Luciano Violante

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Luciano Violante
Luciano Violante.jpg

Presidente della Camera dei deputati
Durata mandato 10 maggio 1996 –
29 maggio 2001
Predecessore Irene Pivetti
Successore Pier Ferdinando Casini

Presidente della Commissione parlamentare antimafia
Durata mandato 28 giugno 1992 –
10 maggio 1994
Predecessore Gerardo Chiaromonte
Successore Tiziana Parenti

Presidente della I Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati
Durata mandato 20 aprile 2006 –
7 maggio 2008
Predecessore Donato Bruno
Successore Donato Bruno

Capogruppo dei Democratici di Sinistra alla Camera dei Deputati
Durata mandato 11 giugno 2001 –
20 aprile 2006
Predecessore Fabio Mussi
Successore Antonello Soro

Dati generali
Partito politico PCI (1979-1991)
PDS (1991-1998)
DS (1998-2007)
PD (2007-attualmente)
Tendenza politica Socialdemocrazia
Professione Professore universitario
on. Luciano Violante
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Dire Daua
Data nascita 25 settembre 1941 (72 anni)
Partito PCI, PDS, DS, PD
Legislatura VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV
Pagina istituzionale

Luciano Violante (Dire Daua, 25 settembre 1941) è un docente e politico italiano. È stato presidente della Commissione parlamentare antimafia (1992-1994) e della Camera dei deputati (1996-2001).

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Luciano Violante nasce in Etiopia, in un campo di concentramento dove la famiglia era stata internata per volontà degli inglesi in quanto il padre, giornalista comunista, era stato costretto dal regime fascista a emigrare in Etiopia. I componenti della famiglia vengono liberati alla fine del 1943 ed al termine della seconda guerra mondiale si trasferiscono a Rutigliano, in provincia di Bari.

Conseguita la maturità classica al liceo "Domenico Morea" di Conversano, intraprende gli studi giuridici laureandosi in giurisprudenza nel 1963 presso l'Università degli Studi di Bari. Nel 1966 supera il concorso in magistratura e nel 1970 diventa libero docente di diritto penale all'Università degli Studi di Torino. Appassionato di montagna, ha trascorso per decenni le vacanze estive a Cogne (Aosta), dove ha casa.

Giudice istruttore a Torino fino al 1977. Dal 1977 al 1979 lavora, su segnalazione del ministro democristiano Francesco Paolo Bonifacio, presso l'ufficio legislativo del Ministero della Giustizia, occupandosi prevalentemente di terrorismo. Istruisce il processo che porta all'arresto di Edgardo Sogno e Luigi Cavallo, imputati di tentativo di colpo di Stato con Randolfo Pacciardi che, tuttavia, vennero assolti da ogni accusa. Dal 1974 al 1981 svolge l'attività di professore incaricato di istituzioni di diritto pubblico presso la stessa università e nel 1983 vince la cattedra di istituzioni di diritto e procedura penale e si dimette da magistrato.

Diventa poi professore ordinario di Istituzioni di diritto e procedura penale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Camerino. Il 30 marzo 2013, su invito del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, accetta di far parte del gruppo di lavoro finalizzato alla presentazione di proposte programmatiche in materia istituzionale, economico-sociale ed europea.

Carriera politica[modifica | modifica sorgente]

Nel 1979 si iscrive al Partito Comunista Italiano e viene subito eletto deputato. Con la svolta del 1991 entra nel Partito Democratico della Sinistra.

Antimafia[modifica | modifica sorgente]

In Parlamento ha fatto parte della commissione d'inchiesta sul caso Moro e, in seguito, è stato presidente della Commissione parlamentare Antimafia dal 1992 al 1994. Fu egli a raccogliere le deposizioni choc di Tommaso Buscetta che rivelò l'esistenza del terzo livello della mafia, cioè il legame con il mondo politico. La sua gestione della presidenza della Commissione fu criticata da Giulio Andreotti come improntata a parzialità politica all'indomani dalla sentenza di Palermo che l'assolse dall'addebito di associazione a delinquere di stampo mafioso per i fatti successivi al 1980 (mentre confermò la colpevolezza per i fatti antecedenti, ormai prescritti).

Presidenza della Camera[modifica | modifica sorgente]

Il 10 maggio 1996 è stato eletto presidente della Camera. Il suo discorso di insediamento fu uno storico appello alla riconciliazione tra le forze che si richiamano alla Resistenza e la destra post-fascista. Sotto la sua Presidenza è stata introdotta una delle più importanti revisioni del Regolamento della Camera degli ultimi decenni, quella approvata dall'Assemblea nel 1998. Il commento della "novella" regolamentare da parte della dottrina giuridica è stato sostanzialmente assai favorevole sebbene l'estromissione della magistratura dal giudizio sul contenzioso tra la Camera ed i terzi è stata giudicata un'indebita estensione dell'autodichia.

