Pio La Torre

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on. Pio La Torre
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Pio La Torre
Luogo nascita Palermo
Data nascita 24 dicembre 1927
Luogo morte Palermo
Data morte 30 aprile 1982
Titolo di studio Laurea in Scienze Politiche
Professione Sindacalista
Partito PCI (1952-1982)
Legislatura VI, VII, VIII
Gruppo PCI (1952-1982)
Coalizione Compromesso storico (1972, 1976)
Circoscrizione Sicilia 1
Collegio Palermo
Incarichi parlamentari
  • componente della V commissione (bilancio e partecipazioni statali) dal 25 maggio 1972 al 4 luglio 1976
  • componente della commissione parlamentare per l'esercizio dei poteri di controllo sulla programmazione e sull'attuazione degli interventi ordinari e straordinari nel Mezzogiorno dal 20 maggio 1976 al 4 luglio 1976
  • componente della commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia dal 28 luglio 1972 al 23 gennaio 1973 e dal 22 febbraio 1973 al 4 luglio 1976
  • componente della V commissione (bilancio e partecipazioni statali) dal 5 luglio 1976 al 24 gennaio 1977
  • componente della XI commissione (agricoltura e foreste) dal 24 gennaio 1977 al 19 giugno 1979
  • componente della commissione parlamentare per l'esercizio dei poteri di controllo sulla programmazione e sull'attuazione degli interventi ordinari e straordinari nel Mezzogiorno dal 5 agosto 1976 al 23 marzo 1977
  • componente della VII commissione (difesa) dal 20 settembre 1979 al 30 aprile 1982
  • componente della XI commissione (agricolture e foreste) dall'11 luglio 1979 al 20 settembre 1979

Pio La Torre (Palermo, 24 dicembre 1927Palermo, 30 aprile 1982) è stato un politico e sindacalista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia e gioventù[modifica | modifica wikitesto]

Nacque nella frazione di Altarello di Baida del comune di Palermo in una famiglia di contadini molto povera[1], da padre palermitano e madre lucana, figlia di un pastore di Muro Lucano (PZ).[2] Sin da giovane si impegnò nella lotta a favore dei braccianti, finendo anche in carcere, prima nella Confederterra, poi nella Cgil (come segretario regionale della Sicilia) e, infine, aderendo al Partito comunista italiano. Lì, nel 1949, conobbe Giuseppina Zacco, dopo un anno la sposò e, da questa unione, nacque un figlio di nome Filippo.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1952 si candida al consiglio comunale di Palermo, e viene eletto. Nel 1960 entrò nel Comitato centrale del PCI, e nel 1962 fu eletto segretario regionale, succedendo a Emanuele Macaluso. Nel 1963 fu eletto per il PCI deputato all'Assemblea regionale siciliana e rieletto nel 1967, fino al 1971. Nel 1969 si trasferì a Roma per dirigere prima la direzione della Commissione agraria e poi di quella meridionale. Messosi in luce per le sue doti politiche, Enrico Berlinguer lo fece entrare nella Segreteria nazionale di Botteghe Oscure. Nel 1972 venne eletto deputato nel collegio Sicilia occidentale, e subito in Parlamento si occupò di agricoltura.[3] Propose una legge che introduceva il reato di associazione mafiosa (Legge Rognoni-La Torre[4]) ed una norma che prevedeva la confisca dei beni ai mafiosi. Rieletto alla Camera nel 1976 e nel 1979, fu componente della Commissione Parlamentare Antimafia fino alla conclusione dei suoi lavori nel 1976; nello stesso anno fu tra i redattori della relazione di minoranza della Commissione antimafia, che accusava duramente Giovanni Gioia, Vito Ciancimino, Salvo Lima ed altri uomini politici di avere rapporti con la mafia[5].

Nel 1981 decise di tornare in Sicilia per assumere la carica di segretario regionale del partito. Svolse la sua maggiore battaglia contro la costruzione della base missilistica NATO a Comiso che, secondo La Torre, rappresentava una minaccia per la pace nel Mar Mediterraneo e per la stessa Sicilia; per questo raccolse un milione di firme in calce ad una petizione al Governo. Ma le sue iniziative erano rivolte anche alla lotta contro la speculazione edilizia.

