Pino Puglisi

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Beato Giuseppe Puglisi
A destra un giovanissimo Pino Puglisi con il cardinale Ernesto Ruffini
A destra un giovanissimo Pino Puglisi con il cardinale Ernesto Ruffini

Presbitero, martire

Nascita 15 settembre 1937
Palermo, bandiera Italia
Morte 15 settembre 1993
Palermo, Italia Italia
Venerato da Chiesa cattolica
Beatificazione 25 maggio 2013, Foro Italico di Palermo
Ricorrenza 21 ottobre
« Don Puglisi è stato un sacerdote esemplare, dedito specialmente alla pastorale giovanile. Educando i ragazzi secondo il Vangelo vissuto li sottraeva alla malavita e così questa ha cercato di sconfiggerlo uccidendolo. In realtà però è lui che ha vinto con Cristo risorto »
(Papa Francesco ricorda Pino Puglisi il 26 maggio 2013)

Don Giuseppe Puglisi, meglio conosciuto come padre Pino Puglisi (Palermo, 15 settembre 1937Palermo, 15 settembre 1993), è stato un presbitero italiano, ucciso da Cosa nostra il giorno del suo 56º compleanno a motivo del suo costante impegno evangelico e sociale. Il 25 maggio 2013, sul prato del Foro Italico di Palermo, davanti ad una folla di circa centomila fedeli, è stato proclamato beato. La celebrazione è stata presieduta dall'arcivescovo di Palermo, cardinale Paolo Romeo, mentre a leggere la lettera apostolica, con cui si compie il rito della beatificazione, è stato il cardinale Salvatore De Giorgi, delegato da papa Francesco. È il primo martire della Chiesa ucciso dalla mafia.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Infanzia e ordinazione[modifica | modifica sorgente]

Nasce il 15 settembre 1937 a Brancaccio, quartiere periferico di Palermo, da una famiglia modesta (il padre calzolaio, la madre sarta). A 16 anni, nel 1953 entra nel seminario palermitano, da cui uscirà prete il 2 luglio 1960 ordinato dal cardinale Ernesto Ruffini; durante quegli anni diventa amico di Carlo Pelliccetti e Davide Denensi, che gli stanno vicino e lo aiutano fino al giorno in cui Davide Denensi si trasferisce in Svizzera.

Attività sacerdotale[modifica | modifica sorgente]

Nel 1961 viene nominato vicario cooperatore presso la parrocchia del Santissimo Salvatore nella borgata di Settecannoli, limitrofa a Brancaccio, e successivamente rettore della chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi. Nel 1963 è nominato cappellano presso l'orfanotrofio Roosevelt e vicario presso la parrocchia Maria Santissima Assunta a Valdesi, borgata marinara di Palermo. È in questi anni che Padre Puglisi comincia a maturare la sua attività educativa rivolta particolarmente ai giovani.

Il 1º ottobre 1970 viene nominato parroco a Godrano, un paesino della provincia palermitana che in quegli anni è interessato da una feroce lotta tra due famiglie mafiose. L'opera di evangelizzazione del prete riesce a far riconciliare le due famiglie. Rimarrà parroco a Godrano fino al 31 luglio 1978. Dal 1978 al 1990 riveste diversi incarichi: pro-rettore del seminario minore di Palermo, direttore del Centro diocesano vocazioni, responsabile del Centro regionale Vocazioni e membro del Consiglio nazionale, docente di matematica e di religione presso varie scuole, animatore presso diverse realtà e movimenti tra i quali l'Azione cattolica, e la Fuci.

Il 29 settembre 1990 viene nominato parroco a San Gaetano, nel quartiere Brancaccio di Palermo, controllato dalla criminalità organizzata attraverso i fratelli Graviano, capi-mafia legati alla famiglia del boss Leoluca Bagarella: qui inizia la lotta antimafia di padre Giuseppe Puglisi.
Egli non tenta di portare sulla giusta via coloro che sono già entrati nel vortice della mafia, ma cerca di non farvi entrare i bambini che vivono per strada e che considerano i mafiosi degli idoli, persone che si fanno rispettare. Egli infatti, attraverso attività e giochi, fa capire loro che si può ottenere rispetto dagli altri anche senza essere criminali, semplicemente per le proprie idee e i propri valori. Si rivolge spesso ai mafiosi durante le sue omelie, a volte anche sul sagrato della chiesa[1].

Don Puglisi tolse dalla strada ragazzi e bambini che, senza il suo aiuto, sarebbero stati risucchiati dalla vita mafiosa, e impiegati per piccole rapine e spaccio. Il fatto che lui togliesse giovani alla mafia fu la principale causa dell'ostilità dei boss, che lo consideravano un ostacolo. Decisero così di ucciderlo, dopo una lunga serie di minacce di morte di cui don Pino non parlò mai con nessuno. Nel 1992 venne nominato direttore spirituale presso il seminario arcivescovile di Palermo. Il 29 gennaio 1993 inaugurò a Brancaccio il centro Padre Nostro per la promozione umana e la evangelizzazione.

