Rita Atria

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« Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c'è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarsi. Borsellino sei morto per ciò in cui credevi, ma io senza di te sono morta[1] »

Rita Atria (Partanna, 4 settembre 1974Roma, 26 luglio 1992) è stata una testimone di giustizia italiana.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1985, all'età di undici anni Rita Atria perde il padre Vito Atria, mafioso della locale cosca ucciso in un agguato.

Alla morte del padre Rita si lega ancora di più al fratello Nicola ed alla cognata Piera Aiello. Da Nicola, anch'egli mafioso, Rita raccoglie le più intime confidenze sugli affari e sulle dinamiche mafiose a Partanna. Nel giugno 1991 Nicola Atria venne ucciso e sua moglie Piera Aiello, che era presente all’omicidio del marito, denuncia i due assassini e collabora con la polizia[2].

Rita Atria, a soli 17 anni, nel novembre 1991, decide di seguire le orme della cognata, cercando, nella magistratura, giustizia per quegli omicidi. Il primo a raccogliere le sue rivelazioni fu il giudice Paolo Borsellino (all'epoca procuratore di Marsala), al quale si legò come ad un padre. Le deposizioni di Rita e di Piera, unitamente ad altre testimonianze, permisero di arrestare numerosi mafiosi di Partanna, Sciacca e Marsala e di avviare un'indagine sull'onorevole democristiano Vincenzino Culicchia, per trent'anni sindaco di Partanna[3][4].

Una settimana dopo la strage di via d'Amelio, Rita Atria si uccise a Roma, dove viveva in segreto, lanciandosi dal settimo piano di un palazzo di viale Amelia, 23.

Rita Atria per molti rappresenta un'eroina, per la sua capacità di rinunciare a tutto, finanche agli affetti della madre (che la ripudiò e che dopo la sua morte distrusse la lapide a martellate), per inseguire un ideale di giustizia attraverso un percorso di crescita interiore che la porterà dal desiderio di vendetta al desiderio di una vera giustizia. Rita (così come Piera Aiello) non era una pentita di mafia: non aveva infatti mai commesso alcun reato di cui pentirsi. Correttamente ci si riferisce a lei come testimone di giustizia, figura questa che è stata legislativamente riconosciuta con la legge 45 del 13 febbraio 2001[5].

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

  • La siciliana ribelle, regia di Marco Amenta (2007). La pellicola è liberamente ispirata alla vicenda di Rita Atria, la cui parte è interpretata da Veronica D'Agostino. Tuttavia il film ha suscitato la reazione di Piera Aiello, che ha accusato il regista di intenti speculativi.

Teatro[modifica | modifica sorgente]

  • Il mio giudice (1993): tragedia di Maria Pia Daniele su Rita Atria e Paolo Borsellino, in cui la giovane è raffigurata come una novella Antigone.

Al Festival internazionale di Drammaturgia Bonner 1994, è premiato Ugo Betti. Produzione: Laboratorio Teatro Settimo 1993, regia Valter Malosti, interprete Almerica Schiavo. Partecipa alla rassegna Un palcoscenico delle donne, a cura di Franca Rame e Dario Fo (Milano, 1994). È in scena in russo con la compagnia del Teatro Stabile di Kaliningrad (Tilsit, 1995) e riadattato per la televisione in La ragazza infame realizzato da Rai International, direttore Franco Scaglia, e dal Teatro Stabile di Parma, regia di Gigi Dall'Aglio. Interprete Elisabetta Pozzi, va in onda America, Sudamerica e Australia (2000/2002); ed è riproposto da RadioTre per “Teatri sonori” (Radio Rai, 2002); è libretto d’opera per Requiem per Rita Atria regia di Valter Malosti, musiche di Furio Di Castri (Torino, Teatro Regio 2008).
Nel decennale delle stragi di Capaci e via D'Amelio e della morte di Rita Atria, debutta come monologo alla XXI edizione delle Orestiadi, diretto dall’autrice, produzione Deep, musiche di Nicola Sani (Baglio di Stefano, Gibellina 2002), è radiotramesso da “RadioTre Suite” (Radio Rai 2002), partecipa a varie rassegne tra cui Teatri della Legalità (S.M.Capua Vetere, Teatro Garibaldi 2008), Ville Vesuviane per le Celebrazioni Leopardiane (Torre del Greco, Villa Ranieri 2009). Nel ventennale, con la regia dell'autrice, per la serata del Teatro di Roma in ricordo di Falcone e Borsellino, è a India; ne"La Sicilia di Paolo" a cura del Teatro Stabile di Catania (T.Greco 2012)

  • Picciridda (2010): regia di Pietra Selva. Gruppo Orme e Gruppo Camaleonte [6]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Luigi Ciotti, In ricordo di Rita Atria testimone di giustizia in la Repubblica, 26 luglio 2002. URL consultato il 16 marzo 2013.
  2. ^ Rita Atria - Enciclopedia delle donne
  3. ^ LA MAFIA UCCISE IL MARITO LA VEDOVA ORA SFIDA I CLAN - Repubblica.it
  4. ^ ALLA SBARRA LA MAFIA DEL BELICE GRANDE ACCUSATRICE RITA ATRIA - Repubblica.it
  5. ^ Testo della legge 45/2001.
  6. ^ Picciridda - Viartisti Teatrimpegnocivile.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gabriello Montemagno, Il sogno spezzato di Rita Atria, Palermo, Ediz. della Battaglia, 1992
  • Maria Pia Daniele, Il mio giudice, ed. Ridotto, 1993; ed. Deep collana Teatro, 2002.
  • Sandra Rizza, Una ragazza contro la mafia, Palermo, La Luna, 1993
  • Maria Randazzo (a cura di), Paolo Borsellino: silenzi e voci, ed. Sezione palermitana dell'Associazione Nazionale Magistrati, 2003.
  • Carlo Lucarelli, Trapani, coppole e colletti bianchi in Storie di bande criminali, di mafie e di persone oneste, 1ª ed., Torino, Einaudi, 2008, pp. 332-395, ISBN 978-88-06-19502-1.
  • Antonio Ingroia, Nel labirinto degli dèi: storie di mafia e antimafia, Milano, Il Saggiatore, 2010.
  • Andrea Gentile, Volevo nascere vento. Storia di Rita che sfidò la mafia con Paolo Borsellino, Milano, Mondadori, 2012.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 28754783 LCCN: n94006405

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