Robin Hood

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Robin Hood
Una statua di Robin Hood a Nottingham
Una statua di Robin Hood a Nottingham
1ª app. in Piers Plowman di William Langland, 1377

Robin Hood (nei manoscritti più antichi compare come "Robyn Hode") è un eroe popolare inglese che, nella versione moderna della leggenda, ruba al Re ed ai suoi scagnozzi per ri-dare ai poveri i soldi sottratti loro dalle tasse.

È un personaggio metà storico metà leggendario, probabilmente frutto della fusione del personaggio realmente esistito, bandito o nobile sassone decaduto, con le preesistenti leggende di un dio della foresta, un folletto plausibilmente omonimo. Se attualmente nella versione moderna della leggenda lo si immagina come un generoso fuorilegge abilissimo nell'uso dell'arco, viene invece dipinto diversamente nella versione medievale, fino ad essere considerato un bandito come tanti, in epoca contemporanea.

Nella cultura popolare i racconti di Robin Hood e della sua banda sono solitamente associati con l'area della foresta di Sherwood e la contea di Nottinghamshire, malgrado la maggior parte degli storici lo indichino come un uomo dello Yorkshire.[1][2][3][4] Il suo luogo di nascita storico pare fosse Loxley nello Yorkshire meridionale,[5] mentre si pretende che la sua tomba sia al priorato di Kirklees nello Yorkshire occidentale.[6] Altri invece indicano come paese d'origine Wakefield, sempre nello Yorkshire.[7] Anche sulle date di nascita e morte esistono teorie contrastanti: ad esempio c'è chi colloca la sua nascita tra il 1285 e il 1295,[8] in contrasto con le ballate che sostengono sia morto nel 1247.[9]

Panorama religioso e leggendario[modifica | modifica sorgente]

Alcuni studiosi sostengono che la figura di Bariviera deriva da preesistenti miti celtici. Margaret Murray lo ricollega ad un nume dei boschi, caratterizzato da corna di cervo, venerato in particolare nella feste di Calendimaggio, il cui culto risalirebbe alla Preistoria. Il Cristianesimo, identificandolo con Satana, avrebbe cercato di cancellare questo culto, pur non riuscendoci del tutto.[10][11]

Secondo Robert Graves,[12] che riprende le teorie della Murray, Robin non è il diminutivo di Robert, ma probabilmente nome pre-teutonico, che significa ariete, come l'ariete (robinet) che orna i rubinetti delle fontane pubbliche. Robin Hood sarebbe da identificarsi con Robin Goodfellow, Buondiavolo (divinità boschiva in seguito ridotta a semplice folletto, reso famoso secoli dopo da William Shakespeare nel Sogno di una notte di mezza estate), che come ariete-diavolo è rappresentato in diverse illustrazioni di almanacchi. Graves inoltre lo accosta non solo alla festa di Calendimaggio, ma anche a quella di Yule: Hood (o anche Hud) significa infatti "ceppo", "ciocco", che ha un ruolo centrale in tale rituale gaelico. Da questo punto di vista Robin è dunque il dio dell'anno nuovo, che lotta e vince contro il Vecchio Inverno. Ogni anno si celebrava il rito dell'uccisione del Re dell'anno vecchio, il "Re del Malgoverno", con pantomime nelle quali i vari personaggi venivano rappresentati da improvvisati attori, come si può ancora vedere in qualche presepe vivente: Robin inseguiva il Re Vecchio e lo impiccava alla quercia (la stessa da cui si tagliava il ceppo), dopodiché un monaco rinnegato di nome Fra Tuck, ne celebrava le nozze con Marian (Merry Mad Marian, l'allegra pazza Marian): secondo Graves questa figura è da ricollegare a quella della Grande Madre - nonché alla sirena (mermaid), ad Afrodite e alla Madonna.

Graves si spinge inoltre ad ipotizzare che durante le orge del Calendimaggio siano nati i cognomi inglesi più diffusi: Johnson, Jackson e Jenkinson sarebbero i figli procreati da chi impersonava Little John (o Jenkin); Robson, Robinson, Hood, Hodson e Hudson i figli di Robin Hood; mentre Prince, Lord e King i nati da chi impersonificava il "Re del Malgoverno"; eccetera.

