Comitato Addiopizzo

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Il Comitato Addiopizzo è un movimento antimafia siciliano impegnato sul fronte della lotta al racket delle estorsioni mafiose ("pizzo").

Logo addiopizzo.gif

Nato a Palermo nel 2004, Addiopizzo ha segnato, per Palermo, il risveglio dalla lunga acquiescenza al racket delle estorsioni. Nella città infatti nessuno, da tempo, parlava più di pizzo, sebbene i dati della procura confermassero che l'80% dei commercianti lo pagasse.[1]
Ha sede a Palermo, in via Lincoln n. 131, in un bene confiscato alla famiglia mafiosa degli Spadaro e concesso al Comitato in base alla legge n. 109 del 7 marzo 1996, sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle organizzazioni criminali.
L’appartamento è intitolato a Mario Bignone, capo della Sezione Catturandi della Squadra Mobile di Palermo, scomparso prematuramente per cause naturali nel 2010.

Indice

Storia [modifica]

La nascita [modifica]

La mattina del 29 giugno 2004, il centro di Palermo si trova tappezzato di adesivi listati a lutto con la scritta: “Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”. L'iniziativa suscita grande curiosità, oltre all'interessamento di mass media, forze dell'ordine, Procura della Repubblica.[2]

L'iniziativa è stata ideata da alcuni ragazzi, che a partire da ciò decidono di creare un'associazione contro il fenomeno del pizzo. Le prime attività del movimento Addiopizzo sono contraddistinte dall'anonimato dei promotori.
Il 29 agosto dello stesso anno, per l’anniversario dell’uccisione di Libero Grassi, appaiono sui cavalcavia della tangenziale di Palermo degli striscioni sui quali si legge “Un intero popolo che si ribella al pizzo è libero”.

Nel maggio 2005 il Comitato Addiopizzo, con la pubblicazione del manifesto e dei suoi primi 3500 sottoscrittori, realizza il primo passo della campagna “Contro il pizzo, cambia i consumi”.[3]

La campagna si propone il duplice scopo di stimolare i cittadini a una responsabilizzazione, mostrando quale sia il potere dei singoli nel far valere il proprio diritto di spendere soldi presso esercizi "puliti" e liberi dalla mafia; al contempo, cerca di stimolare gli imprenditori a prendere le distanze da ambienti mafiosi.
Si tratta della prima esperienza di consumo critico legata all'estorsione: consumatori che orientano i propri consumi verso un'economia legale, premiando coloro che si oppongono al racket.

Il comitato conclude la sua “clandestinità” nel 2006, con la presentazione ufficiale della campagna Contro il pizzo, cambia i consumi.

Campagna Contro il pizzo, cambia i consumi [modifica]

Il 18 febbraio 2006 la FAI (Federazione Nazionale delle Associazioni Antiracket e Antiusura) organizza a Palermo un'iniziativa di promozione a sostegno della campagna di consumo critico del comitato Addiopizzo, distribuendo ai commercianti del centro di Palermo dei dépliant informativi della campagna, con una lettera di Tano Grasso, presidente della FAI, che invita gli imprenditori ad aderire all'iniziativa.

Il 2 maggio 2006 la campagna “Contro il pizzo cambia i consumi” giunge al suo primo traguardo. Alla sala Magna di palazzo Steri, viene presentata la lista di consumo critico. Cento commercianti che non pagano il pizzo lo dichiarano pubblicamente, forti del supporto di oltre settemila cittadini-consumatori. Con l'occasione viene presentata la giornata Pizzo Free, che si sarebbe tenuta il 5 maggio a piazza Magione. Esibizioni delle scuole di Palermo e provincia, incontri, concerti, e la fiera del consumo critico, con i prodotti dei commercianti aderenti alla lista. Ad oggi il numero di operatori economici pizzo-free è salito a 771 e quello dei consumatori a più di 10.000.

Emporio Pizzo Free a Palermo

Il 29 giugno 2006 gli attacchini del Comitato festeggiano il loro secondo compleanno affiggendo adesivi per le vie dei quartieri di Palermo interessati – poco più di una settimana prima – dall'operazione “Gotha”, tra i quali: Uditore, Passo di Rigano e San Lorenzo. Viene intrapresa una iniziativa analoga da un gruppo di cittadini di Catania dove, due giorni prima, è stato arrestato un estorsore affiliato al clan dei Santapaola.

