Leoluca Bagarella
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Leoluca Bagarella (Palermo, 3 febbraio 1942) è un criminale italiano, legato alla mafia siciliana e in particolare al clan dei Corleonesi. Killer spietato, si ritiene sia stato responsabile di oltre 100 omicidi durante la cosiddetta seconda guerra di mafia.
[modifica] Biografia
Quarto figlio di Salvatore Bagarella, entrò a far parte della cosca corleonese dopo che suo fratello maggiore Calogero era diventato uno dei fedelissimi del boss Luciano Liggio e dei suoi compagni Totò Riina e Bernardo Provenzano. Calogero venne ucciso dal boss Michele Cavataio nella strage di Viale Lazio nel 1969 e Leoluca divenne uno dei killer più spietati della Sicilia.
Nel 1974, sua sorella maggiore Antonietta sposò in segreto Totò Riina seguendolo nella latitanza.
Leoluca Bagarella uccise il commissario Boris Giuliano il 21 luglio 1979 in un bar di Palermo. Lo stesso anno fu arrestato dai carabinieri e condannato a una pena detentiva, che scontò per quattro anni. Nel 1986 il giudice Giovanni Falcone ordinò la sua cattura e Bagarella dovette scontare altri quattro anni di prigione. Dal 1992 fu di nuovo latitante e dopo l'arresto di Riina, divenne il vice di Provenzano nonchè uno dei più importanti boss di Cosa Nostra, dopo uno scontro con il clan Aglieri, dal quale uscì vincente.
Fu arrestato dalla DIA il 24 giugno 1995: da allora ha sempre soggiornato in regime di 41 bis nel carcere dell'Aquila. Nonostante il regime di carcere duro, sono stati segnalati da parte sua alcuni episodi di violenza nei confronti di altri detenuti: in un episodio avrebbe lanciato olio bollente contro un altro carcerato.[1]
Fu condannato all'ergastolo per l'omicidio del vice-brigadiere Antonino Burrafato insieme ai killer Nino Madonia e Giuseppe Lucchese Miccichè poi assolti in Cassazione.
Una sentenza della prima sezione della Corte d’assise d’appello di Palermo, del 16 marzo 2009, presieduta da Innocenzo La Mantia, ha condannato all'ergastolo i capimafia Leoluca Bagarella e Giuseppe Agrigento, boss del paese in cui fu commesso il delitto per l'assassinio di Ignazio Di Giovanni, padre di dieci figli, ucciso nel suo cantiere per essersi rifiutato di cedere alcuni sub-appalti che aveva ottenuto. Per le indagini gli inquirenti si sono avvalsi delle dichiarazioni del pentito Giovanni Brusca.
[modifica] Note
[modifica] Voci correlate
- Ninetta Bagarella
- Calogero Bagarella
- Corleonesi
- Cosa nostra
- Seconda guerra di mafia
- Antonino Burrafato

