Giuseppe Genco Russo

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Giuseppe Genco Russo

Giuseppe Genco Russo (Mussomeli, 26 gennaio 1893Mussomeli, 18 marzo 1976) è stato un criminale italiano, legato a Cosa Nostra.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Genco Russo, anche conosciuto come "Zu Peppi Jencu", era una persona scaltra con eccellenti agganci politici. Nel 1954, alla morte di Calogero Vizzini, la pubblicistica italiana dell'epoca lo considerò il «capo dei capi».

L'immagine diffusa lo dipinge come un ricco proprietario terriero ed un politico democristiano

I primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Genco Russo era di origini contadine e, durante il Fascismo, venne denunciato e processato più volte per i reati più vari (omicidio pluriaggravato, estorsione, associazione a delinquere), venendo quasi sempre assolto per insufficienza di prove; nel 1927 il questore di Caltanissetta scrisse in un rapporto giudiziario che Genco Russo era «amico di pregiudicati pericolosi [...] capace di delinquere e di turbare col suo operato la tranquillità e la sicurezza dei cittadini» ed inoltre si era creato una posizione economica «col ricavato del delitto e con la mafia». Nel 1931 Genco Russo venne condannato a sei anni di carcere per associazione a delinquere ma scontò soltanto tre anni perché la pena venne commutata in libertà vigilata, che venne revocata nel 1938 per buona condotta[1].

Genco Russo e Calogero Vizzini organizzarono delle cooperative agricole durante i due dopoguerra, tenendo così a bada la propaganda dei partiti di sinistra e mantenendo il loro potere sui contadini e garantendosi pertanto l'accesso alle terre. Quando, finalmente, venne attuata la riforma agraria nel 1950, i mafiosi erano nella posizione di poter esercitare il loro tradizionale ruolo di mediazione fra i contadini e i proprietari terrieri: essi sfruttarono lo situazione di miseria e di fame dei contadini, ottenendo mezzadrie dai proprietari terrieri in cambio di una limitata attuazione della riforma agraria e ottenendo grandi guadagni sulla mediazione per la vendita delle terre.

Attività nel dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Dopo lo sbarco alleato in Sicilia, il Governo militare di occupazione era alla ricerca di antifascisti da sostituire alle autorità locali fasciste e pose Genco Russo a capo della sua città di Mussomeli. Esistono teorie che affermano che Genco Russo venne arruolato insieme a Calogero Vizzini per facilitare lo sbarco alleato in Sicilia (1943)La rinascita dopo la guerra</ref>[2][3].

Nel 1944 Genco Russo venne dichiarato completamente «riabilitato» dalla Corte d'Appello di Caltanissetta: in conseguenza di ciò acquisì la rispettabilità che gli consentì di intraprendere l'attività politica[1].

La sua attività politica, inizialmente, consistette nell'appoggiare i separatisti ed i monarchici (nel 1946 venne insignito dell'onorificenza di Cavaliere della Corona d'Italia) e poi la Democrazia Cristiana. Alla vigilia delle elezioni politiche del 1948 Genco Russo e il suo associato Calogero Vizzini parteciparono ad pranzo elettorale della Democrazia Cristiana tenutosi a Villa Igiea a Palermo, a cui era presente anche l'onorevole Calogero Volpe[4]. Genco Russo divenne capo della Democrazia Cristiana e consigliere comunale di Mussomeli nel 1960. Nel 1962 fu costretto a dimettersi perché denunciato in una campagna giornalistica e poi processato e condannato.

L'erede di Vizzini[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Genco Russo fu considerato l'erede di Calogero Vizzini quando Don Calò morì nel 1954. Genco Russo era stato alla destra della bara di Don Calò: era l'antico segno che egli aveva preso il posto del defunto; secondo i giornali, i due erano i capi dei capi.[5]. Secondo il collaboratore di giustizia Antonino Calderone, Genco Russo divenne il rappresentante mafioso della provincia di Caltanissetta in seguito alla morte di Vizzini, affermando in particolare che «la notorietà di Vizzini e Genco Russo non era benvista in Cosa Nostra. Si mettevano troppo in mostra, davano interviste, si facevano addirittura fotografare. [...] Riferendosi a Genco Russo, Totò Minore [mafioso di Trapani] usava dire: "L'avete visto oggi, sul giornale, a Gina Lollobrigida?"»[6][7].

Genco Russo era presente agli incontri fra mafiosi siciliani ed americani avvenuti al Grand Hotel et des Palmes a Palermo dal 12 al 16 ottobre 1957.[8].

Nel 1960, nel corso della trasmissione televisiva Tribuna politica, ad Aldo Moro fu chiesto come mai Genco Russo, noto mafioso, fosse stato candidato nelle liste della DC a Mussomeli. Il politico, nel fornire le sue spiegazioni, appariva visibilmente a disagio.

Nel 1964 Genco Russo venne arrestato per associazione a delinquere ed inviato al soggiorno obbligato a Lovere, in provincia di Bergamo. Nel corso del processo Genco Russo chiamò a testimoniare in suo favore eminenti personalità politiche, appartenenti al clero, banchieri, medici, avvocati e uomini d'affari. Il suo legale minacciò di rendere pubblico il telegramma inviato da 37 deputati democristiani. In difesa di Genco Russo scese anche il sottosegretario della Democrazia Cristiana Calogero Volpe[9].

Genco Russo venne condannato a cinque anni di confino dalla Corte di Assise di Caltanissetta ed infine morì tranquillamente a casa sua all'età di 83 anni nel 1976.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b La mafia agricola - Documenti della Commissione Parlamentare Antimafia VI LEGISLATURA.
  2. ^ Sicilia: gli Usa, lo sbarco e Lucky Luciano | Articoli Arretrati
  3. ^ Mafia in Enciclopedia Treccani
  4. ^ Il Viandante - Sicilia 1947
  5. ^ Mafia e Dc, quella prima puntata di Tribuna politica Corriere della Sera 7 ottobre 1995
  6. ^ Interrogatorio del collaboratore di giustizia Antonino Calderone
  7. ^ Pino Arlacchi, Gli uomini del disonore, 2010
  8. ^ lacndb.com::Italian Mafia
  9. ^ Preso il figlio del Padrino Cinquanta arresti, in cella Genco Russo jr La Stampa 14 maggio 1995

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Gaia Servadio, Mafioso. A history of the Mafia from its origins to the present day (1976) Secker & Warburg ISBN 0440551048
  • (EN) Claire Sterling, Octopus. How the long reach of the Sicilian Mafia controls the global narcotics trade (1990) Simon & Schuster, ISBN 0-671-73402-4
  • (EN) Letizia Paoli, Mafia Brotherhoods: Organized Crime, Italian Style (2003) Oxford University Press ISBN 0-19-515724-9
  • (EN) John Dickie, Cosa Nostra. A history of the Sicilian Mafia (2004) Coronet, ISBN 0-340-82435-2
Predecessore Capomafia di Caltanissetta Successore
Calogero Vizzini 1954 - 1976 Giuseppe Di Cristina
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