Pietro Grasso

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Pietro Grasso
Pietro Grasso - Festa Unità Roma 2012.JPG

Presidente del Senato della Repubblica
In carica
Inizio mandato 16 marzo 2013
Presidente Giorgio Napolitano
Predecessore Renato Schifani

Procuratore nazionale antimafia
Durata mandato 11 ottobre 2005 –
27 dicembre 2012
Predecessore Pier Luigi Vigna
Successore Giusto Sciacchitano (f.f.)

Dati generali
Partito politico Partito Democratico
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Professione Magistrato
« Ho dedicato la mia vita alla lotta alla mafia in qualità di magistrato. E devo dirvi che dopo essermi dimesso dalla magistratura pensavo di poter essere utile al Paese in forza della mia esperienza professionale nel mondo della giustizia, ma la vita riserva sempre delle sorprese. Oggi interpreto questo mio nuovo e imprevisto impegno con spirito di servizio per contribuire alla soluzione dei problemi di questo Paese. Ho sempre cercato Verità e Giustizia e continuerò a cercarle da questo scranno »
(Discorso di insediamento del Presidente del Senato, Pietro Grasso, 16 marzo 2013)
sen. Pietro Grasso
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
I presidenti della Camera Laura Boldrini e del Senato Pietro Grasso (a destra), con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (al centro).
I presidenti della Camera Laura Boldrini e del Senato Pietro Grasso (a destra), con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (al centro).
Luogo nascita Licata
Data nascita 1º gennaio 1945
Professione magistrato
Partito Partito Democratico
Legislatura XVII
Gruppo Partito Democratico
Regione Lazio
Pagina istituzionale

Pietro Grasso, detto Piero (Licata, 1º gennaio 1945), è un magistrato e politico italiano, dal 16 marzo 2013 presidente del Senato della Repubblica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Evelina e Gabriele, fratello maggiore di Anna e Marcello, è nato a Licata, in provincia di Agrigento, nel 1945. Si trasferisce a 18 mesi con la famiglia a Palermo[1]. Sposato con Maria dal 1970, ha un figlio, Maurilio, funzionario di Polizia.

Gli inizi in magistratura[modifica | modifica wikitesto]

Sin da ragazzo manifesta la volontà di diventare magistrato. In un'intervista con Fabio Fazio, Grasso ricorda così la decisione di intraprendere questa professione:

« la mia prima percezione [della mafia] è stata sin da ragazzo. Vedere immagini di cadaveri per terra in una pozza di sangue... Avevo qualcosa come dodici anni. La cosa terribile era il non capire il perché avveniva tutta questa violenza e, quindi, questa spinta a cercare di capire che fin da ragazzo mi ha poi portato verso questa professione. [...] Anch'io da piccolo avevo già  le mie idee ben precise [...] in uno di quei temi "Cosa farai da grande" già avevo scritto che volevo fare  il magistrato. Questo perché avevo visto, in una di quelle foto sugli omicidi, che un magistrato faceva un sopralluogo su uno di questi efferati omicidi ed era lì per cercare di capire e di dare delle risposte. Allora mi sembrava potesse avere un'utilità sociale. Prima, però, volevo capire io. »
(Grasso ospite di Che tempo che fa)

Dopo aver completato gli studi classici al Liceo Meli, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza all'Università di Palermo dove si laurea nel giugno del 1966 con una tesi in diritto amministrativo.[2] Nel novembre 1968 inizia il proprio cursus honorum in magistratura, svolgendo per due anni le funzioni di Pretore presso la Pretura mandamentale di Barrafranca (EN). L'assassinio del procuratore della Repubblica Pietro Scaglione, avvenuto nel maggio del 1971, lo induce a fare richiesta di trasferimento al Tribunale di Palermo.

« [la morte di Pietro Scaglione] per me fu un vero choc. Ero giudice da poco tempo e per la prima volta la mafia alzava il tiro contro la magistratura. Precedentemente a questo fatto di sangue, i tempi di attesa prima di essere assegnati a Palermo raggiungevano anche i dieci anni. Dopo l’assassinio, invece, alcuni colleghi lasciarono subito la procura. Io presi la palla al balzo e (...) feci domanda di trasferimento, convinto che potesse essere accolta senza problemi ed entro breve. Cosa che, in effetti, avvenne". »
(Pietro Grasso, Liberi Tutti, Sperling & Kupfer 2012, pp.11)

Per dodici anni è Sostituto procuratore della Repubblica. In quel periodo si occupa principalmente di indagini sulla pubblica amministrazione e sulla criminalità organizzata.

L'Omicidio Mattarella[modifica | modifica wikitesto]

Il 6 gennaio 1980 diviene titolare dell'inchiesta riguardante l'omicidio del Presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella[3].