Più travagliato il suo rapporto con la struttura amministrativa della Camera dei deputati. Il 14 ottobre 1999, a seguito di un Ufficio di Presidenza in cui confermò[1] la rottura del rapporto di fiducia con il massimo funzionario dell'amministrazione, il segretario generale Mauro Zampini[2], il 18 ottobre 1999 il Consiglio dei ministri affidò al dottor Zampini l'incarico di presiedere il comitato istituito presso la Presidenza del Consiglio per la valutazione ed il controllo dei risultati dell'attività della pubblica amministrazione. Di conseguenza l'Ufficio di Presidenza della Camera designò a sostituirlo come segretario generale, il 10 novembre 1999, il dottor Ugo Zampetti, su proposta di Violante. Violante firma anche un contratto di affitto ventennale, senza clausole di recesso e senza gara pubblica, per Palazzo Marini, che avrebbe dovuto contenere uffici per i deputati, ma che, da un'inchiesta del 2013, risulta praticamente inutilizzato[3].

Già ad inizio d'anno vi era stato un altro segnale, in controtendenza rispetto all'antica disponibilità delle Camere a favorire la circolazione dei loro migliori funzionari tra le Amministrazioni costituzionali[4]. All'annuncio della chiamata al Quirinale, come consigliere economico del neopresidente Ciampi, della professoressa Carmela Decaro (vice segretario generale della Camera, in carriera direttiva dal 1979, responsabile dei Rapporti comunitari ed internazionali), emerse il moderato disappunto della Presidenza della Camera per non essere stata previamente consultata[5]. L'anno prima, poi, su richiesta delle opposizioni aveva disposto un'inchiesta amministrativa sulla fattura dei quiz del concorso a consigliere parlamentare, giudicati da più parti capziosi o di parte[6].

Partito[modifica | modifica sorgente]

Rieletto deputato alle elezioni del 13 maggio 2001, è nominato presidente del gruppo Democratici di sinistra - L'Ulivo. Ancora eletto alla Camera dei deputati nel 2006, è stato nominato presidente della Prima Commissione Permanente, Affari Costituzionali. Dopo la caduta del governo Prodi II, in vista delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008, ha dichiarato di non volersi più ricandidare a parlamentare per rispettare il ricambio generazionale perseguito dal segretario del Partito Democratico Walter Veltroni.

Dal 2008 è stato editorialista del quotidiano Il Riformista. Sempre nel 2008 si era parlato di Violante come possibile nuovo giudice della Corte Costituzionale[7]. Il 23 luglio 2009, sentito dai magistrati di Palermo, ha confermato le dichiarazioni di Massimo Ciancimino circa la proposta di incontrare "in modo riservato, a quattr'occhi" Vito Ciancimino, avanzata da Mario Mori nel settembre del 1992 quando Violante era ancora Presidente della Commissione parlamentare Antimafia.

L'incontro avrebbe dovuto inserirsi nell'ambito della "garanzie politiche" richieste da Ciancimino per portare avanti la trattativa fra Cosa Nostra e pezzi delle istituzioni durante la stagione delle stragi del 1992. In passato Violante non aveva mai fatto cenno a tale richiesta[8][9]. Ha sostenuto la candidatura di Pier Luigi Bersani in occasione delle elezioni primarie del Partito Democratico del 2009.

Presidente del Forum Riforme del Partito Democratico dal 2009 dal neo segretario Pierluigi Bersani.

Ha ricevuto nel settembre 2010 minacce di morte dalle Brigate Rosse insieme alla moglie in quanto "servi dello Stato al servizio della destra".[10]

Controversie[modifica | modifica sorgente]

Rapporti con Il Popolo della Libertà[modifica | modifica sorgente]

Viene da molti considerato il ponte di collegamento per le questioni sulla giustizia tra il Pd e il Pdl, tanto da essere l'unico esponente del centro-sinistra a essere stato invitato alla Festa delle Libertà di Milano nel 2008[11].

Nell'intervento nella seduta n. 106 della XIV Legislatura del 28 febbraio 2002 alla Camera dei Deputati ha dichiarato[12][13]:

« Se dovessi applicare i vostri criteri, quelli che avete applicato voi nella scorsa legislatura contro di noi, che non avevamo fatto una legge sul conflitto di interessi, non avevamo tolto le televisioni all'onorevole Berlusconi... Onorevole Anedda, la invito a consultare l'onorevole Berlusconi perché lui sa per certo che gli è stata data la garanzia piena, non adesso, nel 1994, quando ci fu il cambio di Governo, che non sarebbero state toccate le televisioni. Lo sa lui e lo sa l'onorevole Letta. A parte questo, la questione è un'altra. Voi ci avete accusato di regime nonostante non avessimo fatto il conflitto di interessi, avessimo dichiarato eleggibile Berlusconi nonostante le concessioni... Durante i governi di centrosinistra il fatturato di Mediaset è aumentato di 25 volte. »

In riferimento all'ineleggibilità di Silvio Berlusconi, il 21 maggio 2013 ha dichiarato[14]:

« Per tre o quattro volte, nelle passate legislature, il centrosinistra ha votato in un certo modo. Se non ci sono fatti nuovi non vedo perché dovremmo cambiare questa scelta. »

