Gaetano Badalamenti

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Gaetano Badalamenti

Pseudonimi :
"Don Tano"

Condanne :
* Associazione per delinquere
* Omicidio
* Traffico di droga
* Furto
* Contrabbando
* Sequestro di persona
* Evasione
* Riciclaggio

Pena  : Ergastolo Confisca dei beni
Arresti  : 1953 1957 1984
Status  : Morto in carcere 29 aprile 2004
Penitenziario : FMC Prigione Federale di Devens, Massachussets, Stati Uniti.
Attivitá  : Boss Mafioso
Nazionalitá  : Italiana

Affiliazione: Cosca di Cinisi

Gaetano Badalamenti, soprannominato Don Tano (Cinisi, 14 settembre 1923Ayer, 29 aprile 2004), è stato un criminale italiano, legato a Cosa nostra.

Badalamenti fu il capo della cosca mafiosa di Cinisi in provincia di Palermo e ha diretto la "Commissione" dal 1974 al 1978. Nel 1987 fu condannato negli Stati Uniti a 45 anni di reclusione in una prigione federale per essere stato uno dei leader della cosiddetta "Pizza connection", un traffico di stupefacenti del valore di 1,65 miliardi di dollari che, dal 1975 al 1984, aveva utilizzato pizzerie come punto di distribuzione[1][2]. Badalamenti è stato inoltre condannato per aver ordinato l'omicidio di Giuseppe Impastato, attivista di Democrazia Proletaria che attraverso il suo programma radiofonico aveva denunciato le attività illecite del boss[3].

Biografia[4][modifica | modifica sorgente]

Primi anni[modifica | modifica sorgente]

Gaetano Badalamenti nacque in una famiglia povera, ultimo di cinque figli e quattro figlie. Frequentò per breve tempo la scuola prima di iniziare a lavorare come allevatore di bovini all'età di dieci anni. Arruolato nell'esercito italiano nel 1941, disertò prima che gli alleati sbarcassero in Sicilia nel luglio 1943.

Nel 1941, prima della chiamata alle armi, Badalamenti venne denunciato per furto di bestiame; successivamente nel 1946 venne colpito da mandato di cattura per associazione a delinquere e concorso in sequestro di persona ma l'anno successivo, in seguito alle accuse di omicidio pluriaggravato e tentato omicidio con lesioni, fuggì negli Stati Uniti d'America, dove suo fratello maggiore Emanuele aveva avviato un supermarket e un distributore di benzina nella contea di Monroe, nel Michigan. Nel 1950 Badalamenti venne arrestato dalla polizia statunitense come immigrato irregolare ed estradato in Italia, dove venne assolto per insufficienza di prove dalle precedenti imputazioni e divenne il vicecapo della cosca di Cinisi, guidata dal boss Cesare Manzella[5]. Nel 1953 però venne arrestato dalla Guardia di finanza di Palermo per contrabbando di sigarette estere e resistenza, a mano armata, a pubblico ufficiale; fu in questo periodo che Badalamenti si legò ai boss Angelo La Barbera, Rosario Mancino e Salvatore "Cicchiteddu" Greco insieme a Tommaso Buscetta, Antonino Sorci e Pietro Davì, con cui si occupò del contrabbando di sigarette e stupefacenti, venendo però coinvolto in numerosi furti di bestiame nella zona di Cinisi[4].

Nel 1957 Badalamenti divenne socio di Luciano Liggio, con il quale creò un servizio di autotrasporti per la costruzione dell'Aeroporto di Punta Raisi di Palermo, caduto nella sfera di influenza della cosca di Cinisi[6].

La salita al potere[modifica | modifica sorgente]

La casa di Gaetano Badalamenti, a cento passi dalla casa di Peppino Impastato, nel film di Marco Tullio Giordana

