Castellammare del Golfo

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Castellammare del Golfo
comune
Castellammare del Golfo – Stemma Castellammare del Golfo – Bandiera
Panorama di Castellammare del Golfo
Panorama di Castellammare del Golfo
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Trapani-Stemma.png Trapani
Amministrazione
Sindaco Nicolò Coppola (PD) dal 10/06/2013
Territorio
Coordinate 38°02′00″N 12°53′00″E / 38.033333°N 12.883333°E38.033333; 12.883333 (Castellammare del Golfo)Coordinate: 38°02′00″N 12°53′00″E / 38.033333°N 12.883333°E38.033333; 12.883333 (Castellammare del Golfo)
Altitudine 26 m s.l.m.
Superficie 127,14 km²
Abitanti 15 293[1] (31-12-2010)
Densità 120,28 ab./km²
Frazioni Balata di Baida, Scopello
Comuni confinanti Alcamo, Buseto Palizzolo, Calatafimi Segesta, Custonaci, San Vito Lo Capo, Balestrate
Altre informazioni
Cod. postale 91010, 91014
Prefisso 0924
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 081005
Cod. catastale C130
Targa TP
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti castellammaresi
Patrono Maria santissima del Soccorso
Giorno festivo 21 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Castellammare del Golfo
Posizione del comune di Castellammare del Golfo nella provincia di Trapani
Posizione del comune di Castellammare del Golfo nella provincia di Trapani
Sito istituzionale

Castellammare del Golfo (Casteddammari in siciliano) è un comune italiano di 15.280 abitanti[2] della provincia di Trapani in Sicilia.

Basa la sua economia sul turismo e, meno che in passato, sulla viticoltura e la pesca. Ogni due anni vi si celebra la rievocazione storica dell'attacco al porto da parte degli inglesi, sventato, secondo la leggenda, dall'arrivo della Madonna di l'assicursu (Madonna del soccorso). La cittadina sorge alle pendici del complesso montuoso di Monte Inici e dà il nome all'omonimo golfo prospiciente il castello, delimitato a est da capo Rama e a ovest da capo San Vito.

« Nessun castello è più forte di sito né meglio per la costruzione che questo qui, cui cinge intorno un fosso tagliato nella montagna. Si entra nel castello per un ponte di legno che si leva e si rimette come si vuole »
(Idrisi, geografo arabo)

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello "a mare"

Castellammare nasce come Emporium Segestanorum (porto della vicina Segesta) e fino all'arrivo degli Arabi la sua storia si identifica con quella della città elima. Si ipotizza che l'emporio esistesse già a partire almeno dagli inizi del V secolo a.C. Testimonianze in tal senso si ricavano sia dagli scritti di Erodoto sia da quelli di Diodoro Siculo e di Tucidide, che a proposito della spedizione ateniese in Sicilia del 415 a.C., più volte parla di navi che andavano o venivano da Segesta. A fare esplicito riferimento al porto segestano sono però Strabone e il geografo Tolomeo, che tuttavia dà un'errata collocazione del sito, forse per un mero errore materiale nella trasmissione del testo.[3]

Con l'arrivo degli arabi agli inizi dell'800 il paese prende il nome di Al Madarig ("la scalinata", nome che sembra derivare dalla scalinata che dalla parte più alta del bastione fortificato conduceva al porto). Sono gli arabi a realizzare il primo nucleo del castello poi ampliato dai Normanni. L'edificio fortificato venne edificato su di uno sperone di roccia a ridosso del mare e collegato alla terraferma per mezzo di un ponte levatoio ligneo[4].

Agli inizi del secondo millennio, Castellammare diviene importante fortezza dei Normanni prima, degli Svevi poi e centro di battaglie fra Angioini e Aragonesi. Nel 1314 Roberto d'Angiò conquista Castellammare, la cui guarnigione si arrende sembra senza opporre resistenza[4]. Nel 1316 sono gli aragonesi con Bernardo da Sarrià a impadronirsi del castello distruggendone parte delle fortificazioni e una delle tre torri.[5], La guerra si conclude con la vittoria di Federico II e il porto verrà interdetto alle attività commerciali in ragione del tradimento in favore degli Angioini.

