Assoro

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Assoro
comune
Assoro – Stemma Assoro – Bandiera
Il parco del castello
Il parco del castello
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Enna-Stemma.png Enna
Amministrazione
Sindaco Giuseppe Bertini (PD) dal 10/06/2013
Territorio
Coordinate 37°38′00″N 14°25′00″E / 37.633333°N 14.416667°E37.633333; 14.416667 (Assoro)Coordinate: 37°38′00″N 14°25′00″E / 37.633333°N 14.416667°E37.633333; 14.416667 (Assoro)
Altitudine 850 m s.l.m.
Superficie 112,15 km²
Abitanti 5 337[1] (31-12-2012)
Densità 47,59 ab./km²
Frazioni San Giorgio
Comuni confinanti Agira, Enna, Leonforte, Nissoria, Piazza Armerina, Raddusa (CT), Ramacca (CT), Valguarnera Caropepe
Altre informazioni
Cod. postale 94010
Prefisso 0935
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 086003
Cod. catastale A478
Targa EN
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona D, 1 952 GG[2]
Nome abitanti Assorini
Patrono santa Petronilla vergine e martire
Giorno festivo 31 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Assoro
Posizione del comune di Assoro nella provincia di Enna
Posizione del comune di Assoro nella provincia di Enna
Sito istituzionale

Assoro (Assoru o Asaru in siciliano, Assoros in greco, Assorus in latino) è un comune italiano di 5.337 abitanti della provincia di Enna in Sicilia.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Il comune dista 29 km da Enna, è situato nel nord-est della provincia sui monti Erei. L'altitudine del comune parte dai 254 m s.l.m. della stazione di Dittaino, per arrivare a S. Caterina (840 m), e alla Torre (906 m). Il comune è attraversato dal fiume Dittaino, formato dai due rami del Tavi-Bozzetta, con gli affluenti del Rassuara/Murra, Orto Nocelle. Nella zona sono stati individuati giacimenti di zolfo, alabastro e salgemma. Vi sono quattro principali sorgenti pubbliche: Acquanuova, Buffa, S. Giorgio e Rassuara, ed altre minori tra le quali Gallizzi, Fontana Amara e Zubbia.

La Città vecchia (dal "Ryto" al "Piano della Corte") ebbe vita dal 1000 a.C. al 1000 d.C. La Città nuova, situata sulla roccia del Monte la Stella, dal 1169. Negli ultimi tempi si assiste ad ritorno alla vecchia città (Piano della Corte).

Flora e fauna[modifica | modifica wikitesto]

La vegetazione arborea è costituita dal mandorlo, dall’ulivo, da querce, olmi, carrube e agrumi. Oltre i vigneti abbiamo il frumento, la fava e l’orzo. Le specie animali che si trovano in prevalenza sono i bovini, gli equini, gli ovini, i suini, e gli animali da caccia: conigli, lepri e pernici; più rare le quaglie, i piccioni, i gufi, i falchi, i corvi, le cornacchie, le gazze e i cuculi. Abbondano infine passeri, galline e merli.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Antichità[modifica | modifica wikitesto]

Secondo lo storico Apollodoro, (II secolo a.C.), fin dall’antichità Assoro avrebbe formato una federazione fra tre diversi popoli. I tre monti rappresentano i primi popoli: Sicani, Sicheli ed Elimi. La vetta più alta fu chiamata Monte la Stella.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Sotto il dominio arabo Assoro era compreso nella Val Demone. Nel 1397 venne concesso in comune ai fratelli Simone e Vitale di Valguarnera la baronia di Assoro con i feudi di Rassaira e Morra. Successivamente Simone, divenuto comandante della Guardia del re Martino, comprò la baronia di Caropipi che nel 1404 donò al fratello Vitale. Questi morì senza eredi e lo stesso avvenne per Simone. Nel 1440 giunse quindi dalla Catalogna il fratello dei due, Francesco, con il figlio secondogenito Vitale, che prese possesso dei feudi, divenendo secondo barone di Assoro.

Giovanni, quarto barone di Assoro, fu nel 1473 strategoto di Messina, nel 1485 presidente del Regno di Sicilia, capitano generale della cavalleria del regno e comandante delle truppe che re Ferdinando il Cattolico inviò, nel 1486 in aiuto al re Ferrante d'Aragona contro la congiura dei baroni.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Girolamo Valguarnera e Ribasaltes, ottavo barone di Assoro (con Caropipi e Rassaira) vide, nel 1543, il suo feudo elevato contea. Nel 1549 ottenne dall'imperatore Carlo V l'autorizzazione ad edificare un paese nel feudo di Caropipi (poi divenuto Caropepe) sotto il nome di Valguarnera. Iniziò la costruzione del nuovo insediamento. Nel 1628, il figlio Don Francesco Valguarnera e del Carretto, sesto conte di Assoro, si fece rinnovare la concessione ottenendo il titolo di principe di Valguarnera, e nel 1632 fu Pretore di Palermo.

