Pio La Torre
| on. Pio La Torre | |||
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| Luogo nascita | Palermo | ||
| Data nascita | 24 dicembre 1927 | ||
| Luogo morte | Palermo | ||
| Data morte | 30 aprile 1982 | ||
| Titolo di studio | Laurea in Scienze Politiche | ||
| Professione | Sindacalista | ||
| Partito | PCI | ||
| Legislatura | VI Legislatura VII Legislatura VIII Legislatura |
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| Gruppo | Partito Comunista Italiano | ||
| Circoscrizione | Palermo | ||
| Regione | Sicilia | ||
| Incarichi parlamentari | |||
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Pio La Torre (Palermo, 24 dicembre 1927 – Palermo, 30 aprile 1982) è stato un politico italiano.
Indice |
Biografia[modifica]
Infanzia e gioventù[modifica]
Nacque nella frazione di Altarello di Baida del comune di Palermo in una famiglia di contadini molto povera[1], da padre palermitano e madre lucana, figlia di un pastore di Muro Lucano (PZ).[2] Sin da giovane si impegnò nella lotta a favore dei braccianti, finendo anche in carcere, prima nella Confederterra, poi nella Cgil (come segretario regionale della Sicilia) e, infine, aderendo al Partito comunista italiano. Li, nel 1949, conobbe Giuseppina Zacco, dopo un anno la sposò e, da questa unione, nacque un figlio di nome Filippo.
Carriera[modifica]
Nel 1960 entrò nel Comitato centrale del PCI e, nel 1962 fu eletto segretario regionale, succedendo a Emanuele Macaluso. Nel 1963 fu eletto per il PCI deputato all'Assemblea regionale siciliana e rieletto nel 1967, fino al 1971. Nel 1969 si trasferì a Roma per dirigere prima la direzione della Commissione agraria e poi di quella meridionale. Messosi in luce per le sue doti politiche, Enrico Berlinguer lo fece entrare nella Segreteria nazionale di Botteghe Oscure. Nel 1972 venne eletto deputato nel collegio Sicilia occidentale, e subito in Parlamento si occupò di agricoltura.[3] Propose una legge che introduceva il reato di associazione mafiosa (Legge Rognoni-La Torre[4]) ed una norma che prevedeva la confisca dei beni ai mafiosi. Rieletto alla Camera nel 1976 e nel 1979, fu componente della Commissione Parlamentare antimafia fino alla conclusione dei suoi lavori nel 1976; nello stesso anno fu tra i redattori della relazione di minoranza della Commissione antimafia, che accusava duramente Giovanni Gioia, Vito Ciancimino, Salvo Lima ed altri uomini politici di avere rapporti con la mafia[5].
Nel 1981 decise di tornare in Sicilia per assumere la carica di segretario regionale del partito. Svolse la sua maggiore battaglia contro la costruzione della base missilistica NATO a Comiso che, secondo La Torre, rappresentava una minaccia per la pace nel Mar Mediterraneo e per la stessa Sicilia; per questo raccolse un milione di firme in calce ad una petizione al Governo. Ma le sue iniziative erano rivolte anche alla lotta contro la speculazione edilizia.
L'omicidio[modifica]
Alle 9:20 del 30 aprile 1982, con una Fiat 131 guidata da Rosario Di Salvo, Pio La Torre stava raggiungendo la sede del partito.[1] Quando la macchina si trovò in una strada stretta, una moto di grossa cilindrata obbligò Di Salvo, che guidava, ad uno stop, immediatamente seguito da raffiche di proiettili.[1] Da un'auto scesero altri killer a completare il duplice omicidio.[1] Pio La Torre morì all'istante mentre Di Salvo ebbe il tempo per estrarre una pistola e sparare alcuni colpi, prima di soccombere.[1]
Al funerale presero parte centomila persone tra cui Enrico Berlinguer, il quale fece un discorso.[1] È stato sepolto nel Cimitero dei Cappuccini di Palermo.
Poco dopo l'omicidio fu rivendicato dai Gruppi proletari organizzati. Il delitto venne però indicato dai pentiti Tommaso Buscetta, Gaspare Mutolo e Pino Marchese come delitto di mafia: La Torre venne ucciso perché aveva proposto il disegno di legge che prevedeva per la prima volta il reato di "associazione mafiosa" e la confisca dei patrimoni mafiosi[6][7]. Dopo nove anni di indagini, nel 1995 vennero condannati all'ergastolo i mandanti dell'omicidio La Torre: i boss mafiosi Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci[8].
