Salvo Andò

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Salvo Andò
Salvatoreandò.jpg

Ministro della Difesa
Durata mandato 28 giugno 1992 –
28 aprile 1993
Presidente Giuliano Amato
Predecessore Virginio Rognoni
Successore Fabio Fabbri

Dati generali
Partito politico Partito Socialista Italiano
on. Salvo Andò
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Giarre
Data nascita 13 febbraio 1945
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione docente universitario
Partito Partito Socialista Italiano
Legislatura VIII, IX, X, XI
Gruppo Partito Socialista Italiano
Collegio Catania
Incarichi parlamentari
  • VIII
    • vicepresidente della VIII commissione istruzione e belle arti (22 maggio 1980 - 15 luglio 1981)
    • vicepresidente della commissione parlamentare d'inchiesta sella loggia massonica P2 (9 dicembre 1981 - 11 luglio 1983)
    • segretario della commissione parlamentare per i procedimenti di accusa 9 agosto 1979 - 11 luglio 1983
    • componente della giunta per il regolamento (20 novembre 1979 - 11 luglio 1983)
    • componente della I commissione affari costituzionali (5 aprile 1980 - 11 luglio 1983)
    • componente della VIII commissione istruzione e belle arti (11 luglio 1979 - 15 luglio 1981, 28 giugno 1981 - 18 gennaio 1982)
    • componente della commissione d'indagine, richiesta dal deputato Francesco Antonio De Cataldo, a norma dell'art. 58 del regolamento (13 gennaio 1983 - 23 febbraio 1983)
  • IX
    • vicepresidente della commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica P2 (12 agosto 1983 - 1º luglio 1987)
    • segretario della commissione parlamentare per le riforme istituzionali (30 novembre 1983 - 29 gennaio 1985)
    • componente della I commissione affari costituzionali (12 luglio 1983 - 1º luglio 1987)
    • componente della commissione parlamentare per le riforme istituzionali (24 novembre 1983 - 29 gennaio 1985)
  • X
    • segretario del comitato parlamentare di controllo per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di stato (8 maggio 1991 - 22 aprile 1992)
    • componente della II commissione giustizia (4 agosto 1987 - 27 novembre 1991)
    • componente della III commissione esteri (9 maggio 1991 - 22 aprile 1992)
    • componente della XI commissione lavoro (27 novembre 1991 - 22 aprile 1992)
    • componente della commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari (13 luglio 1988 - 6 maggio 1991)
    • componente della commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulla mancata individuazione dei responsabili delle stragi (13 luglio 1988 - 9 maggio 1991)
    • componente della commissione parlamentare per i procedimenti di accusa (22 ottobre 1987 - 18 gennaio 1989)
Pagina istituzionale

Salvatore Andò detto Salvo (Giarre, 13 febbraio 1945) è un politico, giurista e docente universitario italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La prima repubblica[modifica | modifica sorgente]

Esponente di primo piano del Partito Socialista Italiano, figlio del primo sindaco socialista di Giarre Biagio Andò. È stato consigliere comunale dal 1970 al 1991, prima a Giarre e poi a Catania.[1] Eletto alla Camera per la prima volta nel 1979, è stato deputato per quattro legislature. È stato vicepresidente della commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica P2. È stato presidente del gruppo parlamentare del PSI dall'aprile al giugno 1992, già membro della direzione e della segreteria nazionale del partito.

Fu ministro della Difesa nel primo governo Amato dal giugno 1992 all'aprile 1993. Nel corso del suo mandato, a seguito dell'inasprimento della guerra alla mafia segnata dagli attentati in cui persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, fu deciso per la prima volta l'intervento massiccio dell'Esercito per svolgere funzioni di ordine pubblico con l'Operazione Vespri Siciliani.[2]

