
Circoscrizione Campania I (1996)
Collegio Scandicci (1994); Urbino (2001)
Incarichi parlamentari


  • Componente della I Commissione (Affari Costituzionali) - dal 1996 al 2001
  • Componente della Commissione bicamerale per le Riforme Istituzionali - dal 1996 al 2001
  • Componente della IV Commissione (Difesa) - dal 2001 al 2006
  • Componente del Comitato per la Diplomazia Parlamentare - dal 2001 al 2006

Armando Cossutta (Milano, 2 settembre 1926) è un politico italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Si iscrisse nel 1943 al Partito Comunista Italiano e partecipò da partigiano delle Brigate Garibaldi alla Resistenza antifascista e antinazista. Nel dopoguerra divenne dirigente del partito, di cui incarnava la corrente più filo-sovietica: questa sua tendenza a considerare l'Unione Sovietica come "Stato guida" del movimento comunista mondiale lo portò a polemizzare con Enrico Berlinguer. Oggi, pur senza rimpianti, Cossutta ritiene di aver sbagliato nell'andare contro Berlinguer[1].

Collaboratore de l'Unità ed ininterrottamente parlamentare dal 1972 al 2008 (prima come senatore, dal 1994 al 2006 come deputato, e quindi nuovamente come senatore), molti furono gli incarichi politici da lui ricoperti: ad esempio fu consigliere comunale a Milano dal 1951; fu segretario comunale e poi regionale del PCI (nel primo caso a Milano, nel secondo in Lombardia) e fu inoltre membro della Direzione della Segreteria nazionale del Partito Comunista Italiano.

Filosovietico per antonomasia, nel 1981 si oppose strenuamente alla linea revisionista del segretario del PCI Enrico Berlinguer, il quale, traendo spunto dal golpe che Jaruzelski compì sotto la minaccia d'invasione sovietica della Polonia, aveva affermato che la "spinta propulsiva" della Rivoluzione d'Ottobre si era esaurita, tentando di sganciare il PCI dai suoi rapporti storici con i regimi comunisti del blocco sovietico. Oltre che nel merito, Cossutta criticò il metodo della scelta del PCI, che definì in un celebre articolo "lo strappo" per la sua gestazione estranea alle discussioni interne ed alla storia stessa del partito.

Contrario allo scioglimento del PCI, nel febbraio 1991 fondò, con Sergio Garavini, Lucio Libertini ed altri, il Movimento per la Rifondazione Comunista, che nel dicembre dello stesso anno si unì a Democrazia Proletaria formando il Partito della Rifondazione Comunista, di cui fu presidente.

In seguito alle elezioni politiche del 1996, Rifondazione Comunista fece parte della maggioranza che sosteneva il primo governo Prodi. Nel 1998 Fausto Bertinotti, allora segretario del partito, ritirò la fiducia al governo; Cossutta si oppose staccandosi dal partito e fondandone uno nuovo, il Partito dei Comunisti Italiani (PdCI), con Oliviero Diliberto e Marco Rizzo; il PdCI partecipò al successivo governo D'Alema.

Cossutta ha ricoperto la carica di presidente del PdCI e di senatore. Dal 1999 al 2004 è stato inoltre deputato al parlamento europeo. Sempre nel 2004 ha pubblicato la sua autobiografia dal titolo Una storia comunista. Alle elezioni politiche del 2006 viene eletto senatore per la lista Insieme con l'Unione, cui i Comunisti Italiani hanno dato vita al Senato, nella regione Emilia-Romagna. È stato membro della Commissione Affari esteri.

A giugno del 2006, dando alla fine voce ad un dissenso sofferto verso la linea politica del segretario Oliviero Diliberto, Cossutta si dimette dalla carica di presidente del partito. Il 21 aprile 2007 ha presentato le dimissioni dal partito. Dal 2009 è vice presidente nazionale dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (ANPI).

Alle elezioni politiche del 2008 ha dichiarato di aver votato da comunista per il Partito Democratico[2].

Controversie[modifica | modifica sorgente]

Nel 1991 il giornalista Alexander Evlakhov dichiarò che Cossutta ricevette, nel 1986, una somma in nero pari a 824.000 Dollari da parte del PCUS[3]. Lo stesso Cossutta smentì l'accusa, affermando di non aver mai ricevuto denaro dall'Unione Sovietica[4], anche se nel documento fornito da Evlakhov c'era scritto che il destinatario del pagamento era proprio il Senatore italiano[3].

Inoltre fu spesso accusato (in particolar modo nella Prima Repubblica) di essere un "contatto confidenziale del KGB" in Italia[5][6]

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • I problemi del finanziamento del partito e la campagna per la stampa comunista, Roma, Iter, 1974.
  • Il finanziamento pubblico dei partiti, Roma, Editori Riuniti, 1974.
  • Decentramento e partecipazione. Iniziativa dei comunisti per l'attuazione della legge sui consigli di circoscrizione, con Marcello Stefanini e Renato Zangheri, Roma, Editori Riuniti, 1977.
  • I comunisti nel governo locale, con Enrico Berlinguer, Roma, Editori Riuniti, 1978.
  • Il modo nuovo di governare, Roma, Edizioni delle autonomie, 1980.
  • Lo strappo. Usa, Urss, movimento operaio di fronte alla crisi internazionale, Milano, A. Mondadori, 1982.
  • Dissenso e unità. Dibattito politico nel PCI dal XVI al XVII congresso, Milano, Teti, 1986.
  • Vecchio e nuovo corso, Milano, Vangelista, 1988.
  • Una storia comunista, con Gianni Montesano, Milano, Rizzoli, 2004. ISBN 88-17-00430-8

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Armando Cossutta: «Io comunista non mi pento di niente», intervista del 20 settembre 2006
  2. ^ I miei rubli erano dollari
  3. ^ a b ' IL PCUS VERSÒ A COSSUTTA PIÙ DI UN MILIARDO NELL' 86', La Repubblica, 12 ottobre 1991
  4. ^ LA GUERRA DEI RUBLI, La Repubblica, 13 ottobre 1991
  5. ^ In questo modo Mosca finanziava il Pci, La Repubblica, 12 ottobre 1999
  6. ^ "Cossutta, contatto confidenziale Kgb", Corriere della Sera, 12 ottobre 1999

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Presidente del PRC Successore
Nessuno 1991 - 1998 Fausto Bertinotti come segretario unico del partito
Predecessore Presidente del PdCI Successore
Nessuno 1998 - 2006 Antonino Cuffaro
Predecessore Segretario del PdCI Successore
Nessuno 1998 - 2000 Oliviero Diliberto


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