Nel 1963 Badalamenti divenne il capo della cosca di Cinisi in seguito all'assassinio di Cesare Manzella[7] nel quadro della cosiddetta "prima guerra di mafia". Nello stesso periodo però Badalamenti si diede alla latitanza per non dover comparire dinanzi alle forze dell'ordine, che lo volevano interrogare sull'omicidio di Manzella e altri fatti di sangue. Denunciato più volte per associazione a delinquere, nel dicembre 1968 Badalamenti venne assolto per insufficienza di prove nel processo svoltosi a Catanzaro contro i protagonisti della prima guerra di mafia[4]. Per queste ragioni tornò a Cinisi dopo sei anni di latitanza ma venne inviato al soggiorno obbligato presso Macherio, in provincia di Milano, continuando però a mantenere contatti con altri mafiosi siciliani residenti a Milano, con cui organizzò un traffico di stupefacenti, in collegamento con lo zio Emanuele Badalamenti, residente a Detroit e legato alla locale Famiglia mafiosa[4]. Nel 1970 Badalamenti parteciperà ad un incontro a Milano insieme ad altri boss per discutere sull'implicazione dei mafiosi siciliani nel Golpe Borghese[8][9] e, durante l'incontro, costituì un "triunvirato" provvisorio insieme a Stefano Bontate e Luciano Liggio per ricostruire la "Commissione", sciolta in seguito alla prima guerra di mafia[10]. Nel 1971 Badalamenti venne arrestato per associazione a delinquere e traffico di stupefacenti insieme a Stefano Bontate e rinchiuso per un breve periodo nel carcere dell'Ucciardone, tornando poi a Cinisi[4][8].

Giovanni Impastato, fratello di Giuseppe Impastato[11], dichiarò:

« Sembrava che Badalamenti fosse ben voluto dai carabinieri, in presenza dei quali era calmo, sicuro, e con i quali parlava volentieri. Sembrava quasi facesse loro un favore non facendo accadere nulla, rendendo sicura e calma la cittadina di Cinisi. [...] Spesso si potevano vedere camminare insieme a Badalamenti e ai suoi guardaspalle. Non si può avere fiducia nella istituzioni quando si vedono braccio a braccio con i mafiosi »
(Dichiarazione resa prima dell'istituzione della commissione parlamentare antimafia.[12])

Nel 1974 la "Commissione" fu ricostruita e Badalamenti venne incaricato di dirigerla[13]. Nel 1975 però Totò Riina, reggente della cosca di Corleone in sostituzione di Luciano Liggio, fece sequestrare ed uccidere Luigi Corleo, suocero di Nino Salvo, ricco e famoso esattore affiliato alla cosca di Salemi; il sequestro venne attuato per dare un duro colpo al prestigio di Badalamenti e del suo socio Stefano Bontate, i quali erano legati a Salvo e non riusciranno ad ottenere né la liberazione dell'ostaggio, né per la restituzione del corpo, anche se Riina negò con forza ogni coinvolgimento nel sequestro[8][13].

La Pizza connection[modifica | modifica sorgente]

Nei primi anni settanta Badalamenti diventò il principale trafficante di stupefacenti: infatti il collaboratore di giustizia Antonino Calderone dichiarò che in quel periodo «il punto di collegamento negli Stati Uniti di Gaetano Badalamenti per il traffico di stupefacenti era Domenico Coppola, uomo d'onore di Partinico [...]. Ho appreso da Totò Riina che aveva avuto un lungo colloquio con Domenico Coppola e che quest'ultimo gli aveva riferito tutto sul traffico di stupefacenti in cui era coinvolto Badalamenti. Riina testualmente mi disse che, mentre essi morivano di fame, Badalamenti si arricchiva con la droga»[8][14].

Nel gennaio 1978, Badalamenti, insieme ai boss Giuseppe Di Cristina e Giuseppe Calderone, incontrò Salvatore "Cicchiteddu" Greco, giunto dal Venezuela dove risiedeva, per discutere sull'eliminazione di Francesco Madonia, capo della cosca di Vallelunga Pratameno, in provincia di Caltanissetta, il quale era sospettato di aver ordinato un fallito agguato ai danni di Di Cristina su istigazione di Totò Riina, a cui era strettamente legato; Greco però consigliò di rimandare ogni decisione a data successiva ma, ripartito per Caracas, vi morì prematuramente per cause naturali, il 7 marzo 1978. In seguito alla morte di Greco, Madonia venne ucciso il 16 marzo da Giuseppe di Cristina e da Salvatore Pillera, inviato da Giuseppe Calderone. Riina invece accusò Badalamenti di aver ordinato l'omicidio di Madonia senza autorizzazione e lo mise in minoranza, facendolo espellere dalla "Commissione" e facendolo sostituire con Michele Greco, un suo socio[15]; Badalamenti venne anche sospeso come capo della famiglia mafiosa di Cinisi, che venne affidata a suo cugino Antonio Badalamenti.