Secondo Grasso, Mattarella “stava provando a realizzare un nuovo progetto politico-amministrativo, un'autentica rivoluzione. La sua politica di radicale moralizzazione della vita pubblica, secondo lo slogan che la Sicilia doveva mostrarsi 'con le carte in regola' aveva turbato il sistema degli appalti pubblici con gesti clamorosi, mai attuati nell'isola”[4]

In un discorso tenuto in occasione della presentazione del volume di Giovanni Grasso sulla figura di Mattarella, Grasso ha fatto alcune valutazioni sull'esito delle indagini condotte in passato  e ha espresso un suo personale giudizio sulle ragioni dell'assassinio dell'allora Presidente della Regione Siciliana:

« le carte processuali riuscirono a fotografare solo una porzione superficiale della storia, quella che riguarda gli ideatori, gli organizzatori del delitto. Nulla sappiamo degli esecutori o di eventuali mandanti esterni di cui pure si scorgono le sagome. Le investigazioni sembrano suggerire una partecipazione mafiosa riservata solo ai "piani alti" e quanto ai depistaggi l'esperienza dimostra che quando arriva la strategia della confusione c'è sempre dietro qualche "puparo" che manovra i fili del vero e del falso. Io ho sempre considerato l'omicidio di Piersanti Mattarella di tipo preventivo e conservativo, inteso quindi non tanto a vendicare la sua retta azione di amministratore e statista ma a mantenere lo status quo, impedendo il rinnovamento politico del compromesso storico e la neutralizzazione della penetrazione mafiosa nella Regione. È lecito supporre che per tale omicidio si sia verificata una deliberata convergenza di interessi, rientranti tra le finalità terroristico-intimidatrici dell'organizzazione, e interessi connessi alla gestione della 'cosa pubblica'. Tale ultima ipotesi, se esatta, presuppone un intricato intreccio di segreti collegamenti tra i detentori delle rispettive leve del potere politico e mafioso. Una coincidenza di interessi che non siamo mai riusciti a chiarire e che tuttora mi toglie il sonno insieme ad altre intuizioni laceranti su tante stragi di mafia irrisolte. »
(Piersanti Mattarella: Da solo contro la mafia)

Il maxiprocesso[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1984 ricopre l'incarico di giudice a latere nel primo maxiprocesso a Cosa Nostra (10 febbraio 1986 - 10 dicembre 1987), con 475 imputati. Pietro Grasso, a fianco del presidente della corte Alfonso Giordano, è stato estensore della sentenza (oltre 8.000 pagine) che inflisse 19 ergastoli e oltre 2600 anni di reclusione.

Conclusosi il maxiprocesso, nel febbraio del 1989 Grasso viene nominato consulente della Commissione parlamentare Antimafia, presieduta da Gerardo Chiaromonte prima e da Luciano Violante poi. Nel 1991 viene nominato consigliere alla Direzione affari penali del Ministero di grazia e giustizia, il cui "guardasigilli" era Claudio Martelli, che chiamò anche Giovanni Falcone, e componente della Commissione centrale per i pentiti.[5]

Successivamente viene sostituto nell'incarico, per poi essere nominato procuratore aggiunto presso la Direzione nazionale antimafia (guidata da Pier Luigi Vigna), applicato nelle Procure di Palermo e Firenze dove ha seguito e coordinato le inchieste sulle stragi del 1992 e del 1993.

Procuratore di Palermo[modifica | modifica wikitesto]

A Palermo da Procuratore della Repubblica dall'agosto del 1999, sotto la sua direzione, dal 2000 al 2004, sono state arrestate 1.779 persone per reati di mafia e 13 latitanti, che erano inseriti tra i 30 più pericolosi. Nello stesso arco di tempo la procura del capoluogo siciliano ha ottenuto 380 ergastoli e centinaia di condanne circa per un totale di migliaia di anni di carcere.

Capo della Direzione nazionale antimafia[modifica | modifica wikitesto]

Grasso nel 2008

L'11 ottobre 2005 è stato nominato procuratore nazionale antimafia, subentrando a Pier Luigi Vigna, che ha lasciato l'incarico nell'agosto 2005 per raggiunti limiti di età, mentre era ancora capo della Procura della Repubblica di Palermo. Il Csm (Consiglio superiore della magistratura) ha dato via libera alla sua nomina con 18 voti a favore e cinque astensioni.

La sua nomina fu al centro di aspre polemiche nel mondo giudiziario e politico, poiché era molto probabile la nomina del Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Palermo Gian Carlo Caselli. Tuttavia, il Governo Berlusconi III, nella figura del senatore Luigi Bobbio (del partito Alleanza Nazionale), presentò un emendamento alla legge delega di riforma dell'ordinamento giudiziario (la cosiddetta "Riforma Castelli"). Secondo quanto dettato dall'emendamento, Caselli non poté più essere nominato procuratore nazionale antimafia per superamento del limite di età. La Corte costituzionale, successivamente alla nomina di Pietro Grasso quale nuovo procuratore nazionale antimafia, dichiarò incostituzionale il provvedimento che aveva escluso il giudice Gian Carlo Caselli dal concorso.

