Pietraperzia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Pietraperzia
Pietraperzia - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Sicilia
Provincia: Enna
Coordinate: 37°24′0″N 14°8′0″E / 37.4, 14.13333Coordinate: 37°24′0″N 14°8′0″E / 37.4, 14.13333
Altitudine: 476 m s.l.m.
Superficie: 117 km²
Abitanti:
7.307 31-05-2007 ( ISTAT )
Densità: 62 ab./km²
Comuni contigui: Barrafranca, Caltanissetta (CL), Enna, Mazzarino (CL), Piazza Armerina, Riesi (CL)
CAP: 94016
Pref. telefonico: 0934
Codice ISTAT: 086015
Codice catasto: G624 
Nome abitanti: pietrini 
Santo patrono: San Rocco 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia

Pietraperzia (in siciliano Petrapirzia) è un comune di 7.307 abitanti della provincia di Enna, nella Sicilia centrale.

Indice

[modifica] Geografia

Il comune di Pietraperzia nella provincia di Enna

[modifica] Storia

Petra è l'antico nome; esistono insediamenti umani da oltre 5.000 anni, documentati da ben 50 siti preistorici sparsi per il suo territorio, popolata dai Sicani che controllavano il fiume Himera inferiore (più il Salso) dalla sua "porta" di ingresso costituita da Sabucina e Capodarso su cui Petra domina come una fortezza. A Pietraperzia è stata poi trasferita la popolazione di una colonia di Siracusa in Calabria chiamata Caulonia. Pietraperzia deve agli arabi sia il nome che la sua prosperità.

A partire dal 1091 la Sicilia fu invasa dai Normanni, i quali favorirono il potere della chiesa romana che in breve prese il sopravvento su quella musulmana e si ritornò alle antiche consuetudini, precedenti l’invasione saracena. La tradizione narra che in quel periodo un muto viandante trovò in una contrada chiamata "La Cava", l’immagine murale della Madonna, ricevendone in dono la favella. Da quel giorno gli abitanti del luogo assunsero la Madonna come patrona principale di Pietraperzia e da allora ogni 14 e 15 agosto dell'anno hanno luogo festeggiamenti in onore della Madonna che venne chiamata appunto Madonna della Cava. Epoca aurea per Pietraperzia si può considerare il secolo sedicesimo quando i Barresi baroni della città assursero prima alla dignità di marchesi con Matteo III Barresi, il fondatore di Barrafranca (1529), e poi di principi con Pietro Barresi (1564). II castello di Pietraperzia loro abitazione diventò allora ambìto ritrovo di gente amante della cultura e della politica.

La sorella di Pietro, Dorotea Barresi, fu viceregina di Napoli avendo sposato in terze nozze il viceré di Napoli, Giovanni Zunica. Con Pietro e Dorotea si estinse la dinastia dei Barresi, come signori di Pietraperzia, e subentrò quella dei Branciforte. Il primo marito di Dorotea era stato, infatti, Giovanni Branciforte, conte di Mazzarino, da cui era nato Fabrizio.

Con la nuova dinastia cominciò per Pietraperzia un lento decadimento culturale che solo la presenza dei diversi ordini religiosi (Domenicani, frati Minori Francescani, Agostiniani, Carmelitani, Terz’Ordine Francescano), oltre che dei sacerdoti diocesani, riuscì a rintuzzare e a superare.

Grave fu, invece, la crisi sociale che investì la città, culminando nella tragica costituzione di una banda armata da parte di Antonino Di Blasi, inteso Testalonga, il quale creò, in poco più di due anni di banditismo (1765-1767), un esteso clima di terrore in tutta la Sicilia. Ricatti e sequestri furono le armi più usate per colpire potenti e ricchi commercianti. Preso, dopo una spiata, venne impiccato a Mussomeli.

Il moto rivoluzionario siciliano che investì la Sicilia nel 1848-49 coinvolse anche Pietraperzia. L’attività insurrezionale venne appoggiata dai notabili del paese anche con cospicue offerte in denaro. Nel 1860, durante la conquista della Sicilia da parte delle truppe garibaldine, il generale Afan de Rivera, comandante di una pattuglia dell'esercito borbonico in ritirata, passò per Pietraperzia e, trovando inalberata sulla torre del castello la bandiera tricolore e ritenendolo un grave affronto, ordinò ai suoi soldati di far fuoco sui civili, causando la morte di parecchi cittadini inermi.

