Seconda guerra di mafia

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La seconda guerra di mafia fu un conflitto interno a Cosa Nostra scoppiato nel 1981.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Clan dei Corleonesi e Prima guerra di mafia.

Secondo il collaboratore di giustizia Antonino Calderone, nei primi anni settanta il boss Gaetano Badalamenti aveva organizzato da solo un traffico di stupefacenti all'insaputa degli altri mafiosi e tutto ciò provocò il risentimento di Luciano Leggio e Salvatore Riina (mafiosi di Corleone), i quali cercavano di ingraziarsi i capi di altre cosche mafiose con il denaro proveniente dai sequestri di persona e dal contrabbando di sigarette, mettendoli contro la fazione di Badalamenti e del suo associato Stefano Bontate, che comprendeva anche i boss Giuseppe Di Cristina e Giuseppe Calderone, rappresentanti mafiosi di altre province[1][2].

La situazione precipitò e nel gennaio 1978 Badalamenti, Di Cristina e Calderone incontrarono il boss Salvatore "Cicchiteddu" Greco, giunto dal Venezuela dove risiedeva, per discutere sull'eliminazione di Francesco Madonia, capo della cosca di Vallelunga Pratameno, in provincia di Caltanissetta, il quale era sospettato di aver ordinato un fallito agguato ai danni di Di Cristina su istigazione di Salvatore Riina, a cui era strettamente legato; Greco però consigliò di rimandare ogni decisione a data successiva ma, ripartito per Caracas, vi morì prematuramente per cause naturali, il 7 marzo 1978. In seguito alla morte di Greco, Madonia venne ucciso il 16 marzo da Di Cristina e da Salvatore Pillera, inviato da Calderone. Riina invece accusò Badalamenti di aver ordinato l'omicidio di Madonia senza autorizzazione e lo mise in minoranza, facendolo espellere dalla sua Famiglia e facendolo sostituire come capo della "Commissione" da Michele Greco, un suo associato[3]; Badalamenti fuggì in Brasile per timore di essere eliminato. Per queste ragioni Di Cristina tentò di mettersi in contatto con i Carabinieri, accusando Riina e il suo luogotenente Bernardo Provenzano di essere i capi dei Corleonesi e di essere responsabili di numerosi omicidi; alcuni giorni dopo le sue confessioni, Di Cristina venne ucciso a Palermo e la stessa sorte toccò a Calderone qualche tempo dopo[4]. Intanto Riina e Bontate fecero nominare nuovi capimandamento tra i loro associati attraverso Michele Greco ma ad ottenere la maggioranza furono i Corleonesi, che riuscirono a fare approvare dalla "Commissione" numerosi "omicidi eccellenti" (Michele Reina, Boris Giuliano, Cesare Terranova, Piersanti Mattarella, Gaetano Costa), provocando la disapprovazione della fazione di Bontate, in particolare di Salvatore Inzerillo, che reagì facendo assassinare il giudice Gaetano Costa senza l'approvazione della "Commissione"[5][6].

Lo svolgimento[modifica | modifica wikitesto]

[5]

L'omicidio di Stefano Bontate (23 aprile 1981)

Nel marzo 1981 Riina fece sparire Giuseppe Panno, capo della cosca di Casteldaccia strettamente legato a Bontate, il quale reagì organizzando un complotto contro Riina, che però venne rivelato da Michele Greco: Riina reagì ordinando l'omicidio di Bontate (23 aprile 1981) e poi anche quello di Inzerillo (11 maggio).

Nel periodo successivo all'omicidio Inzerillo, Girolamo Teresi (vicecapo della Famiglia di Bontate) venne attirato in un’imboscata insieme a quattro suoi uomini: vennero tutti strangolati e fatti sparire. Nello stesso periodo Salvatore Contorno, un ex uomo di Bontate, sopravvisse ad un agguato a colpi di kalashnikov nelle strade di Brancaccio, tesogli da un commando di killer guidati da Giuseppe Greco detto “Scarpuzzedda”. Rosario Riccobono, un tempo legato alla fazione di Bontate, passò dalla parte dei Corleonesi e, per loro conto, attirò Emanuele D’Agostino (un ex uomo di Bontate) in un’imboscata, nella quale venne ucciso e fatto sparire nel nulla. Giuseppe Inzerillo, figlio diciassettenne del defunto Salvatore che aveva promesso di vendicare uccidendo con le sue mani lo stesso Riina, venne rapito; secondo alcune fonti Giuseppe Greco “Scarpuzzedda” prima gli tagliò il braccio con un colpo di accetta e poi lo uccise con un colpo alla nuca. Pochi giorni dopo Santo Inzerillo (fratello di Salvatore), venne catturato dai Corleonesi insieme a suo zio Calogero Di Maggio: i due vennero strangolati e i loro cadaveri fatti sparire[7].

