Assemblea regionale siciliana

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Assemblea regionale siciliana
Assemblea Regionale Siciliana.png
Aula ARS.jpg
L'aula dell'Assemblea regionale siciliana
Stato Italia Italia
Sicilia Sicilia
Tipo organo legislativo monocamerale
Sigla ARS
Operativo dal 25 maggio 1947
Presidente Giovanni Ardizzone (UdC)
Vice presidente vicario Antonio Venturino
Ultima elezione 28 ottobre 2012
Numero di membri 90
Sicilian Regional Assembly, 2012.svg
Gruppi politici   PD (18)
  M5S (14)
  UDC (10)
  PdL (10)
  MpA (7)
  Il Megafono (6)
  GS (5)
  PID (5)
  LD (4)
Durata mandato 5 anni
Sede Palermo,
palazzo dei Normanni
Indirizzo Piazza del Parlamento, 1
Sito web http://www.ars.sicilia.it/

L'Assemblea regionale siciliana (ARS) dal 1947 è l'organo legislativo della Regione siciliana, come previsto dal suo statuto speciale[1]. In virtù del suo particolare stato legislativo e storico, è l'unica assemblea regionale all'interno dello Stato Italiano i cui componenti sono definiti deputati[2].

Si tratta della prima assemblea legislativa elettiva regionale riunitasi in Italia dopo la fine della seconda guerra mondiale (prima seduta il 25 maggio 1947).

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le assise normanne[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo dei Normanni di Palermo, sede dell'ARS

Il parlamento siciliano viene considerato uno dei più antichi del mondo[3][4] (assieme a quello dell'Isola di Man, islandese[5] e faroese[6], i quali però non avevano poteri deliberativi, circostanza che rende il Parlamento siciliano il primo in senso moderno): nel 1097 ci fu la prima assise a Mazara del Vallo convocata da Ruggero I di Sicilia, di un parlamento inizialmente itinerante. Il parlamento siciliano era costituito da tre "rami" ("feudale", "ecclesiastico" e "demaniale"). Il ramo feudale era costituito dai nobili rappresentanti di contee e baronie, il ramo ecclesiastico era formato da arcivescovi, vescovi, abati e archimandriti, mentre il ramo demaniale era costituito dai rappresentanti delle 42 città demaniali della Sicilia. Il primo parlamento normanno non era deliberativo, ed aveva solamente una funzione consultiva e di ratifica dell'attività del sovrano, specialmente nella tassazione, nell'economia e nella gestione dei rapporti con le potenze straniere. I deputati erano scelti fra i nobili più potenti.

Ma fu nel 1130 con la convocazione delle Curiae generales da parte di Ruggero II a Palermo, nel Palazzo dei Normanni con la proclamazione del Regno di Sicilia che si può parlare di primo parlamento in senso moderno[7]. Primo cambiamento radicale si ebbe con Federico II di Svevia, che permise l'accesso parziale anche alla società civile.

Dagli Angioini ai Borbone[modifica | modifica sorgente]

Sala dei Parlamenti al Castello Ursino a Catania, che fu sede della corte aragonese.

Dopo un periodo in secondo piano durante il regno degli Angioini, il parlamento divenne il fulcro fondamentale della organizzazione del Vespro siciliano. Il 3 aprile 1282, durante la sollevazione, la bandiera gialla e rossa con la triscele al centro venne adottata dal parlamento e ancora oggi costituisce la bandiera siciliana[8]. Il 16 ottobre 1282 viene convocata la prima assemblea siciliana di Pietro d'Aragona cui parteciparono i sindaci del Val di Noto nella sede del Castello Ursino a Catania[9], in seguito sede della residenza reale. Con il Vespro ed il successivo insediamento di Federico III d'Aragona che nel 1296 fu proclamato dal parlamento convocato a Palermo[10], nel 1297 rafeforzò il proprio ruolo centrale. In quest'epoca era composto prevalentemente da feudatari, sindaci delle città, dai conti e dai baroni, era presieduto e convocato dal re. Il parlamento costituzionalmente aveva il compito di eleggere il re e di svolgere anche la funzione di organo garante del corretto svolgimento della giustizia ordinaria esercitata da giustizieri, giudici, notai e dagli altri ufficiali del regno.

