Rocco Chinnici

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« Né la generale disattenzione né la pericolosa e diffusa tentazione alla convivenza col fenomeno mafioso - spesso confinante con la collusione - scoraggiarono mai quest'uomo, che aveva, come una volta mi disse, la "religione del lavoro" »
(Paolo Borsellino[1][2])
Rocco Chinnici

Rocco Chinnici (Misilmeri, 19 gennaio 1925Palermo, 29 luglio 1983) è stato un magistrato italiano, una delle vittime di Cosa Nostra. E' divenuto famoso per l'idea dell'istituzione del "pool antimafia".

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La formazione e l'ingresso in magistratura[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strage di viale Lazio.

Fu alunno del liceo classico "Umberto I" a Palermo, presso il quale conseguì la maturità nel 1943. Si iscrisse poi alla facoltà di giurisprudenza dell'ateneo della stessa città, in cui si laureò il 10 luglio 1947[3][2]. Durante gli studi, per alleviare l'impegno economico sostenuto dalla famiglia, aveva lavorato all'ufficio del registro di Misilmeri come procuratore della Repubblica.[4]. Qui conobbe anche Agata Passalacqua, giovane docente di scuola media che sarebbe poi divenuta sua moglie.[4]

Entrò nella magistratura italiana nel 1952, avendo come prima destinazione il tribunale di Trapani come uditore giudiziario. In seguito fu pretore a Partanna, dal 1954 al 1966, anno in cui pervenne a Palermo ove il 9 aprile[4] prese servizio presso l'Ufficio Istruzione del Tribunale, nel ruolo di giudice istruttore[3][2].

Nel 1970 gli fu assegnato il caso della cosiddetta "strage di viale Lazio", in cui figuravano molti nomi di criminali di mafia destinati a successiva maggior notorietà.[4] Nel 1975, giunto al grado di magistrato di Corte d'Appello, fu nominato Consigliere Istruttore Aggiunto. Divenne magistrato di Cassazione e Consigliere Istruttore dopo altri quattro anni e come tale[4], in quel 1979 in cui fu ucciso Cesare Terranova, fu chiamato alla carica di dirigente dell'Ufficio in cui già lavorava sull'onda dell'emozione per quel delitto "eccellente"[5][6].

La lotta a cosa nostra ed il pool antimafia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giovanni Falcone, Maxiprocesso di Palermo, Paolo Borsellino e Pool (magistratura italiana).

Altri omicidi eccellenti seguirono non molto tempo dopo, nel 1980, quando cosa nostra uccise il capitano dell'Arma dei Carabinieri Emanuele Basile (4 maggio) e il procuratore Gaetano Costa (6 agosto), amico di Chinnici, con cui aveva condiviso indagini sulla mafia i cui esiti i due giudici si scambiavano in tutta riservatezza dentro un ascensore di servizio del palazzo di Giustizia[7]. Dopo questo omicidio[8] Chinnici ebbe l'idea di istituire una struttura collaborativa fra i magistrati dell'Ufficio (poi nota come "pool antimafia")[9], conscio che l'isolamento dei servitori dello stato li espone all'annientamento e che, in particolare per i giudici, li rende vulnerabili poiché uccidendo chi indaga da solo, si seppellisce con lui anche il portato delle sue indagini[4][7].

Entrarono a far parte della sua "squadra" alcuni giovani magistrati fra i quali Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Con quest'ultimo, per agra coincidenza, condivideva il giorno di nascita, il 19 gennaio. Altro avrebbe legato le tre figure qualche anno dopo. «Un mio orgoglio particolare» - disse Chinnici in una intervista - «è una dichiarazione degli americani secondo cui l'Ufficio Istruzione di Palermo è un centro pilota della lotta antimafia, un esempio per le altre magistrature d'Italia. I magistrati dell'Ufficio Istruzione sono un gruppo compatto, attivo e battagliero».[2] Il primo grande processo a cosa nostra, il cosiddetto maxi processo di Palermo, è il risultato del lavoro istruttorio svolto da Chinnici[4].

