Abigeato

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Furto di bestiame durante la Guerra sveva: i Lanzichenecchi svevi tentano di recuperare buoi rubati dagli svizzeri della Vecchia Confederazione (Luzerner Schilling, 1513)

L'abigeato è un tipo di furto che consiste nella sottrazione di bestiame, tipicamente quello oggetto di allevamento. La parola deriva dal tardo latino giuridico abigeatus,[1] astratto di abigeus (= ladro di bestiame), dal latino abigere (= allontanare spingendo), composto di ab- (= via, da) e agere (= portare).

Mitologia[modifica | modifica wikitesto]

Furti e razzie di animali e persone sono praticate fin dal Neolitico e probabilmente anche prima. Per questo motivo il furto di bestiame è presente nella mitologia ed in testi sacri da lungo tempo. Ad esempio è presente nel testo irlandese Táin Bó Cúailnge, nei Rigveda indiani (Panis). Nell'inno omerico ad Ermes quest'ultimo ruba del bestiame ad Apollo. Nei miti antichi l'abigeato è spesso associato a razzie e rapimenti di donne (ad esempio il ratto delle sabine).

Diritto[modifica | modifica wikitesto]

Già nel diritto romano era severamente punito in considerazione della gravità del danno arrecato al derubato, per la tipica connotazione di bene strumentale principale dell'attività dell'allevatore in genere assunta da quanto trafugato. L'abigeato è peraltro un reato di potenziali perniciose conseguenze sociali e di ordine pubblico, proprio in ragione dello scelum che se ne compie: è noto, infatti, che molte concatenazioni di crimini contro il patrimonio e contro la persona (sino a vere e proprie faide) hanno avuto origine da abigeati.

La gravità delle sanzioni è andata nel tempo attenuandosi con la minore percezione di gravità sociale dell'illecito dovuta alla progressiva minore importanza riconosciuta ai settori economici dell'agricoltura e della zootecnica.

Se il caso più frequente è quello di furto di una pluralità di animali da lavoro o da macello, si discute in giurisprudenza sull'eventuale configurabilità della fattispecie tipica anche per il caso di furto di singoli capi, ciò che parrebbe a tutta prima escluso dalla vigente normazione (di cui si veda lo stralcio in calce); pare invece escludersi la configurabilità nel caso di furto di singoli animali da diletto o da compagnia.

La commissione di abigeati è sempre frequente e diffusa nelle aree agricole del territorio italiano (dove ancora ve ne sono), tuttora con conseguenze economiche sovente gravissime per i derubati.

Per la repressione dell'abigeato sono in uso diverse strategie, fra le quali non si è rivelata così irresistibile la regolamentazione dei mercati delle carni, né gli abigeatari si mostrano di fatto scomposti di fronte alle nuove tecnologie di marchiatura. La persistenza di mercati clandestini strutturati, sempre più spesso con "operatività" internazionale, consente agli abigeatari di smaltire anche grossi quantitativi di capi che, attraverso frodi documentali di talvolta semplicissima realizzabilità, vengono ben presto immessi nuovamente sui mercati ordinari. Allo stato delle cose, la mera vigilanza territoriale resta la più efficace arma di contrasto del fenomeno.

Attualmente, nel diritto penale italiano l'abigeato non è più previsto come reato distinto, bensì solo come circostanza aggravante del furto.

Codice penale[modifica | modifica wikitesto]

Art. 625 Circostanze aggravanti (nel furto)
... omissis...
8) se il fatto è commesso su tre o più capi di bestiame raccolti in gregge od in mandria, ovvero su animali bovini od equini, anche non raccolti in mandria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Abigeato, treccani.it. URL consultato il 25 maggio 2014.

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