Sala Gialla di Palazzo Reale a Palermo

Nel 1410 il parlamento siciliano tenne al palazzo Corvaja di Taormina, alla presenza della regina Bianca di Navarra, una storica seduta per l'elezione del re di Sicilia in seguito alla morte di Martino II e nel 1446 ancora a Castello Ursino una seduta con Alfonso V d'Aragona. Con i successivi sovrani aragonesi la Sicilia perse la sua autonomia politica e un viceré governò l'isola.

Con Carlo V nel 1532 fu di nuovo convocato un parlamento a Palermo nella sala duca di Montalto, che continuò a riunirsi anche sotto Filippo II (nel 1556 a Messina e nel 1567 ancora a Palermo[10]), conservando una sua autorevolezza nei confronti del viceré, che risiedeva al palazzo Reale di Palermo.

Nel 1734, Carlo di Borbone, mosse alla conquista del Regno di Sicilia sottraendolo alla dominazione austriaca, che di fatto fu unito a Napoli. I reali di Borbone tornarono a Palermo, a Palazzo Reale, nel 1806 a causa dell'invasione francese. Ferdinando IV, nel 1810, riunì il Parlamento siciliano domandando personalmente aiuti adeguati per la salvaguardia del regno minacciato dai Francesi, ma la rivolta esplose nell'isola.Lord William Bentinck, il comandante delle truppe britanniche nell'isola, lo costrinse a nominare reggente il figlio Francesco I il 16 gennaio 1812, e un nuovo governo fu insediato con i notabili siciliani. A Palermo, il 19 luglio 1812, il Parlamento siciliano, riunito in seduta straordinaria, promulgò la costituzione siciliana del 1812, decretò l'abolizione della feudalità in Sicilia ed approvò una radicale riforma degli apparati statali. La Costituzione prevedeva un parlamento bicamerale formato da una Camera dei Comuni, composta da rappresentanti del popolo con carica elettiva, e una Camera dei Pari, costituita da ecclesiastici, militari ed aristocratici con carica vitalizia. Le due camere, convocate dal sovrano almeno una volta l'anno, detenevano il potere legislativo, ma il re deteneva potere di veto sulle leggi del parlamento. Il potere esecutivo era affidato al sovrano; mentre il potere giudiziario era detenuto da giudici formalmente indipendenti, ma, in realtà, sottoposti alle decisioni della corona. Il Parlamento abolì anche l'antica suddivisione amministrativa della Sicilia nei tre valli di Mazara, Noto e Valdemone e stabilì l'istituzione di 23 distretti

Con il trattato di Vienna del 1815 Ferdinando IV fu proclamato nel 1816 Ferdinando I delle Due Sicilie, e tornò a Napoli, abrogando la costituzione.

Il parlamento del 1848[modifica | modifica sorgente]

Con i Borboni la Sicilia dal 1816 si ritrovò governata da Napoli e la funzione del parlamento si ridusse notevolmente sino ai moti del giugno1820 quando fu riaperto il parlamento, ripristinata la costituzione siciliana del 1812, venne istituito un governo che durò pochi mesi, fino a quando fu inviato da Napoli un esercito guidato da Florestano Pepe che riconquistò l'isola.

Fu soprattutto nella rivoluzione del 1848, che riacquistò la sua centralità. A Palermo infatti, il 25 marzo dello stesso anno, si riuniva il "Parlamento generale di Sicilia", con un governo rivoluzionario composto da un presidente ed i ministri eleggibili dallo stesso presidente. Vincenzo Fardella di Torrearsa fu eletto presidente del parlamento e Ruggero Settimo capo del governo. Si dichiarò decaduta la dinastia borbonica, proclamato il Regno di Sicilia e si offrì il trono vacante di Sicilia al Duca di Genova Alberto Amedeo di Savoia, figlio secondogenito di Carlo Alberto di Savoia, che non accettò. La vita del Parlamento del 1848-49 durò 15 mesi, mentre con il cosiddetto "decreto di Gaeta" del 28 febbraio 1849 Ferdinando di Borbone iniziò a riprendere possesso della Sicilia, e l'assise si sciolse il 14 maggio 1849.

