Paternò (famiglia)
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La famiglia Paternò è un'antica famiglia siciliana, insignita di svariati titoli nobiliari legati a numerosi feudi.
Indice |
[modifica] Storia
La famiglia, una delle maggiori del panorama aristocratico italiano, discende da tre antiche casate reali: quelle dei Conti di Barcellona e di Aragona, dei Conti di Provenza e degli Altavilla[1]. Il suo capostipe fu infatti Roberto d'Embrun, appartenente al ramo dei Conti di Barcellona nel quale si erano estinti i Conti di Provenza. Roberto d'Embrun partecipò alla conquista normanna della Sicilia condotta da Ruggero d'Altavilla intorno al 1070, ottenendo i feudi di Paternò, da cui derivò il nome del casato, e di Buccheri, nuclei di vasti possedimenti che rimasero in possesso della famiglia fino al 1167[2].
Lo stemma dei Paternò, come discendenti da una linea cadetta dei Conti di Barcellona e di Aragona, è quello stesso della casata reale, oggi estinta, Barcellona-Aragona (d'oro, ai quattro pali di rosso), al quale fu però aggiunta una cotissa d'azzurro per segnalarne la derivazione in linea secondogenita. Lo stemma è perciò identico a quello della famiglia Aragona Maiorca, altra linea cadetta della casata Aragona anch'essa estinta.
A Roberto d'Embrun successe il nipote Roberto II Paternò, e a questi il figlio, Costantino II Paternò, che sposò Matilde dell'Aquila, contessa di Avenell, pronipote di Ruggero d'Altavilla, e che fu conte di Buccheri, Butera e Martana. Lo stemma dei Paternò fu collocato sul portale del Duomo di Catania insieme a quelli del re normanno e della città[3].
I Paternò sono oggi anche baroni di Pettineo, la più antica baronia siciliana 1170, e già agli albori del 1000 furono insigniti di antiche ed importanti baronie (Baroni del Burgio (1292), Baroni delle Saline (1292), Baroni di Regiovanni (1296), Baroni del Pantano di Catania (1340), Baroni della Nicchiara (1392), Baroni di Mirabella Imbaccari (1422), Baroni di Graneri (1453), Barone di Sparacogna (1478), Baroni di Aragona (1479), Baroni di Spedalotto (1490),ecc.)
Nel XV secolo Benedetto Paternò, secondo barone della Floresta, ottenne per la città di Catania il privilegio del buxolo, ossia l'autonomia amministrativa dal potere regio: la città veniva governata dalla Mastra nobile, alla quale i Paternò erano iscritti come famiglia più antica e sulla quale esercitavano un controllo sull'ammissione dei membri[4].
Sempre nello stesso secolo, Eleonora Paternò, figlia di Mario, sposò il 24 giugno 1486, Baldassarre I Grifeo, XIII barone di Partanna e VI visconte di Galtellì[5] unendo di fatto l'influenza delle due famiglie sul governo della Sicilia e del Regno. Inoltre, sempre in quel secolo, un altro membro della Casa Paternò, Gualterio, Barone di Imbaccari, sposò Elisabetta Ventimiglia, erede delle grandi dinastie Sveva ed Aragona. E da quel secolo, come ricorda l'enciclopedia Treccani, la Casa Paternò si impadronì del governo della città di Catania.
Nel XVI secolo la famiglia si suddivise nei due rami dei Paternò e dei Paternò Castello.
Nel 1633 i Paternò Castello furono creati principi di Biscari [6]. Sempre nello stesso anno ottennero il privilegio feudale del mero e misto imperio (diritto di vita e di morte sui propri vassalli)[7]
Alla famiglia, sia del ramo Paternò, che Paternò Castello, furono conferiti successivamente anche altri importanti titoli nobiliari, fra i quali quelli di Principi di Sperlinga e Manganelli, Duchi di Carcaci, di Roccaromana, di San Nicola e di Pozzomauro, Marchesi di Raddusa, di San Giuliano, di Casanova, di S.Alessio, di Papale, Graniti, Gallodoro e Motta Camastra (30 luglio 1783) e Pollicarini (6 giugno 1783), di Regiovanni, di Sessa, del Toscano.
I membri della famiglia ebbero importanti cariche nell'ambito del governo della Sicilia (viceré, presidenti e vicari generali, strategoti di Messina, ambasciatori presso re e pontefici, ministri di stato e senatori e furono insigniti di diversi ordini (cavalieri del Cingolo nobiliare, dello Speron d'oro, dell'Ordine di San Giacomo della Spada, del Collare della Santissima Annunziata, dell'Ordine di San Gennaro, dell'Ordine Imperiale di Santo Stanislao di Russia) e furono di diritto Grandi di Spagna in quanto pretori di Palermo. La famiglia giunse a possedere agli inizi del Seicento 48 diversi feudi con mero e misto imperio e nel corso della sua storia ottenne 170 feudi principali, avendo diritto a ben sei seggi ereditari nel parlamento siciliano. Alla metà del XV secolo entrarono a far parte dell’Ordine di Malta, cui diedero un "luogotenente di gran maestro" e tre "gran priori".
Al momento dell'abolizione del feudalismo, alla fine del XVIII secolo la famiglia possedeva 80.000 ettari di territorio[8].