In merito alla strage di via D'Amelio, in cui rimasero uccisi Paolo Borsellino e quattro agenti della sua scorta, Andò ha dichiarato di aver incontrato il giudice Borsellino poche settimane prima della sua uccisione, informandolo di un rapporto investigativo che parlava di un potenziale pericolo per entrambi. A tal proposito l'ex Ministro ha dichiarato: «Ebbi l'impressione che Borsellino non sapesse nulla della circostanza e che nessuno gliene avesse fatto cenno».[3]

Nella seconda repubblica[modifica | modifica sorgente]

Dopo lo scioglimento del Partito Socialista Italiano è rimasto nell'area socialista, promuovendo la nascita (1998) dei Liberalsocialisti, movimento poi confluito (2003) nei Socialisti Democratici Italiani, divenendo presidente della commissione per il programma dello SDI e componente della Direzione della Rosa nel Pugno.[4] Nel 2008 ha presieduto la commissione per l'elaborazione del programma del candidato alla presidenza della Regione Siciliana, Anna Finocchiaro.[5]

Nel 2012 ha fondato il Movimento Territorio insieme al sindaco di Ragusa Nello Dipasquale. Con esso ha partecipato alle elezioni regionali siciliane del 2012, inserendo propri candidati all'interno della lista "Crocetta Presidente" ed eleggendo quattro deputati regionali che hanno poi dato vita al gruppo autonomo del Movimento Territorio all'interno dell'Assemblea Regionale Siciliana.[6]

Nel gennaio 2013 Nello Dipasquale decide di lasciare il gruppo parlamentare del Movimento Territorio, aderendo al gruppo della Lista Crocetta. Poiché il Dipasquale è depositario del nome e del simbolo del movimento, i militanti e i parlamentari vicini a Salvo Andò, insieme ad altri parlamentari facenti riferimento all'ex ministro Salvatore Cardinale, fondano un nuovo movimento e un nuovo gruppo parlamentare: i Democratici e Riformisti per la Sicilia.[7]

Nel 2013 Salvo Andò ha partecipato alle elezioni amministrative della città di Giarre in qualità di candidato sindaco alla guida di una coalizione civica denominata "Per un'altra Giarre"[8]. Al primo turno ottiene il 27.63% dei consensi; al ballottaggio non risulta eletto in luogo del candidato di centrodestra Roberto Bonaccorsi[9].

È stato fondatore ed è presidente della Fondazione "Nuovo Mezzogiorno".[10] È presidente dell'Osservatorio Internazionale Sui Diritti Umani Nei Paesi Del Mediterraneo.[11]

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica sorgente]

Nel contesto del periodo di Mani pulite degli anni novanta, dopo aver scontato gli arresti prima e poi i domiciliari successivamente è stato processato dal tribunale di Catania per voto di scambio con il clan mafioso «Santapaola»: il procedimento, durato 7 anni, è terminato il 6 giugno 2000 con l'assoluzione. Il pubblico ministero nella sua requisitoria aveva definito non provato il fatto del voto di scambio "utilizzando la forza di intimidazione", quindi escluse l’aggravante che legittimava la promozione dell’azione per un fatto, il voto di scambio, già amnistiato nel 1989. La sentenza ha demolito punto per punto analiticamente la originaria tesi accusatoria, fondata sulla base delle affermazioni fatte dai pentiti; L'insussistenza di qualunque indizio, stando alle dichiarazioni dei pentiti, non avrebbe dovuto dar luogo all'avvio dell'indagine considerato che il semplice voto di scambio era stato amnistiato.

La difesa in quell'occasione osservò che si era voluto portar avanti a ogni costo un procedimento per fatti amnistiati cercando fattispecie di reati che potessero sfuggire all'amnistia ma per i quali mancava anche il più elementare indizio così come poi hanno dichiarato nella sentenza. L'avvocato Sandro Attanasio allora dichiarò che si era trattato di un vero e proprio trappolone politico, organizzato da un movimento politico da sempre ostile al leader socialista.[12]