Nel marzo 2008, in Corso Vittorio Emanuele a Palermo è inaugurato il Punto Pizzo Free "L'Emporio", che vende solo prodotti di artisti, artigiani e commercianti che aderiscono al Comitato Addiopizzo, oltre a prodotti biologici delle cooperative che gestiscono i terreni confiscati alla mafia.[4]

Caratteristiche del movimento [modifica]

Addiopizzo è un movimento che, dal basso, si fa portavoce di una “rivoluzione culturale” contro la mafia. Addiopizzo è anche un’associazione di volontariato espressamente apartitica ma politica, perché promuove la partecipazione democratica come modalità migliore per il superamento del sistema di potere mafioso.

Tra le varie prassi sperimentate, la più originale è il “Consumo critico Addiopizzo”, un peculiare patto tra cittadini/consumatori e operatori economici per il conseguimento di un’economia libera dalla mafia.

Addiopizzo è formato da più di 50 persone. Da sempre, organizza eventi volti al supporto della pratica antimafia del consumo critico con i commercianti della lista pizzo-free.

Il comitato ha anche redatto la cosiddetta Mappa pizzo-free, che raccoglie le centinaia di imprenditori, commercianti ed artigiani che aderiscono alla campagna di Consumo critico contro il racket delle estorsioni. Viene proposta con indicazioni in italiano, in inglese e in tedesco, presso tutti gli operatori economici aderenti al circuito di Addiopizzo e nei centri info del comune di Palermo.

Attualmente 30 aziende produttrici alimentari e manifatturiere aderenti alla lista del Consumo critico contraddistinguono i loro prodotti con un marchio che reca la dizione “Certificato Addiopizzo”[5], con cui sempre più persone potranno sostenere queste imprese con i loro acquisti.

Adesione [modifica]

Le richieste di adesione all'iniziativa da parte degli operatori economici devono essere vagliate da una commissione di garanzia, con il supporto di documenti (processuali, giudiziari, amministrativi, giornalistici) e/o altri elementi obiettivi di qualsiasi natura che possano sostenere la valutazione della Commissione in merito alla sua inclusione nella lista.

La Commissione richiede all'interessato la sottoscrizione di una dichiarazione formale e scritta di solenne impegno, di fronte ai cittadini/consumatori, al non pagamento del pizzo in forme dirette o indirette e al rispetto della legalità nell'esercizio della propria attività economica, come condizione necessaria per l'inserimento e la permanenza nella lista degli operatori economici da sostenere. La lista viene diffusa e fatta circolare tra tutti i consumatori aderenti all'iniziativa. Il successivo eventuale accertamento da parte della Commissione del mancato rispetto dell'impegno assunto è motivo di cancellazione dalla lista.

La Festa del Consumo critico Addiopizzo [modifica]

Ogni anno dal 2006, il mese di maggio vede organizzarsi la “Festa del Consumo critico Addiopizzo”. Per tre giorni, migliaia di alunni delle scuole di Palermo, commercianti e cittadini d’ogni sorta si incontrano in piazza per confrontarsi sul tema del racket, dando luogo a dibattiti, laboratori, proiezioni, seminari, concerti e spettacoli serali.

È un’occasione per rendere tutti i cittadini/consumatori protagonisti nel sostenere e compiere gli acquisti presso imprese e commercianti che non pagano il pizzo, esercitando una semplice pratica collettiva per costruire, dal basso, un mercato libero e responsabile.

Durante la fiera, infatti, si possono conoscere gli imprenditori, i commercianti e le associazioni che aderiscono e rendono viva la lista del consumo critico pizzo-free.

La sensibilizzazione nelle scuole [modifica]

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano incontra l'Associazione Addiopizzo Junior.

Dal 2005 il Comitato intraprende, nelle scuole di ogni ordine e grado della città, un lavoro di sensibilizzazione sui temi dell'antiracket e di promozione della cultura della legalità, con l’aiuto di magistrati e commercianti impegnati nella lotta al racket. I volontari del Comitato hanno finora incontrato gli alunni di più di 170 istituti, portando nelle classi magistrati e commercianti a testimoniare la loro esperienza, a informare i ragazzi, e a promuovere la prassi quotidiana del consumo critico, come strumento di esercizio del proprio potere di cittadini e consumatori. Da questo lavoro viene fuori “Palermo. Vista racket”, un libro-DVD in cui confluisce un’indagine statistica sul fenomeno del racket delle estorsioni a Palermo condotta dagli studenti delle scuole della città.