La nascita dell'Assemblea[modifica | modifica sorgente]

Sala d'Ercole, l'aula parlamentare dopo i restauri
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Autonomia speciale.

La ricostituzione del parlamento si ebbe con la fine del secondo conflitto mondiale, quando, per depotenziare il vasto movimento indipendentista siciliano, fu concessa un'autonomia speciale dal Re Umberto II con R.D. del 15 maggio 1946 e rinacque, dopo le elezioni regionali del 30 aprile 1947, il 25 maggio 1947, come "Assemblea regionale siciliana". Fino al 1970 (data di nascita dei Consigli delle regioni ordinarie) è stata l'assemblea legislativa italiana più importante per poteri e numero di abitanti amministrati, dopo le due Camere, e lo è ancora oggi per poteri. Le sedute d'aula si svolgono nella Sala d'Ercole. Sono sei le commissioni legislative permanenti, oltre a una commissione permanente, quella per le questioni UE.

Nel 1997 l'assemblea ha celebrato il suo 900º anniversario dalla prima assemblea, convocata nel 1097. Il 26 gennaio 2008, per la prima volta nella storia repubblicana, l'assemblea viene sciolta anticipatamente, a causa delle dimissioni del presidente della Regione Salvatore Cuffaro.

Sede[modifica | modifica sorgente]

La Torre Pisana di Palazzo dei Normanni, sede della presidenza dell'assemblea
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Palazzo dei Normanni.

L'assemblea ha la sua sede nell'antico palazzo reale, sorto nell'XI secolo con la conquista normanna della Sicilia e oggetto di diversi interventi di ampliamento e risistemazione. Il palazzo ha ospitato i sovrani di Sicilia, compreso Federico II di Svevia e, successivamente i viceré di Spagna. Celebre è la Cappella palatina. I servizi turistici del palazzo e della Cappella palatina sono affidati alla Fondazione Federico II.

Sistema elettorale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Legge Tatarella#Sicilia.

Dal 1947 al 1996 (l'ultima legge elettorale fu del 1951) si è votato per l'elezione dei 90 deputati regionali con il sistema proporzionale sulla base dei nove collegi provinciali, mentre il presidente della regione e gli assessori venivano eletti in aula dai deputati. Nel 2001 è stata inserita l'elezione diretta del presidente della Regione Siciliana, e si è applicata in via transitoria la Legge Tatarella per eleggere 72 deputati nei collegi provinciali, 18 nel listino del presidente eletto e uno per il secondo classificato tra i candidati presidente, e lo sbarramento al 4%.

Una nuova legge elettorale è stata approvata nel 2005 sulla base di una significativa variante della Legge Tatarella. La legge elettorale usa un sistema elettorale misto in cui:

Il listino regionale copre solo il 10% dell'Assemblea, e concorre al raggiungimento di un risultato complessivo massimo del 60% dei seggi per la coalizione vincente. In pratica il listino per la coalizione vincente scatta fino a raggiungere i 54 deputati, e i restanti seggi vanno distribuiti alle altre liste che hanno conquistato seggi, e assegnati come premio di minoranza (come è avvenuto nelle elezioni 2008) ma distribuiti unicamente a livello provinciale. [11].

Composizione[modifica | modifica sorgente]

L'assemblea si compone di novanta deputati eletti a suffragio universale diretto dagli elettori siciliani ogni cinque anni. Si riunisce nella "sala d'Ercole" all'interno del Palazzo dei Normanni di Palermo. Dal 25 maggio 1947 ad oggi si sono susseguite XV legislature, inizialmente della durata quadriennale, mentre dal 1971 quinquennale, adeguandosi alle regioni ordinarie, costituite nel 1970. [12].

