Rosario Riccobono

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Un "cartogramma della Sicilia" del 1900, illustrante la diversa diffusione della mafia

Rosario Riccobono (Palermo, 10 febbraio 1929Palermo, 30 novembre 1982) è stato un criminale italiano.

Membro della mafia, fu il boss di Partanna-Mondello, un sobborgo di Palermo, sua città nativa. Nel 1974 entrò a far parte della "commissione" mafiosa.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Trafficante di eroina[modifica | modifica sorgente]

Riccobono era inizialmente il capo della cosca mafiosa di Partanna-Mondello e fu implicato nel traffico di eroina negli anni '70, e divenne latitante alla fine di quel decennio dopo essere stato sospettato di condurre un'operazione per contrabbandare l'eroina dalla Thailandia attraverso la Sicilia e verso gli Stati Uniti d'America. Il suo braccio destro era Gaspare Mutolo, che organizzava massicce spedizioni di stupefacente[1]. Ad un certo punto, nei primi anni 1980, si ritrovò a trattare partite da mezza tonnellata di eroina, importate dalla Thailandia, in collaborazione con Nitto Santapaola da Catania[1].

Seconda guerra di mafia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Seconda guerra di mafia.

Nel 1974, quando venne ricostruita la "Commissione", Riccobono entrò a farne parte come capo del mandamento di Partanna-Mondello, che comprendeva le cosche di San Lorenzo, Acquasanta e Partanna-Mondello. In un primo momento Riccobono fu al fianco di altri illustri trafficanti quali Stefano Bontate, Salvatore Inzerillo e Gaetano Badalamenti che contrastavano l'ascesa di Salvatore Riina e dei suoi "Corleonesi“. Tentò di mantenere una posizione di neutralità, ma cadde in un crescente isolamento, confidando nell'alleanza con il capo formale della Commissione, Michele Greco, il quale però segretamente appoggiava i corleonesi[2].

Durante la seconda guerra di mafia, esordita nel 1981 con gli assassinii di Bontade ed Inzerillo, Riccobono pragmaticamente si schierò con i Corleonesi. Per conto di Riina, Riccobono attirò numerosi amici di Bontate in agguati mortali[3]. Coloro che ne furono vittime, come nel caso di Emanuele D'Agostino[4], sparirono nel nulla. Tentò di far fuori anche Salvatore Contorno, ma costui era sospettoso e riuscì a darsi alla macchia, successivamente divenendo un collaboratore di giustizia.

Morte[modifica | modifica sorgente]

Ad ogni modo, l'aver voltato le spalle ai suoi vecchi alleati fece di Riccobono un uomo non affidabile, e Riina decise di liquidarlo dopo aver regolato i conti con Bontate ed Inzerillo. A differenza di quello che aveva fatto con altre famiglie mafiose, Riina non riuscì mai ad infiltrare in quella di Riccobono uomini di fedeltà corleonese. Riina non poteva tenere sotto controllo Riccobono, ed aveva bisogno di togliere di mezzo quel boss carismatico per varie esigenze, non ultima quella di ricompensare altri suoi alleati palermitani, soprattutto Giuseppe Giacomo Gambino, con la spartizione del territorio già appartenuto a Riccobono[2].

Riccobono e tre suoi uomini sparirono senza lasciar traccia nel novembre del 1982. Furono attirati in un tranello nella tenuta del boss Michele Greco e strangolati da Totò Riina e Bernardo Brusca, aiutati da Giuseppe Greco “Scarpuzzedda”, Giovanni Brusca e Baldassare Di Maggio; insieme a Riccobono furono uccisi anche i boss Salvatore Scaglione, Giuseppe Lauricella, il figlio Salvatore, Francesco Cosenza, Carlo Savoca, Vincenzo Cannella, Francesco Gambino e Salvatore Micalizzi, invitati anche loro nella tenuta di Michele Greco, che gli aveva fatto credere di essere loro amico: i cadaveri furono poi spogliati e buttati in recipienti pieni di acido sempre nella tenuta di Greco[5]. Nella stessa giornata a Palermo furono uccisi numerosi associati di Riccobono e pochi giorni dopo suo fratello, Vito Riccobono, fu trovato decapitato nella sua auto: nel giro di pochi giorni la consorteria di Riccobono era stata azzerata[3]. Uno dei pochi sopravvissuti fu il suo autista della prima ora, Salvatore Lo Piccolo, che sarebbe diventato un capomafia di prima grandezza vent'anni più tardi[6].

Per un certo periodo, la stampa italiana attribuì ad un altro nemico di Riina, Tommaso Buscetta, la responsabilità di aver spazzato la cosca di Riccobono, ravvisando in ciò una vendetta per le recenti uccisioni dei due figli di Buscetta. In realtà Buscetta non aveva a che fare con le morti di Riccobono e compari; al tempo era riparato in Brasile, e cercava di restare fuori dei guai laggiù[7].

Per ironia della sorte[8], Rosario Riccobono fu condannato all'ergastolo in contumacia al maxiprocesso sebbene in quel momento avesse già cessato di vivere[9]. Circolarono voci sulla sua morte a metà degli anni '80, ma non trovarono conferma fino alla fine di quel decennio, in particolare con le dichiarazioni del "collaborante" Francesco Marino Mannoia[10].

Caravaggio[modifica | modifica sorgente]

Ad un certo punto, si credette che Riccobono fosse in possesso della Natività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi, di Caravaggio uno dei più famosi capolavori trafugati[11].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Stille, Excellent Cadavers, p. 79
  2. ^ a b La mafia siciliana, Guido Lo Forte, 1999
  3. ^ a b Stille, Excellent Cadavers, pp. 111-12
  4. ^ "De Mauro venne ucciso perché sapeva del golpe" (Repubblica.it)
  5. ^ uccisi a tavola i nemici. i corpi sciolti nell' acido
  6. ^ Una "carriera" con Riina e Provenzano, La Repubblica, 5 novembre 2007
  7. ^ Stille, Excellent Cadavers, p. 96
  8. ^ Il capo di sentenza di cui diamo conto violava inconsapevolmente il principio della cosiddetta "morte del reo"
  9. ^ Stille, Excellent Cadavers, p. 210
  10. ^ 'Ecco gli orrori di Palermo', La Repubblica, 6 dicembre 1989
  11. ^ Will we ever see it again?, The Daily Telegraph, february 5, 2005

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Paoli, Letizia (2003). Mafia Brotherhoods: Organized Crime, Italian Style, Oxford/New York: Oxford University Press ISBN 0-19-515724-9
  • Stille, Alexander (1995). Excellent Cadavers. The Mafia and the Death of the First Italian Republic, New York: Vintage ISBN 0-09-959491-9
  • Canosa, Romano. Storia della criminalità in Italia dal 1946 a oggi, Feltrinelli Editore, 1995, ISBN 880710184X, 9788807101847
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