Graves non rifiuta del tutto la teoria secondo cui Robin Hood sia realmente esistito, ma sostiene che la figura del personaggio storico si sia fusa con quella religioso-mitologica. In particolare, sostiene la teoria di J. W. Walker, che identifica Robin Hood in Robert Hood, nato a Wakefield (figlio di un guardaboschi di nome Adam Hood) che sposò tale Matilda e che, grazie alla sua opposizione al clero, venne identificato col patrono delle feste agricole pagane.[8][12]. Alcuni personaggi indubbiamente storici potrebbero esser ricollegati all'epopea di Robin Hood[13], e tra questi si citano: Sir Robert Fitz Ooth conte di Huntingdon (1160 - 1247), Robert de Kyme (1210 - 1285, condannato come fuorilegge ed in séguito amnistiato), Robert Hood (1290 - 1347), Robert Foliot (1110 - 1165), ed - infine - un grassatore - nuovamente noto come "Robert Hod", sulla cui testa venne posta una ragguardevole (all'epoca) taglia di 32 scellini e 6 pence nel 1226.

La leggenda di Robin Hood sembra inoltre inserirsi in un vero ciclo medievale detto "Ciclo della foresta". Esso ha la sua verosimile radice nell’oralità anglosassone e narra d’eroi, non appartenenti all’alta nobiltà, in lotta contro un invasore deciso a scacciarli dalle loro terre e privarli di ogni diritto (il primo esempio di tale ciclo si ha nella storia del fuorilegge inglese Ervardo, più conosciuto come Hereward the Wake).[14]

Gli inizi letterari[modifica | modifica sorgente]

Charles H. Sylvester, Journeys Through Bookland; scena da Robin Hood

La sua prima apparizione in un manoscritto è nel Piers Plowman di William Langland (1377) dove Sloth, il prete, dice

"I ken [know] rimes of Robin Hood": conosco versi su Robin Hood.

Successivamente appare nella Scottish Chronicle di Wynton (circa 1420) dove troviamo, indicata all'anno 1283:

Lytil John and Robyne Hude Wayth-men ware commendyd gude: In Yngil-wode and Barnysdale Thai oysyd all this tyme thare trawale.

Nel 1439, venne presentata al Parlamento inglese una petizione contro un certo Piers Venables di Aston, nel Derbyshire

"che non avendo beni e mezzi di sussistenza, organizzò disordini e si rifugiò nelle foreste, come fecero Robyn Hude e i suoi."

Questo fu il primo ritratto di Robin Hood in veste di antieroe, che si sarebbe poi riproposto nel XVII secolo, quando Guy Fawkes e i suoi vennero descritti come dei "Robin Hood" da Robert Cecil.

La prima menzione storica di Robin Hood si trova in un passaggio dello "Scottish Cronicon", scritto parzialmente da John Fordun tra il 1377 e il 1384 e parzialmente dal suo allievo Wlater Bower, più o meno nel 1450, che integrò e modificò il lavoro del suo maestro. Si trova un passaggio:

"in quel periodo, tra coloro che erano stati privati dei loro possedimenti si sollevò il celebre bandito Robin Hood, (con Little John e i loro compagni) le cui gesta il volgo si delizia di celebrare in commedie e tragedie, mentre le ballate sulle sue avventure cantate da giullari e menestrelli sono preferite a tutte le altre".

Secondo The Annotated Edition of the English Poets - Early ballads[9]

"La sua morte è collocata da Ritson il 18 novembre 1247, a circa 87 anni di età; ma secondo questa iscrizione trovata tra le carte del Dean di York e citata dall'Appendice del Ducatus Leodiensis di Thoresby, ...la morte avvenne un mese dopo. In questa iscrizione, che mostra segni di grande antichità, Robin Hood è descritto come Signore di Huntingtong- la sua pretesa su questo titolo è stata contestata caldamente, così come ogni altra attribuzione di nobiltà registrata".
Hear undernead dis laitl stean
Lais Robert Earl of Huntingtun
Near arcir der as hie sa geud
An pipl kauld im Robin Heud
Sic utlaws as hi an is men
Vil England nivr si agen.
Obiit 24 Kal Dekembris 1247

L'iscrizione appare anche su una tomba del pavimento del monastero di Kirklees, nei pressi di Kirklees Hall e vicino a Brighouse, nello West Yorkshire. Tomba che si pensa custodisca il corpo di Robin Hood. La lingua dell'iscrizione è però di dubbia credibilità: ha le sembianze di un inglese antico, anche se foneticamente assomiglia all'inglese moderno.

