Salvatore Giuliano

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Salvatore Giuliano

Salvatore Giuliano (Montelepre, 22 novembre 1922Castelvetrano, 5 luglio 1950) è stato un criminale siciliano, che sfruttò la copertura di capo dell'EVIS, un gruppo di separatisti attivo principalmente a partire dalla fine della seconda guerra mondiale per le sue azioni criminose[1].

Indice

[modifica] Biografia

Il padre, suo omonimo, costretto ad emigrare negli Stati Uniti, a più riprese riuscì a comprare diversi pezzi di terra nei dintorni del paese. Infine rimpatriò, proprio nell'anno di nascita di Salvatore,[2] per occuparsi della loro coltivazione.

Il giovane Salvatore, finite le elementari, andò ad aiutare il padre. In verità avrebbe preferito il commercio, ma non si sottraeva al suo dovere anzi trovava il tempo per continuare gli studi. Spesso finito il lavoro, andava dal prete del paese o da un suo ex insegnante.

[modifica] La latitanza

Fu una figura molto controversa: di umili origini, la sua latitanza inizia nel 1943 quando, fermato ad un posto di blocco mentre trasporta due sacchi di frumento (80 kg) caricati su un cavallo, gli vengono sequestrati cavallo e frumento e, lasciato solo, tenta di allontanarsi, ma i militari gli sparano sei colpi di moschetto. Due proiettili lo colpiscono al fianco destro. Un militare gli si avvicina per dargli il colpo di grazia. Salvatore Giuliano reagisce uccidendo il giovane carabiniere con un colpo di pistola, e si dà alla macchia. Presto costituì una banda intorno alle montagne di Montelepre.

[modifica] Colonnello dell'EVIS

Dal 1945 le sue imprese furono anche di natura politica di ispirazione separatistica grazie ai contatti inizialmente con il Movimento Indipendentista Siciliano (MIS), entrando, poi, spinto da esponenti dell'intelligence U.S.A. nell'E.V.I.S. (Esercito Volontario per la Indipendenza Siciliana), del quale fu nominato colonnello, il cui maggiore esponente era l'avv. Antonio Canepa ucciso il 17 giugno 1945 in uno scontro con i Carabinieri a Randazzo. Fu Concetto Gallo a portare Giuliano nell'EVIS, che vi ebbe il grado di colonnello. L'E.V.I.S. operò contro l'esercito italiano nel biennio 1945-46. Molti membri delle forze dell'ordine caddero in agguati, assalti a caserme dei carabinieri ed imboscate.

Il M.I.S. decise di entrare nella legalità e di partecipare alle elezioni per il parlamento nazionale dopo, però, avere avute le garanzie del riconoscimento dello Statuto Speciale Siciliano conferito da Re Umberto II alla Sicilia nel 1946, ben 17 giorni prima del referendum che trasformerà l'Italia in Repubblica e che divenne parte integrante della Costituzione Italiana (legge costituzionale n° 2 del 26/02/1948).

Con l'amnistia del 1946 per i reati politici, i separatisti lasciarono la banda e Giuliano continuò la lotta con coloro che avevano reati comuni. Le imprese di Giuliano, da allora, furono trasmesse all'opinione pubblica come veri e propri atti di criminalità comune, di "brigantaggio", compresi i sequestri.

[modifica] La strage di Portella

Gaspare Pisciotta e Salvatore Giuliano

Fu accusato della strage di Portella della Ginestra del 1 maggio 1947, presso Piana degli Albanesi (PA), contro duemila lavoratori, in prevalenza contadini, riunitisi per manifestare contro il latifondismo ed a favore dell'occupazione delle terre incolte, oltre che per festeggiare la vittoria del Blocco del Popolo nelle recenti elezioni per l'Assemblea Regionale Siciliana, svoltesi il 20 aprile di quell'anno e nelle quali il Blocco del Popolo, la coalizione PSI - PCI aveva conquistato 29 rappresentanti su 90(con il 29% circa dei voti) contro i soli 21 della DC (crollata al 20% circa). L'eccidio causò 11 morti e 27 feriti.

Lo scopo dell'azione era il monito della DC e degli Stati Uniti, che mandarono degli agenti della CIA, muniti di lancia granate, a lanciare sulla folla le "armi speciali"[3].