Badalamenti fuggì in Brasile per timore di essere eliminato, soggiornando a San Paolo[16], da dove continuò ad inviare negli Stati Uniti eroina da Palermo e cocaina dal Sudamerica[17][18], in stretto collegamento con Salvatore Catalano, esponente della Famiglia Bonanno di Brooklyn che utilizzava pizzerie e ristoranti italiani come punti di spaccio degli stupefacenti[19][20]. Nel corso di un'indagine sul traffico di droga, gli agenti dell'FBI riuscirono ad intercettare le conversazioni di Badalamenti in Brasile, il quale parlava in codice con un suo associato negli Stati Uniti, riferendosi a spedizioni di cocaina ed eroina[21]. Durante la seconda guerra di mafia circa 11 parenti di Badalamenti furono uccisi dai corleonesi[senza fonte].

Nel 1984, sempre attraverso intercettazioni telefoniche, l'FBI scoprì che Badalamenti aveva programmato un incontro a Madrid con il nipote Pietro "Pete" Alfano, proprietario di una pizzeria ad Oregon, in Illinois, e considerato il "punto di contatto principale negli Stati Uniti" per il traffico di eroina[22]. L'8 aprile 1984 a Madrid gli agenti dell'FBI e quelli delle polizie italiana e spagnola arrestarono Badalamenti e il figlio Vito insieme a Pietro Alfano[23]; il 15 novembre gli arrestati furono estradati negli Stati Uniti[24].

Nel 1985 Badalamenti e altri diciotto imputati finirono sotto processo a New York[25], in quello che divenne noto come il caso "Pizza Connection"[26]. Il processo durò quasi due anni ed è stato il più lungo nella storia giudiziaria degli Stati Uniti[25], concludendosi il 22 giugno 1987[24] con un verdetto di colpevolezza per Badalamenti e Salvatore Catalano, che vennero condannati a 45 anni di carcere ciascuno[27].

Negli anni novanta, Badalamenti rifiutò di tornare in Italia per il confronto con Tommaso Buscetta, ma comunque lo attaccò pubblicamente negando la veridicità delle dichiarazioni del pentito[28][29].

Il caso Pecorelli ed i contatti politici[modifica | modifica sorgente]

La corte di Cassazione nell'ottobre 2004 ha decretato che l'ex presidente del consiglio Giulio Andreotti ebbe contatti "amichevoli e talvolta anche diretti" con Badalamenti e Stefano Bontate, favoriti da Salvo Lima attraverso i cugini Salvo.

Secondo una ipotesi di alcuni magistrati e investigatori, Andreotti potrebbe aver commissionato l'uccisione del giornalista Mino Pecorelli, direttore del giornale Osservatorio Politico (OP). Pecorelli che sembra utilizzasse il giornale per ricattare personalità importanti, accettò di fermare la pubblicazione del giornale ma l'uccisione avvenne ugualmente il 20 marzo 1979. Sempre secondo l'ipotesi accusatoria, Andreotti aveva paura che Pecorelli pubblicasse informazioni che avrebbero potuto infangare la sua onorabilità. Queste informazioni avrebbero riguardato finanziamenti illegali al partito della Democrazia Cristiana e segreti riguardo al rapimento e l'uccisione dell'ex presidente del consiglio Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse. Il pentito mafioso Tommaso Buscetta dichiarò che stando a quanto gli aveva raccontato Gaetano Badalamenti, a commissionare l'omicidio Pecorelli fossero stati i cugini Salvo probabilmente per conto di Giulio Andreotti.

« La tesi accusatoria nel processo prospettava che il delitto sarebbe stato deciso dal senatore Andreotti il quale, attraverso l’on. Vitalone, avrebbe chiesto ai cugini Salvo l’eliminazione di Pecorelli. I Salvo avrebbero attivato Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti, i quali, attraverso la mediazione di Giuseppe Calò, avrebbero incaricato Danilo Abbruciati e Franco Giuseppucci di organizzare il delitto che sarebbe stato eseguito da Massimo Carminati e da Michelangelo La Barbera. »
(Documento del Senato della Repubblica[30])

Nel 1999 la corte di Perugia dopo attenta valutazione delle carte processuali ha prosciolto Giulio Andreotti[31], il suo stretto collaboratore Claudio Vitalone, Gaetano Badalamenti, Giuseppe Calò, il presunto killer Massimo Carminati (uno dei fondatori del gruppo di estrema destra NAR - Nuclei Armati Rivoluzionari) e Michelangelo La Barbera[32].

