Movimento Indipendentista Siciliano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Movimento Indipendentista Siciliano
Leader Andrea F. Aprile
Stato Italia Italia
Fondazione 8 settembre 1943
Dissoluzione 15 agosto 1951
Sede Palermo
Ideologia Indipendentismo siciliano
Separatismo
Regionalismo
Seggi massimi Camera
4 / 556
nel 1946
Seggi massimi Consiglio regionale
9 / 90
nel 1947 all'ARS

Il Movimento Indipendentista Siciliano (MIS) è stato un movimento politico indipendentista, attivo in Sicilia tra il 1943 e il 1951, che auspicava la realizzazione di uno Stato Siciliano separato dall'Italia. Fu denominato anche separatismo.

Storia del MIS[modifica | modifica sorgente]

Il movimento nacque nel settembre del 1942, come Comitato per l'Indipendenza della Sicilia, prendendo spunto dai Vespri Siciliani. Il primo Presidente fu Andrea Finocchiaro Aprile e nel movimento confluirono esponenti politici eterogenei, fra cui il socialista rivoluzionario Antonio Canepa, poi comandante dell'Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia, e leader separatisti furono anche intellettuali e grandi proprietari terrieri: il duca di Gualtieri Giuseppe Avarna (poeta), il barone Lucio Tasca Bordonaro poi nominato sindaco di Palermo nel 1943 dagli Alleati, Stefano La Motta barone di Monferrato, i monarchici Francesco Paternò Castello duca di Carcaci e il principe Giovanni Alliata, il barone Nino Cammarata. Altri dirigenti di rilievo furono Attilio Castrogiovanni, Nino Di Matteo e Sirio Rossi, Concetto Gallo, Rosario Cacopardo ed Antonino Varvaro.

Il movimento si mise in evidenza all'indomani dell'armistizio di Cassibile, quando nel caos della guerra lo Stato italiano aveva di fatto abbandonato la Sicilia e l'esercito alleato non aveva completato l'occupazione militare. Finocchiaro Aprile ad ottobre chiese l'abdicazione di Vittorio Emanuele III ed il 9 dicembre accolse le adesioni di una decina di deputati siciliani. Nella primavera del 1944, per imprimere maggior vigore alla lotta il CIS verrà sciolto per dar luogo al Movimento per l'Indipendenza della Sicilia (MIS). In questo clima di importanti aspettative vi erano inoltre notevoli pressioni esercitate dai servizi segreti sia americani che inglesi per cercare di attirare ciascuno nella rispettiva sfera d'influenza l'isola indipendente. Infatti, l'amministrazione degli Alleati vietò ogni attività politica, tollerando però l'esistenza del MIS.

Nel settembre del 1945 numerosi mafiosi, fra cui Calogero Vizzini, Giuseppe Genco Russo, Michele Navarra, Francesco Paolo Bontate, Gaetano Filippone, il quattordicenne Pippo Calò e il diciassettenne Tommaso Buscetta, confluirono nel MIS nel corso di una riunione a casa del barone latifondista Lucio Tasca e decisero di utilizzare i gruppi di banditi che battono la campagna per rinsanguare il loro braccio armato, l'EVIS[1]; presto Vizzini insieme agli altri esponenti (avversati dai dirigenti del MIS Attilio Castrogiovanni e Antonino Varvaro) a partire dal 1946 lasceranno il MIS per garantire il loro appoggio ai rinascenti partiti italiani, in primis la Democrazia Cristiana. Anche i leader separatisti Lucio Tasca Bordonaro e Concetto Gallo vennero in seguito indicati come affiliati all'organizzazione mafiosa[1]: in un rapporto segreto del 18 febbraio 1946, il generale dei Carabinieri Amedeo Branca scrisse:

« II movimento agrario separatista siciliano e la mafia da diverso tempo hanno fatto causa comune; anzi, i capi di tale movimento, tra i quali don Lucio Tasca, si debbono identificare per lo più con i capi della mafia nell'Isola[2] »

