Ignazio Buttitta

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Ignazio Buttitta durante una visita alla Pro Loco di Codogno

Ignazio Buttitta (Bagheria, 19 settembre 1899Bagheria, 5 aprile 1997) è stato un poeta italiano.

Indice

Il poeta siciliano [modifica]

Tra i poeti contemporanei che hanno scelto di esprimersi in siciliano, Buttitta è il più conosciuto, sia in Sicilia che nel resto d'Italia. La sua Opera traduce in versi un intero secolo di storia sociale, politica, intellettuale della Sicilia, esplicitamente impegnandosi e radicandosi nelle cause e nelle conseguenze del disagio economico delle classi subalterne. Buttitta ha vissuto in prima linea: le lotte contadine, le due guerre, l'antifascismo, la lotta contro la mafia e la classe politica post-bellica. Egli concepisce con chiarezza – e viveva con determinazione – la letteratura come visione che si fa ragione, coscienza dell'ascoltatore, del lettore; quindi, progetto da agire nella realtà.

Gli inizi [modifica]

Ignazio Buttitta nasce a Bagheria, provincia di Palermo, il 19 settembre 1899 da una famiglia di commercianti. Maschio di una coppia di gemelli, viene dato a balia e trascorre un'infanzia travagliata, di cui rimane eco nella sua poesia. Sin da ragazzo, conseguita la licenza elementare, lavora nella salumeria del padre. Nel 1917 è chiamato alle armi e con i ragazzi del 99 partecipa alla difesa del Piave.

I primi versi e la guerra [modifica]

Ritornato in Sicilia, frequenta Giuseppe Pipitone Federico, Luigi Natoli, Giuseppe Nicolosi Scandurra e numerosi altri poeti e intellettuali del tempo. Nel 1922 è tra i fondatori del circolo di cultura «Giuseppe Turati», che pubblica il foglio settimanale «La povera gente». Il Primo maggio del 1922, il Circolo promuove una grande manifestazione per ottenere la giornata lavorativa di otto ore. Il 15 ottobre dello stesso anno, vigilia della Marcia su Roma, Buttitta è a capo di una sommossa popolare contro l'irrigidimento del dazio comunale, che gli costa l'arresto insieme ad altri collaboratori del settimanale. Nel 1924, in occasione delle elezioni politiche, presenta la lista del Partito Socialista, ma aderisce immediatamente dopo al Partito Comunista, in cui milita fino alla fine. Nel 1923 esce la sua prima raccolta di versi dialettali: Sintimintali, e nel 1928 il poemetto Marabedda. Amico di Vincenzo De Simone, frequenta Alessio Di Giovanni, Filippo Fichera, Antonio Negri, Giuseppe Pedalino. Dal 1927 è condirettore, insieme a Giuseppe Ganci Battaglia e Vincenzo Guarnaccia, del mensile palermitano di letteratura dialettale «La trazzera», che viene soppresso nel 1929 dal Regime. Allargato il commercio paterno, conosce in treno la sua futura sposa, una maestra elementare, da cui ha quattro figli. Fra cui Antonino, noto antropologo, e Pietro, famoso giornalista e scrittore, morto nel 1994. In questi anni, le sue poesie compaiono nel quindicinale isolano «Il Vespro Anarchico», che sotto la guida di Paolo Schicchi conduce una veemente campagna antifascista; poi, in fogli clandestini.

Il dopoguerra [modifica]

Galleria [modifica]

Altri progetti [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]

  • "Non mi lassari sulu" [1]
  • "Cavallaria rusticana" [2]
  • "Ncuntravu u Signuri" [3]
  • "Cumpagni di viaggiu" [4]

Controllo di autorità VIAF: 130056 LCCN: n88061143