Due anni dopo (1862) le forze progressiste pietrine costituirono una sezione della "Società Unitaria", di ispirazione garibaldina, che aveva la sua sede centrale a Palermo. Essa aveva come scopo appoggiare le iniziative garibaldine tese a liberare i territori di Roma e Venezia, che ancora non facevano parte dell’Italia. A tal proposito promossero la venuta di Garibaldi a Pietraperzia, cosa che avvenne nell’agosto del 1862 con grande entusiasmo di molti Pietrini.

Ma l’unità d’Italia non costituì la sperata soluzione dei problemi economici e sociali del popolo siciliano. Leggi esose e amministratori poco avveduti prepararono ciecamente la rivolta dei Fasci dei Lavoratori di ispirazione socialista. Un contributo di morti notevole diede Pietraperzia nel periodo in cui avvennero le sollevazioni più gravi. Il 1° gennaio 1894 il popolo, non sopportando più i dazi cui erano sottoposti i prodotti dei campi, dopo le parole infuocate di un sacerdote nella Chiesa Madre, si diresse con veemenza verso la Piazza Centrale e venne affrontata dalla polizia che sparò sulla folla, pagando a caro prezzo la rivolta con la morte di otto persone.

La repressione statale successiva alienò completamente l’animo dei poveri verso il potere centrale. I bisogni spinsero molti ad abbandonare i propri paesi di origine e ad emigrare verso le Americhe, in particolare verso gli Stati Uniti d'America.

Nel 1926 Pietraperzia entrò a far parte della nuova provincia di Enna, lasciandosi alle spalle il lungo legame politico e culturale con la provincia di Caltanissetta.

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Cultura

[modifica] I monumenti

[modifica] La Chiesa di Santa Maria Maggiore

Costruita nel sedicesimo secolo da Matteo Barresi, nel diciottesimo secolo subì dei lavori di rifacimento che però non furono ultimati e che lasciarono incompleta la facciata della chiesa. L'interno si presenta molto curato nelle decorazioni parietali, cosa questa testimoniata dalla presenza di numerosi e pregiati stucchi ornamentali e da una fila di colonne veramente imponente. A rendere la chiesa ancora più affascinante sono le sculture realizzate dalla scuola gaginesca e diverse tele ritraenti immagini sacre. Per quanto riguarda quest'ultime sono da ricordare, per la particolare bellezza, le tele presenti all'altare maggiore, opera di Filippo Paladino (1544-1614). Su tutte di particolare bellezza è quella raffigurante la "Madonna in trono e Santi".