La baia di Guidaloca, poco lontana da Scopello

Castellammare tornerà a crescere dopo i Vespri quando la cittadina fu terra baronale di proprietà di Federico d'Antiochia e diventa importante polo commerciale legato all'esportazione del grano. Di questo periodo è l'amplimento del castello sul mare. In particolare è il 10 gennaio 1338 che da proprietà demaniale regia diventa baronia sotto Raimondo Peralta[6]. Nel 1554 il territorio diviene feudo di Pietro de Luna[4].

Fino al 1500 Castellammare aveva un ruolo prettamente commerciale e di servizio per l'entroterra e la cittadina era scarsamente abitata. Il nucleo originario attorno al castello viene protetto nel 1521 da una prima cinta muraria (la seconda cinta muraria fu completata nel 1587 con 3 porte di accesso). Essa tuttavia non deve avere dato molta sicurezza all'abitato visto che l'incremento demografico fu irrilevante per tutto il secolo (nel 1374 vi erano 413 abitanti, 450 nel 1526, 463 nel 1595[6]), tanto da far chiedere da Giacomo Alliata, che aveva la baronia sul posto, al Regno di Napoli una licentia populandi. Licenza che ebbe scarso effetto posto che nel 1630 erano presenti 790 abitanti. Nel 1653 si arriverà a 1279 abitanti. L'insuccesso del ripopolamento sarà dovuto principalmente alle incursioni saracene. Tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento il paese si espande lungo l'asse nord-sud.

Ingresso del baglio di Scopello

Della seconda metà del XVI secolo è la chiesetta della Maria SS.Annunziata, realizzata a pochi metri dal mare di "cala marina" e alla quale nel 1590 fu aggregato un convento di Carmelitani, oggi non più esistente[6]. Il paese in quel periodo era abitato principalmente da marinai e da addetti al carico-scarico merci (soprattutto il grano prodotto nell'entroterra). Nel 1700 il paese continua a espandersi sempre lungo la direttrice nord-sud ma in modo più irregolare. Acquista sempre più importanza il caricatore di Cala Marina rispetto a quello di Cala Petrolo, questa sull'alta parete di tufo prospiciente il mare vedeva fino ad allora la presenza di diversi magazzini e del mulino Zangara.

Alla fine del Settecento e inizi dell'Ottocento con il frazionamento del latifondo e lo sviluppo di colture intensive (viti soprattutto) aumenta il fabbisogno di manodopera e diviene più numeroso il ceto contadino e si assiste a un notevole flusso immigratorio: se nel 1774 vi erano 3859 abitanti, nel 1798 se ne contano circa 6.000. All'incremento demografico contribuì la fortificazione del borgo attorno al castello. Tanto che nel 1798 quando gli abitanti saranno 6000 nella città sarà possibile individuare tre stadi morfologici ben distinti: il nucleo del castello, la città murata e la città fuori le mura.[7]

La scala "a chiocciola" all'interno di una torre del castello

Nel settecento e nell'Ottocento il paese continua ad ampliarsi, avendo come fulcro del proprio sviluppo economico il porto. Gli ultimi decenni del secolo XIX sono caratterizzati dalla crescita economica, gli abitanti nel 1901 sono 20.605. Il porto fu dotato di strutture fisse di attracco solo nel 1890 (anno di costruzione della banchina), e solo nel 1907 all'estremità del molo sarà collocata la gru da tre tonnellate[7].

La rivolta contro i Cutrara[modifica | modifica wikitesto]

Poco dopo l'unità d'Italia, il 30 giugno 1861, veniva introdotta anche in Sicilia la leva obbligatoria. La norma era odiata dai siciliani poiché da un lato non erano abituati all'arruolamento obbligatorio che sotto i Borbone-Due Sicilie non esisteva, dall'altro costringeva i giovani a stare sette anni lontani dalla loro casa. Molti, non ottemperando all'obbligo, si nascosero sulle montagne che circondano la cittadina. Il 2 gennaio del 1862, circa 400 giovani capeggiati da due popolani (Francesco Frazzitta e Vincenzo Chiofalo), innalzando una bandiera rossa, entrarono in paese e assalirono l'abitazione del Commissario di leva e l'abitazione del Comandante della Guardia Nazionale, trucidando i commissari governativi e bruciando le loro case.