L'attività culturale[modifica | modifica wikitesto]

Chinnici partecipò, in qualità di relatore, a molti congressi e convegni giuridici e socio-culturali, e credeva nel coinvolgimento dei giovani nella lotta contro la mafia, recandosi nelle scuole per parlare agli studenti della mafia e del pericolo della droga[3]. Questo pericolo ebbe a esplicitare poco prima di morire, in una nota intervista a I Siciliani di Pippo Fava[10]: ««[...] sono i giovani che dovranno prendere domani in pugno le sorti della società, ed è quindi giusto che abbiano le idee chiare. Quando io parlo ai giovani della necessità di lottare la droga, praticamente indico uno dei mezzi più potenti per combattere la mafia. In questo tempo storico infatti il mercato della droga costituisce senza dubbio lo strumento di potere e guadagno più importante. Nella sola Palermo c'è un fatturato di droga di almeno quattrocento milioni al giorno, a Roma e Milano addirittura di tre o quattro miliardi. Siamo in presenza di una immane ricchezza criminale che è rivolta soprattutto contro i giovani, contro la vita, la coscienza, la salute dei giovani.
Il rifiuto della droga costituisce l'arma più potente dei giovani contro la mafia.
»

Ed in altra occasione aveva detto: «Parlare ai giovani, alla gente, raccontare chi sono e come si arricchiscono i mafiosi [...] fa parte dei doveri di un giudice. Senza una nuova coscienza, noi, da soli, non ce la faremo mai»[11].

Fu anche uno studioso del fenomeno mafioso, del quale diede in più occasioni definizioni molto decise. Nella sua relazione sulla mafia tenuta nell'incontro di studio per magistrati organizzato dal Consiglio Superiore della Magistratura a Grottaferrata il 3 luglio 1978 così si era espresso: “Riprendendo il filo del nostro discorso, prima di occuparci della mafia del periodo che va dall'unificazione del Regno d’Italia alla prima guerra mondiale e all’avvento del fascismo, dobbiamo brevemente, ma necessariamente premettere che essa come associazione e con tale denominazione, prima dell’unificazione, non era mai esistita in Sicilia”, e più oltre aggiunge: “La mafia … nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia”.»[12]

Più tardi, nella detta intervista a I Siciliani, approfondì la definizione: «La mafia è stata sempre reazione, conservazione, difesa e quindi accumulazione della ricchezza. Prima era il feudo da difendere, ora sono i grandi appalti pubblici, i mercati più opulenti, i contrabbandi che percorrono il mondo e amministrano migliaia di miliardi. La mafia è dunque tragica, forsennata, crudele vocazione alla ricchezza. [...] La mafia stessa è un modo di fare politica mediante la violenza, è fatale quindi che cerchi una complicità, un riscontro, una alleanza con la politica pura, cioè praticamente con il potere. Se lei mi vuole chiedere come questo rapporto di complicità si concreti, con quali uomini del potere, con quali forme di alleanza criminale, non posso certo scendere nel dettaglio. Sarebbe come riferire della intenzione o della direzione di indagini.»[10]

In una delle sue ultime interviste, Chinnici disse: «La cosa peggiore che possa accadere è essere ucciso. Io non ho paura della morte e, anche se cammino con la scorta, so benissimo che possono colpirmi in ogni momento. Spero che, se dovesse accadere, non succeda nulla agli uomini della mia scorta. Per un Magistrato come me è normale considerarsi nel mirino delle cosche mafiose. Ma questo non impedisce né a me né agli altri giudici di continuare a lavorare».[13]

L'attentato e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strage di via Pipitone Federico.

Rocco Chinnici fu ucciso il 28 luglio 1983 con una Fiat 126 imbottita di esplosivo davanti alla sua abitazione in via Pipitone Federico a Palermo, all'età di cinquantotto anni. Ad azionare il detonatore che provocò l'esplosione fu il killer mafioso Antonino Madonia. Accanto al suo corpo giacevano altre tre vittime raggiunte in pieno dall'esplosione: il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l'appuntato Salvatore Bartolotta, componenti della scorta del magistrato, e il portiere dello stabile di via Pipitone Federico, Stefano Li Sacchi. L'unico superstite fu Giovanni Paparcuri, l'autista. Ad accorrere fra i primi furono due dei suoi figli, ancora ragazzi.[senza fonte]

Le indagini e i processi[modifica | modifica wikitesto]

In Assise il giudice Antonino Saetta si contraddistinse per le dure pene inflitte ai killer di Rocco Chinnici; fu anche lui ucciso, insieme al figlio Stefano, in un tragico attentato il 25 settembre 1988 a Caltanissetta[14].

