Michele Navarra
Michele Navarra (Corleone, 5 gennaio 1905 – 2 agosto 1958) è stato un medico e criminale italiano.
Indice |
[modifica] Biografia
[modifica] I primi anni
Michele Navarra era il primogenito di otto figli di una famiglia appartenente al ceto medio; il padre Giuseppe, piccolo proprietario terriero e membro del Circolo dei nobili del paese, esercitava le professioni di geometra e maestro nella locale scuola agraria.[1]. Giuseppe Navarra aveva inoltre collaborato con il prefetto di ferro Cesare Mori per la repressione della mafia, ma questo fatto non era noto al tempo.
Nonostante avesse un carattere ribelle incline alla spavalderia, Michele Navarra si applicò con profitto negli studi tanto che, terminate le scuole ordinarie, si iscrisse all'Università di Palermo, prima alla facoltà di ingegneria e poi a quella di medicina. Si laureò nel 1929 in medicina e chirurgia e successivamente si trasferì a Trieste per prestare servizio militare come medico ausiliario. Nel 1942 ottenne il congedo definitivo con il grado di capitano e tornò a Corleone per esercitare la sua professione[2].
[modifica] Il boss di Corleone
Esercitando la professione di medico condotto a Corleone, Michele Navarra riuscì a guadagnarsi la benevolenza degli abitanti. In breve tempo divenne il capo indiscusso della locale famiglia mafiosa, soprannominato per la sua influenza u patri nostru[3]. Iniziò a farsi vedere regolarmente in pubblico in compagnia di alcuni giovani contadini che aveva reclutato tra cui Luciano Liggio, Calogero Bagarella, Bernardo Provenzano e Salvatore Riina, che si occupavano di furti del bestiame, macellazione clandestina e razzie nei campi.[4]
Successivamente Navarra costituì insieme al fratello una società di autolinee funzionante per la raccolta degli automezzi militari abbandonati dall'AMGOT, il governo militare alleato: questa società venne rilevata nel 1947 dalla Regione Siciliana e assorbita dall'Azienda Siciliana Trasporti[5]. Navarra in quel tempo controllava anche il settore politico-economico tramite i voti: inizialmente li fece confluire al movimento separatista, poi verso il partito liberale.
[modifica] Omicidio di Placido Rizzotto
Il 10 marzo 1948 scomparve Placido Rizzotto, segretario della Camera del Lavoro di Corleone. Rizzotto venne attirato in trappola da Pasquale Criscione, suo compagno del sindacato, che faceva parte della cosca di Navarra. Rizzotto aveva umiliato in pubblico Luciano Liggio: durante una rissa scoppiata nella piazza centrale di Corleone tra ex partigiani e uomini di Navarra, il sindacalista aveva infatti osato sollevare Liggio e appenderlo all'inferriata della villa comunale.[6]
[modifica] Divergenze con Liggio
Liggio aveva costituito un'altra società di autotrasporti ed era entrato a far parte della vecchia società armentizia di Piano della Scala. Aveva in mente di prendere parte alla costruzione della diga che avrebbe irrigato oltre centomila ettari di terra.
Era un grande progetto che vedeva a capo il Principe di Giardinelli. Quest'ultimo era il rappresentante del Partito Liberale Italiano alle elezioni del 1958. Nonostante Liggio e i suoi, ai ferri corti con Michele Navarra, l'avessero aiutato nelle elezioni, a spuntarla fu la Democrazia Cristiana grazie soprattutto a Michele Navarra.
Il capomafia di Corleone non gradì il comportamento del suo campiere. Navarra era contrario alla costruzione della diga, che avrebbe portato l'acqua oltre i monti, in quanto avrebbe perso il controllo dei pozzi.[7]
Oltre questo ci fu un altro motivo di rottura con Liggio.
Angelo Vintaloro, aveva comprato dei terreni dopo aver chiesto il permesso al capozona, Michele Navarra, come si usava a quei tempi. Nonostante avesse ricevuto la sua protezione di Navarra, una notte di maggio vennero fatte a pezzi le botti nella cantina di Vintaloro ad opera di Liggio e il vino andò perduto. Quando a giugno il grano maturò, nessun contadino volle mietere il raccolto; così una notte venne mietuto clandestinamente e caricato sui camion di Liggio.