[modifica] Lista dei principi di Biscari
| « (Catania) Ad Agatino Paternò Castello dei principi di Biscari comandante la guardia nazionale nel MDCCCXLIX pongono questa conoscente memoria i Catanesi perché non sia dimenticata la magnanima risposta che egli diede al Satriano persuadente la resa della ribellata città: "Coi Borboni non si patteggia". » | |
|
(Epigrafe di Mario Rapisardi)
|
- Agatino Paternò-Castello 1° Principe di Biscari (1594 - 1675)
- Vincenzo 2° Principe di Biscari (1630-1675)
- Ignazio 3° Principe di Biscari (1651-1700)
- Vincenzo 4° Principe di Biscari (1685 - 1749)
- Ignazio 5° Principe di Biscari (1719-1786)
- Vincenzo 6° Principe di Biscari (1743-1813)
- Ignazio 7° Principe di Biscari (1781-1844)
- Roberto Vincenzo 8° Principe di Biscari (1790-1857)
- Francesco Vincenzo 9° Principe di Biscari (1816-1867)
- Roberto Vincenzo 10° Principe di Biscari (1860-1930)
- Roberto Vincenzo (cugino del precendente) 11° Principe di Biscari (1872-1947)
[modifica] Arma
Blasonatura: d'oro, a quattro pali di rosso e la banda d'azzurro, attraversante sul tutto.
Corona e manto: di principe.
Esistono altre blasonature a seconda dei rami della famiglia:
- Semipartito e troncato; al 1° d’oro a quattro pali di rosso, con banda d’azzurro attraversante (Paternò); al 2° d’azzurro, al castello di tre torri d’oro (Castello); al 3° d’azzurro, a tre sbarre accompagnate da sei bisanti disposti 3, 2 fra le sbarre ed una nell’angolo sinistro della punta, il tutto d’oro (Guttadauro) (duchi di Paternò);
- Partito di Paternò, ovvero d’oro a quattro pali di rosso, alla banda d’azzurro attraversante (tutti i Paternò) e di Castello, quindi d’azzurro al castello di tre torri d’argento (principi di Biscari);
- Partito di Paternò e per questo d’oro a quattro pali di rosso, con banda d’azzurro, attraversante; di Castello, che è d’azzurro al castello d’oro torricellato di tre pezzi, fondato sulla pianura erbosa al naturale (marchesi di San Giuliano, duchi di Carcaci).
[modifica] Bibliografia
- enciclopedia Treccani, Voce Paternò
- Maria Concetta Calabrese, I Paternò di Raddusa, C.U.E.C.M. 1998
- G. Carrelli, Hauteville e Paternò, in Rivista Araldica, 1932 [senza fonte]
- Enciclopedia Treccani Vol. XXVI,, s.v. "Paternò” [senza fonte].
- Francesco Gioeni, Genealogia dei Paternò, 1680 [senza fonte]
- G. Libertini, Il Museo Biscari, Milano 1930.
- V. Librando, Il Palazzo Biscari in Cronache di Archeologia e di Storia dell’Arte, 3, 1964, p.104 e ss.
- Denis Mack Smith, “Storia della Sicilia Medioevale e moderna” , Universale La Terza pp. 367 e ss, 376-377, passim,
- Filadelfo Mugnos, Theatro Genealogico, 1650, s.v. "Paternò" p. 27
- Filadelfo Mugnos, Teatro della nobiltà del mondo, 1654, s.v. "Paternò", p. 297
- Muscia, Sicilia Nobile, 1408, s.v. "Paternò"[senza fonte]
- Alvaro Paternò, Genealogia Domus Paternionum, 1525[senza fonte][1]
- Scipione Paternò e Colonna, Storiografia della Casa Paternò, 1642 [senza fonte]
- Francesco Paternò di Carcaci, I Paternò di Sicilia, Catania, 1935.
- Vincenzo Notaro Russo, Genealogia della Casa Paternò, 1721[senza fonte]
- G. Savasta, Storia di Paternò, Catania” 1905 [senza fonte]
- F. Ughello, Antonius Paternò, nobilis neapolitanus”, 1729 [senza fonte]
- Bruno Varvaro, Nuove indagini sulla contea di Paternò e Butera nel sec. XII, in Rivista Araldica, dicembre 1931 [senza fonte]
- Bruno Varvaro, Hauteville e Paternò in Rivista Araldica, 20 gennaio 1933 [senza fonte]
- G.E. Paternò di Sessa, F. Paternò, "Dell'origine regia e aragonese dei Paternò di Sicilia", in Rivista Araldica [senza fonte] (documento pdf);
[modifica] Note
- ^ Il documento fu continuato in seguito da padre Giuseppe Paternò
Salvatore Distefano, Ragusa Nobilissima - Una famiglia della Contea di Modica attraverso le fonti e i documenti d'archivio, contributo alla Historia Familiae Baronum Cutaliae, Ancillae et Fundi S. Laurentii, RICHERCHE (2006), 109-160, a pag.128 si ricorda che Eleonora Paternò e Tornabene, vedova Biscari, sposò Guglielmo Distefano, duca di S. Lorenzo.
[modifica] Voci correlate
- Roberto d'Embrun
- Ignazio Paternò Castello di Biscari
- Giuseppe Paternò di Spedalotto
- Antonino Paternò Castello di San Giuliano
- Emanuele Paternò di Sessa
- Ernesto Paternò Castello di Carcaci
- Palazzo Biscari
- Palazzo San Giuliano
- Palazzo del Toscano
- Villa Paternò (Napoli)
- I Viceré