Le prime versioni stampate delle ballate su Robin Hood appaiono nel primo XVI secolo, subito dopo l'avvento della stampa in Inghilterra. In queste ballate, Robin Hood è un mercante oppure un contadino. È solamente più tardi, durante lo stesso secolo, che diventa un nobiluomo: Earl di Huntington, Robert di Loksley o Robert Fitz Ooth.

Anche il suo amore per Lady Marian (o Marion) (originariamente conosciuta come Mathilda) è originario di questo periodo e probabilmente è collegabile al dramma pastorale francese del 1280: Jeu de Robin et Marion.

Il tardo XVI secolo è anche il periodo in cui la storia di Robin Hood è spostata indietro nel tempo, fino a circa il 1190, quando Riccardo I d'Inghilterra aveva lasciato il trono per partecipare alle crociate. Una delle ballate di Robin Hood si riferisce a re Edoardo (Edoardo I, II e III regnarono dal 1272 al 1377). L'idea che Robin Hood fosse un sassone che combatte contro i signori normanni è invece del XIX secolo, è presente nei capitoli 40 e 41 di Ivanhoe di Walter Scott, nelle vesti dell'eroe che è arrivato fino a noi, King of Outlaws and prince of good fellows! come lo chiama Riccardo I Cuor di Leone.

Il Robin Hood della moderna leggenda e del folklore, ripreso da Alexandre Dumas (padre) nel suo romanzo postumo Robin Hood il proscritto, viene privato delle sue terre dallo Sceriffo di Nottingham e diventa un fuorilegge. Lo Sceriffo appare anche nelle prime ballate (Robin lo decapita), anche se non si trova nulla di specifico. Gli altri nemici di Robin sono i ricchi monaci della Chiesa Cattolica e un cacciatore di teste di nome Guy di Gisbourne, che viene anch'egli decapitato da Robin. Le prime ballate non fanno menzione delle azioni di generosità di Robin verso i poveri, sebbene Robin presti un grande quantitativo di denaro ad uno sfortunato cavaliere.

In queste ballate i compagni di Robin sono: Friar Tuck, Will Scarlet, Much il figlio di Miller e John, che veniva chiamato little, piccolo, in contrasto con il suo aspetto mastodontico.
Il menestrello Alan-a-Dale che narra l'avventura di Robin è un'invenzione più tarda.

I personaggi protagonisti[modifica | modifica sorgente]

I luoghi[modifica | modifica sorgente]

Major Oak, il più antico albero della foresta di Sherwood

Nelle versioni moderne della leggenda, Robin Hood si rifugia nella Foresta di Sherwood, nella contea del Nottinghamshire. Le ballate originali ci parlano invece di Barnsdale (l'area tra Pontefract e Doncaster), a circa 50 miglia a nord di Sherwood, nella contea dello Yorkshire. Questa versione è supportata anche dalla somiglianza del nome Loksley al nome dell'area di Loxley, Sheffield; dove nelle vicinanze di Tideswell, si trovano tracce di un Robert de Locksly, probabilmente ritiratosi lì nel 1245. Anche se con questo non è possibile provare che fosse il vero Robin Hood, sappiamo che aveva un fratello di nome Thomas, nominato come segue

(24) No. 389, f0- 78. Giorno dell'Ascensione, 29 H. III., Nic Meverill, con John Kantia, da una parte, e Henry de Leke. Henry rilasciò a Nicolas e John una rendita di 5 m, che ricevette da Nicolas e John e Robert de Lockesly come vitalizio dalle terre di Gellery, tenendo conto di aver ricevuto da ognuno di loro solo 2 M, il detto Henry vivrà ospite di uno di loro e riceverà 2 m ogni anno dall'altro. T., Sampson de Leke, Magister Peter Meverill, Roger de Lockesly, John de Leke, Robert fil Umfred, Rico de Newland, Richard Meverill. (25) No. 402, p. 80 b. Thomas de Lockesly si impegnò a non vendere le sue terre in Leke, che Nicolas Meveril gli aveva attribuito come rendita, dietro una penale di L40. (40 marks)

Nella foresta di Barnsdale si trova almeno un "Pozzo di Robin Hood" (a lato della Great North Road), un "Pozzo di Little John" (vicino Hampole) e un "Ruscello di Robin Hood" (Nella foresta di Highfields a Woodlands).