La rievocazione storica

La leggenda narra che il 13 luglio del 1718 (periodo nel quale la cittadina si trovò coinvolta nel conflitto tra Filippo V Re di Spagna e Vittorio Amedeo II di Savoia per il possesso della Sicilia) un bastimento spagnolo per sfuggire a cinque navi inglesi trovò rifugio nel porto di Castellammare. Dal Castello furono sparati dei colpi di cannone in direzione delle navi inglesi a difesa di quella spagnola scatenando la furente reazione degli inglesi. Fu in questo frangente che i castellammaresi spaventati invocarono l'aiuto della Madonna (a Maronna di l'assuccursu). Essa apparve dal monte prospiciente il porto con una schiera di angeli. Gli inglesi spaventati dalla visione lasciarono il porto e la battaglia.

La reazione dei piemontesi si ebbe il giorno successivo quando da due navi da guerra sbarcarono alcune centinaia di bersaglieri. Nei rastrellamenti che seguirono, l'esercito regio trovò solo un gruppetto di persone, estranee alla rivolta. Furono fucilati:

  • Mariana Crociata cieca, analfabeta, di anni trenta;
  • Marco Randisi di anni 45, storpio, bracciante agricolo, analfabeta;
  • Benedetto Palermo di anni 46, sacerdote;
  • Angela Catalano contadina, zoppa, analfabeta, di anni cinquanta;
  • Angela Calamia di anni settanta, diversamente abile, analfabeta;
  • Antonino Corona, diversamente abile di anni settanta;
  • Angela Romano di 9 anni.[8]

Si trattò di una vera e propria ribellione dei filo-borbonici contro i “Cutrara”, cioè contro quei liberali che combattendo i Borbone, tramite la censuazione dei beni ecclesiastici, si erano impadroniti della coltre del potere[9].

Il termine “cutrara”, infatti, fa riferimento a coloro che si dividono la “coltre” del dominio che i piemontesi chiamarono “mafia”, ma a cui si appoggiarono per mantenere un presunto ordine pubblico[8].

Il brigantaggio[modifica | modifica wikitesto]

Come in altri luoghi della Sicilia, Castellammare fu teatro di attività di brigantaggio. La figura più nota di brigante fu quella di Pasquale Turriciano (così è trascritto negli atti di stato civile, mentre in atti processuali e giornali del tempo si trova scritto anche come Torregiani o Turrigiano)[10]. Turriciano fu attivo dal 1863/1864 sino al 10 marzo 1870, giorno in cui fu ucciso in un conflitto a fuoco con la forza pubblica.

Nato il 20 settembre del 1841 a Castellammare del Golfo, rifiutò di farsi arruolare nella leva obbligatoria e probabilmente fece parte della rivolta del 1862, partecipando in seguito a episodi di resistenza armata contro le truppe piemontesi.[10] Nella narrazione popolare delle sue gesta la figura di Turriciano viene descritta come coraggiosa e eroica e degna di ammirazione.[10]

La mafia[modifica | modifica wikitesto]

La cittadina ha dato i natali a diverse figure di spicco della mafia americana dei primi anni del Novecento: Vito Bonventre, Stefano Magaddino, Salvatore Maranzano, John Tartamella e Joseph Bonanno. Dal nome della cittadina deriva anche il termine "guerra castellammarese", sanguinosa guerra di mafia combattuta tra il clan di Joe Masseria e il clan di Salvatore Maranzano. Il legame con gli Stati Uniti è forte e Castellammare diviene sia il centro delle attività criminali legate al traffico dell'eroina[11] sia la porta verso l'esterno dei clan[12].

Fino ai primi anni ottanta (cioè sino alla seconda guerra di mafia) le famiglie castellammaresi (Plaia[13], Buccellato[14] ecc.), unitamente ai Rimi di Alcamo (il boss Nino Buccellato, ucciso il 1º ottobre del 1981, era genero di Vincenzo Rimi e cognato di Gaetano Badalamenti[14]), rappresentavano la mafia vincente. Con la vittoria dei corleonesi, il timone della mafia siciliana passa a Riina e ai corleonesi.

