Vittorio Mangano

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Vittorio Mangano

Pseudonimo :
"Lo stalliere di Arcore"

Condanne :

* Omicidio
* Traffico di droga
* Ricettazione
* Sequestro di persona
* Tentata estorsione
* Riciclaggio

Pena  : Ergastolo

Arresto  : 1995
Status  : Deceduto in detenzione 23 luglio 2000
Penitenziario : Casa Circondariale di Secondigliano, Napoli italia.
Attività  : Boss Mafioso
Nazionalità  : Italiana

Affiliazione: Clan Mangano

Vittorio Mangano (Palermo, 18 agosto 1940Palermo, 23 luglio 2000) è stato un criminale italiano pluriomicida legato a Cosa Nostra conosciuto con il soprannome de «lo stalliere di Arcore», data l'attività che svolgeva presso la villa brianzola di Silvio Berlusconi. Fu definito da Paolo Borsellino una delle «teste di ponte dell'organizzazione mafiosa nel Nord Italia»[1][2].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1957 abbandonò gli studi al terzo anno di istituto tecnico industriale; nel 1964 si sposò ed ebbe la prima figlia Loredana, la seconda nel 1967 Cinzia Mangano, arrestata nel 2013 dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano per riciclaggio in Lombardia, insieme a Enrico Di Grusa, genero, sposato con Loredana.[3] Sin dal 1965 Mangano era parte delle cronache giudiziarie. Cinque anni prima di trasferirsi a Milano presso la residenza brianzola di Arcore aveva giá subito tre arresti ed era stato oggetto di vari procedimenti penali per truffa, emissione di assegni a vuoto, ricettazione, lesioni volontarie e tentata estorsione.[4]

Rapporti con Marcello Dell'Utri[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1973 tramite Marcello Dell'Utri che l'aveva conosciuto anni prima venne assunto come "stalliere", con funzioni di amministratore, nella Villa San Martino, ad Arcore, di Silvio Berlusconi, nella quale visse e lavorò fino al 1975. La Procura della Repubblica di Palermo certifica che Dell'Utri era a conoscenza dei precedenti penali di Mangano. Al tempo in cui Dell'Utri, infatti, lasciò l'impiego in banca per diventare collaboratore di Berlusconi, e successivamente chiamò Mangano ad Arcore, la locale stazione dei Carabinieri ricevette un'informativa dai carabinieri palermitani che segnalava Mangano quale "persona pericolosa" con precedenti giudiziari e Dell'Utri quale persona che ne era informata.[5]

Mangano lasciò la villa di Arcore nel 1976 (a dire di Mangano di propria iniziativa), mentre Berlusconi con la famiglia si trasferì prima in Svizzera e poi in Spagna[6]. Lo stesso Berlusconi, in un'intervista al Corriere della Sera rilasciata nel 1994, dirà che «rapporti con la mafia ne ho avuti una volta soltanto, vent'anni fa, quando tentarono di rapire mio figlio Piersilvio, che allora aveva 5 anni: portai la mia famiglia in Spagna, e vissero lì molti mesi» e, in riferimento specifico a Mangano, aggiunse che «è lo stesso uomo che licenziammo non appena scoprimmo che si stava adoperando per organizzare il rapimento di un mio ospite, il principe di Santagata. E fu poco dopo che venne scoperto anche il tentativo di rapire mio figlio»[7].

Il 28 novembre 1986 una bomba esplose nella villa di Berlusconi in via Rovani a Milano, provocando pochi danni con lo sfondamento del cancello esterno. Berlusconi parlando al telefono con Dell'Utri accusò Mangano,[8][9] il quale in realtà si trovava in carcere in Sicilia a scontare una condanna (l'attentato è ascrivibile altresì alla mafia catanese, come risulta dalle dichiarazioni del pentito Antonino Galliano, un affiliato del clan della Noce).[10]

Rivelazioni al MaxiProcesso[modifica | modifica wikitesto]

I collaboratori di giustizia Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno, durante il maxiprocesso di Palermo (1986-1987), indicarono Mangano come affiliato alla Famiglia di Porta Nuova (della quale aveva fatto parte lo stesso Buscetta)[11]. Il mafioso Gaspare Spatuzza, ascoltato il 4 dicembre 2009 come testimone nel processo d'appello a Dell'Utri, descrive Mangano come vero e proprio capomandamento di Porta Nuova durante gli anni delle stragi del 1992 e 1993.

Il nome di Mangano viene citato per la prima volta dal Procuratore della Repubblica Paolo Borsellino in un'intervista rilasciata il 21 maggio 1992[12] (due mesi prima di essere ucciso nell'attentato di via d'Amelio), riguardante i rapporti tra mafia, affari e politica. Borsellino affermò che Mangano era «uno di quei personaggi che erano i ponti, le teste di ponte dell'organizzazione mafiosa nel Nord Italia».[1] [2]

Duplice omicidio G. Pecoraro e G.Battista Romano[modifica | modifica wikitesto]

Il 19 luglio 2000 Mangano fu condannato in primo grado dalla Corte di Assise di Palermo all'ergastolo per il duplice omicidio di Giuseppe Pecoraro e Giovambattista Romano, quest'ultimo vittima della lupara bianca nel gennaio del 1995. Di questo secondo omicidio Mangano sarebbe stato l'esecutore materiale.[13] La vittima, giá boss del quartiere di Borgo Vecchio a Palermo, venne eliminato su ordine di Bagarella e Brusca. Attirato in un tranello, fu strangolato e sciolto nell'acido dai Bellino, da Vittorio Mangano, e da Cucuzza che ha successivamente confessato il delitto agli organi inquirenti.[14]

Traffico di stupefacenti, estorsione[modifica | modifica wikitesto]

Mangano, malato di tumore, morì pochi giorni dopo la sentenza, il 23 luglio 2000, in casa, agli arresti domiciliari, che gli erano stati concessi per motivi di salute, lasciando il carcere, dove già da cinque anni stava scontando la pena a cui era stato precedentemente condannato (traffico di stupefacenti, estorsione).[15][16] Verrà inoltre sospettato di aver rapito il sedicente principe Luigi D'Angerio dopo una cena alla villa di Silvio Berlusconi, il 7 dicembre 1974. I pentiti Salvatore Cancemi e Calogero Ganci dichiararono che la compagnia Fininvest di Berlusconi, attraverso Marcello Dell'Utri e Mangano, pagò a Cosa Nostra 200 milioni di lire (circa 100.000 €) annualmente[17].