Don Francesco Valguarnera e Arrighetti fu il terzo principe di Valguarnera e l'ottavo conte di Assoro, nel 1674 Vicario generale in Val Demone al tempo dell’insurrezione di Messina e della guerra fra la Spagna e la Francia. In seguito, nel 1686, fu capitano di giustizia e Pretore di Palermo. Sposò Donna Antonia Grifeo e Grimaldi, marchesa di Regiovanni e principessa di Gangi.

Nel 1714 Don Francesco Saverio Valguarnera e Gravina costituì e fu comandante di uno dei due reggimenti di fanteria siciliana che entrarono a far parte dell’esercito di Vittorio Amedeo II. Dopo la perdita della Sicilia da parte del sovrano sabaudo, Don Francesco Saverio rimase al suo servizio. Il reggimento da lui comandato perse però il nome di Valguarnera per divenire di Sicilia, e nel 1721 fu nominato comandante della III compagnia della Guardia del Corpo (unità costituita allora da siciliani). Nel 1732 divenne Colonnello comandante della Guardia Svizzera e Generale degli Svizzeri nel regno di Sardegna; nel 1737 fu cavaliere dell’Ordine della Santissima Annunziata, nel 1739 nominato Viceré di Sardegna, ma morì prima di assumere l'incarico. A lui subentrò la figlia Marianna, ma non senza qualche difficoltà a causa del fatto di essere muta (è l’eroina del libro di Dacia Maraini "La lunga vita di Marianna Ucrìa"). Essa (quinta principessa di Valguarnera, decima contessa di Assoro e settima principessa di Gangi) sposò lo zio Don Pietro.

Altro fratello di Don Francesco Saverio fu Don Emanuel, ambasciatore a Madrid e comandante delle Guardie del Corpo, con le quali si batté a fianco di Carlo Emanuele III di Savoia. Nel 1748 divenne Viceré di Sardegna. Nel settembre 1711, Anna Maria Valguarnera, nata a Gravina, dava inizio alla costruzione della villa di Bagheria completata dal nipote Pietro (il marito di Marianna Ucrìa). Il settimo ed ultimo principe di Valguarnera fu Don Pietro (1779-1855) nipote di Marianna Ucrìa, figlio di Don Giuseppe Emanuele, tredicesimo conte di Assoro, nono principe di Gangi, principe di Gravina, barone della Bozzetta e del Mercato del Fegotto, signore di Rosetti ed Erbebianche, signore di Vicareto, signore di Artesinella, Canali e Mandra del Piano, signore di Albaruso. Alla sua morte i titoli passarono a sua nipote Agata (figlia del fratello Girolamo) e quindi, dal matrimonio con Don Giuseppe Alliata e Moncada, transitarono in Casa Alliata di Villafranca.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Castello[modifica | modifica wikitesto]

La planimetria del castello aveva un andamento poligonale irregolare, modulato secondo le forme delle rocce situate alla sommità della rupe. Le mura terminano presso una torre piena a pianta circolare, munite, sino pochi anni addietro, di beccatelli in pietra, quasi una prova dell'influsso spagnolo della famiglia Valguarnera, che dovette intervenire sul castello con opere di restauro. Una seconda muraglia è munita di finestre che guardano verso valle. Un ambiente sotterraneo di passaggio è munito di scala a chiocciola e altri ambienti, il tutto scavato nella roccia con volta a crociera.

Gli altri ambienti sembrano aver avuto la funzione di magazzini, anche a giudicare dalla presenza di canalette di scolo delle acque. Di difficile interpretazione sono lunghe serie di petroglifi lineari, tutti uguali. Il castello doveva svilupparsi, nel suo complesso, oltre l’attuale parco urbano, fino al centro abitato.

Le notizie storiche del castello sono rare, doveva essere una fortificazione bizantina espugnata nel 939 dalla gualdana araba di Chalil. Il castello venne conquistato dai Normanni, e passò, con un atto di vendita firmato da Ruggero II, al vescovo di Catania che ne acquisì il diritto feudale. Pervenne poi a Scaloro I degli Umberti, al quale venne confiscato nel 1340 e affidato al Duca di Randazzo, Giovanni, fedele al partito catalano; nel 1347 l'Umberti venne perdonato e rientrò in possesso del Castrum Asari, dove venne ucciso in una battaglia del 1351. Nel 1364 Federico IV concede il castello e la terra a Matteo d'Aragona, che però muore lo stesso anno senza eredi. Nel 1366 il castello perviene a Antonio Moncada sino al 1397. In Sicilia è sostituito nella signoria di Assoro dai Valguarnera, sino la fine del feudalesimo.

Santa Maria degli Angeli[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa, con l'annesso convento, venne eretta nel 1622 dai Padri Riformati. Fu la prima edificata ad Assoro, dopo la ribellione protestante che aveva abolito gli edificio di culto[non chiaro]. In questa nuova chiesa mariana trionfa anche lo sfarzo barocco e l'esteriorità della Fede. Di grande interesse l'interno, recentemente restaurato, raro esempio di barocco dipinto. La solenne "scalea", adornata di eleganti colonnine con balconate lapidee, inizia con una massiccia croce (due monoliti incrociati ad incastro, ricavati direttamente dallo scavo della cisterna del chiostro).