Nel 1984, a Castellammare, viene arrestato il sostituto procuratore Antonino Costa, in servizio alla procura di Trapani, con l'accusa di avere accettato soldi dalla mafia[15]. Nello stesso anno Natale Evola, pregiudicato di Castellammare del Golfo, viene indicato come uno dei killer del giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto[16]. Con la stessa accusa viene arrestato anche il fratello Giuseppe, mentre un altro killer originario di castellammare, Calogero Di Maria, partito per gli Stati Uniti subito dopo la strage viene ucciso due giorni dopo in un bar del Bronx[17][18]. Sei anni dopo, nel 1990, Natale Evola e il fratello Giuseppe vengono uccisi dalla mafia[19]. Nel 1985 il castellammarese Gioacchino Calabrò viene arrestato per la strage di Pizzolungo[20]. Lo stesso Calabrò verrà poi condannato anche per l'omicidio di Paolo Ficalora. Del 1990 è anche il rinvenimento su un mercantile (Big John), nelle acque di Castellammare, di 596 kg di cocaina[21].

Nel 2002 il pentito Antonino Giuffrè dichiara[11]:

« ...Trapani e in particolare il paese di Castellammare del Golfo rappresentano una delle zone più forti della mafia, non solo perché la meno colpita dalle forze dell'ordine, ma soprattutto perché punto di riferimento non solo di traffici normali, come droga e armi, ma anche luogo dove si incontrano alcune componenti che girano attorno alla mafia. È un punto di incontro della massoneria, ma anche per i servizi segreti deviati »

Il 23 marzo 2004 il consiglio dei ministri decise lo scioglimento del consiglio comunale di Castellammare, poiché si era accertato che l'amministrazione era condizionata dalla mafia[11]. Lo scioglimento arrivò poco dopo l'operazione di polizia denominata "tempesta" che aveva portato all'arresto di 23 presunti affiliati a cosa nostra e alla scoperta di connivenze tra mafia e politica[11].

Dal 2007 viene costituito il presidio dell'associazione antimafia Libera, che dal 2011 prende il nome di "Piersanti Mattarella". Il 6 dicembre 2008 viene costituita un'associazione antiracket[22].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

