Giuseppe Fava

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« A che serve vivere, se non c'è il coraggio di lottare? »
(Giuseppe Fava)
Pippo Fava

Giuseppe Fava detto Pippo (Palazzolo Acreide, 15 settembre 1925Catania, 5 gennaio 1984) è stato uno scrittore, giornalista, drammaturgo, saggista e sceneggiatore italiano, ucciso da Cosa Nostra.

Fu un personaggio carismatico, apprezzato dai propri collaboratori per la professionalità e il modo di vivere semplice. È stato direttore responsabile del Giornale del Sud e fondatore de I Siciliani, secondo giornale antimafia in Sicilia. Il film Palermo or Wolfsburg, di cui ha curato la sceneggiatura, ha vinto l'Orso d'oro al Festival di Berlino nel 1980. È stato ucciso nel gennaio 1984 e per quel delitto sono stati condannati alcuni membri del clan mafioso dei Santapaola. È stato il secondo intellettuale ad essere ucciso da Cosa nostra dopo Giuseppe Impastato (9 maggio 1978). È il padre del giornalista e politico Claudio Fava e di Elena Fava Presidente della Fondazione Giuseppe Fava.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Gli esordi all'Espresso sera[modifica | modifica sorgente]

Nacque a Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa, il 15 settembre 1925. I suoi genitori Giuseppe ed Elena erano maestri di scuola elementare, i suoi nonni contadini. Nel 1943 si trasferì a Catania e si laureò in giurisprudenza all'Università[1]. Nel 1952 diventò giornalista professionista. Iniziò così a collaborare a varie testate regionali e nazionali, tra cui Sport Sud, La Domenica del Corriere, Tuttosport e Tempo illustrato di Milano.

Nel 1956 venne assunto dall'Espresso sera, di cui fu caporedattore fino al 1980[2]. Scriveva di vari argomenti, dal cinema al calcio, ma i suoi lavori migliori furono una serie di interviste ad alcuni boss di Cosa nostra, tra cui Calogero Vizzini e Giuseppe Genco Russo. Molti lo avrebbero visto alla direzione del secondo quotidiano catanese, ma l'editore Mario Ciancio Sanfilippo gli preferì un altro giornalista, si disse perché non facilmente controllabile da chi comandava[1].

Teatro, cinema e radio[modifica | modifica sorgente]

Nel periodo in cui lavorò all'Espresso sera, Pippo Fava iniziò a scrivere per il teatro. La sua prima opera, Cronaca di un uomo, è datata 1966 e ha vinto il Premio Vallecorsi. Nel 1970 La violenza conquista il Premio IDI e dopo la prima al Teatro Stabile di Catania è portata in tournée per tutta l'Italia. Nel 1972 è partita la sua collaborazione con il grande schermo, con la trasposizione cinematografica del suo primo dramma: La violenza: Quinto potere, che fu diretto da Florestano Vancini. Nel 1975 il suo primo romanzo, Gente di rispetto, è stato messo in scena da Luigi Zampa.

Dopo aver lasciato l'Espresso sera, Fava si trasferì a Roma, dove condusse Voi e io, una trasmissione radiofonica su Radiorai. Continuò a scrivere collaborando con Il Tempo e il Corriere della sera e, soprattutto, scrivendo la sceneggiatura di Palermo or Wolfsburg, film di Werner Schroeter tratto dal suo romanzo Passione di Michele. Nel 1980 il film vince l'Orso d'Oro. Continuava anche l'attività teatrale, iniziata anni prima e culminata con alcune rappresentazioni delle sue opere[1].

Direttore del Giornale del Sud[modifica | modifica sorgente]

Nella primavera del 1980 gli venne affidata la direzione del Giornale del Sud. Inizialmente accolto con scetticismo, Fava creò un gruppo redazionale ex novo, affidandosi a giovani ed inesperti cronisti improvvisati. Tra di essi figuravano il figlio Claudio, Riccardo Orioles, Michele Gambino, Antonio Roccuzzo, Elena Brancati, Rosario Lanza, che l'avrebbero seguito nelle successive esperienze lavorative.