Nel 2008 viene sottoscritto un protocollo d’intesa con l’Ufficio Scolastico Regionale per la promozione di una “Economia Etica”, che prevede che i fornitori delle scuole firmino una dichiarazione in cui si impegnano a non pagare il pizzo e a denunciarne eventuali richieste da parte di estorsori, pena l’esclusione dalla lista fornitori della scuola.

Le attività nelle scuole si concludono ogni anno con la Festa Pizzo-Free.

Le commemorazioni per la morte di Libero Grassi [modifica]

Dal 2005, in occasione dell’annuale commemorazione dell’uccisione di Libero Grassi, Addiopizzo propone una giornata di festa in onore dell’imprenditore palermitano assassinato nel 1991 da due sicari della mafia. È un’occasione in cui riunirsi per parlare di mafia e per conoscere alcune delle realtà imprenditoriali palermitane che non si sono piegate al racket delle estorsioni.

Il processo Gotha [modifica]

Nel maggio del 2007 il Comitato si costituisce parte civile al processo Gotha, che vede tra gli imputati presunti fiancheggiatori del boss mafioso Bernardo Provenzano.

Sulla scia del principio che anima la pratica del “Consumo critico Addiopizzo” si colloca la decisione del Comitato di costituirsi parte civile in tutti i processi di mafia ed estorsione. Tale decisione, infatti, è volta a dimostrare anche nelle aule dei tribunali la chiara assunzione di responsabilità di una parte rilevante del popolo palermitano che, conscio dei propri doveri e dei propri diritti, si ritiene legittimato a costituirsi parte civile, perché la diffusione capillare del fenomeno mafioso danneggia anche i semplici cittadini-consumatori.

Ad oggi 37 sono i processi in cui il Comitato Addiopizzo è riconosciuto parte civile; 26 i processi in cui i legali del Comitato hanno assistito i commercianti vittime del racket anch’essi costituitisi parti civili; oltre 100 le vittime di reati di estorsione alle quali è stato offerto supporto ed assistenza gratuita.

Libero Futuro [modifica]

Il 10 novembre 2007 dal Comitato Addiopizzo, in collaborazione con la FAI, in un affollato Teatro Biondo viene presentata Libero Futuro, prima associazione antiracket di Palermo fatta da imprenditori. Presidente onorario dell'associazione è la vedova di Libero Grassi, Pina Maisano Grassi. Il 21 gennaio 2005 Confindustria e Associazione Nazionale Magistrati organizzarono, proprio nel medesimo Teatro Biondo, un convegno per parlare del fenomeno del racket ma nessun commerciante partecipò, e la sala rimase vuota.[6] Nel 2008 viene inaugurata la sua sede in via Alcide De Gasperi, in un immobile confiscato alla mafia.

Dalla collaborazione della neonata associazione Libero Futuro e del Consorzio ASI nasce la campagna di sensibilizzazione e informazione alla lotta al racket “Un futuro Libero per le Imprese”, che propone un’azione di prevenzione, assistenza e supporto agli imprenditori che denunciano i propri estorsori.

Nel marzo 2010, insieme ad Addiopizzo, Libero Futuro è protagonista dell’iniziativa “La strada per la denuncia”, con l’allestimento di un presidio volto a offrire ai commercianti di differenti quartieri di Palermo informazioni utili sul pizzo e sui percorsi da intraprendere per una denuncia. La manifestazione viene riproposta negli anni, coinvolgendo le zone di viale Strasburgo e San Lorenzo, Brancaccio e la Noce.

Nell'ottobre del 2011 nasce su questa scia il Comitato Professionisti Liberi, un movimento basato sulla responsabilizzazione dei singoli professionisti nella lotta alla mafia a fianco degli imprenditori.
A tal fine viene anche redatto un manifesto che i "professionisti liberi" potranno sottoscrivere entrando a far parte di un elenco pubblico consultabile nel sito web del Comitato.