La Madonna della Scala

La chiesa della Madonna della Scala è un piccola chiesa sulla parete prospiciente il porto. La leggenda narra che il 7 settembre 1641, verso sera, si scatenò un temporale.
Maria D'Angelo, una ragazza che pascolava il gregge nella montagna di Castellammare, volendo ripararsi dalla pioggia si rannicchiò nell'antro scavato da un fulmine poco prima. In quella piccola grotta rinvenne una scatola di rame arrugginita, all'interno della quale era una piccola scatola d'argento che riportava il monogramma della Vergine e una croce. Al ritrovamento della scatolina il temporale cessò e la pastorella fu ritrovata dai familiari che disperavano di vederla ancora viva. Quando l'arciprete di Castellammare aprì la scatola, vi trovò una croce d'argento e un reliquario contenente l'immagine della Madonna con in braccio il Bambino Gesù, tutto adorno di gemme e d'oro. Si gridò allora al miracolo e sul luogo del rinvenimento fu edificata una chiesa.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa Madonna del Rosario. Si trova all'interno del borgo adiacente il castello e si ipotizza sia stata eretta in periodo normanno intorno all'anno 1100. La chiesa, molto piccola, presenta un portale con un bassorilievo della Madonna col Bambino con i Santi ed il Crocifisso, attribuita al Gagini. All'interno, in un angolo, è presente una Madonna Nera con bambino (Maronna di l'agnuni).
  • Chiesa del Purgatorio. Risalente alla fine del Trecento, ha al suo interno pregevoli opere pittoriche del seicento e del settecento.
  • Chiesa Madre (La Matrici), Nata sulle fondamenta di una chiesa precedente, la sua costruzione inizia nel 1726 e il luogo apre al culto dieci anni dopo.[23] Ha tre ordini di navate, custodisce la statua maiolicata rappresentante la Madonna del Soccorso della seconda metà del Cinquecento, affreschi di Giuseppe Tresca (si ipotizza anche la partecipazione di Giuseppe Velasquez)[23] raffiguranti episodi del Vecchio Testamento e un'acquasantiera del Seicento.
  • Chiesa Madonna delle Grazie. È degli inizi del Seicento; al suo interno è presente un dipinto del diciottesimo secolo, che raffigura la Madonna col Bambino[24]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Castello era, fino agli anni ottanta, lambito dal mare. Lo specchio di mare antistante la torre era chiamato "vasca della regina" per indicare una vasca naturale delimitata da scogli che la leggenda vuole fosse in uso alla regina del castello[25]. Sorto su una prima fortificazione araba, fu ampliato da Normanni e Svevi. Pietro II d'Aragona lo assegnò a Raimondo di Peralta e da questi passò agli eredi Guglielmo e Nicolò. Fu in seguito proprietà di Pietro Spadafora Ruffo, che lo lasciò come dote alla figlia, divenendo quindi proprietà di Sigismondo di Luna. Dopo una serie successiva di passaggi ritornò alla fine del Cinquecento alla famiglia Luna. Nel 1649 fu venduto a Francesca Balsamo Aragona principessa di Roccafìorita[25]. Oggi è di proprietà pubblica.
  • Palazzo Crociferi, antico convento dei padri crociferi, oggi sede del Municipio, costruito nel 1659 assieme alla chiesa S.Maria degli agonizzanti (la chiesa di lu cummentu) adesso adibita a Sala consiliare[6].
La spiaggia della Playa

La costa[modifica | modifica wikitesto]

Bella e variegata è la costa castellammarese: si va dalla grande spiaggia di sabbia finissima della Playa, a est del paese, al tratto roccioso intervallato da suggestive calette a nord-ovest del centro abitato.

Grotte[modifica | modifica wikitesto]

I faraglioni di Scopello

Sia sul massiccio del Monte Inici che sulle pareti prospicienti il mare e sotto di esso, sono presenti diverse grotte

  • Grotta di S. Margherita: si trova su una parete a strapiombo a 15 metri sul livello del mare. Sulle pareti laterali dell'ampia grotta si scorgono diverse pitture databili tra il XIII e il XIV secolo: una Madonna con Bambino, affiancata da un Santo e da un altro pannello a destra, contenente un personaggio non identificato, che indossa all'apparenza un manto serico decorato e svolazzante; in fondo un grande pesce ed una Santa circondata da Angeli; sul lato opposto, a sinistra dell'ingresso, una Crocifissione ed altre figure[26]. Nelle vicinanze della grotta sono state rinvenute tracce di un impianto per la lavorazione del pesce e la produzione del garum[27]
  • Grotta della Ficarella: è una grotta subacquea nella riserva naturale dello Zingaro. Si accede a 14 metri di profondità attraversando un ampio cunicolo che arriva a una grande stanza sul livello del mare dove è possibile togliersi l'erogatore e ammirare le pareti della grotta.
  • Grotta dell'Eremita anche detta "grotta del cavallo": ubicata nel complesso montuoso di Monte Inici si sviluppa per 4.500 metri con un dislivello di 310 metri[28].
  • Abisso dei Cocci con uno sviluppo di 2.000 metri ed un dislivello complessivo di 420 metri[28].

Terme Segestane[modifica | modifica wikitesto]

Vista del borgo di Castellammare

Situate in contrada Ponte Bagni, sul fiume Caldo, dispone di uno stabilimento termale realizzato nel 1958 e ampliato nel 1990. L'acqua sulfurea, a una temperatura di circa 44 °C, alimenta due piscine termali e la Grotta Regina, una sauna naturale di epoca romana[29].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[30]


Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Museo dell'Acqua e dei Mulini (piazza Castello - Castellammare del Golfo)
  • Museo Etno-Antropologico Annalisa Buccellato (piazza Castello - Castellammare del Golfo). Il museo ripercorre i diversi aspetti della civiltà contadina attraverso oggetti di uso quotidiano legati alle coltivazioni agricole e ai mestieri artigiani.
  • Museo Naturalistico (Riserva Naturale dello Zingaro - Castellammare del Golfo)
  • Museo del mare (via Pietro Mascagni, 1 - Castellammare del Golfo). Vuole far conoscere alla collettività le tradizioni, la storia e i modi di essere della comunità marinara.[31]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • 13 luglio: rievocazione storica
  • 19/21 agosto: festa della patrona
  • 10/13 settembre: "P.L.A.S. Per le antiche scale"[32]

Media[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Location di molti film tra cui[33]:

Persone legate a Castellammare del Golfo[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni e località[modifica | modifica wikitesto]

Il castello di Inici, storica residenza dei baroni Sanclemente, che vi ospitarono Carlo V
La tonnara di Scopello con una delle due torri che la sovrastano
La "marina" di Castellammare
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Balata di Baida e Scopello (Castellammare del Golfo).
  • Balata di Baida è una frazione situata nella campagna a circa 9 km dal capoluogo comunale e conta circa 250 abitanti.
  • Castello di Baida è una costruzione di cui rimangono alcuni tratti delle vecchie mura, i ruderi dei torrioni ottagonali posti ai quattro lati della costruzione e il prospetto sormontato da merli[40].
  • Guidaloca è una baia a metà strada tra il paese e la Riserva, limitata dal "Pizzo della Gnacara" e dalla "Puntazza". Al suo interno si trova una grande spiaggia a forma d'arco formata da ciottoli, lunga circa 400 metri. Sul lato ovest della "cala" è presente una torre cilindrica risalente al XVI secolo, posta a guardia di quel tratto di costa[40]. Nel corso delle ricerche per individuare l'antica città di Cetaria, tra guidaloca e scopello furono rinvenuti i resti di alcune fornaci e in prossimità della riva di guidaloca i resti di un relitto di una nave da carico che portava colonne e altri elementi architettonici databile probabilmente ai primi secoli dopo Cristo[27].
  • Fraginesi è una vasta vallata che si stende fra il "monte Sparagio" , il "monte Inici" e il mare della baia di Guidaloca. Il nome deriva dalla locuzione "Li fara ginisi" (con il significato di "vampe di carbone - cenere") e si riferisce all'uso di ricavare combustibile da vitigni o legname accatastati. In passato località di campagna è oggi sede di villeggiatura. Vi si accede dalla strada statale 187.
  • Castello di Inici, del quale rimangono le mura esterne e alcuni ambienti interni, è una costruzione fortificata ai piedi del massiccio del Monte Inici, storica residenza dei baroni Sanclemente; la torre crollata nel 1998 risaliva presumibilmente all'XI secolo e da essa, nel corso dei secoli, si sviluppò il primo cortile a cui, nella seconda metà del Seicento, se ne aggiunse un secondo.
  • Cala petrolo: è la spiaggia ad est del castello. La massicciata in pietra fu realizzata tra il secondo dopo guerra e la fine degli anni cinquanta andando a coprire la parete di tufo nella quale si aprivano grotte che comunicavano con il piano superiore attraverso pozzi nei quali veniva fatto scorrere il grano da caricare. Sulla stessa parete si ergevano magazzini e un mulino[6].
  • Scopello è una frazione, con circa 80 abitanti[41], cresciuta attorno ad un antico baglio, distante poco più di 10 km dal capoluogo comunale.
  • Tonnara di Scopello è una tonnara tra le più antiche dell'isola: la torre e il modesto nucleo iniziale risalgono al XIII secolo, a partire dal 1468 i Sanclemente di Inici ampliano notevolmente la struttura che assume così un aspetto non molto dissimile da quello attuale, nel XVII secolo i Gesuiti realizzarono alcune opere di ampliamento e miglioramento e dal 1874 i suoi 2/8 furono acquisiti da Ignazio Florio[42].

