Leoluca Bagarella

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LEOLUCA BAGARELLA

Pseudonimo :
"Don Luchino"

Condanne :

* Omicidio multiplo
* Traffico di droga
* Ricettazione
* Strage

Pena  : Ergastolo

Arresto  : 1995
Status  : Detenuto
in regime di carcere duro
(41 bis.)
Penitenziario : Casa Circondariale di Parma, italia.
Attivitá  : Boss Mafioso
Nazionalitá  : Italiana

Affiliazione: Clan dei Corleonesi

Leoluca Bagarella (Corleone, 3 febbraio 1942) è un criminale italiano, legato a Cosa Nostra. Killer spietato, si ritiene sia stato responsabile di centinaia di omicidi durante la seconda guerra di mafia, oltre che diretto responsabile di alcuni tra i più gravi fatti di sangue di Cosa Nostra, tra cui la Strage di Capaci e le uccisioni di Boris Giuliano e del piccolo Giuseppe Di Matteo[1].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Gli inizi dell'attività mafiosa[modifica | modifica sorgente]

Quarto figlio del mafioso Salvatore Bagarella, fratello di Ninetta Bagarella, entrò a far parte della cosca di Corleone dopo che suo fratello maggiore Calogero era diventato uno dei fedelissimi del boss Luciano Liggio e dei suoi compagni Totò Riina e Bernardo Provenzano. Calogero venne ucciso dal boss Michele Cavataio nella strage di Viale Lazio nel 1969 e Leoluca si diede alla latitanza. Nel 1974, sua sorella sposò in segreto Totò Riina[2], seguendolo nella latitanza.

Il 21 luglio 1979 Bagarella uccise in un bar di Palermo il commissario Boris Giuliano, capo della Squadra Mobile[3], che stava indagando su di lui dopo essere riuscito a scoprire il suo nascondiglio, un appartamento in via Pecori Giraldi, da dove però Bagarella era riuscito a fuggire in tempo: all'interno dell'appartamento gli uomini del commissario Giuliano scoprirono armi, quattro chili di eroina e documenti falsi con fotografie che ritraevano Bagarella e i suoi amici mafiosi[4]. Il 10 settembre 1979, due mesi dopo l'omicidio del commissario Giuliano, Bagarella venne arrestato a Palermo ad un posto di blocco dei Carabinieri, a cui aveva esibito documenti falsi[5].

Il ruolo nella guerra allo stato[modifica | modifica sorgente]

Dopo essere stato scarcerato nel 1990, dal 1992 fu di nuovo latitante e dopo l'arresto di Riina, Bagarella prese il comando dell'ala militare di Cosa Nostra, composta da Giovanni Brusca, Matteo Messina Denaro e Giuseppe Graviano, che era favorevole alla continuazione della cosiddetta "strategia stragista" iniziata da Riina, contrapponendosi ad una fazione più moderata guidata da Bernardo Provenzano e composta da Antonino Giuffré, Pietro Aglieri, Benedetto Spera, Raffaele Ganci, Salvatore Cancemi, Michelangelo La Barbera, i quali erano contrari alla strategia degli attentati dinamitardi[6]; infine prevalse la linea di Bagarella, che mise in minoranza Provenzano[7].

Nel 1993 viene ufficialmente indagato come mandante della Strage di Capaci insieme a Giovanni Brusca, Domenico Ganci e Antonino Gioè[8].

L'arresto e condanne per Leoluca Bagarella[modifica | modifica sorgente]

Fu arrestato dalla DIA il 24 giugno 1995[9][10], e sottoposto al regime di 41 bis nel carcere dell'Aquila. Nel 1997 la Corte di cassazione conferma per Bagarella la condanna all'ergastolo per l'omicidio di Boris Giuliano[11], e conferma anche l'ergastolo per la Strage di Capaci, per la quale l'intera cupola di Cosa Nostra viene in pratica condannata[12].

Nel 2002 viene condannato all'ergastolo per l'omicidio di Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino Di Matteo, che venne strangolato e sciolto nell'acido[1]. Sempre nel 2002, durante un'udienza a Trapani alla quale Bagarella partecipa tramite videoconferenza, legge un comunicato di protesta verso il sistema del carcere duro, indirizzato al mondo politico[13].