La XIV legislatura per la prima volta si è conclusa anticipatamente nel 2008, a causa delle dimissioni del presidente della regione, Salvatore Cuffaro. Anche nella XV legislatura a causa delle dimissioni del presidente Raffaele Lombardo si è votato anticipatamente il 28 ottobre 2012. A seguito delle elezioni il presidente eletto, con il 30,5 % dei voti, è Rosario Crocetta, europarlamentare del Partito Democratico ed ex sindaco di Gela, a capo di una coalizione di centro-sinistra composta da PD, UDC, Il Megafono - Lista Crocetta e l'Unione Democratica per i Consumatori.

Dalla prossima legislatura, dopo una modifica dello Statuto con la legge costituzionale n.2 del 2013, il numero dei deputati regionali scenderà da 90 a 70[13].

Gruppi parlamentari dell'ARS durante la XVI Legislatura

Nome del gruppo parlamentare Partiti Capogruppo Seggi
Partito Democratico Partito Democratico Baldassarre Gucciardi 19
Movimento Cinque Stelle Movimento 5 stelle Giovanni Carlo Cancelleri 14
Articolo Quattro Articolo Quattro Luca Sammartino 10
Unione di Centro Unione di Centro Calogero Firetto 8
Forza Italia Forza Italia Marco Falcone 7
Nuovo Centrodestra Nuovo Centrodestra Antonino D'Asero 6
Partito dei Siciliani - MPA Movimento per le Autonomie Giovanni Di Mauro 6
Territorio e socialisti PSI, Altri Giovanni Di Giacinto 5
Democratici Riformisti per la Sicilia Democratici e Riformisti per la Sicilia Giuseppe Picciolo 5
Grande Sud - PID Cantiere Popolare verso Forza Italia Grande Sud - Cantiere Popolare Salvatore Cordaro 3
Lista Musumeci verso Forza Italia La Destra - Altri Santi Formica 3
Misto Girolamo Fazio 4

Presidenti dell'Assemblea[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Lo statuto è stato approvato con regio decreto il 15 maggio 1946, divenuta poi legge costituzionale n. 2 del 1948
  2. ^ art. 3 Statuto speciale Regione siciliana
  3. ^ Storia del Parlamento - Il Parlamento
  4. ^ Enzo Gancitano, Mazara dopo i Musulmani fino alle Signorie - Dal Vescovado all'Inquisizione, Angelo Mazzotta Editore, 2001, p. 30.
  5. ^ Hurstwic: Viking-age Laws and Legal Procedures.
  6. ^ The Faroese Parliament.
  7. ^ Salvo Di Matteo, Storia della Sicilia, 2007, Palermo, pag.134
  8. ^ legge 1 2000
  9. ^ «Era il 2 ottobre della 11ª ind. [1282 ndr] quando il re [Pietro ndr] fu accolto a Messina. Il 16 successivo andò a Catania, dove convocò immediatamente e gli si presentarono i sindaci del Val di Noto. Egli parlò con ciascuno di loro, esortandoli ad avvertire tutta la Sicilia del suo arrivo...» Bartolomeo da Neocastro, Historia sicula a morte Fridirici II imp. et Siciliae regis hoc est ab anno MCCL ad MCCXCIV denucta, auct. Bartholomaei de Neocastro J.C. Messanensis... nunc primum e mss. codicibus in lucem prodit in RR.II. SS. tom. XIII, Mediolani 1728, coll. 1007-1196 cit. in Vito Maria Amico, Catana illustrata, sive sacra et civilis urbis Catanae Historia, ex typographia Simonis Trento, Catanae 1740-1746.
  10. ^ a b AAVV, Il Lungo Cammino della democrazia, Fondazione Federico II, Palermo, 1999, pag. 52
  11. ^ Regione Siciliana
  12. ^ Breve guida al parlamento siciliano. URL consultato il 15 novembre 2013.
  13. ^ Venti nuovi all’ARS: taglio dei deputati da 90 a 70 | Il Moderatore.it - Quotidiano di Sicilia - Notizie

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]