Il 17 novembre 2002 la Corte d'appello ribaltò le condanne di Badalamenti ed Andreotti. Furono entrambi condannati a 24 anni di carcere come mandanti dell'omicidio Pecorelli[33].

Infine nel 2003, Giulio Andreotti è stato assolto dall'accusa di associazione mafiosa (per alcune accuse è stata pronunciata l'assoluzione, per altre la prescrizione del reato)[34] e successivamente fu assolto assieme a Badalamenti anche dall'accusa di essere il mandante dell'omicidio del giornalista[35].

Condanna in Italia e ultimi anni negli Usa[modifica | modifica sorgente]

Nel 2002 la giustizia italiana ha condannato Badalamenti all'ergastolo come mandante dell'omicidio di Giuseppe Impastato, avvenuto il 9 maggio 1978; Impastato venne ucciso in modo da simulare un suicidio o un errato attentato, dopo che questi aveva pubblicamente attaccato Badalamenti e i suoi uomini. Nella sua famosa trasmissione radiofonica "Radio Aut" derise sia politici sia mafiosi e denunciava quotidianamente i crimini e gli affari dei mafiosi di "Mafiopoli" (Cinisi) e le attività di "Tano Seduto", soprannome ironico e dispregiativo dato a Gaetano Badalamenti[36].

Prima di giungere alla condanna, il caso di Giuseppe Impastato fu archiviato due volte, nel 1984 e nel 1992[37].

Morte in carcere[modifica | modifica sorgente]

Gaetano Badalamenti, affetto da un tumore che aveva provocato gravi conseguenze renali e una epatite, morì per arresto cardiaco il 29 aprile 2004 all'età di 81 anni nel centro medico federale del penitenziario di Devens nel Massachusetts[38][39].

Tre anni dopo la morte, si è chiuso il procedimento iniziato nel 1982 per la confisca dei beni del boss, passati totalmente allo Stato[40].

Figli[modifica | modifica sorgente]