Nonostante il regime di carcere duro, sono stati segnalati da parte sua alcuni episodi di violenza nei confronti di altri detenuti: in uno di questi, Bagarella lancia olio bollente contro un altro carcerato, un boss della 'ndrangheta minacciandolo di morte e subendo un'ulteriore condanna ad 1 anno di carcere[14].

A seguito degli episodi di violenza, viene trasferito nel carcere di Parma[14][15]. Bagarella fu condannato all'ergastolo per l'omicidio del vice-brigadiere Antonino Burrafato[16], oltre che ad un ulteriore ergastolo per l'omicidio di Salvatore Caravà[17].

Nel marzo del 2009, una sentenza della prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Palermo, ha condannato, grazie alle dichiarazioni di Giovanni Brusca, all'ergastolo i capimafia Leoluca Bagarella e Giuseppe Agrigento, boss del paese in cui fu commesso il delitto per l'assassinio di Ignazio Di Giovanni, ucciso nel suo cantiere per essersi rifiutato di cedere alcuni sub-appalti che aveva ottenuto[17]. Nel luglio del 2009, subisce una ulteriore condanna all'ergastolo, questa volta per l'omicidio avvenuto nel 1977 di Simone Lo Manto e Raimondo Mulè, uccisi per futili motivi[18].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Trattativa tra Stato italiano e Cosa nostra.

Il 24 luglio 2012 la Procura di Palermo, sotto Antonio Ingroia e in riferimento all'indagine sulla Trattativa Stato-Mafia, ha chiesto il rinvio a giudizio di Bagarella e altri 11 indagati accusati di "concorso esterno in associazione mafiosa" e "violenza o minaccia a corpo politico dello Stato". Gli altri imputati sono i politici Calogero Mannino, Marcello Dell'Utri, gli ufficiali Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno, i boss Giovanni Brusca, Totò Riina, Antonino Cinà e Bernardo Provenzano, il collaboratore di giustizia Massimo Ciancimino (anche "calunnia") e l'ex ministro Nicola Mancino ("falsa testimonianza").[19]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Mafia. Omicidio Di Matteo, confermato ergastolo a Bagarella e pene ai boss - Rainews 24
  2. ^ "Sugnu ' ca, Luchinu" , così Riina accoglie il cognato Leoluca Bagarella - Corriere della Sera 5 luglio 1995
  3. ^ Boris Giuliano - Ansa.it
  4. ^ Quella P38 dietro l'omicidio Giuliano | Articoli Arretrati
  5. ^ Così era diventato il "numero uno" ma per molti "non aveva la testa"
  6. ^ I pentiti del terzo millennio | Articoli Arretrati
  7. ^ http://www.parlamento.it/application/xmanager/projects/parlamento/Reso.steno.26.3.2012Int..pdf
  8. ^ Dieci anni fa moriva Falcone, giudice scomodo - Corriere della Sera.it
  9. ^ Arrestato Bagarella, l' erede di Riina
  10. ^ Dal sito del Ministero dell'interno, sezione DIA
  11. ^ Cronologia su mafie e antimafia - dal sito della Camera dei deputati
  12. ^ Scheda di Giovanni Falcone dal sito Ansa.it
  13. ^ Mafia. Bagarella ai politici: "le promesse non sono state mantenute" - Rainews 24
  14. ^ a b Bagarella, olio bollente su un detenuto - Corriera della Sera 13/7/2008
  15. ^ Il boss Bagarella trasferito al carcere di Parma
  16. ^ Morto per aver negato privilegi a Leoluca Bagarella . In quattro a giudizio per il delitto del vicebrigadiere Burrafato
  17. ^ a b Condannati Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca
  18. ^ Uno sgarbo, poi il duplice omicidio: nuovo ergastolo per Leoluca Bagarella « Quotidiano Sicilia | Cronaca Sicilia | Notizie, attualità e politica siciliana – Live Sicilia
  19. ^ Trattativa, la Procura chiede il rinvio a giudizio: processo per Riina, Provenzano e Mancino. Repubblica. Cronaca. 24 luglio 2012.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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