L'omicidio[modifica | modifica wikitesto]

Alle 9:20 del 30 aprile 1982, con una Fiat 131 guidata da Rosario Di Salvo, Pio La Torre stava raggiungendo la sede del partito.[1] Quando la macchina si trovò in una strada stretta, una moto di grossa cilindrata obbligò Di Salvo, che guidava, ad uno stop, immediatamente seguito da raffiche di proiettili.[1] Da un'auto scesero altri killer a completare il duplice omicidio.[1] Pio La Torre morì all'istante mentre Di Salvo ebbe il tempo per estrarre una pistola e sparare alcuni colpi, prima di soccombere.[1]

Al funerale presero parte centomila persone tra cui Enrico Berlinguer, il quale fece un discorso.[1] È stato sepolto nel Cimitero dei Cappuccini di Palermo.

Poco dopo l'omicidio fu rivendicato dai Gruppi proletari organizzati. Il delitto venne però indicato dai pentiti Tommaso Buscetta, Francesco Marino Mannoia, Gaspare Mutolo e Pino Marchese come delitto di mafia: La Torre venne ucciso perché aveva proposto il disegno di legge che prevedeva per la prima volta il reato di "associazione mafiosa" e la confisca dei patrimoni mafiosi[6][7][8]. Dopo nove anni di indagini, nel 1995 vennero condannati all'ergastolo i mandanti dell'omicidio La Torre: i boss mafiosi Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci[9].

L'eredità[modifica | modifica wikitesto]

Il 30 aprile 2007 venne intitolato a Pio La Torre, dalla giunta di centrosinistra, il nuovo aeroporto di Comiso (inaugurato il 30 maggio 2013). Nell'agosto del 2008, la nuova giunta di centrodestra guidata dal sindaco Giuseppe Alfano decide di togliere l'intitolazione a La Torre per tornare a quella precedente di "Generale Magliocco", un generale del periodo fascista distintosi nella guerra colonialista d'Etiopia[10][11]. Dopo una ben partecipata petizione, il 7 giugno 2014 si celebra la cerimonia di reintitolazione a Pio La Torre, decisa dall'amministrazione comunale. Il 10 maggio 2008, a Torino, è stato presentato il libro Pio La Torre - Una Storia Italiana di Giuseppe Bascietto e Claudio Camarca, con la prefazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Si tratta della prima biografia del politico autorizzata dalla famiglia La Torre.

I Gang gli dedicano la canzone "Duecento giorni a Palermo", contenuta nell'album Storie d'Italia.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al merito civile
«Esponente politico fortemente impegnato nella lotta alla criminalità organizzata di stampo mafioso, promotore della coraggiosa legge che ha determinato una innovativa strategia di contrasto alla mafia, mentre era a bordo di una vettura guidata da un collaboratore, veniva proditoriamente fatto oggetto di numerosi colpi di arma da fuoco da parte di sicari mafiosi, perdendo tragicamente la vita nel vile agguato. Fulgido esempio di elevatissime virtù civiche e di rigore morale fondato sui più alti valori sociali spinti fino all'estremo sacrificio.»
— 30 aprile 1982 Palermo[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Saverio Lodato, Quel tremendo '82 in Trent'anni di mafia, Rizzoli, 2008, pp. 81-89, ISBN 978-88-17-01136-5.
  2. ^ Domenico Rizzo, Pio La Torre: una vita per la politica attraverso i documenti, Rubbettino, 2003, p.19
  3. ^ Antonio Saltini, Intervista all'on. La Torre. PCI all'opposizione: quale politica agraria? Terra e vita, n. 30, 28 lug. 1979
  4. ^ Legge 13 dicembre 1982 n. 646 - Proposta di legge n. 1581, presentata il 31 marzo 1980
  5. ^ Relazione di minoranza della Commissione Parlamentare Antimafia VI LEGISLATURA.
  6. ^ DELITTI POLITICI, FU SOLO COSA NOSTRA - Repubblica.it
  7. ^ ' ERA CONTRO CIANCIMINO E MATTARELLA FU UCCISO' - Repubblica.it
  8. ^ ' MATTARELLA, REINA, LA TORRE UN' UNICA REGIA ASSASSINA' - Repubblica.it
  9. ^ Sportello Scuola e Università della Commissione Parlamentare Antimafia
  10. ^ Scalo di Comiso, si torna al vecchio nome Cancellato La Torre. Veltroni: offensivo - Corriere della Sera
  11. ^ Cancellazione e riscrittura della storia :: Il pane e le rose - classe capitale e partito
  12. ^ La Torre On.le Pio

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 1066841