Pippo Fava fece del Giornale del Sud un quotidiano coraggioso. L'11 ottobre 1981 pubblicò Lo spirito di un giornale, un articolo in cui chiariva le linee guida che faceva seguire alla sua redazione: basarsi sulla verità per «realizzare giustizia e difendere la libertà»[3]. Fu in quel periodo che si riuscì a denunciare le attività di Cosa nostra, attiva nel capoluogo etneo soprattutto nel traffico della droga.

Per un anno il Giornale del Sud continuò senza soste il suo lavoro. Il tramonto della gestione Fava fu segnato da tre avvenimenti: la sua avversione all'installazione di una base missilistica a Comiso (poi effettivamente realizzata), la sua presa di posizione a favore dell'arresto del boss Alfio Ferlito e l'arrivo di una nuova cordata di imprenditori al giornale. I nomi dei nuovi editori dicevano poco: Salvatore Lo Turco, Gaetano Graci, Giuseppe Aleppo, Salvatore Costa. Si trattava di «tipi ambiziosi, astuti, pragmatici», come il figlio Claudio spiegava ne La mafia comanda a Catania. Poi si scoprì che Lo Turco frequentava il boss Nitto Santapaola, e che Graci andava a caccia con il boss.

Inoltre erano iniziati gli atti di forza contro la rivista. Venne organizzato un attentato, a cui scampò, con una bomba contenente un chilo di tritolo. In seguito, la prima pagina del Giornale del Sud che denunciava alcune attività di Ferlito fu sequestrata prima della stampa e censurata, mentre il direttore era fuori.

Di lì a poco Pippo venne licenziato. I giovani giornalisti occuparono la redazione, ma a nulla valsero le loro proteste. Per una settimana rimasero chiusi nella sede, ricevendo pochi attestati di solidarietà. Dopo un intervento del sindacato, l'occupazione cessò. Poco tempo dopo, il Giornale del Sud avrebbe chiuso i battenti per volontà degli editori[1].

Direttore de I Siciliani[modifica | modifica sorgente]

« Qualche volta mi devi spiegare chi ce lo fa fare, perdìo. Tanto, lo sai come finisce una volta o l'altra: mezzo milione a un ragazzotto qualunque e quello ti aspetta sotto casa... »
(Pippo Fava)
Giuseppe Fava.

Rimasto senza lavoro, Fava si rimbocca le maniche e con i suoi collaboratori fonda una cooperativa, Radar, per poter finanziare un nuovo progetto editoriale. Praticamente senza mezzi operativi (solo due rotative Roland di seconda mano acquistate grazie alle cambiali) ma con molte idee, il gruppo riesce a pubblicare il primo numero della rivista nel novembre 1982. La nuova rivista, con cadenza mensile, si chiama I Siciliani.

Diventò subito una delle esperienze decisive per il movimento antimafia. Le inchieste della rivista diventarono un caso politico e giornalistico: gli attacchi alla presenza delle basi missilistiche in Sicilia, la denuncia continua della presenza della mafia, le piccole storie di ordinaria delinquenza. Probabilmente l'articolo più importante è il primo firmato Pippo Fava, intitolato I quattro cavalieri dell'apocalisse mafiosa. Si tratta di un'inchiesta-denuncia sulle attività illecite di quattro imprenditori catanesi, Carmelo Costanzo, Gaetano Graci (agrigentino di nascita), Mario Rendo e Francesco Finocchiaro, e di altri personaggi come Michele Sindona. Senza giri di parole, Fava collega i cavalieri del lavoro con il clan del boss Nitto Santapaola[4].

Nell'anno successivo, Rendo, Salvo Andò e Graci cercarono di comprare il giornale per poterlo controllare, ottenendo solo rifiuti. I Siciliani continuò ad essere una testata indipendente. Continuò a mostrare le foto di Santapaola con politici, imprenditori e questori. Immagini conosciute dalle forze di polizia ma non usate contro i collusi[1].

Il 28 dicembre 1983 rilascia la sua ultima intervista a Enzo Biagi nella trasmissione Filmstory, trasmessa su Rai Uno, sette giorni prima del suo assassinio. Raccontava Fava[5]:

« Mi rendo conto che c'è un'enorme confusione sul problema della mafia. I mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Non si può definire mafioso il piccolo delinquente che arriva e ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale, questa è roba da piccola criminalità, che credo abiti in tutte le città italiane, in tutte le città europee. Il fenomeno della mafia è molto più tragico ed importante… »
("I mafiosi stanno in Parlamento")

L'omicidio[modifica | modifica sorgente]

Giuseppe Fava.