Una conferma che gli abitanti dello Yorkshire ricordino la leggenda di Robin Hood è il nuovo aeroporto del South Yorkshire, che ha preso il nome di "Robin Hood Airport Doncaster Sheffield".

L'albero di Robin Hood

La leggenda di Robin Hood ha da sempre alimentato il turismo locale. Una delle maggiori attrazioni turistiche del Nottinghamshire è la "Major Oak", una quercia che il folklore locale ritiene essere la casa del fuorilegge. Sono aperti tutt'oggi i dibattiti sulla quercia, persino la sua età che si pensa non sia abbastanza avanzata. Nel film "Robin Hood Principe dei Ladri", Robin tornato dalla terra santa grida di essere finalmente a casa proprio in una scena dove passa sotto questa quercia. Lo sceriffo di Nottingham aveva giurisdizione anche nel Derbyshire, conosciuto come "La contea dei cervi", dove si trova oggigiorno il "Peak District National Park". Questa zona includeva: Bakewell, Tideswell, Castleton, Ladybower e la Derwent Valley, vicino a Loxley. Lo sceriffo di Nottingham possedeva terreni nelle vicinanze di Loxley, come Hazlebadge Hall, Peveril Castle e Haddon Hall. La tomba che dovrebbe appartenere a Little John si trova a Hathersage, sempre nell'odierno "Peak District National Park".

Come già detto, si suppone che lo stesso Robin Hood sia sepolto nel monastero di Kirklees. La storia narra che la madre superiora fosse una parente di Robin, che lui stesso fosse ammalato e che si fosse rifugiato nel monastero, dove la madre superiora cominciò a prendersi cura di lui. Nonostante tutto la sua salute peggiorò fino a portarlo alla morte. Prima di morire disse a Little John di seppellirlo nel punto in cui sarebbe caduta una freccia infuocata che lo stesso Robin lanciò dalla finestra del monastero.

Interpretazione moderna[modifica | modifica sorgente]

Illustrazione di Frank Godwin per il romanzo illustrato Robin Hood di Henry Gilbert, primi del Novecento

Canzoni, drammi, giochi e successivamente romanzi, musical, film e serie televisive hanno trattato nel tempo il tema di Robin Hood e la storia è rimasta soggetta a manipolazioni ideologiche. Lady Marian, per esempio fu dipinta come una sorta di donna guerriera nei romanzi nel periodo Vittoriano e come icona del movimento femminista.

Lo stesso Robin Hood è stato trasformato da un fuorilegge con occasionali elementi di generosità ad un maestro nell'uso dell'arco contro il Principe Giovanni e lo Sceriffo di Notthingam per difendere gli oppressi e Re Riccardo. Secondo questa visione Robin Hood è il più famoso di quella schiera di banditi che sono riusciti a creare un mito di loro stessi, ingraziandosi parti della popolazione con elargizioni, onde ottenere appoggi.

Questo mito è presente anche in altre culture e in altri paesi, come per esempio Juraj Jánošík in Slovacchia, Rummu Jüri in Estonia e Tani Yukata in Giappone.

Cinema e televisione[modifica | modifica sorgente]

Poster per il film Robin Hood del 1922 con Douglas Fairbanks

I film e serie televisive dedicati al popolare eroe leggendario sono molto numerosi.

La sua prima apparizione fu nel film muto Robin Hood and His Merry Men (1908). Una delle più famose è La leggenda di Robin Hood del 1938 con Errol Flynn.

Del 1976 è invece Robin e Marian, con Sean Connery nel ruolo di Robin Hood e Audrey Hepburn nel ruolo di Marian.