L'autorità di Michele Navarra era stata messa definitivamente in discussione e il boss fu costretto a dare un segnale forte. Chiese ad alcuni picciotti fidati di aspettare Liggio nella tenuta di Vintaloro e di ucciderlo. Al primo rumore, il commando uscì e iniziò a sparare ma Liggio lievemente ferito riuscì a scappare.
Il piano di Navarra fallì. Fu così che Liggio decise di ammazzare Michele Navarra.[8]
[modifica] La morte
Il 2 agosto 1958 alle ore 15.30[9] Michele Navarra fu ucciso mentre rientrava a Corleone a bordo di una Fiat 1100 nera, accompagnato da un suo giovane collega, il dottor Giovanni Russo, che morì insieme a lui nell'agguato.
Vennero ritrovati 124 bossoli a terra, 94 proiettili nel corpo del capomafia. A sparare furono tre pistole automatiche, un mitragliatore Thompson e un mitra calibro 6.35.[10]
Due giorni dopo vennero celebrati i funerali nella chiesa di San Martino di Corleone. Quel giorno il paese ospitò mafiosi provenienti da tutta la Sicilia. Venne proclamato il lutto cittadino.
Per l'omicidio di Navarra, Luciano Liggio fu condannato all'ergastolo.[11]
In seguito all'omicidio di Navarra i Corleonesi iniziarono la loro ascesa alla guida di Cosa Nostra.[12][13][14]
[modifica] Citazioni
| « La mafia non esiste più dal 1958. È finita quell'anno, con l'uccisione del mio concittadino corleonese dottore Michele Navarra. Perché quel giorno, assieme al dottore Navarra, hanno ucciso un altro medico giovane, che aveva la moglie incinta. Ecco, quel giorno questi cosiddetti mafiosi hanno ucciso un povero disgraziato. Da quel momento finì tutto. Perché la mafia, me lo diceva sempre mio padre, aveva dei canoni di giustizia e correttezza che rispettava e faceva rispettare. Certo, non poteva mettere in carcere nessuno la mafia. Ma quando sbagliava, loro lo ammazzavano, ma solo quello. » | |
[modifica] Bibliografia
- Attilio Bolzoni, Parole d'onore, Milano, BUR, 2008, ISBN 97888817025058.
- Attlio Bolzoni, Giuseppe D'Avanzo, Il capo dei capi: vita e carriera criminale di Totò Riina, Milano, BUR, ISBN 978-88-17-01924-8.
- Carlo Alberto Dalla Chiesa, Michele Navarra e la mafia del corleonese, Palermo, La Zisa.
[modifica] Note
- ^ "Michele Navarra"
- ^ "Bisturi e coppole, così la mafia sceglie i medici di famiglia"
- ^ [1]
- ^ Attilio Bolzoni,Il capo dei capi,pag.19
- ^ "Boss della mafia siciliana"
- ^ "Placido Rizzotto"
- ^ "Sangue e acqua a Corleone"
- ^ Attilio Bolzoni, Il capo dei capi, pag.35-37
- ^ [2]
- ^ Attilio Bolzoni, Il capo dei capi, pag.33-35
- ^ "Muore in solitudine l'ex re di Corleone"
- ^ Salvatore Butera, Il fatidico '58, tra il milazzismo, l'omicidio Navarra e l'uscita del libro "Il Gattopardo", la Repubblica, 13 marzo 2008.
- ^ "I corleonesi 40 anni di sangue e potere"
- ^ "La storia del padrino"
- ^ Attilio Bolzoni, Parole d'onore, pp. 135-136
[modifica] Voci correlate
- Mafia
- Cosa Nostra
- Clan dei Corleonesi
- Trattativa tra Stato Italiano e Cosa Nostra
- Salvatore Riina
- Bernardo Provenzano
- Luciano Liggio
- Calogero Bagarella
- Leoluca Bagarella
|
|