Alle ore 21.30 del 5 gennaio 1984 Giuseppe Fava si trovava in via dello Stadio e stava andando a prendere la nipote che recitava in Pensaci, Giacomino! al Teatro Verga. Aveva appena lasciato la redazione del suo giornale. Non ebbe il tempo di scendere dalla sua Renault 5 che fu freddato da cinque proiettili calibro 7,65 alla nuca[6]. Inizialmente, l'omicidio venne etichettato come delitto passionale, sia dalla stampa che dalla polizia. Si disse che la pistola utilizzata non fosse tra quelle solitamente impiegate in delitti a stampo mafioso. Si iniziò anche a frugare tra le carte de I Siciliani, in cerca di prove: un'altra ipotesi era il movente economico, per le difficoltà in cui versava la rivista[7].

Anche le istituzioni, in primis il sindaco Angelo Munzone, diedero peso a questa tesi, tanto da evitare di organizzare una cerimonia pubblica alla presenza delle più alte cariche cittadine[8]. Le prime dichiarazioni ufficiali furono clamorose. L'onorevole Nino Drago chiese una chiusura rapida delle indagini perché «altrimenti i cavalieri potrebbero decidere di trasferire le loro fabbriche al Nord». Il sindaco ribadì che la mafia a Catania non esisteva. A ciò ribatté l'alto commissario Emanuele De Francesco, che confermò che «la mafia è arrivata a Catania, ne sono certo», e il questore Agostino Conigliaro, sostenitore della pista del delitto di mafia[7].

Il funerale si tenne nella piccola chiesa di Santa Maria della Guardia in Ognina e poche persone diedero l'ultimo saluto al giornalista[9]: furono soprattutto giovani ed operai quelli che accompagnarono la bara. Inoltre, ci fu chi fece notare che spesso Fava scriveva dei funerali di stato organizzati per altre vittime della mafia, a cui erano presenti ministri e alte cariche pubbliche: il suo, invece, fu disertato da molti, gli unici presenti erano il questore, alcuni membri del PCI e il presidente della regione Santi Nicita[7].

Le indagini e i processi[modifica | modifica sorgente]

Successivamente, l'evidenza delle accuse lanciate da Fava sulle collusioni tra Cosa nostra e i cavalieri del lavoro catanesi viene rivalutata dalla magistratura, che avvia vari procedimenti giudiziari. L'attacco frontale che la mafia aveva messo in atto nei confronti delle istituzioni non poté passare inosservato[10]. Dopo un primo stop nel 1985, per la sostituzione del sostituto procuratore aggiunto per "incompatibilità ambientale", il processo riprese a pieno ritmo solo nel 1994[6].

Nel 1998 si è concluso a Catania il processo denominato "Orsa Maggiore 3" dove per l'omicidio di Giuseppe Fava sono stati condannati all'ergastolo il boss mafioso Nitto Santapaola, ritenuto il mandante, Marcello D'Agata e Francesco Giammuso come organizzatori, e Aldo Ercolano come esecutore assieme al reo confesso Maurizio Avola. Nel 2001 le condanne all'ergastolo sono state confermate dalla Corte d'appello di Catania per Nitto Santapaola e Aldo Ercolano, accusati di essere stati i mandanti dell'omicidio. Assolti Marcello D'Agata e Franco Giammuso che in primo grado erano stati condannati all'ergastolo come esecutori dell'omicidio. L'ultimo processo si è concluso nel 2003 con la sentenza della Corte di Cassazione che ha condannato Santapaola ed Ercolano all'ergastolo e Avola a sette anni patteggiati.

Sono stati due i pentiti protagonisti del processo: Luciano Grasso e Maurizio Avola. Entrambi sono stati presi di mira da La Sicilia, che ha annunciato il pentimento di Grasso prima ancora che avesse potuto testimoniare contro gli assassini di Fava (poi effettivamente l'avrebbe fatto, ma ad un altro inquirente) e che ha cercato più volte di screditare Avola tramite Tony Zermo. Avola, in particolare, spiegò che Santapaola organizzò l'omicidio per conto di alcuni «imprenditori catanesi» e di Luciano Liggio: nessuno di questi però è stato condannato come mandante[6].