In seguito a questi omicidi, Paul Castellano, capo della Famiglia Gambino di Brooklyn, inviò i mafiosi Rosario Naimo e John Gambino (imparentato con gli Inzerillo) a Palermo per avere delle direttive dalla "Commissione" poiché numerosi parenti superstiti di Inzerillo erano fuggiti negli Stati Uniti[8]; la "Commissione" stabilì che i parenti superstiti di Inzerillo avrebbero avuta salva la vita a condizione che non tornassero più in Sicilia ma, in cambio della loro fuga, Naimo e Gambino dovevano trovare ed uccidere Antonino e Pietro Inzerillo, rispettivamente zio e fratello del defunto Salvatore, fuggiti anch'essi negli Stati Uniti[9]: Antonino Inzerillo rimase vittima della «lupara bianca» a Brooklyn mentre il cadavere di Pietro venne ritrovato nel bagagliaio di un'auto a Mount Laurel, nel New Jersey, con una mazzetta di dollari in bocca e tra i genitali (14 gennaio 1982)[10][11].

Il 25 dicembre 1981 un commando di killer, guidato da Giuseppe Greco “Scarpuzzedda”, compì un agguato a Bagheria contro Giovanni Di Peri, capo della cosca di Villabate, e il suo vicecapo Antonino Pitarresi. Di Peri e Pitarresi, che si trovavano con il figlio Biagio, vennero inseguiti per le strade di Bagheria e scoppiò una sparatoria, nella quale rimase ucciso anche un semplice passante; Di Peri e Biagio Pitarresi finirono uccisi mentre Antonino viene caricato su un'auto ancora vivo e ammazzato in campagna perché le munizioni dei killer erano finite[12][13]: tali omicidi vennero eseguiti per premiare Salvatore Montalto, un uomo di Salvatore Inzerillo che era passato segretamente con i Corleonesi ed ora mirava ad assumere il comando della cosca di Villabate[14]. Nei mesi successivi alla strage di Bagheria si contarono circa dieci uccisioni di mafiosi in appena cinque giorni nella zona tra Casteldaccia ed Altavilla Milicia, che venne soprannominata «triangolo della morte» dalla stampa dell'epoca: nell'agosto 1982 vennero uccisi Pietro e Salvatore Di Peri, rispettivamente padre e fratello di Giovanni[15]; seguirono una serie di regolamenti di conti contro nemici dei Corleonesi da parte di Filippo Marchese (capo della cosca di Corso dei Mille che faceva parte della fazione dei Corleonesi), che, aiutato da Giuseppe Greco “Scarpuzzedda”, portava i nemici nella cosiddetta "camera della morte", un appartamento abbandonato nella sua zona dove venivano strangolati, sciolti nell'acido e i loro resti gettati a mare[16]. Marchese fece ritrovare i cadaveri di due suoi avversari in un'automobile abbandonata nei pressi della caserma dei Carabinieri di Casteldaccia, che venne annunciata da una telefonata anonima al quotidiano L'Ora[17].

Nel gennaio 1982 i Corleonesi decisero l'eliminazione di Tommaso Buscetta (che risiedeva in Brasile), considerato pericoloso perché era stato strettamente legato a Bontate e Badalamenti[17]. Intanto si scatenano una serie di vendette trasversali contro Giovannello Greco (membro della cosca di Ciaculli) e Pietro Marchese (membro della cosca di Corso dei Mille), ritenuti "traditori" dai Corleonesi perché erano stati amici di Salvatore Inzerillo e Gaetano Badalamenti: i due infatti avevano cercato di attirare in un tranello Michele Greco ma vengono subito scoperti e tentarono una fuga in Brasile, nella speranza di trovare la protezione di Badalamenti e Buscetta; Greco e Marchese vengono però bloccati a Zurigo ed estradati in Italia: Greco, ottenuta la libertà provvisoria, si diede alla latitanza mentre Marchese viene trasferito nel carcere dell'Ucciardone e lì viene ucciso da altri detenuti il 25 febbraio 1982[18]. Nell'estate 1982 finirono uccisi anche il fratello e lo zio di Pietro Marchese e la stessa fine fecero il padre, lo zio, il suocero, il cognato di Giovannello Greco, il quale si vendicò cercando di sparare al cugino Giuseppe Greco “Scarpuzzedda” ma senza riuscire ad ucciderlo (25 dicembre 1982)[19]. Questo provocò un accanimento contro i parenti di Badalamenti e Buscetta, sospettati dai Corleonesi di sostenere Giovannello Greco: già nel settembre 1982 due figli di Buscetta vennero inghiottiti dalla «lupara bianca» e un cognato venne ucciso mentre il 29 dicembre toccò al fratello Vincenzo e al nipote Benedetto[20].