L'11 aprile 2006 contribuisce con il suo lavoro, dopo anni d'indagine, alla cattura di Bernardo Provenzano nella masseria di Montagna dei cavalli a Corleone, latitante dal 9 maggio 1963.

Il 18 settembre 2006 la direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, con il contributo della Procura Nazionale diretta dal procuratore nazionale Grasso, conclude un'indagine durata due anni riguardante l'azione di alcune cosche mafiose di Vibo Valentia, che avevano messo le mani sui villaggi turistici della costa. Le cosche in questione sono La Rosa di Tropea e quella dei Mancuso di Limbadi, che ricavavano ingenti guadagni dal controllo degli appalti per la costruzione e la fornitura dei villaggi vacanze nella zona di Catanzaro. L'operazione Odissea si conclude con 41 procedimenti di custodia cautelare.

Alla scadenza naturale del primo mandato alla DNA è stato riconfermato dal Consiglio Superiore della Magistratura per un secondo mandato, stavolta senza alcuna polemica ed all'unanimità.

A partire dal settembre 2012 per Rai Storia in 12 puntate Pietro Grasso conduce Lezioni di Mafia: un progetto di educazione alla legalità, dedicato alle generazioni più giovani per spiegare tutti i segreti di Cosa Nostra. Il programma si ispira alle lezioni di mafia ideate nel 1992 dal direttore del TG2 Alberto La Volpe assieme a Giovanni Falcone, una delle ultime iniziative del magistrato palermitano stroncata dall'attentato di Capaci. A vent’anni di distanza, sollecitato in riguardo, Grasso ha accettato di tornare a raccontare ai giovani il fenomeno mafioso. Lezioni di Mafia scava dentro il sistema mafioso e ne restituisce una radiografia fatta di nomi, regole, storie, rete di complicità, intrecci, misteri, ambiguità. Nella prima puntata ha spiegato com'è formata la Cupola mafiosa.

Senatore della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 dicembre 2012 presenta al CSM la richiesta di aspettativa per motivi elettorali: il giorno successivo dichiara alla stampa che intende candidarsi nelle liste del Partito Democratico in vista delle Elezioni politiche italiane del 2013, e contestualmente si dimette dalla magistratura[6]. L'8 gennaio 2013 la direzione nazionale del PD candida Pietro Grasso al Senato della Repubblica Italiana come capolista della lista PD nella regione Lazio[7], dove risulta poi eletto.

A marzo, in seguito alle elezioni, insieme a molti altri colleghi del Parlamento, aderisce al progetto "Riparte il futuro" firmando la petizione che ha lo scopo di revisionare la legge anti-corruzione modificando la norma sullo scambio elettorale politico-mafioso (416 ter) entro i primi cento giorni di attività parlamentare.[8] Il primo giorno di insediamento nelle aule di Palazzo Madama presenta questo disegno di legge.[9]

Presidente del Senato[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elezione del Presidente del Senato del 2013.

Il 16 marzo 2013 alle ore 18:50 viene eletto, al ballottaggio, presidente del Senato con 137 voti, contro i 117 di Renato Schifani (PdL)[10]. I votanti sono 313, 52 le schede bianche, 7 quelle nulle.[11]

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Vista la sua esperienza nel combattere la mafia, scrive diversi testi riguardo l'argomento:[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pietro Grasso, biografia del nuovo presidente del Senato. URL consultato il 17 marzo 2013.
  2. ^ Gianni Cirone - Donatella D'Acapito, Pietro Grasso, Editori Internazionali riuniti, 2013, pp.55
  3. ^ Pietro Grasso, da Palermo alla procura nazionale antimafia: la carriera del magistrato. URL consultato il 17 marzo 2013.
  4. ^ Pietro Grasso-Alberto La Volpe, Per non morire di mafia, Sperling & Kupfer 2009, pag. 7
  5. ^ Pietro Grasso, biografia del nuovo presidente del Senato. URL consultato il 17 marzo 2013. Altra Biografia
  6. ^ La Stampa - Grasso si candida alle elezioni con il Pd
  7. ^ Da Epifani a Mineo, gli ultimi candidati Pd Bersani: siamo noi la lepre da inseguire
  8. ^ parlamento italiano riparteilfuturo.it
  9. ^ CHI È PIETRO GRASSO. URL consultato il 17 marzo 2013.
  10. ^ Camera, Boldrini presidente. Al Senato Grasso vince il ballottaggio con Schifani, Il Fatto Quotidiano, 16 marzo 2013. URL consultato il 16 marzo 2013.
  11. ^ Grasso è il nuovo presidente del Senato. URL consultato l'11 giugno 2013.
  12. ^ La biografia di Pietro Grasso. URL consultato il 17 marzo 2013.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Procuratore capo a Palermo Successore
Giancarlo Caselli 1999 - 2005 Francesco Messineo
Predecessore Procuratore nazionale antimafia Successore
Pier Luigi Vigna 2005 - 2012 Giusto Sciacchitano (f.f.)
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Renato Schifani dal 16 marzo 2013 In carica