Stile[modifica | modifica sorgente]

Fava giornalista[modifica | modifica sorgente]

« Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell'ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo. »
(Pippo Fava. Lo spirito di un giornale. 11 ottobre 1981)
« Non era Fava a firmare le inchieste di mafia che comparivano sui Siciliani. Quelle inchieste le firmavamo io, Gambino, o altri colleghi, nessuno dei quali è stato ammazzato. Noi riuscivamo a illuminare un pezzo, a mostrare una porzione di verità che veniva subito riassorbita. Fava era di più. Lui sapeva descrivere come nessun altro al mondo, puntava la luce sulla normalità. Uno così non si poteva lasciare vivere. E la normalità è quella di cui oggi non ci si occupa. »
(Riccardo Orioles, 7 gennaio 2011[11])

Giuseppe Fava era uno strenuo sostenitore della verità. L'articolo Lo spirito di un giornale fu il suo manifesto programmatico, in cui sottolineò l'importanza di denunciare attraverso la stampa per sminuire il potere della criminalità e per «realizzare giustizia e difendere la libertà». Il giornalista si dedicò soprattutto alla denuncia della mafia, il male che attanagliava la sua terra, e delle sue collusioni con la politica. Fu anche accostato a Pier Paolo Pasolini per le sue critiche alla classe dirigente[12]. D'altro canto, l'intellettuale palazzolese fu anche apprezzato per i suoi lavori riguardanti lo sport e la cultura, a cui si dedicò per tutto l'arco della sua carriera.

Fava scrittore[modifica | modifica sorgente]

Riccardo Orioles, uno dei suoi più stretti collaboratori, lo pone tra le massime espressioni della letteratura italiana in Sicilia. Lo definisce uno scrittore minore e dimenticato, ma anche uno che, a differenza dei grandi come Luigi Pirandello o Giovanni Verga, non ha abbandonato i suoi ideali giovanili per diventare un reazionario. Viene accomunato a Giuseppe Tomasi di Lampedusa come la massima espressione letteraria della Sicilia nel secondo dopoguerra.

Orioles definisce il suo stile popolare, il suo linguaggio denso e forte, il suo stile semplice. I suoi personaggi erano tutti ben connotati psicologicamente, ma solitamente erano ben schierati tra potenti ed oppressi. Il suo capolavoro è stato Passione di Michele, pubblicato nel 1980[13].

L'eredità[modifica | modifica sorgente]

Essere siciliani vuol dire, tra l'altro, vivere nell'antica ed eterna contraddizione tra infelicità e speranza. Trasmissione Blitz di G. Minà 1983.

I Siciliani[modifica | modifica sorgente]

L'omicidio di Giuseppe Fava non impedì alla sua rivista, I Siciliani, di continuare ad uscire. Il giorno dopo la sua morte la redazione riaprì come se nulla fosse successo. Anzi, la sua morte servì a trovare nuova gente che collaborasse. Orioles raccontò che quel giorno si presentò un gruppo di giovani di Sant'Agata li Battiati iscritti alla FGCI pronti a distribuire il giornale. Per tre anni la rivista portò avanti la sua campagna antimafia, malgrado le crescenti difficoltà, e contribuì ad animare varie manifestazioni a cui partecipavano persone di qualsiasi schieramento politico[13].

Fondazione Fava[modifica | modifica sorgente]

L'attività antimafia di Pippo Fava e de I Siciliani è stata portata avanti anche dalla fondazione Fava. Scopo principale della Fondazione, che non riceve finanziamenti dallo Stato, è quello di stimolare varie attività contro la delinquenza, tra cui la creazione di centri di aggregazione, l'organizzazione di convegni ed eventi culturali rivolti soprattutto alla scuola, la pubblicazione di libri e la messa in scena di opere teatrali[14].

Dal gennaio 2007 è stato istituito un Premio Nazionale "nient'altro che la verità: scritture e immagini contro le mafie" riservato a chi già è affermato nel campo giornalistico, che si svolge ogni 5 gennaio a Catania, e un Premio Giovani riservato a coloro i quali si muovono nei circuiti meno noti e alternativi dell'informazione, che si svolge ogni 4 gennaio a Palazzolo Acreide, organizzato dal Coordinamento Giuseppe Fava[15]. È possibile sottoporre le proprie opere all'attenzione del coordinamento o della fondazione inviando il materiale entro il 30 novembre di ogni anno.