La risposta delle istituzioni [modifica]

Le campagne del Comitato hanno avuto l'appoggio di diverse istituzioni statali e imprenditoriali siciliane:

  • "Addiopizzo" è il nome che, in onore delle iniziative del Comitato, le forze dell'ordine hanno assegnato a cinque operazioni antiracket.[7][8]
  • Confindustria e Confcommercio si sono impegnate ad espellere i membri che pagano il pizzo.[9]
  • Banca Etica si è impegnata a garantire condizioni agevolate di prestito per le imprese aderenti al Comitato.[10]
  • Nel 2011 viene siglato un protocollo d’intesa tra Confcommercio e Addiopizzo, per dare vita a una collaborazione sui temi della lotta al racket e per la diffusione della pratica del Consumo critico antiracket.

Addiopizzo Travel [modifica]

Coerentemente con il messaggio portato avanti dal Comitato, nasce nel novembre 2009 Addiopizzo Travel, una nuova associazione culturale che propone turismo etico a sostegno di chi ha detto no alla mafia. Un assaggio dei luoghi e delle storie più significative della lotta antimafia, per regalare un’esperienza di vera partecipazione. Con la consapevolezza di non lasciare nemmeno un centesimo alla mafia.
Coniugando la bellezza e l’impegno sociale, è possibile infatti presentare un volto nuovo della Sicilia: le rinomate meraviglie dell'immenso patrimonio culturale, artistico e ambientale del nostro territorio si associano e si affiancano alle realtà di una Sicilia che si fa promotrice di idee e valori positivi e che combatte quotidianamente contro la mafia L’associazione propone prodotti e itinerari turistici che permettano ai viaggiatori responsabili di poter dare un contributo concreto all’economia pulita. Gli ospiti hanno la possibilità di soggiornare e consumare i pasti presso strutture ricettive e ristoranti che non pagano il pizzo, potranno utilizzare i servizi delle aziende della lista pizzo-free, e avranno la possibilità di visitare le aziende sorte su terreni confiscati ala mafia.

Addiopizzo a Catania e a Messina [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Addiopizzo Catania.

Nel 2006 nasce Addiopizzo Catania, in seguito alle esperienze del Comitato Addiopizzo. Nel 2010 nasce anche a Messina il "Comitato Addiopizzo Messina" (vedi addiopizzomessina.org)

Mafia? Nein danke! [modifica]

Mafia? Nein danke! (in italiano, Mafia? No grazie!) è un movimento antimafia analogo ad Addiopizzo nato in Germania il 21 agosto 2007 pochi giorni dopo la strage di Duisburg ultimo atto tra famiglie di 'Ndrangheta in lotta nella faida di San Luca[11]. L'idea è partita da Laura Garavini[12], e le aziende che partecipano (già più di cento) si sono impegnate a non assumere persone che hanno precedenti mafiosi e a rifiutare, denunciare e combattere qualunque tentativo d'estorsione[13].

Note [modifica]

  1. ^ Legal Advice
  2. ^ Un adesivo contro il pizzo - Repubblica.it » Ricerca
  3. ^ Tutto iniziò con uno striscione Siamo un popolo senza dignità - Repubblica.it » Ricerca
  4. ^ Apre il supermercato pizzo-free - Repubblica.it » Ricerca
  5. ^ Il marchio "Certificato Addiopizzo"
  6. ^ Si confronti l'articolo pubblicato dall'edizione palermitana de La Repubblica il giorno dopo.
  7. ^ ''ADDIOPIZZO 4''
  8. ^ Blitz "Addio pizzo", 39 arresti Trovato il dizionario mafioso - cronaca - Repubblica.it
  9. ^ Pizzo a Palermo, l' ira di Confindustria Chi paga denunci o sarà espulso - Repubblica.it » Ricerca
  10. ^ Banca Etica sbarca in città 'Puntiamo al settore no-profit' - Repubblica.it » Ricerca
  11. ^ “Mafia? Nein Danke!”.“Uomini che si piegano alla mafia sono uomini senza dignità.”. URL consultato in data 15 marzo 2009.
  12. ^ L.Garavini su ulivo.it
  13. ^ Mnd in partitodemocratico.it

Voci correlate [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]