Più recenti sono Robin Hood - Principe dei ladri (Robin Hood: Prince of Thieves, 1991), interpretato da Kevin Costner e Mary Elizabeth Mastrantonio e, sempre del 1991, Robin Hood - La leggenda ("Robin Hood" 1991) interpretato da Patrick Bergin e Uma Thurman. Non mancano neppure rivisitazioni in chiave comica come Robin Hood: un uomo in calzamaglia (Robin Hood: Men in Tights, 1993), per la regia di Mel Brooks interpretato da Cary Elwes. Nel Robin Hood della Walt Disney del 1973, i personaggi sono animali, tipici della produzione Disney. In uno degli episodi di Superfantozzi (1986) il Fantozzi dell'epoca prima riceve del denaro da Robin Hood, in quanto "povero". Subito dopo, ("neanche quindici minuti") lo stesso Fantozzi viene derubato, sempre da Robin Hood, in quanto in quel momento è diventato "ricco".

Nel 1990 è stata realizzata una serie anime dal titolo Robin Hood, trasmessa per la prima volta in Italia nel dicembre del 1991 su Canale 5.

Nel 2010 è uscito Robin Hood per la regia di Ridley Scott. Tra gli interpreti v'è Russell Crowe. Il film ha aperto la sessantatreesima edizione del Festival di Cannes raccontando la leggenda di Robin Hood prima che questi diventi un fuorilegge, ovvero un reduce dalle Crociate che combatte contro le ingiustizie e guida gli inglesi a difendere la patria contro i francesi. Cate Blanchett è Marion, una donna forte e combattiva, che si ritrova a difendere le sue terre da sola alla morte del marito. Ma l'arrivo di Robin Longstride le darà una preziosa e sensibile spalla per la sua battaglia.[15]

È del 2006 invece una serie televisiva su Robin Hood, prodotta dalla BBC, trasmessa in vari paesi del mondo ed è composta da tre stagioni; in Italia va in onda su Rete 4 e Joi. Questa serie TV non rappresenta fedelmente la storia di Robin Hood ma rispecchia ideali più moderni e non è al passo con la vera storia che viene raccontata dal libro, come per esempio l'apparizione di alcuni personaggi inesistenti o del finale triste e malinconico che di sicuro nessuno spettatore si sarebbe mai aspettato.

Un cartone animato che deve molto a Robin Hood è inoltre She-Ra, la principessa del potere: anche Adora (di cui She-Ra è l'alter ego) e i suoi amici sono dei ribelli che, come Robin e i suoi allegri compari, si nascondono in una foresta e lottano per rovesciare un ordine sociale ingiusto.

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Film comici o ispirati a Robin Hood[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Versione Disney[modifica | modifica sorgente]

Robin Hood nella versione disneyana

Nel lungometraggio Disney Robin Hood del 1973, Robin Hood è rappresentato come una volpe. È doppiato da Brian Bedford nella versione originale e da Pino Colizzi in quella italiana.

È un grande esperto di tiro con l'arco, agile e scaltro riesce ad evitare le frecce dei suoi avversari riuscendo sempre a mettere a segno le proprie. È anche dotato di una furbizia fuori dal comune, non a caso la Disney scelse una volpe per raffigurarlo: nelle lotte contro i suoi nemici riesce a sfruttare a suo vantaggio i punti deboli altrui. Altra sua immensa dote è la generosità: ogni sua azione, che mette in pericolo la sua stessa vita, è fatta per portare la speranza nell'oppresso popolo di Nottingham. Infine Robin è anche coraggioso, non un'orda di soldati riesce ad impedirgli di partecipare alla gara di tiro con l'arco per avere il bacio della sua Marian.

Forse una delle sue doti maggiori, e del suo fido compagno Little John, è l'arte del travestimento che riesce ad ingannare chiunque. Durante il film si traveste da indovina, da vecchio cieco, da Cicogna Gambeaspillo e da Tonto.

Musica[modifica | modifica sorgente]

Nell'album Age of the Joker (2011) degli Edguy, gruppo heavy metal tedesco, è presente una canzone dal titolo Robin Hood. Il video, nel quale oltre ai componenti del gruppo compare l'attore tedesco Bernard Hoëcker, è una parodia del film La leggenda di Robin Hood, come dichiarato dal frontman Tobias Sammet.

Nell'album Rimmel (1975) di Francesco De Gregori è presente una canzone dal titolo Il signor Hood. La canzone è dedicata a Marco Pannella, visto come un Robin Hood del XX secolo.