Dal gennaio 2010 è stato istituito su iniziativa del Coordinamento Giuseppe Fava di Palazzolo Acreide[16], in collaborazione con Fondazione Fava, Libera (Siracusa) - Associazioni, Nomi e Numeri contro le Mafie e Associazione Palazzolese Antiracket, un premio riservato alle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado, che vede impegnati gli studenti con diverse tipologie di lavori contro le mafie.

Premiati[modifica | modifica sorgente]

Opere[modifica | modifica sorgente]

Teatro[modifica | modifica sorgente]

  • Vortice, inedito, 1947.
  • La qualcosa, con Pippo Baudo, 1959.
  • Cronaca di un uomo, 1966.
  • La violenza, Palermo, Flaccovio, 1969.
  • Il proboviro. Opera buffa sugli italiani, Catania, Editrice Sud, 1972.
  • Bello, bellissimo, 1974.
  • Delirio, 1979.
  • Opera buffa, 1979.
  • Sinfonia d'amore, 1980.
  • Foemina ridens, 1980.
  • Ultima violenza. Dramma in due atti, Catania, Centro Editoriale Radar, 1982.

Giuseppe Fava ha scritto anche alcune opere mai andate in scena:

  • La rivoluzione.
  • America America.
  • Dialoghi futuri imminenti.
  • Il vangelo secondo Giuda.[24]
  • Paradigma.
  • L'uomo del nord.
  • Teatro, 4 volumi, Catania, Tringale, 1988.
I, Ultima violenza, Sinfonia d'amore, La rivoluzione.
II, America America, Bello bellissimo, Foemina ridens, Dialoghi futuri imminenti
III, Il Vangelo secondo Giuda, Delirio, Il proboviro
IV, Cronaca di un uomo, La violenza, Paradigma, L'uomo del Nord

Saggistica[modifica | modifica sorgente]

Narrativa[modifica | modifica sorgente]

Pittura[modifica | modifica sorgente]

  • Donna, Catania, Orizzonti Bibliofilia Italiana, 1975.

Opere su Fava[modifica | modifica sorgente]

Nel 1984 il regista Vittorio Sindoni ha realizzato il film-documentario Giuseppe Fava: Siciliano come me. Tra gli attori, figuravano Leo Gullotta e Ignazio Buttitta[25]. Nel 2005 è stata messa in scena al Centro Zō di Catania L'istruttoria - atti del processo in morte di Pippo Fava, di Claudio Fava e Ninni Bruschetta, sui processi seguiti all'omicidio. L'opera mette in scena le dichiarazioni (a volte ridicole) rilasciate da Mario Ciancio, Tony Zermo, Salvatore Lo Turco e altri testimoni, tutti personaggi che hanno avversato in qualche modo l'operato del giornalista palazzolese contro la mafia[26].

Nel 2011 Antonio Roccuzzo scrive "Mentre l'orchestrina suonava Gelosia...Crescere e ribellarsi in una tranquilla città di mafia", un racconto autobiografico, in cui l'autore descrive e racconta la sua vita personale e quella lavorativa: l'inizio e l'excursus della sua carriera, l'incontro con Pippo Fava e l'esperienza giornalistica e umana vissuta con questo grande giornalista.

Nel 2012 viene realizzato il cortometraggio "La ricotta e il caffe'", prodotto da Corrado Azzollini per la Draka production, con la regia di Sebastiano Rizzo, tra gli attori Luca Ward e Barbara Tabita.