Commemorazioni[modifica | modifica wikitesto]

In suo onore dal 1985 è stato istituito il "Premio Rocco Chinnici". Tra i vincitori: Valentino Picone[15], Michele Guardì[15], Giuseppe Tornatore[15], Fortunato Di Noto[16], Marco Travaglio, Giorgio Bongiovanni, Marco Benanti, Roberto Scarpinato, Guido Lo Forte[16], Pif e tanti altri[16][17]. Rocco Chinnici è ricordato ogni anno il 21 marzo nella Giornata della Memoria e dell'Impegno di Libera, la rete di associazioni contro le mafie, che in questa data legge il lungo elenco dei nomi delle vittime di mafia e fenomeni mafiosi.

Nel 2014 la figlia Caterina, anche lei magistrato, ha pubblicato un libro di ricordi dal titolo "È così lieve il tuo bacio sulla fronte".[18].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor civile
«Magistrato tenacemente impegnato nella lotta contro la criminalità organizzata, consapevole dei rischi cui andava incontro quale Capo dell'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, dedicava ogni sua energia a respingere con rigorosa coerenza la sfida sempre più minacciosa lanciata dalle organizzazioni mafiose allo Stato democratico. Barbaramente trucidato In un proditorio agguato, tesogli con efferata ferocia, sacrificava la sua vita al servizio della giustizia, dello Stato e delle istituzioni»
— Palermo, 29 luglio 1983[19]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Paolo Borsellino, prefazione a prefazione a "L’illegalità protetta", raccolta postuma dei suoi scritti
  2. ^ a b c d Monografia in "Per non dimenticare", Ministero dei Beni Culturali d'Italia
  3. ^ a b c Cenni biografici sul sito della Fondazione Rocco Chinnici
  4. ^ a b c d e f g Monografia sul sito della Fondazione Rocco Chinnici
  5. ^ Enrico Deaglio, Patria 1978-2008, Il Saggiatore, 2010 - ISBN 8865760680
  6. ^ Francesco La Licata, Storia di Giovanni Falcone, Feltrinelli, 2002 - ISBN 8807817039
  7. ^ a b Saverio Lodato, Quarant'anni di mafia: Storia di una guerra infinita, Edizioni Bur, 2012 - ISBN 8858625463
  8. ^ Il Giornale d'Italia, Quando la mafia ammazzò il padre del "pool"
  9. ^ Nasce l’idea del pool antimafia, inizi del 1980. Trattativa stato mafia. Cronaca. 25 agosto 2012
  10. ^ a b Testo dell'intervista sul sito della fondazione Chinnici
  11. ^ La seconda parte della frase è citata in davvero innumerevoli fonti, fra le quali, e pluribus una, Vincenzo Ceruso, Uomini contro la mafia, Newton Compton, 2012 - ISBN 8854144126
  12. ^ antimafiaduemila.it, Ricordando Rocco Chinnici
  13. ^ Elena Invernizzi, Stefano Paolocci, Un orsacchiotto con le batterie. Il depistaggio sulla strage di via d'Amelio, Round Robin Editrice, 2012 - ISBN 889573162X
  14. ^ Saetta aveva condannato i killer di Basile e Rocco Chinnici. Repubblica. Archivio. 27 settembre 1988..
  15. ^ a b c "Terza edizione Premio Rocco Chinnici. Misilmeri Blog. 14 gennaio 2009.
  16. ^ a b c Storia del Premio Rocco Chinnici. Tiscali. Scuola.
  17. ^ Tra i premiati nelle sezioni scuole, anche i ragazzi di Addio Pizzo di Palermo
  18. ^ Libri: l'omaggio di Caterina Chinnici al padre Rocco, giudice ucciso dalla mafia - Il Fatto Quotidiano
  19. ^ Medaglia d'oro al valor civile, Onorificenze, Presidenza della Repubblica. URL consultato il 28 dicembre 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore:
Cesare Terranova
Capo dell'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo (1979-1983) Successore:
Antonino Caponnetto

Controllo di autorità VIAF: 72548201 LCCN: no2006071029