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Cala petrolo

Nel golfo di Castellammare esistevano, fino alla metà degli anni ottanta, diverse tonnare, quattro di queste (Secco, Scopello, Castellammare, Magazzinazzi) con relativo indotto di lavorazione davano lavoro a circa 220 addetti[27]. Negli anni la pesca e in parte la produzione agricola, tradizionali fonti di sostentamento della popolazione, stanno progressivamente lasciando il posto ai servizi legati al turismo. Sono cresciuti in particolari le strutture di accoglienza (Bed and breakfast, alberghi) e le strutture di erogazione di servizi al turismo (diving, ristoranti, rent a car).

È tra le città della Provincia di Trapani con maggior numero di alberghi e ristoranti (97).

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

CAP[modifica | modifica wikitesto]

91014 capoluogo e Scopello, 91010 Balata di Baida

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Statistiche demografiche ISTAT
  3. ^ Castellammare del Golfo su Arkeomania
  4. ^ a b c Castellammare del Golfo
  5. ^ Storia del castello
  6. ^ a b c d e Castellammare dentro la memoria a cura di Paolo Arena, Vito Buccellato, Santi Galatioto, 1990
  7. ^ a b Storia dei castelli di Sicilia
  8. ^ a b La rivolta di Castellammare del Golfo
  9. ^ Cenni Storici su Castellammare
  10. ^ a b c Ribelli e mafiosi nel tramonto del brigantaggio sociale
  11. ^ a b c d L’ombrellone che scotta - il servizio integrale su Castellammare del Golfo
  12. ^ Cosa nostra, quello che rimane, cio' che preoccupa. L'ultimo boss su Antimafia Duemila
  13. ^ L'Immaginario mafioso: la rappresentazione sociale della mafia Di Donatella Breschi, Dedalo Edizioni, 1986, ISBN 88-220-6061-X, 9788822060617
  14. ^ a b Nel cuore dei coralli Di Salvo Vitale, Rubbettino Editore, 2002, ISBN 88-498-0149-1, 9788849801491
  15. ^ Antimafia 2000
  16. ^ Una calibro 38 special ha tradito l'assassino del giudice Montalto
  17. ^ Eroina e denaro, ecco perché uccisero il giudice Montalto
  18. ^ tre ergastoli a boss e killer
  19. ^ Uccisi due killer della mafia
  20. ^ È lui uno dei Killer
  21. ^ Palermo chiama Medellin
  22. ^ Castellammare un'associazione contro il racket
  23. ^ a b La Madrice
  24. ^ Guida di Castellammare del Golfo
  25. ^ a b Castelli di sicilia
  26. ^ Le pitture della grotta di S. Margherita a Castellammare del Golfo - di Gianfranco Purpura
  27. ^ a b c Castellammare - Storia
  28. ^ a b Le grotte di Inici
  29. ^ Terme Segestane
  30. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  31. ^ Museo del mare
  32. ^ Sito ufficiale PLAS
  33. ^ Lista dei Film con scene girate a Castellammare
  34. ^ Il cinema e le tonnare di Francesco Alliata Di Villafranca
  35. ^ Largo Winch-Siciliaonline.it
  36. ^ (EN) Dieli, Art, Sicilian Poetry, Sicily Page, note biografiche su Vincenzo Ancona
  37. ^ Calogero di Gesù, Ambasciatore d'Italia in Bahrain
  38. ^ Medaglia d'oro al merito della sanità pubblica
  39. ^ Personaggi Trapanesi - Vincenzo Santangelo
  40. ^ a b Storia di castellammare del Golfo
  41. ^ Fonte Istat 2001
  42. ^ Rosario la Duca, "La tonnara di Scopello", Grifo Editore, Palermo 1988

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Diego Buccellato Galatioto, Castellammare del Golfo, Palermo Tip. Domenico Vena, 1909
  • D. Salvatore Antonino Romano, Castellamare del Golfo - Miscellanea, Tipografia Graficart Valderice, 1981
  • Salvatore Costanza, La Patria Armata, Corrao editore, Trapani, 1989
  • Mario Barbara, Storie Minime - 1943 -1993, cinquanta anni di vita politica e amministrativa di Castellammare del Golfo, Arti Grafiche Campo Alcamo, 2003

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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