L'eredità[modifica]
Il 30 aprile 2007 venne intitolato a Pio La Torre, dalla giunta di centrosinistra, il nuovo aeroporto di Comiso (mai finito). Nell'agosto del 2008, la nuova giunta di centrodestra guidata dal sindaco Giuseppe Alfano decide di togliere l'intitolazione a La Torre per tornare a quella precedente di "Generale Magliocco", un generale del periodo fascista distintosi nella guerra colonialista d'Etiopia[9][10]. Il 10 maggio 2008, a Torino, è stato presentato il libro Pio La Torre - Una Storia Italiana di Giuseppe Bascietto e Claudio Camarca, con la prefazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Si tratta della prima biografia del politico autorizzata dalla famiglia La Torre.
I Gang gli dedicano la canzone "Duecento giorni a Palermo", contenente nell'album Storie d'Italia.
Onorificenze[modifica]
| Medaglia d'oro al merito civile | |
| «Esponente politico fortemente impegnato nella lotta alla criminalità organizzata di stampo mafioso, promotore della coraggiosa legge che ha determinato una innovativa strategia di contrasto alla mafia, mentre era a bordo di una vettura guidata da un collaboratore, veniva proditoriamente fatto oggetto di numerosi colpi di arma da fuoco da parte di sicari mafiosi, perdendo tragicamente la vita nel vile agguato. Fulgido esempio di elevatissime virtù civiche e di rigore morale fondato sui più alti valori sociali spinti fino all'estremo sacrificio.» — 30 aprile 1982 Palermo[11] |
Note[modifica]
- ^ a b c d e f Saverio Lodato, Quel tremendo '82 in Trent'anni di mafia, Rizzoli [2008], pp. 81-89. ISBN 978-88-17-01136-5
- ^ Domenico Rizzo, Pio La Torre: una vita per la politica attraverso i documenti, Rubbettino, 2003, p.19
- ^ Antonio Saltini, Intervista all'on. La Torre. PCI all'opposizione: quale politica agraria? Terra e vita, n. 30, 28 lug. 1979
- ^ Legge 13 dicembre 1982 n. 646 - Proposta di legge n. 1581, presentata il 31 marzo 1980
- ^ Relazione di minoranza della Commissione Parlamentare Antimafia VI LEGISLATURA.
- ^ DELITTI POLITICI, FU SOLO COSA NOSTRA - Repubblica.it
- ^ ' ERA CONTRO CIANCIMINO E MATTARELLA FU UCCISO' - Repubblica.it
- ^ http://www.camera.it/_bicamerali/leg15/commbicantimafia/cronologiamafieantimafia/schedabase.asp
- ^ Scalo di Comiso, si torna al vecchio nome Cancellato La Torre. Veltroni: offensivo - Corriere della Sera
- ^ Cancellazione e riscrittura della storia :: Il pane e le rose - classe capitale e partito
- ^ La Torre On.le Pio
Bibliografia[modifica]
- G. Bascietto, C. Camarca, Pio La Torre una storia italiana. La vita del politico e dell'uomo che sfidò la mafia, Aliberti, 2008.
- Manfredi Giffone, Fabrizio Longo, Alessandro Parodi, Un fatto umano - Storia del pool anfimatia, Einaudi Stile Libero, 2011, ISBN 978-88-06-19863-3
- Paolo Mondani, Armando Sorrentino Chi ha ucciso Pio La Torre?, Castelvecchi Editore, 2012, ISBN 9788876156427
Collegamenti esterni[modifica]
- Portale dedicato a Pio La Torre con ampia raccolta di materiali relativi ai processi ed alla sua attività nelle istituzioni, nel partito e nel sindacato
- Raccolta di articoli su Pio La Torre
- Numero monografico rivista ASud'Europa dedicata a Pio La Torre
- Sito del Centro studi ed iniziative culturali Pio La Torre
- 27 anni dopo Pio La Torre
- PUNTATA LA STORIA SIAMO NOI "L'UOMO CHE INCASTRO' LA MAFIA - PIO LA TORRE" DI ALBERTO PUOTI
- The Gang: Duecento giorni a Palermo
Controllo di autorità VIAF: 1066841
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