Basilica San Leone[modifica | modifica wikitesto]

La basilica è la chiesa madre di Assoro. Venne eretta nel 1186, monumento nazionale dal 1933. Il sisma dell'11 gennaio 1693, non causò vittime, ma ingenti danni al pronao e alla guglia campanaria, poi sostituita da una specola con orologio fino al 1973.

È composta da cinque navate e tre absidi, un tetto in legno dipinto con capriate. Al suo interno vi sono pregevoli opere in marmo ed un grande crocifisso ligneo di Antonello Gagini, i sepolcri marmorei di Ponzio, Vitale e Giacomo Valguarnera, alcune tele del XIV e XV secolo, una croce processionale in argento e smalti di Vincenzo Archifel.

Altri monumenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa di Santa Maria Del Carmine, all'inizio dedicata a Santa Petronilla e risalente al XIV secolo. È sede della tomba marmorea di Francesco Valguarnera detta del paladino, della scuola del Gagini. Ha un prospetto romanico e una torre campanaria con bifore.
  • Campanile e prospetto di San Biagio, del 1603, nell'antico quartiere greco.
  • Chiesa della Mercede.
  • Chiesa dei Minori Osservanti.
  • Monastero delle Clarisse, (Badia di Santa Chiara) risalente al XV secolo, venne fondato da Virginia Valguarnera. Oggi è sede municipale, con l'archivio storico, la biblioteca comunale e la pinacoteca, situata nella sala consiliare, con quadri di Elio Romano, pittore locale, oltre ad una cinquantina di quadri di pittori contemporanei di diverse scuole siciliane.
  • Chiesa dello Spirito Santo, del XIII secolo a tre navate. Ha un portale gotico e un portico esterno.
  • Chiesa della Misericordia.
  • Chiesa di San Giuseppe.
  • Palazzo dei Principi di Valguarnera, o della Signoria, del XV secolo. Ha uno stile catalano ed è collegato alla Chiesa Madre di San Leone da un arco a tutto sesto.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]


Feste religiose[modifica | modifica wikitesto]

Venerdì Santo

Processione del Cristo portato a spalla dalla congregazione dei "Nudi" a piedi scalzi con al seguito la congregazione di "Maria Santissima Addolorata". I Nudi sono 64. Il fercolo ha il nome di u Munti. La cerimonia dura dalle 21 alle 4 del mattino. Prima della processione viene celebrata all'interno della chiesa madre, una cerimonia della congregazione "del Crocefisso".

L'Addolorata degli Angioletti

Il mercoledì santo una processione di oltre cinquanta bambini portano i simboli della Passione: la croce, i chiodi, la lancia e la corona di spine dalla chiesa dello Spirito Santo fino alla chiesa Madre.

Festa patronale di Santa Petronilla vergine e martire

Viene celebrata il 29, 30 e 31 maggio.

Festa Maria Santissima degli Angeli

Viene celebrata la terza domenica di agosto con una suggestiva processione. Il fercolo viene portato a spalla dai congreganti a piedi nudi, vestiti di un saio bianco.

Festeggiamenti di San Nicolò da Tolentino

Celebrati il 10 settembre.

Fuga in Egitto

È una sacra rappresentazione avente cadenza settennale. Si Svolge il 19 di marzo. La prossima rappresentazione avrà luogo nel 2014.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Le zolfare (80 pozzi) di Assoro facevano parte di un complesso industriale che ha garantito al comune stabilità economica fino al dopoguerra. Una delle idee del senatore Edoardo Pantano, nativo di Assoro, e dei suoi collaboratori, era di costruire una ferrovia che avrebbe collegato il comune al nord della Sicilia. La linea che arrivava a Leonforte veniva utilizzata per trasportare gli operai alle miniere, le donne alla lavanderia, e lo zolfo alla stazione di Dittaino; quest'ultimo veniva trasferito a Catania o a Riposto per poi essere esportato in tutto il mondo. L'introduzione di nuovi mezzi di trasporto quali autobus, camion e le automobili hanno fermato l'estrazione, in ritardo rispetto al resto di Europa, bloccandola definitivamente.

In epoca recente, nella parte bassa del territorio comunale, presso il fiume Dittaino e l'omonima Stazione FS, si è sviluppata un'importante zona industriale.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Stemma usato dal comune


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2012.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jean Paul Morel, Assoro, Scavi nella necropoli, Accademia dei Lincei, 1966.
  • Agatino Riccioli, Enna città operosa, Enna, Euno, 1973.
  • Don Giovanni Gnolfo, Assoro città senza tempo, Assoro, Novagraf, 1987.
  • Giuseppe Traina, Amici di Leonardo Sciascia, Milano, Testi-Diritti Letterari, 2000.
  • Giuseppe Maria Amato, Il castello dei Valguarnera, Catania, 2001.
  • Angela Accardi, Adele Daidone, Castelli medievali di Sicilia, Palermo, Grafiche Renna, 2002.
  • Carmelo Martire, Il tetto ligneo dipinto della Basilica di San Leone di Assoro, Assoro, Archeoclub d’Italia, 2006.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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