Dopo questa ed altre "imprese", Giuliano divenne personaggio scomodo, probabilmente anche per coloro che lo avevano utilizzato e protetto (ipotesi suffragate dagli studi di Giuseppe Casarrubea, Nicola Tranfaglia e Aldo Giannuli) non escludendo che a sparare non siano stati solo gli uomini di Giuliano. Infatti perizie balistiche ed analisi di proiettili e schegge di granate conficcati ancora nel corpo dei sopravvissuti portano alla conclusione che furono usate anche armi non in dotazione agli uomini di Giuliano. La desecretazione di documenti riservati sui quali Nicola Tranfaglia ha scritto il libro Come nasce la Repubblica?, considerato un caposaldo per gli storici che si occupano dell'argomento, avrebbe dimostrato un coinvolgimento di uomini appartenuti, durante la guerra, ai reparti del battaglione Vega della Decima Mas nelle vicende siciliane. L'uso stesso di lanciagranate conforterebbe tale ipotesi proprio perché i lanciagranate non erano in dotazione al gruppo Giuliano ma erano stati molto usati, anni prima, dagli uomini della Decima Mas. È risaputo[senza fonte] che Junio Valerio Borghese divenne dopo la fine della seconda guerra mondiale un agente americano, nella pratica, come tantissimi ex criminali di guerra nazifascisti, e sempre secondo gli studi ed i documenti presentati da Nicola Tranfaglia è realistico che i servizi segreti USA usassero anche gruppi neofascisti per arginare il periodo di forti tensioni sociali nell'isola in chiave anti social-comunista[4].

[modifica] La morte

Operò ancora per alcuni anni in contesti sempre più ristretti, prima di essere ucciso, ufficialmente in uno scontro con i carabinieri del "Comando forze repressione banditismo" del colonnello Ugo Luca guidati dal capitano Perenze, nel cortile dell'avvocato De Maria in via Mannone a Castelvetrano (TP) il 5 luglio 1950, dove era andato, attratto dal suo luogotenente, il cugino Gaspare Pisciotta, che avrebbe dovuto farlo imbarcare su un sommergibile USA per farlo riparare negli Stati Uniti. Sulla sua morte subito apparvero diverse incongruenze della versione degli inquirenti.

Nel 1950 il giornalista de L'Europeo pubblica un'inchiesta sull'uccisione di Giuliano dal titolo Di sicuro c'è solo che è morto[5], nella quale smentisce la versione ufficiale del fatto e indica come assassino di Giuliano, Gaspare Pisciotta.

Gaspare Pisciotta sosteneva di aver raggiunto un accordo con il colonnello Ugo Luca, comandante delle forze antibanditismo in Sicilia, di collaborare e uccidere Giuliano, a condizione che non fosse condannato e che Luca fosse intervenuto in suo favore qualora fosse stato arrestato. Il colonnello Luca sarebbe stato autorizzato a accettare tale accordo dal Ministro dell'Interno Mario Scelba[senza fonte].

Al processo per il massacro di Portella della Ginestra, Pisciotta dichiaro': "Coloro che ci avevano fatto le promesse si chiamavano così: il deputato DC Bernardo Mattarella, il principe Alliata, l'onorevole monarchico Marchesano e anche il signor Scelba… Furono Marchesano, il principe Alliata, l'onorevole Mattarella a ordinare la strage di Portella della Ginestra... Prima del massacro incontrarono Giuliano..."[6]. Ciò nonostante Mattarella, Alliata e Marchesano, in un processo sul loro supposto ruolo nell' evento, furono dichiarati innocenti dalla Corte di Appello di Palermo. Durante il processo Pisciotta non poté confermare le accuse presenti nella documentazione di Giuliano nella quale questi nominava il Governo Italiano, gli alti ufficiali dei Carabinieri e i mafiosi coinvolti nella sua banda.[7] E ancora: “Servimmo con lealtà e disinteresse i separatisti, i monarchici, i democristiani e tutti gli appartenenti a tali partiti che sono a Roma con alte cariche, mentre noi siamo stati scaricati in carcere. Banditi, mafiosi e carabinieri eravamo la stessa cosa”[8].

Pisciotta fu poi avvelenato nel carcere dell'Ucciardone, con un caffè alla stricnina, prima di rendere la sua testimonianza sulla strage di Portella della Ginestra al procuratore Pietro Scaglione (che verrà assassinato dalla Mafia nel 1971).

« L'attestato di benemerenza rilasciato al separatista Gaspare Pisciotta a firma del ministro Mario Scelba

Il nominato Gaspare Pisciotta di Salvatore e di Lombardo Rosalia, nato a Montelepre il 5 marzo 1924, raffigurato nella fotografia in calce al presente, si sta attivamente adoperando - come da formale assicurazione fornitami nel mio ufficio in data 24 giugno c. dal colonnello Luca - per restituire alla zona di Montelepre e comuni vicini la tranquillità e la concordia, cooperando per il totale ripristino della legge. Assicuro e garantisco fin d'ora che la sua preziosa ed apprezzata opera sarà tenuta nella massima considerazione anche per l'avvenire e verrà da me segnalata alla competente Autorità Giudiziaria perché - anche sulla base delle giustificazioni e dei chiarimenti che egli fornirà - voglia riesaminare quanto gli è stato addebitato, vagliando attentamente e minuziosamente tutte le circostanze dei vari episodi, al fine che nulla sia trascurato per porre in chiara luce ogni elemento a lui favorevole. Il Col. Luca, unico mio fiduciario, raccoglierà intanto ogni dato utile al riesame della sua posizione, tenendomi informato dei risultati conseguiti.

