Vittorio Mangano

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Vittorio Mangano

Vittorio Mangano (Palermo, 18 agosto 1940Palermo, 23 luglio 2000) è stato un criminale italiano pluriomicida legato a Cosa Nostra conosciuto - attraverso le cronache giornalistiche che hanno seguito le vicende processuali che lo hanno visto coinvolto - con il soprannome de "lo stalliere di Arcore", data l'attività che svolgeva presso la villa brianzola di Silvio Berlusconi. Fu definito da Paolo Borsellino una delle "teste di ponte dell'organizzazione mafiosa nel Nord Italia"[1][2].

Indice

[modifica] Biografia

Nel 1957 abbandonò gli studi al terzo anno di istituto tecnico industriale; nel 1964 si sposò ed ebbe la prima figlia (la seconda nel 1967). Dal 1965 in poi entrò nelle cronache giudiziarie. Cinque anni prima di trasferirsi a Milano subì tre arresti e vari procedimenti penali per truffa, emissione di assegni a vuoto, ricettazione, lesioni volontarie, tentata estorsione; subisce le prime condanne[3]: per assegni a vuoto dalla Pretura di Milano (15 giorni di reclusione), per truffa dalla Corte d'appello di Palermo (1 anno e 4 mesi; pena condonata).[4]

Nel 1973 tramite Marcello Dell'Utri che l'aveva conosciuto anni prima venne assunto come "stalliere", con funzioni di amministratore, nella villa di Arcore di Silvio Berlusconi, nella quale visse e lavorò fino al 1975. La Procura della Repubblica di Palermo sostiene che Dell'Utri era a conoscenza dei precedenti penali di Mangano. Al tempo in cui Dell'Utri, infatti, lasciò l'impiego in banca per diventare collaboratore di Berlusconi, e successivamente chiamò Mangano ad Arcore, la locale stazione dei Carabinieri ricevette un'informativa dai carabinieri palermitani che segnalava Mangano quale persona con precedenti giudiziari e Dell'Utri quale persona che ne era informata.[5]

Secondo Marco Travaglio, Mangano lasciò la villa di Arcore nel 1976 (a dire di Mangano di propria iniziativa), mentre Berlusconi con la famiglia si trasferì prima in Svizzera e poi in Spagna[6]. Lo stesso Berlusconi, in un'intervista al Corriere della Sera rilasciata nel 1994, dirà che "rapporti con la mafia ne ho avuti una volta soltanto, vent'anni fa, quando tentarono di rapire mio figlio Piersilvio, che allora aveva 5 anni: portai la mia famiglia in Spagna, e vissero lì molti mesi" e, in riferimento specifico a Mangano, aggiunse che "è lo stesso uomo che licenziammo non appena scoprimmo che si stava adoperando per organizzare il rapimento di un mio ospite, il principe di Santagata. E fu poco dopo che venne scoperto anche il tentativo di rapire mio figlio"[7].

Il 28 novembre 1986 una bomba esplose nella villa di Berlusconi in via Rovani a Milano, provocando pochi danni con lo sfondamento del cancello esterno. Berlusconi parlando al telefono con Dell'Utri accusò Mangano,[8][9] il quale in realtà si trovava in carcere in Sicilia a scontare una condanna (l'attentato è ascrivibile altresì alla mafia catanese, come risulta dalle dichiarazioni del pentito Antonino Galliano, un affiliato del clan della Noce).[10]

Tommaso Buscetta e Totò Contorno, durante il maxiprocesso di Palermo (1986-1987), lo indicarono come "uomo d'onore" appartenente a Cosa Nostra, nella "famiglia" di Pippo Calò, il capo della "famiglia" di Porta Nuova (della quale aveva fatto parte lo stesso Buscetta). Il mafioso Gaspare Spatuzza, ascoltato il 4 dicembre 2009 come testimone nel processo d'appello a Dell'Utri, descrive Mangano come vero e proprio capo mandamento di Porta Nuova durante gli anni delle stragi del 1992 e 1993.

Il nome di Mangano viene citato per la prima volta dal Procuratore della Repubblica Paolo Borsellino in una intervista rilasciata il 19 maggio 1992[11] (due mesi prima di essere ucciso nell'attentato di via d'Amelio), riguardante i rapporti tra mafia, affari e politica. Borsellino affermò che Mangano era "uno di quei personaggi che erano i ponti, le teste di ponte dell'organizzazione mafiosa nel Nord Italia".[1] [2] Il 19 luglio 2000 Mangano fu condannato in primo grado dalla Corte di Assise di Palermo all'ergastolo per il duplice omicidio di Giuseppe Pecoraro e Giovambattista Romano, quest'ultimo vittima della "lupara bianca" nel gennaio del 1995. Di questo secondo omicidio Mangano sarebbe stato l'esecutore materiale.[12]

Mangano, malato di tumore, morì pochi giorni dopo la sentenza, il 23 luglio 2000, in casa, agli arresti domiciliari, che gli erano stati concessi per motivi di salute, lasciando il carcere, dove già da cinque anni stava scontando la pena a cui era stato precedentemente condannato (traffico di stupefacenti, estorsione).[13][14] Verrà inoltre sospettato di aver rapito il sedicente principe Luigi D'Angerio dopo una cena alla villa di Silvio Berlusconi, il 7 dicembre 1974. I pentiti Salvatore Cancemi e Calogero Ganci dichiararono che la compagnia Fininvest di Berlusconi, attraverso Marcello Dell'Utri e Mangano, pagò a Cosa Nostra 200 milioni di lire (circa 100.000 €) annualmente[15].