Nell'autunno del 1944, durante il primo congresso che si celebrò a Taormina, venne presa la decisione di passare alla lotta armata, anche in risposta alle continue ed arbitrarie violenze (si veda ad esempio la strage di via Maqueda che si consumò a Palermo proprio durante il primo congresso indipendentista) che venivano perpetrate dalle forze dell'ordine italiane ai danni di sedi ed esponenti del MIS. Sotto la spinta dell'ala oltranzista, il MIS tentò l'insurrezione separatista con la formazione dell'Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia (EVIS), la cui attività di guerriglia e resistenza fu talmente veemente che per contrastarla il governo fu costretto ad inviare in Sicilia l'Esercito Italiano. Il 17 giugno 1945 in uno scontro a fuoco con i Carabinieri cadeva il comandante dell'EVIS Antonio Canepa insieme a Carmelo Rosano e Giuseppe Lo Giudice. Il suo posto fu preso da Concetto Gallo, che portò quell'anno a un'alleanza militare con il banditismo e la banda di Salvatore Giuliano. Giuliano fu nominato colonnello dell'EVIS e compì diversi attacchi alle stazioni dei Carabinieri di Bellolampo, Pioppo, e Montelepre, che furono occupate[3].

Dal febbraio del 1944 la Sicilia fu retta da un Alto Commissario. Dopo il lavoro di un'apposita Consulta entro la quale operarono tra gli altri Giovanni Guarino Amella e Giuseppe Alessi, il 15 maggio 1946 il re Umberto II promulgò un decreto legislativo che riconosceva alla Sicilia uno Statuto Speciale di Autonomia. Lo Statuto verrà poi convertito in legge costituzionale il 26 febbraio 1948 dal parlamento della Repubblica Italiana.


La partecipazione alle elezioni[modifica | modifica sorgente]

Alle elezioni per l'Assemblea Costituente del 2 giugno 1946, il MIS ebbe il battesimo elettorale e ottenne lo 0,7% dei voti (8,7% in Sicilia) e quattro seggi. Vennero eletti Andrea Finocchiaro Aprile (34.068 voti), Antonino Varvaro (18.520), Concetto Gallo (14.749) e Attilio Castrogiovanni (10.514).

Durante il III Congresso del movimento tenutosi nel febbraio del 1947 a Taormina (ME), venne espulso Antonino Varvaro, ex segretario del movimento e capo della corrente di sinistra, dalla quale si dissociò però il Partito Comunista Siciliano del futuro segretario del MIS Francesco Mazza, su decisione della maggioranza. I motivi non vennero mai chiariti: secondo alcuni per la spinta dei latifondisti che premevano per una svolta più autoritaria a destra, secondo altri a causare l'espulsione furono le pressioni politiche esercitate su Varvaro e sua moglie dal Partito Comunista Italiano, avendo questi assunto una posizione progressivamente provocatoria e di contestazione nei confronti della leadership di Finocchiaro Aprile. In sostituzione di Antonino Varvaro venne eletto segretario Attilio Castrogiovanni. Successivamente Varvaro insieme ad Anselmo Crisafulli ed altri dissidenti fondarono il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia Democratico-Repubblicano (MISDR). Il movimento di Varvaro, che non ebbe nessun eletto all'ARS, si sciolse dopo poco tempo.

Il MIS partecipò alle prime elezioni regionali siciliane del 20 aprile 1947, dove rimase fermo ai risultati del 1946, con 171.470 voti (8,8%) e nove deputati all'Assemblea regionale siciliana: Andrea Finocchiaro Aprile, Gioacchino Germanà, Concetto Gallo, Attilio Castrogiovanni, Giuseppe Caltabiano, Rosario Cacopardo, Gaetano Drago, Francesco Paolo Lo Presti e Pietro Landolina. Nelle elezioni politiche del 1948 il MIS con in testa Finocchiaro Aprile si candidò nella lista Unione Movimenti Federalisti, ma ottenne solo 52 000 voti con il 2,1 in Sicilia e lo 0,20 % in Italia, e nessun seggio.