Il Ministro Mario Scelba.[9] »

[modifica] Dubbi sulla morte

Sulla morte di Giuliano esistono almeno cinque differenti versioni[senza fonte] ed il segreto di stato fino al 2016[10]. Alcuni, come lo storico Giuseppe Casarubea addirittura sostengono che il Giuliano morto in Sicilia fosse in realtà il fratello o un sosia[11], e che il vero Salvatore fu fatto fuggire all'estero oppure divenne latitante e fu ucciso solo alcuni anni più tardi, in un bar di Napoli, con un caffè al cianuro[senza fonte].

Secondo un'ultima ipotesi, al posto del bandito fu ucciso, forse intenzionalmente, un suo sosia, per essere poi tumulato al suo posto. Due studiosi siciliani, Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino, hanno chiesto alla Procura di Palermo di riaprire la bara tumulata nella cappella della famiglia Giuliano a Montelepre (Palermo) per accertarne l'identità; la riesumazione è avvenuta il 28 ottobre 2010[12]; ipotizzata anche la riesumazione dei genitori per analisi di tipo genetico. Intanto si è scoperto che il fascicolo con i risultati dell'autopsia sul bandito è sparito[13].

[modifica] Filmografia

La scena del ritrovamento del cadavere di Salvatore Giuliano a Castelvetrano dall'omonimo film di Francesco Rosi (1962)

[modifica] Note

  1. ^ Salvatore Giuliano nell’Enciclopedia Treccani
  2. ^ Salvatore Giuliano in Dizionario Biografico – Treccani
  3. ^ Atti desecretati della CIA L'ombra Usa a Portella della Ginestra ANNO 10 N°6 del 10/02/2003
  4. ^ N. Tranfaglia, "Come nasce la Repubblica", con la collaborazione di G. Casarrubea, Milano, Bompiani
  5. ^ Antonello Sacchetti. Il reportage perfetto di Tommaso Besozzi. ilcassetto.it. URL consultato il 22-09-2010.
  6. ^ da: w:it:portella_della_ginestra
  7. ^ Tradotto da: w:en:Gaspare Pisciotta
  8. ^ Il manifesto, 29 aprile 1997
  9. ^ Mario Scelba e Portella della Ginestra
  10. ^ Salvatore Giuliano sarebbe morto solo quattro anni fa
  11. ^ Salvatore Giuliano, il mistero continua: di sicuro non c’è neppure che è morto… | Attualità
  12. ^ "Lì dentro non c'è il bandito Giuliano" I magistrati chiedono la riesumazione - Repubblica.it
  13. ^ Nuovo giallo su Giuliano sparito il fascicolo sul bandito - Palermo - Repubblica.it

[modifica] Bibliografia

  • Beautiful Lightning, Time, September 12, 1949
  • Giuseppe Casarrubea, Salvatore Giuliano. Morte di un capobanda e dei suoi luogotenenti. FrancoAngeli, 2001. ISBN 88-464-2976-1.
  • Dickie, John (2004). Cosa Nostra. A history of the Sicilian Mafia, London: Coronet
  • Duncombe, Stephen. Cultural Resistance Reader. Verso.
  • Finkelstein, Monte S., Separatism, the Allies and the Mafia: The Struggle for Sicilian Independence, 1943-1948, Bethlehem: Lehigh University Press, 1998
  • Eric Hobsbawm The Bandit Giuliano, New York Review of Books, 14 February 1985
  • Eric Hobsbawm, Primitive Rebels, chapter "Millenarianism III", Norton, 1965, p.105
  • Norman Lewis, The Honoured Society: The Sicilian Mafia Observed Eland Publishing Ltd, 2003
  • Carlo Maria Lomartire. Il bandito Giuliano. Mondadori, 2007.
  • Carlo Lucarelli. Il bandito Giuliano in Nuovi misteri d'Italia. I casi di Blu Notte. Torino, Einaudi, 2004. pp. 3-24. ISBN 978-88-06-16740-0.
  • Gavin Maxwell God Protect Me From My Friends. Longmans, Green, London, 1956
  • Mario Puzo. Il siciliano. 1984, da cui è stato tratto l'omonimo film di Michael Cimino.
  • Billy Jaynes Chandler. "King of the Mountain - The Life and Death of Giuliano the Bandit". Northern Illinois University Press DeKalb, Illinois 1988
  • Carlo Ruta. Il binomio Giuliano-Scelba. Un mistero della Repubblica?. Rubbettino editore, Soveria Mannelli, 1995
  • Carlo Ruta. Giuliano e lo Stato. Documenti sul primo intrigo della Repubblica. Edi.bi.si., Messina, 2004
  • Carlo Ruta. Il processo. Il tarlo della Repubblica. Eranuova, Perugia, 1994
  • Gaia Servadio (1976), Mafioso. A history of the Mafia from its origins to the present day, London: Secker & Warburg
  • Giuseppe Sciortino Giuliano. Mio Fratello Salvatore Giuliano. Arnone Editore

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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