L'8 aprile 2008 Marcello Dell'Utri durante un'intervista ha suscitato molte polemiche definendo Mangano un uomo che fu «a suo modo un eroe» perché, a suo dire, pur malato terminale di tumore si rifiutò di testimoniare contro Berlusconi o lo stesso Dell'Utri nonostante i presunti benefici che ciò avrebbe potuto portargli.[18]

Il giorno dopo (9 aprile) lo stesso Berlusconi durante la trasmissione televisiva Omnibus su La7 sostiene questa tesi commentando: «Su Vittorio Mangano ha detto bene Dell'Utri: quando era in carcere ed era malato, i pm gli dicevano che se avesse detto qualcosa su Berlusconi sarebbe andato a casa e lui eroicamente non inventò mai nulla su di me, i pm lo lasciarono andare a casa solo il giorno prima della sua morte. Mangano era una persona che con noi si è comportata benissimo, stava con noi e accompagnava anche i miei figli a scuola. Poi ha avuto delle disavventure che lo hanno portato nelle mani di una organizzazione criminale, ma non mi risulta che ci siano sentenze definitive nei suoi confronti. Poi quando era in carcere fu aggredito da un male che lo fece gonfiare in maniera spropositata. Quindi bene dice Dell'Utri nel considerare eroico un comportamento di questo genere». Posizione ribadita poi intervenendo a 28 minuti, trasmissione di RadioDue dello stesso giorno. [19]

La stessa posizione è stata ribadita il 29 novembre 2009 da Dell'Utri stesso nella trasmissione In mezz'ora condotto dalla giornalista Lucia Annunziata[20] e il 29 giugno 2010, commentando la propria condanna in appello per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa.[21] Un analogo elogio alla figura di Mangano viene nuovamente espresso da Silvio Berlusconi in occasione dell'incontro con i giovani di Forza Italia, il 23 novembre 2013[22] e dal fratello gemello di Marcello Dell'Utri, Alberto, a "La Zanzara" su Radio24, il 15 aprile 2014 (http://www.adnkronos.com/mobile/Cronaca/news/Mafia-il-fratello-di-DellUtri-anche-per-me-Mangano-e-stato-un-eroe_3.2.1444311059.php)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Paolo Borsellino. L'intervista nascosta
  2. ^ a b Video dell'ultima intervista di Paolo Borsellino
  3. ^ http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/13_settembre_24/mafia-operazione-lombardia-mangano-2223267576060.shtml Mafia, arrestati figlia e genero di Mangano, lo stalliere di Arcore
  4. ^ Travaglio, L'amico degli amici, 2005, p.119
  5. ^ Atti citati in E. Veltri, M. Travaglio. L'odore dei soldi, 2001, pp. 27-28.
  6. ^ Marco Travaglio, L'amico degli amici, 2005. URL consultato il 20 novembre 2008.
  7. ^ Corrado Ruggeri, "Cosa nostra? anni fa voleva rapire mio figlio", 20 marzo 1994. URL consultato il 24 novembre 2009.
  8. ^ Video su YouTube: Telefonata di Berlusconi a Dell'Utri intercettata dalla polizia
  9. ^ Dino Martirano, Dell'Utri, il pm fa ascoltare le telefonate con Berlusconi in Corriere della Sera, 5 giugno 2004, pp. 17. URL consultato il 20 febbraio 2009.
  10. ^ Nicola Andrucci, Stato a rovescio. Il processo a Marcello Dell'Utri, Senatore di Forza Italia, per “Concorso esterno in associazione mafiosa”. La sua amicizia e gli affari con Silvio Berlusconi. Una storia iniziata negli anni settanta e giunta fino ai giorni nostri. (pdf (compresso zip)), 9 ottobre 2007. URL consultato il 20 novembre 2008.
  11. ^ CAPI E FAMIGLIE - Repubblica.it » Ricerca
  12. ^ L'intervista fu rilasciata ai giornalisti Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi
  13. ^ Ergastolo a Vittorio Mangano (cronaca) su La Repubblica 19/07/2000
  14. ^ Ergastolo a Vittorio Mangano (cronaca) su La Repubblica 19/07/2000
  15. ^ Marco Travaglio, "I fratelli Karamafia", 1º luglio 2010. URL consultato il 13 luglio 2010.
  16. ^ Muore Mangano (cronaca) su La Repubblica 23/07/2000
  17. ^ Scheda processo dell'Utri
  18. ^ Berlusconi: "Perizie per i pm" Dell'Utri: "Mangano un eroe" "La Repubblica.it", 8 aprile 2008
  19. ^ Video su YouTube: Berlusconi: lo stalliere Mangano fu un eroe
  20. ^ Video su YouTube: Dell'Utri: Mangano fu un eroe
  21. ^ La reazione di Dell'Utri alla condanna in appello per concorso esterno in associazione mafiosa 29/6/2010
  22. ^ Berlusconi: "Decadenza colpo di Stato". E chiama la piazza a reagire. La Repubblica, 23 novembre 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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