Lupara (arma)

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Un esemplare di lupara

La lupara è un fucile da caccia a canne lisce affiancate (doppietta, o fucile a canne mozze) a cui sono state mozzate le canne e, in genere, è stato anche modificato il calcio. Tali accorgimenti servono a contenerne la lunghezza in modo da poterlo utilizzare più facilmente tra la vegetazione. Il termine è anche diffuso (insieme a quello di lupara bianca), nelle cronache del giornalismo italiano che riguardano Cosa nostra e, più in generale, il crimine organizzato.

Origine del termine[modifica | modifica wikitesto]

Il nome "lupara" deriva dal fatto che quest'arma veniva largamente utilizzata per cacciare i lupi usando cartucce caricate con pallettoni da 6 millimetri (il cosiddetto munizionamento spezzato N°7/0).

Munizioni utilizzate[modifica | modifica wikitesto]

Essendo a canne lisce senza rigatura, utilizza cartucce a pallini, a pallettoni o a palla singola asciutta.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Contrariamente a quanto si crede (ossia che la sua peculiarità consista in una massima dispersione dei pallini, che, distanziandosi anticipatamente, consentirebbero di colpire più bersagli in un solo colpo, o un bersaglio solo in più punti), sotto il profilo balistico le armi a munizionamento spezzato garantiscono il maggior effetto lesivo e di conseguenza il maggior potere d'arresto quando tutti i pallini (o pallettoni) raggiungono il bersaglio con la maggiore densità possibile, creando quindi un'unica cavità di grossa entità e scaricando tutta l'energia sullo stesso punto o organo interno. Questo effetto solitamente viene garantito da una maggiore lunghezza o strozzatura delle canne, ma nel caso delle lupare ad uso criminale l'accorciamento delle canne non va ad influire sull'effetto lesivo, in quanto in questi casi gli ingaggi avvengono a distanze considerevolmente inferiori a quelle della caccia. Il fucile a canne mozze risulta, invece, alquanto facile da occultare sotto gli indumenti. A questo scopo gli viene solitamente mozzato anche il calcio (nell'immagine è rappresentato un fucile monocanna basculante preparato a mo' di lupara).

Utilizzo giornalistico del termine nelle cronache criminali[modifica | modifica wikitesto]

È stata spesso menzionata nelle cronache giornalistiche italiane, soprattutto a partire dagli anni sessanta del secolo XX, per il suo diffuso utilizzo nei delitti di mafia.

Nello stesso contesto, si segnala anche l'uso giornalistico dell'espressione lupara bianca, per quelli delitti che, a prescindere dalle modalità di esecuzione, comportano la sparizione del corpo della vittima.

Significati alternativi[modifica | modifica wikitesto]

Secondo alcune fonti vicine alla 'ndrangheta calabrese[senza fonte], per lupara non si intende il tipo di fucile, ma il modo di preparare i pallettoni, che vengono legati con del filo d'acciaio in modo da accrescere l'effetto dilaniante sulle carni delle vittime. È questo il motivo per il quale, in un omicidio, viene immediatamente riconosciuto il metodo della lupara, benché raramente l'arma venga ritrovata.

Anche Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne "Il Gattopardo" usa il termine per indicare non il fucile ma il suo munizionamento: "[...] lo hanno trovato morto [...] con dodici lupare nella schiena".

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]