Insegnamento scolastico[modifica | modifica sorgente]

Don Pino ebbe sempre una grande passione educativa, che lo portò ad assumere incarichi di docenza in molte scuole siciliane. Il suo impegno come insegnante si protrasse per oltre trent’anni, fino al giorno della morte. Le principali tappe di questo percorso iniziarono all'istituto professionale Einaudi (1962-63 e 1964-66). Successivamente insegnò nei seguenti istituti: scuola media Archimede (1963-64 e 1966-72), scuola media di Villafrati (1970-75) e sezione staccata di Godrano (1975-77), istituto magistrale Santa Macrina (1976-79) e infine liceo classico Vittorio Emanuele II (1978-93)[2].

L'assassinio[modifica | modifica sorgente]

Il 15 settembre 1993, il giorno del suo 56º compleanno, venne ucciso dalla mafia, davanti al portone di casa[3] intorno alle 20,45 nella zona est di Palermo, in piazza Anita Garibaldi. Sulla base delle ricostruzioni, don Pino Puglisi era a bordo della sua Fiat Uno di colore bianco e, sceso dall'automobile, si era avvicinato al portone della sua abitazione. Qualcuno lo chiamò, lui si voltò mentre qualcun altro gli scivolò alle spalle e gli esplose uno o più colpi alla nuca. Una vera e propria esecuzione mafiosa. I funerali si svolsero il 17 settembre 1993[4]. Il 2 giugno qualcuno murò il portone del centro "Padre Nostro" con dei calcinacci, lasciandone gli attrezzi vicino alla porta.

Le indagini e i processi[modifica | modifica sorgente]

Il 19 giugno 1997 venne arrestato a Palermo il latitante Salvatore Grigoli, accusato di diversi omicidi tra cui quello di don Pino Puglisi. Poco dopo l'arresto Grigoli cominciò a collaborare con la giustizia, confessando 46 omicidi tra cui quello di don Puglisi. Grigoli, che era insieme a un altro killer, Gaspare Spatuzza, gli sparò un colpo alla nuca. Dopo l'arresto egli sembrò intraprendere un cammino di pentimento e conversione. Lui stesso raccontò le ultime parole di don Pino prima di essere ucciso: un sorriso e poi un criptico "me lo aspettavo"[5].

Mandanti dell'omicidio furono i capimafia Filippo e Giuseppe Graviano, arrestati il 26 gennaio 1994. Giuseppe Graviano venne condannato all'ergastolo per l'uccisione di don Puglisi il 5 ottobre 1999. Il fratello Filippo, dopo l'assoluzione in primo grado, venne condannato in appello all'ergastolo il 19 febbraio 2001. Furono condannati all'ergastolo dalla Corte d'assise di Palermo anche Gaspare Spatuzza, Nino Mangano, Cosimo Lo Nigro e Luigi Giacalone, gli altri componenti del commando che aspettò sotto casa il prete[6]. Sulla sua tomba, nel cimitero di Sant'Orsola a Palermo, sono scolpite le parole del Vangelo di Giovanni: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15,13).

Memoria e causa di beatificazione[modifica | modifica sorgente]

Don Giuseppe Puglisi è ricordato ogni anno il 21 marzo nella Giornata della Memoria e dell'Impegno di Libera, la rete di associazioni contro le mafie, che in questa data legge il lungo elenco dei nomi delle vittime di mafia e fenomeni mafiosi. I Gang gli dedicano la canzone "Il testimone", contenente nell'album Fuori dal controllo. Il 15 settembre 1999, l'allora arcivescovo di Palermo, il cardinale Salvatore De Giorgi, aprì ufficialmente la causa di beatificazione[7] proclamandolo Servo di Dio.

Annullo Speciale - Godrano
Annullo Speciale - Palermo 48

Il 15 settembre 2003, per la commemorazione del X anniversario del martirio di Padre Pino Puglisi, le poste italiane hanno concesso due annulli speciali all'ufficio postale di Godrano e all'ufficio postale Palermo 48. Quest'ultimo porta il ricordo del centro Padre Nostro, mentre quello godranese riporta la frase "Si, ma verso dove?", motto preferito da padre Pino[8]. A don Pino sono intitolate diverse scuole, una delle quali a Palermo, e il premio letterario "Ricordare Padre Pino Puglisi" istituito nel 2011 dal Centro Padre Nostro fondato da don Pino Puglisi il 16 luglio 1991.