Nella sentenza di assoluzione si può leggere inoltre che «il quadro accusatorio risulta infatti contrastato e smentito dalle dichiarazioni rese da numerosi ed autorevoli testi sentiti su richiesta della difesa dell'Andò (tra i quali gli on.li Contri ed Ayala che hanno fornito un quadro preciso e puntuale della'attività politica svolta dall'on.le Andò), i quali hanno descritto un impegno costante dello stesso nel perseguire forme di lotta alla criminalità organizzata in evidente contrasto con la contestata tesi accusatoria, testimoniato non soltanto dalla pubblicazione di numerosi scritti contro la struttura e la mentalità mafiosa, ma altresì dall'operazione c.d. Vespri siciliani, espressione concreta dell'intervento della struttura statale a salvaguardia della sicurezza e della legalità in Sicilia».[13]

Inoltre, è stato rinviato a giudizio per una vicenda di tangenti relative alla costruzione del Centro fieristico le Ciminiere di Catania. Per questo procedimento il 5 dicembre 1995 Andò fu condannato insieme all'ex presidente della Regione siciliana Rino Nicolosi e all'ex leader andreottiano Nino Drago; il 30 settembre 1999 la sentenza fu annullata con rinvio dalla Corte di Cassazione[14]. Nel corso del secondo appello è intervenuta la prescrizione, grazie anche alle attenuanti generiche. Nel 2004 la Cassazione conferma la prescrizione affermando tuttavia che i fatti oggetto del processo sono stati provati[15].

Docente universitario[modifica | modifica sorgente]

Dal 1972 al 1974 è stato professore incaricato di Diritto degli Enti Locali, presso la SPISA, Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Bologna; dal 1974 al 1975 è stato professore incaricato di Diritto pubblico americano presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Catania; dal 1975 al 1977 è stato professore incaricato di Diritto costituzionale italiano e comparato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Catania; dal 1977 al 1980 è stato professore incaricato di Istituzioni di Diritto Pubblico presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Catania; dal 1980 al 2002 è stato professore associato di Istituzioni di Diritto Pubblico presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Catania; dal 1994 al 2007 è stato Visiting Professor presso la Facoltà di Legge dell'Università di Malta, ove ha tenuto il corso ufficiale di Comparative Constitutional Law.

Nominato professore ordinario di Diritto Costituzionale presso l'Università degli Studi di Catania[16] nel 2005, è stato eletto rettore dell'Università Kore di Enna già nel 2004.[17] È stato anche docente presso la facoltà di scienze politiche della Libera Università degli Studi Per l'Innovazione e le Organizzazioni di Roma.[18] È titolare dalla cattedra di diritto pubblico comparato presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Kore di Enna. È General Editor del Mediterranean Journal of Human Rights, edito dall'Università di Malta. È inoltre condirettore della Collana delle Pubblicazioni giuridiche dell'Università di Malta, edita dalla Cedam.[19]

Nel luglio del 2010 Andò, nel suo ruolo di rettore, entra in disaccordo con il consiglio di amministrazione dell'Università Kore di Enna a causa di una firma in un accordo prevedeva che la Kore diventasse punto di riferimento di una rete di scuole universitarie a Siracusa e Ragusa, potenziando così il quarto polo universitario siciliano. L'accordo prevedeva anche la statalizzazione della Kore da concretizzarsi nel lungo periodo. Il consiglio di amministrazione della Kore di Enna ne smentisce la firma in quanto non appartiene al rettore il potere legale di firma ma al presidente della Fondazione Kore[20][21]. Il 17 dicembre 2011 l'Università Kore di Enna ha votato a maggioranza contro la proroga di mandato di Andò a rettore, nominando sei giorni dopo Giovanni Antonino Puglisi al suo posto.[22]

