Salvatore Cancemi
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
| Questa voce sugli argomenti italiani e criminalità è solo un abbozzo. Contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia.
|
Salvatore Cancemi (Palermo, 19 marzo 1942) è un criminale italiano, membro della mafia siciliana. È stato il primo membro della Commissione della mafia siciliana che volontariamente è divenuto un pentito, cioè un collaboratore di giustizia. Cancemi ha dato controverse confessioni circa la collusione dell'ex Primo ministro Silvio Berlusconi e del suo braccio destro Marcello Dell'Utri con la mafia, e specificatamente alle stragi di Via D'Amelio e Capaci [1].
Indice |
[modifica] Le confessioni di Cancemi
Nel 1996, Cancemi dichiarò che Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri erano in diretto contatto con Totò Riina. Dopo due anni di investigazione, i magistrati chiusero l'inchiesta senza spese processuali.
Non trovarono sufficienti evidenze che confermassero le confessioni di Cancemi ma il P.M. Tescaroli, che si occupava dell'indagine a Caltanissetta, lascerà la procura dichiarando: "Non ci sono più le condizioni per lavorare".[senza fonte]
Salvatore Cancemi disse che dirigenti della Fininvest, attraverso Marcello dell'Utri e Vittorio Mangano, avevano pagato a Cosa Nostra annualmente 200 milioni di lire (103.291€).[senza fonte]
I contatti, secondo Cancemi, erano condotti per una legislazione favorevole a Cosa Nostra, in particolare la legge 41bis (il carcere duro per i mafiosi). Di fatto accade che Cosa Nostra avrebbe supportato il partito Forza Italia di Berlusconi in cerca di favori politici.[1]
Dichiarò inoltre che "Riina aveva ricevuto precise garanzie in favore dell'organizzazione nonostante l'effettuazione di due eclatanti attentati (strage di Capaci e di via D'Amelio) da parte di persone importanti che ha indicato nei dottori Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi".[1]
La Procura di Firenze ha indagato per molti anni (fino all'agosto 1998) sui mandanti a volto coperto delle stragi:
- del 14 maggio 1993 a Maurizio Costanzo (via Fauro, Roma)
- attentato agli Uffizi del 27 maggio 1993 (via de' Georgofili, Firenze)
- attentato al Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano del 27 luglio 1993 (Via Palestro, Milano)
- di San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano (Roma, 28 luglio 1993)
- allo stadio Olimpico (dicembre 1993 - gennaio 1994, Roma)
- a Formello-Roma (attentato a Salvatore Cotorno, 14/4/94)
La procura di Firenze iscrisse nel registro degli indagati Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri (con il soprannome AUTORE 1 e AUTORE 2), considerati mandanti delle suddette stragi. Il Pm di Firenze chiese l'archiviazione del procedimento al termine delle indagini preliminari, accolta dal GIP territoriale benché "le indagini svolte abbiano consentito l'acquisizione di risultati significativi" e sebbene "l'ipotesi iniziale abbia mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità". [1]
A Caltanissetta Berlusconi e Dell'Utri furono iscritti nel registro degli indagati come mandanti delle stragi di Via D'Amelio (Paolo Borsellino) e Capaci (Giovanni Falcone). Le indagini sono partite da:
- le dichiarazioni di Salvatore Cancemi
- i verbali relativi ai rapporti con Vittorio Mangano
- le dichiarazioni successive di Cannella e La Barbera
- le dichiarazioni di Pennino e Siino
- le dichiarazioni di Brusca
- gli esiti delle indagini della Dia e del Gruppo Falcone e Borsellino [1]
Il 3 maggio 2002 il fascicolo viene archiviato perché il quadro indiziario risulta friabile. Ma "gli atti del fascicolo hanno ampiamente dimostrato la sussistenza di varie possibilità di contatto tra gli uomini appartenenti a "Cosa Nostra" ed esponenti e gruppi societari controllati in vario modo dagli odierni indagati". Quell'atto non venne però firmato da uno dei pm che si era occupato delle inchieste e dei processi sulle stragi, Luca Tescaroli, contrario alle impostazioni della richiesta di archiviazione, soprattutto nella parte in cui si sostiene che le dichiarazioni dei principali pentiti della strage, Cancemi e Brusca, erano "contrastanti".[senza fonte]
Una tesi che è stata confermata anche nella sentenza d'appello della strage di Capaci dove i giudici scrissero tra l'altro che le dichiarazioni di Brusca e Cancemi erano "convergenti" e che era necessario indagare ancora "nelle opportune direzioni per individuare i convergenti interessi di chi era in rapporto di reciproco scambio con i vertici di Cosa nostra".[senza fonte]
[modifica] Bibliografia
- Elio Veltri, Marco Travaglio, L'odore dei soldi, Editori Riuniti, 2001
- Decreto di archiviazione del Tribunale di Caltanissetta - N. 1370/98 R.G.N.R. / N. 908/99 R.G.I.P. [2]