Il 28 giugno 2012 papa Benedetto XVI, durante un'udienza con il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha concesso la promulgazione del decreto di beatificazione per il martirio in odium fidei[9][10]. Il 15 settembre dello stesso anno, il cardinale Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, ha reso nota la data della cerimonia di beatificazione di don Pino Puglisi, di fatto avvenuta il 25 maggio 2013.

La notizia è stata data al termine della celebrazione eucaristica in occasione del XIX anniversario del martirio; durante la stessa è stata conferita l’ordinazione sacerdotale a quattro nuovi presbiteri della diocesi, ai quali l'arcivescovo ha rivolto l’invito a guardare a padre Puglisi come modello di vita sacerdotale, sottolineando che ricevevano il sacramento dell’ordine sacro proprio nell'anniversario del suo martirio[11]. Nel successivo mese di ottobre, lo stesso prelato ha firmato il decreto che autorizza la traslazione del corpo di don Pino Puglisi dal cimitero monumentale di Sant'Orsola alla cattedrale di Palermo[12].

La traslazione è avvenuta il 15 aprile 2013, dopo la ricognizione canonica della salma effettuata alla presenza del vescovo ausiliare di Palermo Mons. Carmelo Cuttitta, durante la quale è stata prelevata parte di una costola, poi usata e venerata come reliquia durante il rito di beatificazione. Le spoglie sono state collocate ai piedi dell'altare nella cappella dell'Immacolata Concezione, in un monumento funebre che ricorda una spiga di grano (questo temporaneamente, perché proprio sui terreni di Brancaccio confiscati alla mafia è in costruzione un santuario dove la salma sarà collocata definitivamente). Il significato di tale monumento è tratto dal Vangelo: "Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto" (Gv, 12,24). La Chiesa ne ricorda la memoria il 21 ottobre.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Mafiosi, lasciatemi educare i vostri figli.
  2. ^ www.padrepinopuglisi.diocesipa.it.
  3. ^ Palermo, ucciso prete antimafia.
  4. ^ Popolo, ribellati alla mafia.
  5. ^ Intervista Salvatore Grigoli a Famiglia Cristiana, [1]
  6. ^ Cronologia della Mafia
  7. ^ La Causa di beatificazione in padrepinopuglisi.diocesipa.it.
  8. ^ Don Giuseppe Puglisi: vita, insegnamento e martirio - cap IV - Si, ma verso dove? in padrepinopuglisi.diocesipa.it. URL consultato il 13 luglio 2010.
  9. ^ Sarà beatificato don Pino Puglisi il Papa ha autorizzato il decreto - Palermo - Repubblica.it.
  10. ^ Beato don Pino Puglisi (Palermo), 28 giugno 2012. URL consultato il 28 giugno 2012.
  11. ^ Diocesi di Palermo, Comunicato Stampa n. 53 del 18 settembre 2012
  12. ^ Diocesi di Palermo, Comunicato Stampa n. 58 del 13 ottobre 2012

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Francesco Anfossi. E li guardò negli occhi. Milano, Edizioni Paoline, 2005.
  • Francesco Anfossi. Puglisi-un piccolo prete tra i grandi boss. Milano, Edizioni Paoline, 1994.
  • Francesco Deliziosi "Pino Puglisi, il prete che fece tremare la mafia con un sorriso". Milano, Rizzoli, 2013.
  • Francesco Deliziosi. Don Puglisi, vita del prete palermitano ucciso dalla mafia. Milano, Mondadori, 2005.
  • Francesco Deliziosi. 3P-Padre Pino Puglisi, la vita e la pastorale del prete ucciso dalla mafia. Milano, Edizioni Paoline, 1994.
  • Roberto Faenza. Alla luce del sole. Un film di Roberto Faenza. Roma, Gremese, 2005.
  • Bianca Stancanelli. A testa alta. Don Puglisi: storia di un eroe solitario. Torino, Einaudi, 2003. Seconda ed. 2012.
  • Lia Cerrito. Come in cielo così in terra. Milano, San Paolo, 2001.
  • Augusto Cavadi, in Gente bella. Volti e storie da non dimenticare (Candida Di Vita, Don Pino Puglisi, Francesco Lo Sardo, Lucio Schirò D'Agati, Giorgio La Pira, Peppino Impastato), Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2004.
  • Suor Carolina Iavazzo. I figli del vento. San Paolo Edizioni, marzo 2007.
  • Marcello Badalamenti, Il valore di un sorriso. Padre Giuseppe Puglisi un testimone dell'Evangelo, Villa Verucchio (Rn), Pazzini Editore, 2009.
  • Marco Corvaia. Pino se lo aspettava. Il racconto della vita e della morte di padre Puglisi. Palermo, Navarra Editore, 2012.
  • Francesco Palazzo, Augusto Cavadi; Rosaria Cascio. "Beato fra i mafiosi. Don Puglisi: storia, metodo, teologia". Di Girolamo Editore, 2013.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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