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Prospettive costituzionali del caso Watergate. Napoli, 1974
  • Conflitti collettivi ed ordinamento costituzionale. Università di Catania, 1974
  • Crisi politica e riforma delle istituzioni. Dal caso italiano alla Comunità Europea. Tirrenia-Stampatori, Torino, 1981
  • Partito dei giudici e giudici di partito. Maggioli Editore, 1989
  • La droga illecita. Sugarco, 1991
  • Regionalismo e federalismo, due modelli a confronto. Il Ponte, 1993
  • Il declino della neutralità nell'attuale fase del costituzionalismo europeo. Il caso di Malta. Cedam, 2002
  • Human Rights what Future. Università di Malta, 2005
  • con Ciro Sbailò. Oltre la tolleranza. Torino, 2005. ISBN 88-87509-68-9
  • con Ciro Sbailò. Detràs de la Tolerancia. Cordoba, 2006
  • La resa della Repubblica. Koinè Nuove Edizioni, 2006. ISBN 88-87509-68-9
  • con AA.VV. Il Dizionario Riformista - agenda per un riformismo solidale e moderno. Nuova editrice MondOperaio, Roma, 2006
  • con Ciro Sbailò, Anna Lucia Valvo, Elio Rossitto e Lucia Corso. "Il mondo nuovo di Barak Hussein Obama", Città Aperta, Troina 2009
  • Democrazia,educazione e populismo. Kore University Press,2012

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cancelliere e Tesoriere dell'Ordine militare d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cancelliere e Tesoriere dell'Ordine militare d'Italia
— Dal 28 giugno 1992 al 28 aprile 1993

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Curriculum Salvo Andò - Pagina facebook ufficiale
  2. ^ Operazione "Vespri Siciliani" - Sito Web dell'Esercito Italiano
  3. ^ Stragi '92: ex ministro Ando' interrogato da pm nisseni - Antimafia
  4. ^ Angelo Severino, I Liberalsocialisti in congresso a Enna, Enna Online, 23 novembre 2003. URL consultato il 9 gennaio.
  5. ^ La scelta è stata contestata dal giornalista Marco Travaglio: Marco Travaglio, Andò e tornò, l'Espresso, 29 febbraio 2008. URL consultato il 19 dicembre 2012.
  6. ^ Carlo Passarello, Da Salvo Andò a Dipasquale Ecco il "Movimento Territorio", Live Sicilia, 14 novembre 2012. URL consultato il 9 gennaio 2013.
  7. ^ Live Sicilia, Democratici riformisti siciliani Nasce il movimento politico, Live Sicilia, 27 marzo 2013. URL consultato il 20 agosto 2013.
  8. ^ Salvo Andò per Giarre, 2013. URL consultato il 3 maggio 2013.
  9. ^ SCRUTINIO TURNO DI BALLOTTAGGIO ELEZIONE DEL SINDACO
  10. ^ Fondazione Nuovo Mezzogiorno, Sito Ufficiale Fondazione Nuovo Mezzogiorno, Fondazione Nuovo Mezzogiorno, 2012. URL consultato il 9 gennaio 2013.
  11. ^ CONVEGNO INTERNAZIONALE “IMMIGRATI: DALL’ACCOGLIENZA ALLA TUTELA” LE FORME DI TUTELA DEGLI IMMIGRATI NEL DIRITTO INTERNO ED INTERNAZIONALE, Consiglio Nazionale Forense, 21 settembre 2012. URL consultato il 14 gennaio.
  12. ^ Radio Radicale, audio delle dichiarazioni dell'avvocato Sandro Attanasio
  13. ^ Tribunale della Repubblica di Catania Sentenza di assoluzione 6 giugno 2000
  14. ^ Fonte: Centro Impastato [1] e [2]
  15. ^ Marco Travaglio, Andò e tornò, L'Espresso 29 febbraio 2008
  16. ^ Home page
  17. ^ Unikore - Organi centrali
  18. ^ Pagina del docente, dal sito dell'Università Kore.
  19. ^ Pagina del docente, dal sito dell'Università Kore.
  20. ^ CdA Kore disponibile per università a rete centrata su Enna | Vivienna.it
  21. ^ Kore Enna. Netto dissenso del CdA della Fondazione sul IV Polo. Sconfessata firma Rettore | Vivienna.it
  22. ^ Pagina del rettore, dal sito dell'Università Kore.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Ministro della Difesa della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Virginio Rognoni 28 giugno 1992 - 28 aprile 1993 Fabio Fabbri