Cesare Terranova

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
on. Cesare Terranova
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Cesare Terranova
Luogo nascita Sant'Angelo di Brolo (ME)
Data nascita 15 agosto 1921
Professione magistrato
Partito PCI
Legislatura VI, VII
Gruppo Sinistra Indipendente
Circoscrizione Sicilia occidentale
Incarichi parlamentari

componente Commissione parlamentare antimafia

Cesare Terranova (Palermo, 15 agosto 1921Palermo, 25 settembre 1979) è stato un magistrato e politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

In magistratura[modifica | modifica wikitesto]

Magistrato italiano, capo dell'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, era già stato procuratore d'accusa al processo contro la cosca di Corleone tenutosi nel 1969 a Bari, dove però quasi tutti gli imputati furono assolti. Fu procuratore della Repubblica a Marsala fino al 1973 dove si occupò del "mostro" Michele Vinci. Si distinse per aver processato e condannato all'ergastolo, nel 1974, la "Primula rossa" di Corleone, Luciano Liggio (già assolto al processo di Bari).

La politica[modifica | modifica wikitesto]

Fu deputato alla Camera, nella lista del PCI, come indipendente di sinistra, eletto nel 1972 e nel 1976, fino al 1979, [1], e fu membro della Commissione parlamentare Antimafia nella VI Legislatura, durante la quale contribuì, insieme ad altri deputati del PCI, ad elaborare la famosa relazione di minoranza in cui si criticavano aspramente le conclusioni di quella della maggioranza (redatta dal deputato democristiano Luigi Carraro), nella quale erano sottaciuti o sottovalutati i collegamenti fra mafia e politica, e in particolar modo il coinvolgimento della Democrazia Cristiana in numerose vicende di mafia: infatti nella relazione di minoranza redatta da Terranova e dagli altri deputati venivano pesantemente accusati i democristiani Giovanni Gioia, Vito Ciancimino, Salvo Lima ed altri uomini politici di avere rapporti con la mafia[2].

Dopo l'esperienza parlamentare, Terranova tornò in magistratura per essere nominato Consigliere presso la Corte di appello di Palermo.

L'assassinio[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 settembre del 1979 verso le ore 8,30 del mattino, una Fiat 131 di scorta arrivò sotto casa del giudice a Palermo per portarlo a lavoro. Cesare Terranova si mise alla guida della vettura mentre accanto a lui sedeva il maresciallo di Pubblica Sicurezza Lenin Mancuso, l'unico uomo della sua scorta che lo seguiva da vent'anni come un angelo custode.

L'auto imboccò una strada secondaria trovandola inaspettatamente chiusa da una transenna di lavori in corso. Il giudice Terranova non fece in tempo a intuire il pericolo. In quell'istante da un angolo sbucarono alcuni killer che aprirono ripetutamente il fuoco con una carabina Winchester e delle pistole contro la Fiat 131. Cesare Terranova istintivamente ingranò la retromarcia nel disperato tentativo di sottrarsi a quella tempesta di piombo mentre il maresciallo Mancuso, in un estremo tentativo di reazione, impugnò la Beretta di ordinanza per cercare di sparare contro i sicari, ma entrambi furono raggiunti dai proiettili in varie parti del corpo.

Al giudice Terranova i killer riservarono anche il colpo di grazia, sparandogli a bruciapelo alla nuca. La sua fedele guardia del corpo, Lenin Mancuso, morì dopo alcune ore di agonia in ospedale.

Responsabili dell'omicidio[modifica | modifica wikitesto]

Francesco Di Carlo, di Altofonte, esponente di spicco del mandamento di San Giuseppe Jato, uomo di fiducia di Bernardo Brusca, indica in Luciano Liggio, morto di infarto nel 1993, nel carcere di Nuoro, come colui che ha deciso l'assassinio del giudice e come esecutori materiali: Giuseppe Giacomo Gambino, Vincenzo Puccio, Giuseppe Madonia e Leoluca Bagarella. È stato riaperto il procedimento contro altre sette persone, esponenti della cupola palermitana, che diedero il permesso di eliminare il giudice, perché stava per diventare giudice istrutture nella commissione antimafia: Michele Greco, Bernardo Brusca, Pippo Calò, Antonino Geraci, Francesco Madonia, Totò Riina e Bernardo Provenzano[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cesare Terranova / Deputati / Camera dei deputati - Portale storico
  2. ^ Relazione di minoranza della Commissione Parlamentare Antimafia VI LEGISLATURA.
  3. ^ Ecco chi uccise Terranova. Corriere della sera. Archivio storico. 4 giugno 1997.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]