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • La mafìa dell'eroina (libro intervista), Editori Riuniti, 1987,
  • I corleonesi (libro-intervista), l'Unità, 1993,
  • Non è la piovra, Einaudi, 1995
  • Cantata per i bambini morti di mafia, Bollati Boringhieri, 1995
  • Dizionario delle istituzioni e dei diritti del cittadino, Editori Riuniti, 1996
  • Mafie e antimafia - Rapporto 1996, Laterza
  • Mafia e società italiana - Rapporto 1997, Laterza
  • La criminalità, Annali della Storia d'Italia, Einaudi 1997, (a cura di)
  • Legge Diritto Giustizia, Annali della Storia d'Italia, Einaudi (a cura di)
  • I soldi della mafia - Rapporto 1998, Laterza
  • Le due libertà. Contributo per l'identità della sinistra, Laterza, 2000
  • Il Parlamento, Annali della Storia d'Italia, Einaudi, 2001
  • Il ciclo mafioso, Laterza, 2002
  • Giustizia penale e poteri dello Stato (manuale di diritto e procedura penale), Garzanti, 2002, con Carlo Federico Grosso e Guido Neppi Modona
  • Un mondo asimmetrico, Einaudi, 2003
  • Secondo Qoèlet. Dialogo fra gli uomini e Dio, Piemme, 2004.
  • Lettera ai giovani sulla Costituzione, Piemme, 2006.
  • Diario di montagna. Scripta volant, Le Chateau, 2007.
  • Uncorrect. Dieci passi per evitare il fallimento del partito democratico, Piemme, 2007.
  • Magistrati, Einaudi, 2009.
  • Politica e menzogna, Einaudi, 2013.
  • Governare, San Paolo 2014.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica di Polonia - nastrino per uniforme ordinaria Gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica di Polonia
— 1997

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Già nella mattinata in Assemblea della Camera erano intervenuti i deputati Marco Taradash e Giorgio Rebuffa per "conoscere le ragioni che portano all'allontanamento di un segretario generale della Camera".
  2. ^ "Nell'interesse primario della Camera, cui tengono in egual misura Presidente e Segretario Generale", Violante assicurò che si sarebbe lavorato per evitare "soluzioni traumatiche e inedite": Filippo Ceccarelli, Burocrazia e politica mai così forte il conflitto fra i vertici (Camera, duello alla "Die Hard"), La Stampa, 14 ottobre 1999.
  3. ^ Palazzo Marini, 32,5 mln di euro l’anno di affitto ma dentro non c’è nessuno Corriere della Sera, 31 marzo 2014
  4. ^ Proprio all'amministrazione di Montecitorio il presidente uscente, Oscar Luigi Scalfaro, aveva attinto nel 1992, portando al Quirinale Magda Sammartino Michela Zucco e Franco Messina: cfr. Marzio Breda, Lo staff di Scalfaro, una sciarpa per divisa, Corriere della sera, 22 febbraio 1993.
  5. ^ "Non risulta a Montecitorio alcuna richiesta ufficiale di distacco della professoressa (...) Di queste procedure dovrebbe occuparsi l'ufficio di presidenza della Camera": Zuccolini Roberto, Ciampi porta una donna al Quirinale, Corriere della Sera (16 maggio 1999) - pagina 10.
  6. ^ Corriere della sera, 12 settembre 1998, Camera, dai quiz si scopri' che il duce "fu giustiziato".
  7. ^ Lo slalom di Violante http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200809articoli/36820girata.asp
  8. ^ Patto mafia-Stato, Violante dai pm "Mori mi disse: Ciancimino vuol parlarle" - cronaca - Repubblica.it
  9. ^ Patto mafia-Stato, Violante dai pm "Mori mi disse: Ciancimino vuol parlarle" http://palermo.repubblica.it/dettaglio/Violante-Mori:-Ciancimino-vuol-parlarle/1681154
  10. ^ Lettera con bossoli firmata Br per Violante e la moglie recapitata all'Adnkronos - Adnkronos Politica
  11. ^ Gli interventi di Violante http://www.radioradicale.it/scheda/263399/festa-della-liberta-riforme-chimera-o-realta
  12. ^ Resoconto stenografico (pag. 75) dell'intervento di Luciano Violante nella seduta n. 106 della XIV Legislatura del 28 febbraio 2002 alla Camera dei Deputati
  13. ^ Video dell'intervento di Luciano Violante nella seduta n. 106 della XIV Legislatura del 28 febbraio 2002 alla Camera dei Deputati
  14. ^ Ineleggibilità Berlusconi, rinviata di una settimana la giunta per le elezioni da il Fatto Quotidiano

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Presidente della Camera dei deputati Successore
Irene Pivetti 10 maggio 1996 - 29 maggio 2001 Pier Ferdinando Casini
Predecessore Presidente della Commissione parlamentare Antimafia Successore
Gerardo Chiaromonte 28 giugno 1992-10 maggio 1994 Tiziana Parenti

Controllo di autorità VIAF: 5089356 LCCN: n79063361 SBN: IT\ICCU\CFIV\050915