L'8 aprile 2008 Marcello Dell'Utri durante un’intervista ha suscitato molte polemiche definendo Mangano un uomo che fu "a suo modo un eroe" perché, a suo dire, pur malato terminale di tumore si rifiutò di inventare dichiarazioni contro Berlusconi o lo stesso Dell'Utri nonostante i benefici che ciò avrebbe potuto portargli.[16] Vittorio Mangano è sepolto nel cimitero dell'Abbazia dei Benedettini di San Martino delle Scale e sulla sua tomba è incisa la frase evangelica "Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il Regno dei Cieli".

Il giorno dopo (9 aprile) lo stesso Berlusconi durante la trasmissione televisiva Omnibus su La7 sostiene questa tesi commentando: "Su Vittorio Mangano ha detto bene Dell'Utri: quando era in carcere ed era malato, i pm gli dicevano che se avesse detto qualcosa su Berlusconi sarebbe andato a casa e lui eroicamente non inventò mai nulla su di me, i pm lo lasciarono andare a casa solo il giorno prima della sua morte. Mangano era una persona che con noi si è comportata benissimo, stava con noi e accompagnava anche i miei figli a scuola. Poi ha avuto delle disavventure che lo hanno portato nelle mani di una organizzazione criminale, ma non mi risulta che ci siano sentenze definitive nei suoi confronti. Poi quando era in carcere fu aggredito da un male che lo fece gonfiare in maniera spropositata. Quindi bene dice Dell'Utri nel considerare eroico un comportamento di questo genere", posizione ribadita poi intervenendo a 28 minuti, trasmissione di RadioDue dello stesso giorno. [17] La stessa posizione è stata ribadita il 29 novembre 2009 da Dell'Utri stesso nella trasmissione In mezz'ora condotto dalla giornalista Lucia Annunziata [18] e il 29 giugno 2010, commentando la propria condanna in appello per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa.[19]

[modifica] Note

  1. ^ a b Paolo Borsellino. L'intervista nascosta
  2. ^ a b Video dell'ultima intervista di Paolo Borsellino
  3. ^ Provincia di Ferrara, gruppo consiliare del Partito dei Comunisti Italiani. Cronologia Mangano-Dell'Utri-Berlusconi. URL consultato il 20-11-2008.
  4. ^ Travaglio, L'amico degli amici, 2005, p.119)
  5. ^ Atti citati in E. Veltri, M. Travaglio. L'odore dei soldi, 2001, pp. 27-28.
  6. ^ Marco Travaglio. L'amico degli amici. 2005. URL consultato il 20-11-2008.
  7. ^ Corrado Ruggeri. "Cosa nostra? anni fa voleva rapire mio figlio". 20 marzo 1994. URL consultato il 24-11-2009.
  8. ^ Video su YouTube: Telefonata di Berlusconi a Dell'Utri intercettata dalla polizia
  9. ^ Dino Martirano. Dell' Utri, il pm fa ascoltare le telefonate con Berlusconi in Corriere della Sera, pp. 17. 5-6-2004. URL consultato il 20-2-2009.
  10. ^ Nicola Andrucci. Stato a rovescio. Il processo a Marcello Dell’Utri, Senatore di Forza Italia, per “Concorso esterno in associazione mafiosa”. La sua amicizia e gli affari con Silvio Berlusconi. Una storia iniziata negli anni Settanta e giunta fino ai giorni nostri. (pdf (compresso zip)). 09-10-2007. URL consultato il 20-11-2008.
  11. ^ L'intervista fu rilasciata ai giornalisti Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi
  12. ^ Ergastolo a Vittorio Mangano (cronaca) su La Repubblica 19/07/2000
  13. ^ Marco Travaglio. "I fratelli Karamafia". 01 luglio 2010. URL consultato il 13-07-2010.
  14. ^ Muore Mangano (cronaca) su La Repubblica 23/07/2000
  15. ^ Scheda processo dell'Utri
  16. ^ Berlusconi: "Perizie per i pm" Dell'Utri: "Mangano un eroe" "La Repubblica.it", 8 aprile 2008
  17. ^ Video su YouTube: Berlusconi: lo stalliere Mangano fu un eroe
  18. ^ Video su YouTube: Dell'Utri: Mangano fu un eroe
  19. ^ La reazione di Dell'Utri alla condanna in appello per concorso esterno in associazione mafiosa 29/6/2010

[modifica] Bibliografia

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