Fumetti[modifica | modifica sorgente]

Robin Hood vista la sua popolarità ha avuto diverse versioni fumettistiche in tutto il mondo che raccontano precisamente le sue gesta leggendarie oppure delle avventure fantasiose fino ad arrivare a storie umoristiche. Oltretutto il personaggio appare in svariati altri fumetti e ne ha ispirati altri come ad esempio Green Arrow che in Italia assume il nome di Freccia Verde. Ce ne è quindi di tutti i tipi, ne citiamo alcuni:

  • Robin Hood - edito dalle edizioni Dardo negli anni sessanta e l'originale pubblicato dalla Fleetway Publications in Inghilterra.
  • Robin Hood - edito in Italia dalle edizioni Asso di Picche da Giorgio Ballativis (pseudonimo George Summers)
  • Robin Hood: a fumetti - autore della sceneggiatura Fabio Fenzo; autore dei disegni Stelio Fenzo del 1995 volume unico in supplemento al settimanale Il Giornalino
  • Robin Dubois - parodia di Robin Hood edito dalla francese Le Lombard dall'autore Bob De Groot e dal disegnatore Turk (Philippe Liégeois) che poi erediterà la serie dopo l'abbandono di De Groot.
  • Robin Hood tales - edito dall'americana national comics futura DC comics dal 1956 al 1958.

Videogiochi[modifica | modifica sorgente]

Esistono diverse versioni di videogiochi ispirate al celebre personaggio leggendario. In seguito elenchiamo i più acclamati accompagnati dall'anno di uscita, dalla piattaforma, dal genere e dal produttore.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Robin Hood - Evidence for Yorkshire, Icons.org.uk, 24 ottobre 2007.
  2. ^ Robin Hood - On the move?, BBC.co.uk, 24 ottobre 2007.
  3. ^ Dead in West Yorkshire? Robin Hood, BBC.co.uk, 24 October 2007.
  4. ^ Robin Hood Was A Yorkshireman, Mike-Duffy.me.uk, 24 October 2007.
  5. ^ In the footsteps of Robin Hood, Channel4.com, 24 ottobre 2007.
  6. ^ Robin Hood's Grave, Britannia.com, 24 ottobre 2007.
  7. ^ In the footsteps of Robin Hood in Channel 4 - History. URL consultato l'8 agosto 2008.
  8. ^ a b J. W. Walker, The True History of Robin Hood in Yorkshire Archaeological Journal, CXLI, 1944.
  9. ^ a b The Annotated Edition of the English Poets — Early ballads, Londra, 1856, p.70
  10. ^ Margaret Murray, Il dio delle streghe, Roma, Ubaldini, 1972.
  11. ^ Hester NicEilidh, The legend of Robin Hood - An exploration of the Pagan themes within this enduring myth, 1999. URL consultato l'8 agosto 2008.
  12. ^ a b Robert Graves, La Triplice Musa in La Dea bianca: grammatica storica del mito poetico, Milano, Adelphi, 1992, pp.453-457, ISBN 978-88-459-0951-1.
  13. ^ legend candidates for Robin Hood
  14. ^ Sul Ciclo della foresta si veda M. Keen, The Outlaws of Medieval Legend, London 1977. Per la biografia di Ervardo (Hereward the Wake) cfr. De Gestis Herwardi - Le gesta di Ervardo, a cura di Alberto Meneghetti, (ETS) Pisa, 2013.
  15. ^ www.celluloidportraits.com

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alexandre Dumas (padre), Robin Hood il proscritto (Robin Hood le Proscrit, 1863; opera postuma), collana Classici Mondadori, 2009
  • Le ballate di Robin Hood, Einaudi, 1991
  • Graham Phillips, Martin Keatman, La leggenda di Robin Hood - Sulle tracce dell'eroe fuorilegge e delle sue generose imprese, Piemme, 1996
  • James Clarke Holt, Robin Hood. Storia del ladro gentiluomo, Mondadori, 2005
  • Matteo Sanfilippo, Camelot, Sherwood, Hollywood, Cooper, 2006
  • Joseph Walzer McSpadden, Le avventure di Robin Hood, Castelvecchi Editore, 2010
  • Peter Holeinone, Robin Hood, miti oro, giunti Dami Editore, 2006
  • Sir Walter Scott, Ivanhoe, i grandi libri, Garzanti, 1979-2008

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]