Procuratore nazionale antimafia
Il Procuratore nazionale antimafia è l'organo che dirige la Direzione nazionale antimafia.
Questa figura è stata istituita con legge nel gennaio 1992. È sottoposto alla vigilanza del Procuratore generale presso la Corte di Cassazione che riferisce al Consiglio Superiore della Magistratura, circa l'attività svolta e i risultati conseguiti dalla stessa Direzione nazionale antimafia e dalle direzioni distrettuali antimafia istituite presso la Procura della Repubblica del tribunale dei 26 capoluoghi di distretto di Corte d'appello.
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[modifica] Funzioni del Procuratore nazionale antimafia
Le funzioni del PNA sono (art. 371 bis c.p.p.) "funzioni di impulso" per:
- rendere effettivo il coordinamento delle attività di indagine,
- garantire la funzionalità dell'impiego della polizia giudiziaria nelle sue diverse articolazioni,
- assicurare la completezza e tempestività delle investigazioni,
- risolvere eventuali conflitti riguardanti lo svolgimento delle indagini
[modifica] Poteri del Procuratore nazionale antimafia
Tra i poteri esercitati dal Procuratore [1]:
- potere di designare i Sostituti procuratori
- potere di acquisire ed elaborare notizie, informazioni e dati attinenti alla criminalità organizzata,
- potere di accedere ai registri delle notizie di reato e alle banche dati costituite presso le Procure distrettuali,
- potere di applicazione temporanea di magistrati della stessa direzione nazionale o delle direzioni distrettuali per soddisfare specifiche e contingenti esigenze investigative o processuali,
- potere di avocazione delle indagini preliminari svolte dai procuratori distrettuali, allorché il coordinamento non risulti possibile per inerzia o violazione di doveri.
Il PNA non ha il potere, tipico degli uffici del pubblico ministero, di indagine e di esercizio dell'azione penale.
[modifica] Elenco dei procuratori nazionali antimafia
- Bruno Siclari: 1992-1997;
- Pier Luigi Vigna: 1997-2005;
- Piero Grasso: dal 2005.
[modifica] Storia
Primo procuratore nazionale antimafia è l'ex procuratore aggiunto di Milano, da pochi mesi a capo della procura generale di Palermo, Bruno Siclari (1992-1997), che si trova a dover mediare tra chi vuole rafforzare i poteri di coordinamento della DNA e chi teme la perdita di autonomia delle direzioni distrettuali. A Siclari segue il procuratore di Firenze Pier Luigi Vigna (1997-2005). Con lui la DNA assume una fisionomia definitiva.
Nell'ottobre 2005 il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura nomina procuratore nazionale antimafia Piero Grasso all'epoca procuratore della Repubblica a Palermo, con 18 voti favorevoli (tra cui quello del vice presidente, Virginio Rognoni, nonché quelli degli esponenti Unicost, Magistratura Indipendente, Movimento per la Giustizia) e 5 astensioni (Magistratura democratica). L'elezione di Pietro Grasso a PNA nel 2005, se da un lato è salutata con giudizi positivi e di stima da parte del Governo Berlusconi III e di larghe componenti della magistratura, suscita accese polemiche per le modalità con cui viene estromesso dal concorso il concorrente, il giudice Giancarlo Caselli. Nel giugno 2007 la Corte Costituzionale dichiara illegittima la norma inserita nella "riforma Castelli" sull'ordinamento giudiziario, sul conferimento degli incarichi direttivi a magistrati ordinari che aveva consentito l'esclusione di Caselli dal concorso per la nomina di procuratore nazionale antimafia (per via della non ammissibilità alla procedura selettiva dei magistrati che non possano assicurare almeno 4 anni di servizio prima della data di collocamento a riposo per gli uffici di merito o almeno 2 anni per quelli di legittimità)[2].
Nel maggio 2010 Piero Grasso è stato confermato all'unanimità dal plenum del Csm, alla guida della Procura nazionale antimafia.
[modifica] Note
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
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