Giuseppe Lucchese

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Giuseppe Lucchese detto occhi di ghiaccio (Palermo, 2 settembre 1958[1]) è un criminale italiano.

Nasce nel quartiere Brancaccio di Palermo. Inizia la sua carriera criminale usando il cognome della madre. Solo al maxiprocesso viene utilizzato anche il cognome del padre ma tutti in realtà lo chiamano "pinuzzu occhi di ghiaccio".

Mafia[modifica | modifica sorgente]

Esperto in arti marziali, fu campione italiano di kickboxing negli anni 1982 e 1983. Secondo di cinque figli il padre netturbino la madre infermiera presso una delle cliniche più prestigiose di Palermo''Villa Serena'' ma appartenente ad una delle famiglie mafiose più spietate. Essendo affiliato alla Famiglia di Brancaccio, Lucchese era un fedelissimo dei Corleonesi di Totò Riina; i pentiti lo indicano come uno dei più feroci killer degli anni 1983-1984: appena ventenne, aveva già un curriculum di tutto rispetto quando Totò Riina e Bernardo Provenzano lo inserirono nella squadra della morte formata da killer spietati. Nel 1983 partecipò alla mega rapina da 15 miliardi di lire al Banco di Sicilia. Insieme a Vincenzo Puccio uccise nel 1985 il boss Giuseppe Greco, detto "Scarpuzzedda", alle dipendenze del quale era stato fino a quel momento. È sospettato di aver partecipato agli omicidi di Stefano Bontate e Salvatore Inzerillo. È l'esecutore materiale del duplice omicidio dei fratelli Di Piazza dopo un alterco avuto il giorno prima in merito al fratello Roberto tossicodipendente. Li uccise in piazza Sant'Anna davanti a numerose persone, nel quartiere borgo vecchio con numerosi colpi di pistola. Si evidenzia in questo efferato crimine la crudeltà del Lucchese che dopo averli uccisi ha infierito sui cadaveri con calci e sputi.

Partecipò all'assassinio del vice-brigadiere Antonino Burrafato, del vice questore Ninni Cassarà e del commissario Beppe Montana. Il pentito Vincenzo Sinagra lo indica come esecutore materiale dell'omicidio del boss di Roccella Giuseppe Abbate.

Arresto[modifica | modifica sorgente]

È stato arrestato il 1º aprile 1990[2][3] e condannato all'ergastolo per pluriomicidio, gli vengono imputati quasi 38 omicidi tra cui quello del generale Dalla Chiesa[4] e del politico Pio La Torre. Nella cantina sotto casa furono trovati 11 miliardi in contanti e numerose armi.

Sentenza della corte di cassazione, 6 marzo 2008[modifica | modifica sorgente]

La corte di cassazione in una sentenza del 6 marzo 2008 non ha confermato l'ergastolo per Giuseppe Lucchese e Antonino Madonia per la strage di via Generale Torba a Palermo, in cui furono uccisi il segretario regionale del PCI Pio La Torre e il suo collaboratore Rosario Di Salvo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giuseppe Lucchese, corriere.it. URL consultato il 4 dicembre 2013.
  2. ^ LUCCHESE Giuseppe - biografia
  3. ^ L' HIT PARADE DEI CLAN E UN SUPER - KILLER DA 50 OMICIDI - la Repubblica.it
  4. ^ Alessandro Politi, La lotta contro la mafia - dimenticare Palermo in Storia dei Carabinieri - Dalle origini alla lotta alla mafia, Carabinieri.it, 1992. URL consultato il 9 maggio 2012.
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