Il 5 gennaio 2014, in prima visione su Rai 3, è andato in onda il film-documentario I ragazzi di Pippo Fava. Inizialmente esso doveva andare in onda in seconda serata ma la sua programmazione è stata anticipata, a seguito dei risultati di una petizione indetta dagli autori del progetto WikiMafia.[27]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e Sebastiano Gulisano. Giuseppe "Pippo" Fava. «Polizia e Democrazia», 2002
  2. ^ Antenati: Giuseppe Fava
  3. ^ Giuseppe Fava. Lo spirito di un giornale. «Giornale del Sud», 11 ottobre 1981.
  4. ^ Giuseppe Fava. I quattro cavalieri dell'apocalisse mafiosa. «I Siciliani», novembre 1982.
  5. ^ "I mafiosi stanno in Parlamento" , Video dell'ultima intervista di Giuseppe Fava del 28 dicembre 1983.
  6. ^ a b c Daniele Biacchessi. Il caso Pippo Fava. Radio24.it.
  7. ^ a b c Alcune cronache su un caso di mafia. I Siciliani, aprile 1984.
  8. ^ Silvestro Livolsi. Piccola testimonianza sul ’giorno dopo’ l’omicidio Fava. Girodivite.it, 14 luglio 2004.
  9. ^ Ida Sconzo. Vent'anni fa: Pippo Fava. Girodivite.it, 28 febbraio 2004.
  10. ^ Relazione sullo stato della criminalità nella città di Catania, approvato dalla Commissione parlamentare antimafia il 29 novembre 2000.
  11. ^ Paola Roccella, «Fava, antieroe contro la mafia», Step1, 8 gennaio 2011, URL consultato l'8 gennaio 2011.
  12. ^ Marco Olivieri. L'istruttoria: il teatro rilegge il delitto Fava. «La Repubblica», 4 gennaio 2006.
  13. ^ a b Riccardo Orioles. Cinque gennaio. Girodivite.it, 5 aprile 2006.
  14. ^ Pina La Villa. Giuseppe Fava: Un anno. Girodivite.it, 6 gennaio 2004, URL consultato il 28 dicembre 2010.
  15. ^ Sito ufficiale del Coordinamento G. Fava
  16. ^ Edizioni Premio Scuole
  17. ^ Donatella Guarino, A Fabrizio Gatti il Premio Nazionale di giornalismo d’inchiesta intitolato a Giuseppe Fava, Girodivite.it, 4 gennaio 2007, URL consultato il 28 dicembre 2010.
  18. ^ Stefano Fantino, Premio “Giuseppe Fava” a Roberto Morrione, Libera Informazione, 5 gennaio 2008, URL consultato il 28 dicembre 2010.
  19. ^ Marco Pirrello, "Nient'altro che la verità": a Lucarelli il 'premio Fava', Step1, 7 gennaio 2009, URL consultato il 28 dicembre 2010.
  20. ^ Olivia Calà e Luisa Santangelo, «Racconto le storie degli altri». E la mafia vuole ucciderlo , Step1, 7 gennaio 2010, URL consultato il 28 dicembre 2010.
  21. ^ Puntata di "Italia in controluce" di Radio24 di Paola Nania
  22. ^ Puntata di "Italia in controluce" di Radio24-il sole24ore di Sabrina Pisu
  23. ^ Informazioni personali Gaetano Alessi
  24. ^ da cui è stato però tratto il cortometraggio Dal Vangelo Secondo Giuda
  25. ^ (EN) Giuseppe Fava: Siciliano come me in Internet Movie Database, IMDb.com Inc.
  26. ^ Carmen Ruggeri. La mafia in scena 21 anni dopo la morte di Pippo Fava. Girodivite.it, 6 gennaio 2005.
  27. ^ http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/05/pippo-fava-la-rai-sceglie-la-prima-serata-grazie-a-wikimafia/832452/. URL consultato il 6 gennaio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Claudio Fava, La mafia comanda a Catania 1960-1991. Roma-Bari, Laterza, 1992. ISBN 8842038113
  • Claudio Fava, Nel nome del padre. Milano, Baldini & Castoldi, 1996. ISBN 8880891294
  • Nando dalla Chiesa, Storie. Torino, Einaudi, 1990.
  • Umberto Santino (a cura di), L'antimafia difficile. Palermo, Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato, 1989.
  • Rosalba Cannavò, Pippo Fava. Cronaca di un uomo libero. Catania, Cuecm, 1990.
  • Franco La Magna, Lo schermo trema.Letteratura siciliana e cinema, Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria, 2010, ISBN 978-88-7351-353-7
  • Antonella Mascali, Lotta civile. Contro le mafie e l'illegalità, Milano, Chiarelettere 2009.
  • Massimo Gamba, Il Siciliano. Giuseppe Fava antieroe contro la mafia, Milano, Sperling & Kupfer, 2010. ISBN 9788820049317

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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