Nel novembre 1982 Michele Greco invitò Rosario Riccobono, Salvatore Scaglione, Giuseppe Lauricella, il figlio Salvatore, Francesco Cosenza, Carlo Savoca, Vincenzo Cannella, Francesco Gambino e Salvatore Micalizzi nella sua tenuta per una grigliata all'aperto, facendogli credere di essere loro amico. Erano presenti anche Salvatore Riina e Bernardo Brusca, i quali dopo il pranzo attirarono gli altri invitati in una trappola con l'aiuto di Michele Greco e li strangolarono o li uccisero a colpi di pistola con l'aiuto di Giuseppe Greco “Scarpuzzedda”, Giovanni Brusca e Baldassare Di Maggio; i cadaveri delle vittime furono poi spogliati e buttati in recipienti pieni di acido sempre nella tenuta di Greco[21]. Nella stessa giornata a Palermo furono uccisi numerosi associati di Riccobono e pochi giorni dopo suo fratello, Vito Riccobono, fu trovato decapitato nella sua auto[22]. Il massacro nella tenuta di Michele Greco venne attuato perché Riina non poteva tenere sotto controllo Riccobono e gli altri, e aveva bisogno di toglierli di mezzo per ricompensare altri suoi alleati palermitani, soprattutto Giuseppe Giacomo Gambino, con la spartizione del territorio già appartenuto a Riccobono e agli altri boss uccisi nella tenuta.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Interrogatorio del collaboratore di giustizia Antonino Calderone
  2. ^ Il contesto mafioso e don Tano Badalamenti - Documenti del Senato della Repubblica XIII LEGISLATURA (II parte).
  3. ^ Il contesto mafioso e don Tano Badalamenti - Documenti del Senato della Repubblica XIII LEGISLATURA (III parte).
  4. ^ Il Viandante - Sicilia 1978
  5. ^ a b E LEGGIO SPACCO' IN DUE COSA NOSTRA - la Repubblica.it
  6. ^ Inzerillo Accusato Dell' Omicidio Costa - La Repubblica.It
  7. ^ Il Viandante - Sicilia 1981
  8. ^ Sentenza di primo grado per gli omicidi Reina-Mattarella-La Torre.
  9. ^ 'Ecco i nomi degli scappati' Naimo parla dei boss americani - Repubblica.it
  10. ^ Il New Jersey e quel cadavere nell' auto - archiviostorico.corriere.it
  11. ^ Mafia, il massacro degli Inzerillo Naimo e Casamento a giudizio - Live Sicilia
  12. ^ " pocket coffee " di piombo per la mattanza - archiviostorico.corriere.it
  13. ^ il giovane Pino Marchese, primo a tradire i segreti dei Corleonesi - archiviostorico.corriere.it
  14. ^ È morto Salvatore Montalto, mammasantissima di Villabate - Live Sicilia
  15. ^ La mafia torna a colpire: due morti
  16. ^ Corso dei Mille, il più feroce dei clan- Repubblica.it
  17. ^ a b Il Viandante - Sicilia 1982
  18. ^ Buscetta Superteste In Aula Lo Ha Deciso La Corte D' Assise - La Repubblica.It
  19. ^ Ordinanza contro Michele Greco+18 per gli omicidi Reina-Mattarella-La Torre.
  20. ^ Un Impero Basato Sulla Cocaina Che Gestiva Come Un Manager - La Repubblica.It
  21. ^ uccisi a tavola i nemici. i corpi sciolti nell' acido - archiviostorico.corriere.it
  22. ^ lacndb.com::Italian Mafia

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]