[modifica] Il Venerdì Santo

La commemorazione religiosa più suggestiva ricorrente a Pietraperzia è, senza alcun dubbio, quella di "lu Signuri di li fasci". L’anima di "lu Signuri di li fasci" è una trave di legno di cipresso, terminante a croce. La trave è alta metri 8,50 con tutta "la vara". Essa viene portata all’esterno della chiesa del Carmine (dove ha sede) verso il tramonto del sole e lasciata in posizione orizzontale nello spiazzale antistante la chiesa stessa . Quindi nella parte alta della trave viene apposta una struttura metallica di forma circolare. Di lì a poco i fedeli si avvicinano alla croce e cominciano ad annodare al cerchio numerosissime fasce di tela di lino bianche della lunghezza di circa 32 metri e della larghezza di circa 40 centimetri. Per annodare la sua fascia il fedele deve presentare ai confrati responsabi1i un biglietto di iscrizione che serve per registrare il numero delle fasce.La funzione delle fasce sarà quella di consentire ai fedeli di mantenere in equilibrio la lunga asta di legno lungo il percorso processionale. Intanto, all’interno della chiesa del Carmine, si svolge un altro atto tradizionale di cui non si conosce 1’origine: un componente della confraternita tutto il pomeriggio è impegnato a stendere, sul corpo del Crocifisso, dei nastrini rossi, detti "misureddi" (piccole misure) che così benedetti, vengono, legati dai fedeli all’avambraccio. Poco prima dell’inizio della processione, viene posto in cima alla croce, Crocifisso antico e miracoloso. Commovente il sincronico passaggio del Crocifisso da una mano all’altra ("lu ppassamànu") dei confrati disposti a catena dentro la chiesa del Carmine; e ciò al fine di far pervenire il Crocifisso dal posto dov’è tenuto nel pomeriggio per la tradizionale benedizione di "li misurèddi", fino all’esterno dell’ingresso della Chiesa dove già la croce è pronta per essere innalzata. La gente, che si trova in chiesa si riversa fuori per assistere al momento della spettacolare "alzata" della grande croce. Nel mentre, i confrati, impegnati nell’atto rituale del passamano del Crocifisso, pregano gridando la giaculatoria: "Pietà e Misericordia, Signù". Questa giaculatoria sarà ripetuta dai portatori della "vara",ogni volta che sono chiamati dal doppio colpo di un martello di legno (dato dal confrate-guida sul fronte interno del fercolo) a rimettersi sulle spalle il pesante carico. Ai piedi del Cristo in croce viene posto un globo a vetri colorati, simbolo del mondo e delle sue diversità, dominato dalla potenza salvifica di Cristo. Questo globo viene internamente illuminato da 4 lampade che ne fanno risaltare la sua policromia. La processione, che ha inizio abitualmente tra le 20.30 e le 20.45, si muove lentamente per alcune vie del paese. Le finestre e i balconi delle abitazioni che si affacciano su quelle vie sono gremite di persone. Apre il corteo processionale la confraternita Maria SS. del Soccorso, che cura la manifestazione. Quindi segue una delle tre bande musicali (due locali e una forestiera); poi "lu Signuri di li fasci" e una folla immensa; viene dopo una seconda banda musicale e il simulacro dell’Urna col Cristo morto, i fedeli e ancora una terza banda musicale e la statua della Madonna Addolorata. Anticamente dietro "lu Cravàniu" (così era chiamato "lu Signuri di li fasci") si ponevano tutti coloro che durante l’anno avevano ricevuto la grazia di una guarigione per se o per i propri congiunti; camminavano scalzi e con una catena di ferro ai piedi ("la prucissìoni di li malati"). L’artistica Urna col Cristo morto, viene portata a spalla da alcuni confrati, mentre altri li affiancanolateralmente tenendo in mano una torcia. Particolare fascino per il loro sapore di antico e per la caratteristica intonazione lamentevole esprimono le tristi nenie, la cosiddetta "Ladàta"- che gruppi di persone cantano vagando per il paese o seguendo la processione. Esse sembrano dare sfogo al loro dolore per la morte in croce del Figlio di Dio. Le fasce bianche - che diventano fluorescenti per il riflesso della luce delle lampade impiantate sull’asse verticale della croce- viste da lontano danno ai presenti la sensazione di assistere ad un avvenimento miracoloso: la visione di una montagna alta e innevata, con sulla cima un Crocifisso che si muove da se. A questo punto non si può non parlare della pericolosità del trasporto di un così mastodontico simulacro. Pur essendoci le fasce, che hanno la funzione di equilibrare l’andatura dello stesso, tuttavia spesso, per la poca esperienza o per la disattenzione dei conduttori di fasce, si causano tali inclinazioni della trave da far temere e restare col fiato sospeso tutti gli astanti. Il grido preoccupato dei confrati responsabili ("Attrantàmmu li fasci!" cioè: Tiriamo con forza distendendo le fasce! ; oppure: "Allintammu li fasci!" cioè: Allentiamo le fasce! produce attimi di forte ansietà nei presenti. Questi momenti inattesi di "suspence" rendono ancora più suggestiva la processione, la cui durata compplessiva è di circa quattro ore con parecchie fermate e ripartenze comandate da un confrate, il quale battendo con un martello di gomma tre colpi sul tavolato della "vara", indica la partenza, battendone due da il segnale del riposo. La processione è estenuante, ma ricca di emozioni.

[modifica] Economia

L'economia pietrina si basa soprattutto sul settore agricolo, infatti si coltivano e si producono: ortaggi, frumento, olive, mandorle, uva, angurie e uva. A Pietrperzia ci sono 4 frantoi e 2 oleifici. Per quando riguarda L'allevamento, vi e' l'allevamento suino,bovino e ovino, con la produzione di latte e ricotta fresca, esportata in tutta la Sicilia e in Italia. L'artigianato si basa soprattutto sulla lavorazione della ceramica , ferro e legno.

[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Catarina Bevilacqua (lista civica) dal 16/05/2005
Centralino del comune: 0934 403011
Posta elettronica: sindaco@comune.pietraperzia.en.it

[modifica] Collegamenti esterni

Comune di Pietraperzia[1]
Immagini Pietraperzia[2]
Immagini di "Lu Signuri di li fasci"[3]


Strumenti personali