Tuttavia il movimento scomparve dalla scena politica dopo le elezioni regionali del 1951, dove il MIS non ottenne nessun seggio, raggiungendo il 3,91%. Alla sconfitta elettorale seguirono le dimissioni dalla presidenza di Finocchiaro Aprile e di altri esponenti.

Eredità[modifica | modifica sorgente]

Logo del neocostituito Movimento per l'Indipendenza della Sicilia.

Il 22 aprile 2004 si è costituito il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia, che si richiama direttamente all'esperienza del MIS degli anni quaranta. L'11 maggio 2009, nel corso di una conferenza stampa, i vertici del Movimento hanno conferito la tessera di membro onorario al presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo[4] con la seguente motivazione: « Per essersi posto al servizio della "causa autonomista" e per aver contribuito a risvegliare l'identità e l'orgoglio del Popolo Siciliano », paventando l'ipotesi di un'alleanza con il Movimento per le Autonomie,[5] di cui è leader lo stesso Lombardo. Alleanza che non ha seguito.

Congressi[modifica | modifica sorgente]

Deputati del MIS[modifica | modifica sorgente]

1946: Assemblea Costituente[modifica | modifica sorgente]

  1. Attilio Castrogiovanni
  2. Andrea Finocchiaro Aprile
  3. Concetto Gallo
  4. Antonino Varvaro

1947: Assemblea Regionale Siciliana[modifica | modifica sorgente]

Fonte: [1]

  1. Rosario Cacopardo
  2. Giuseppe Caltabiano, passato poi al MISDR
  3. Attilio Castrogiovanni
  4. Gaetano Drago
  5. Andrea Finocchiaro Aprile
  6. Concetto Gallo
  7. Gioacchino Germanà
  8. Pietro Landolina
  9. Francesco Paolo Lo Presti

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Mafia in Enciclopedia Treccani
  2. ^ La genesi della mafia - Documenti della Commissione Parlamentare Antimafia VI LEGISLATURA.
  3. ^ MEMORIA. Commemorazione del 60º anniversario della strage di Bellolampo
  4. ^ Orazio Vasta, La tessera onoraria a Lombardo, e il MIS perde "pezzi"..., 11 maggio 2009. URL consultato il 4 febbraio 2013.
  5. ^ Elezioni Europee: Movimento Indipendenza della Sicilia sostiene il Movimento per le Autonomie. [collegamento interrotto]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gaja F., L'esercito della lupara, Maquis Editore, Milano, 1990.
  • Canepa A., La Sicilia ai siciliani!, Catania, 1944 (Pubblicato con lo pseudonimo di Mario Turri).
  • Lucio Tasca Bordonaro, Elogio del latifondo siciliano, Palermo, IRES, 1943
  • Francesco Paternò Castello, Il Movimento indipendentista siciliano. Memorie del duca di Carcaci, Flaccovio, Palermo, 1977
  • Marino G.C., Storia del separatismo siciliano 1943-1947, Editori Riuniti, Roma, 1979.
  • Musumeci S., Tra separatismo ed autonomia: il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia, Armando Siciliano Editore, Messina, 2005.
  • Turco N., L'essenza della Questione Siciliana - Storia e Diritto 1812 - 1983, Centro Studi Storico-Sociali Siciliani, Catania, 1983.
  • Nicolosi S., Sicilia contro Italia, Tringale Editore, Catania, 1981.
  • Spataro M., I primi secessionisti - Separatismo in Sicilia 1866 e 1943-46, Controcorrente, Napoli, 2001.
  • Finocchiaro Aprile, A. (a cura di Massimo Ganci), Il Movimento Indipendentista Siciliano, Libri Siciliani, Palermo 1966.
  • Francesco Renda, Storia della Sicilia dalle origini ai giorni nostri, (3º volume) Sellerio 2003

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Approfondimenti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]