  • Leonardo Badalamenti: Il figlio di Gaetano Badalamenti, Leonardo è stato arrestato insieme a 16 persone il 22 maggio 2009 a San Paolo del Brasile nel corso dell'Operazione centopassi dei carabinieri del ROS per associazione mafiosa, corruzione e truffa. Sono stati sequestrati beni per un valore di 5 milioni di euro. Nelle loro attività criminali, sono arrivati a gestire titoli di credito ed hanno tentato truffe ai danni di alcune banche[41] quali Lehman Brothers, e HSBC[42]. Nel giugno del 2009, Leonardo Badalamenti è stato scarcerato dal Tribunale del Riesame di Palermo[43]. La Cassazione ha però annullato la scarcerazione nel febbraio del 2010, ordinando il nuovo arresto del figlio del boss, datosi però alla fuga e resosi latitante da tale data[44].
  • Vito Badalamenti: condannato a 6 anni di carcere per associazione mafiosa, è stato inserito nell'Elenco dei latitanti più pericolosi d'Italia, ma fu rimosso dalla lista il 2 aprile 2012 per revoca del mandato d'arresto.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Family Affairs, Time Magazine, October 14, 1985
  2. ^ Extra Cheese: Busting a pizza connection, Time Magazine, April 23, 1984
  3. ^ La retromarcia del boss L'avvocato: non verrà in Italia Ma 2 settimane fa aveva detto si'
  4. ^ a b c d e Cenni biografici su Badalamenti Gaetano - Documenti della Commissione Parlamentare Antimafia VI LEGISLATURA.
  5. ^ lacndb.com::Italian Mafia
  6. ^ Morto Badalamenti, sepolto con i suoi segreti
  7. ^ Biografia Impastato su Ansa.it
  8. ^ a b c d Il contesto mafioso e don Tano Badalamenti - Documenti del Senato della Repubblica XIII LEGISLATURA (II parte).
  9. ^ Il Golpe Borghese e Cosa Nostra
  10. ^ Il Viandante - Sicilia 1972
  11. ^ Giuseppe Impastato: la sua vita, il suo assassinio, l'investigazione e l'insabbiamento di Tom Behan, Centro Siciliano di Documentazione "Giuseppe Impastato"
  12. ^ Condividevo ma non ho avuto lo stesso coraggio... Interview with Giovanni Impastato, Girodivita, March 2004.
  13. ^ a b Il Viandante - Sicilia 1975
  14. ^ Interrogatorio del collaboratore di giustizia Antonino Calderone
  15. ^ Il contesto mafioso e don Tano Badalamenti - Documenti del Senato della Repubblica XIII LEGISLATURA (III parte).
  16. ^ Nuova pagina 1
  17. ^ Acquitted in 'Pizza Connection' Trial, Man Remains in Prison - New York Times
  18. ^ AmericanMafia.com - Feature Articles 271
  19. ^ lacndb.com::American Mafia
  20. ^ titolo pagina
  21. ^ Gaetano Badalamenti, 80; Led Pizza Connection Ring - New York Times
  22. ^ Extra Cheese - TIME
  23. ^ Gaetano Badalamenti Si Rifiuta Di Rispondere Al Magistrato - La Repubblica.It
  24. ^ a b impastato-cronologia le vicende del processo
  25. ^ a b LA FINE DI ' PIZZA CONNECTION' - la Repubblica.it
  26. ^ Profile of Mafia Boss Gaetano Badalamenti
  27. ^ 'PIZZA CONNECTION' BADALAMENTI CONDANNATO A 45 ANNI - Repubblica.it » Ricerca
  28. ^ Badalamenti parla e attacca Buscetta(3 maggio 1996) - Corriere della Sera
  29. ^ " Badalamenti offrì un patto mafioso a Buscetta: tu mi difendi, io sto zitto "
  30. ^ Senato della Repubblica XIV LEGISLATURA Documenti.
  31. ^ Quell' incontro in cella: io, i pentiti e il senatore a vita
  32. ^ Omicidio Pecorelli: "Nessuna prova contro Andreotti" Repubblica.it 1 agosto 2000
  33. ^ Omicidio Pecorelli. Il testo della sentenza di condanna Rainews24
  34. ^ Mafia, Andreotti assolto anche in appello Corriere della Sera maggio 2003
  35. ^ Delitto Pecorelli. Andreotti assolto: "Mi hanno rivoltato per 10 anni come un pedalino. Da Violante gravi scorrettezze" Rainews24 31 ottobre 2003
  36. ^ Mafia. Omicidio Impastato, ergastolo al boss Badalamenti Rainews24 11 aprile 2002
  37. ^ Peppino Impastato La verità uccisa due volte
  38. ^ Articolo in inglese della BBC sulla morte di Gaetano Badalamenti, Necrologio BBC News, sabato 1 maggio 2004
  39. ^ Mafia, è morto il boss Gaetano Badalamenti
  40. ^ Tano Badalamenti, lo Stato gli confisca i beni
  41. ^ La 'mafioimpresa' di Badalamenti jr La Repubblica 25 maggio 2009
  42. ^ Mafia, nuovo colpo ai Badalamenti sgominato il clan del figlio di don Tano in Repubblica.it.
  43. ^ Scarcerato il figlio del boss Gaetano Badalamenti
  44. ^ Mafia, Leonardo Badalamenti è in fuga Il giornale di Cinisi

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Dickie, John (2004). Cosa Nostra. A history of the Sicilian Mafia, London: Coronet, ISBN 0-340-82435-2
  • (EN) Gambetta, Diego (1993). The Sicilian Mafia: The Business of Private Protection, London: Harvard University Press, ISBN 0-674-80742-1
  • (EN) Paoli, Letizia (2003). Mafia Brotherhoods: Organized Crime, Italian Style, New York: Oxford University Press ISBN 0-19-515724-9
  • (EN) Shawcross, Tim & Martin Young (1987). Men Of Honour: The Confessions Of Tommaso Buscetta, Glasgow: Collins ISBN 0-00-217589-4
  • (EN) Sterling, Claire (1990). Octopus. How the long reach of the Sicilian Mafia controls the global narcotics trade, New York: Simon & Schuster, ISBN 0-671-73402-4
  • Dino, Alessandra (2002). Mutazioni. Etnografia del mondo di Cosa Nostra, Palermo: La Zisa ISBN 88-8128-071-X

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Capomafia di Cinisi Successore
Cesare Manzella 26 aprile 1963 - 1978 Antonio Badalamenti
Predecessore Commissione di Cosa Nostra Successore
Salvatore Greco 1970 - 1975 Michele Greco

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